martedì 17 luglio 2007
domenica 25 marzo 2007
democrazia 1 - autoconservazione del sistema
La democrazia - a destra come a sinistra - non gode di buona stampa, ultimamente.
Ci sono - è bene ammetterlo - alcune ragioni comprensibili: dopo il crollo dell'URSS uno dei due poli attorno ai quali si costruivano sistemi diversi (che gli svedesi e gli americani abbiano prodotto società diverse mi pare palese) si è eroso: senza la competizione del modello socialista e con il mercato globale, il modello liberista sembra oggi il solo possibile, e così - un po' ovunque - gli schieramenti politici sembrano appiattiti - quanto meno sotto il profilo economico - su un pensiero unico. Se il comunismo è morto, la socialdemocrazia non gode di ottima salute.
La immensa piazza mondiale offre un mercato del lavoro a basso costo che ha reso virtualmente impossibile mantenere le garanzie che i lavoratori - soprattutto in Europa - avevano conquistato: a tutt'ora la sinistra non ha messo a punto una strategia fattibile e si ritrova, con grande scorno dei suoi elettori, costretta dalle circostanze a fare una politica liberista, cioè di destra, oppure a diventare antagonista ed uscire dal gioco democratico.
Inoltre, effettivamente, lo strumento democratico sembra essere poco adatto in se' a cambiare radicalmente il sistema ad ogni cambio della guardia. Il fatto stesso che gli elettori siano chiamati a giudicare gli amministratori della cosa pubblica ogni quattro anni, e che l'alternanza sia non solo possibile ma auspicabile, fa sì che qualsiasi cambiamento di una certa rilevanza debba necessariamente tenere conto della controparte. E' difficile - ad esempio - pensare ad una scuola che venga radicalmente riformata ogni quattro anni, una durata più breve di un ciclo elementare o superiore! E questo è uno dei motivi per cui - a mio avviso - strutturalmente la democrazia provoca una sorta di addensamento al centro.
In Italia, per la verità, l'abitudine alla democrazia è poi totalmente assente: siamo neofiti, e pertanto terribilmente infantili. Dopo il ventennio, l'Italia non ha conosciuto l'alternanza, ma è stata una specie di frattale della guerra fredda. Il partito comunista fungeva da pungolo per la democrazia cristiana, che - solidamente ancorata al potere - faceva la parte della destra e quella della sinistra. Per la DC, stangare gli elettori con una finanziaria dolorosa non rappresentava minimamente un problema. I democristiani non avevano avversari che potessero accusarli di comunismo, e gli italiani - abituati ad una dinamica politica assente - accettavano con rassegnazione di aprire il portafogli senza battere ciglio, rivotando ancora e ancora la DC, o i suoi satelliti. Non stupisce che - finita la guerra fredda e con lei i suoi frattali - siano emerse realtà infantili come Forza Italia, che ha scatenato una competizione non tanto a far meglio ma ad allettare di più. Se un tempo la dura realtà dei conti che debbono tornare veniva imposta dall'alto, causa una geografia politica immobile, oggi viene negata. Le due cose sono intimamente legate: noi produciamo una dirigenza politica atta a mantenerci - per imposizione o per negazione - in una costante infanzia. [continua]
Pubblicato da
Rosa
alle
21:57
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Etichette: democrazie, speculazzate