Difficile rispondere a questo commento di Martinez, perchè implica l'identificazione con una parte politica che non mi appartiene: non è detto che l'alleanza con gli Stati Uniti sia obbligatoria, doverosa o inevitabile, infatti, ne' che gli interessi dell'Italia coincidano necessariamente con quelli degli Stati Uniti, ma allontanarsi da quella alleanza è scelta tutt'altro che semplice o priva di conseguenze. L'unica alternativa che mi pare praticabile, esclusa la possibilità di una autosufficienza italiana in un contesto tutt'altro che pacifico e privo di pericoli come il nostro, è una costruzione di una Europa politicamente e militarmente coesa e forte. L'esempio di Martinez, riguardo all'Ecuador e al quadro di alleanze in cui si stanno muovendo diversi paesi americani non convince. L'Ecuador non si pone affatto in una posizione di autosufficienza, ma in un quadro di alleanze - geograficamente comprensibili peraltro - il cuore del quale si chiama fonti energetiche. Un quadro di alleanze che - ricordo - esclude gli Stati Uniti non in nome di una coraggiosa indipendenza, ma aggregandosi ad un fronte del petrolio fatto - in gran parte - di teocrazie mediorientali tutt'altro che pacifiche e prive di volontà di potenza: quello di una Europa significativamente forte e coesa, è un obiettivo di medio/lungo termine plausibile, il cui successo sembra tutt'altro che garantito ma su cui lavorare, e per raggiungere il quale la manifestazione di Vicenza non rappresenta alcun passo significativo.
La via Ecuadorena invece non è a mio avviso la nostra, ne' geograficamente, ne' - mi auguro - politicamente.
Io dunque non avrei partecipato a questo atto simbolico inutile e di fragile consistenza, sospeso tra un "not in my yard" in stile no-taviano e una generica allergia anti yankee, avendo in sprezzo l'inutilità ancor prima che l'incoerenza.
Il punto di vista di Giordano e di Diliberto, però, non può che essere diverso: loro rappresentano gli elettori che li hanno votati, i quali per la maggior parte ritengono - diversamente da me - che una uscita dall'alleanza con gli USA sia qualcosa da fare in modo netto e in ogni occasione possibile, e al tempo stesso però hanno delle responsabilità nei confronti di tutta la coalizione, che con ogni evidenza non condivide questo punto di vista. Hanno quindi il dovere - pragmaticamente - di rappresentare contemporaneamente due insiemi parzialmente sovrapposti ma non coincidenti, e di influenzare per quello che è il loro peso la coalizione di cui fanno parte. In questo senso la partecipazione ad un atto simbolico collettivo (peraltro scarsamente utile) non contiene in se' ne' implica l'idea catastrofica di far cadere il governo, che porterebbe alla rinuncia ad esercitare la se pur minima influenza che è in loro potere esercitare.
Quindi non credo di essere d'accordo con Martinez neppure in questo caso e per il solito vecchio motivo: lui è disposto a sacrificare l'utilità in nome della purezza e la coerenza, io non credo nella purezza, e soprattutto non sono disposta in nessun caso a sacrificare l'utilità.