Quando si era in tempi di guerra fredda e di democrazia cristiana, io andavo ad una scuola di sinistra, avevo una famiglia di sinistra, frequentavo gente di sinistra: I know my chicken.
E la sinistra italiana, in quei tempi lontani, era - dall'autonomia operaia al PCI, una sinistra sostanzialmente comunista, sia quella parlamentare sia quella gruppettara. E quel passato pesa come un macigno, oggi: il far riferimento ad una ideologia politica fondata sulla creazione dell'Uomo Nuovo, del Mondo Nuovo, via abbattimento dell'esistente, è la premessa dello sfacelo di oggi. Mentre infatti ovunque altrove la sinistra accettava la responsabilità del governo, con tutto ciò che consegue necessariamente in termini di compromessi con la realtà, in Italia sognava - complessivamente - la rivoluzione. Anche lo stesso PCI, da un lato pragmaticamente accettava le briciole della spartizione elargite dalla DC e si acquattava negli spazi che gli venivano consentiti dalla democrazia liberale: una rete TV, il mondo dello spettacolo, il sindacato, le cooperative, dall'altra poteva - tenendosi alla larga dal governo - continuare a cullarsi con i suoi lontani orizzonti, il sol dell'avvenir, e a ninnarci il suo elettorato. Orizzonti tanto più certi quanto più lontani. Era, quella, una forma di compromesso che consentiva di rimandare a data da destinarsi il necessario confronto con la realtà del fallimento del modello socialista. Poi, nel 1989, la realta si è manifestata in modo in equivocabile - come è suo uso - lasciando i nostri con un bel paio di braghe al posto del rosso vessillo.
Oggi, quella sinistra lì, che ha il pregio di avere esercitato una sua qualche forma di politica, e di avere - se pur tardivamente - riconosciuto i suoi errori, è divisa tra la vergogna di se' e l'incapacità e la disabitudine a prendere in mano il potere e gestirlo. Prova a fare politica ma non ci riesce, perchè insieme al bambino ha buttato l'acqua sporca: un contraltare al partito di Berlusconi inefficace e inappetibile, anche se l'unico che abbiamo.
L'altra sinistra, quella gruppettara, invece, quella che di mediazioni e di compromessi non voleva neppure sentir parlare, quella che occupava i feudi delle scuole e delle università, e sognava la revolucion mentre confezionava molotov ed espropri proletari, oggi si è riversata in massa nel partito del non voto, o del voto-per-restare-all'-opposizione: magari ha tagliato barba e capelli ma è sempre la stessa: chi ha sempre considerato lo stato italiano, la costituzione, degli orpelli borghesi da abbattere con la rivoluzione proletaria, nel "non voto" si ritrova perfettamente a casuccia, anche se oggi invece delle molotov sfoggia un leggiadro ghigno di nonchalance, e magari una splendida cravatta regimental.
Chi è al governo militarizza la scuola? E chissenefrega? Lo stato borghese è da abbattere, non si può sanare. Simboli dei partiti nelle istituzioni? Chissenefrega, la costituzione è una farloccata nata da un lurido compromesso con i cattolici, che vada a farsi fottere. L'università sta per chiudere? Chissenefotte, morte allo stato borghese e alle sue istituzioni...
Cari buoni vecchi trinariciuti di una volta, avrete tagliato la barba e vuotato le bottigliucce di benzina, ma continuate a godere del tanto peggio tanto meglio, continuate ad applaudire alle macerie dello "stato borghese": sotto vostra la cravatta regimental batte un cuoricino molto radical, anche se tutto sommato assai poco chic.
lunedì 27 settembre 2010
sotto la cravatta regimental
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la macellaia in grembiulino
Nahum, sententosi evidentemente chiamato in causa dalla mia invettiva, risponde consigliandomi un libro. Non è cattiva volontà, che non sia corsa a comprarlo - e prometto che lo farò appena ne avrò tempo e voglia. Mi pare però che la sua risposta rappresenti molto bene la curiosa tendenza ad appiattire tutto nello slogan, assai caro al partito della pagnotta, che recita "i politici sono tutti uguali". Per lui, così dice, Gelmini e Berlinguer pari sono.
So che la riforma Berlinguer (quella universitaria, che quella delle superiori non è mai stata fatta) non è piaciuta a molti di quelli che nella scuola ci lavorano; chiarisco subito che ne parlo da profana.
Non mi interessano minimamente le critiche di "anglofilia": copiare, imitare, è una delle facoltà umane migliori e più paganti, e i vantaggi di quella riforma non sono inesistentti : adeguare l'università italiana agli standard europei - favorendo una maggiore circolazione degli studenti - riempire un gap statistico con i paesi che avendo la laurea breve hanno un gran numero di laureati in più, e creare una tappa intermedia per evitare l'abbandono scolastico. Mi dice, chi nell'università ci lavora, che la riforma ha creato una pletora di laureette incapaci da una parte di formare delle professionalità spendibili e dall'altra non sufficientemente approfondite da essere culturalmente formative: è possibile, è probabile, non discuto: tra pregi e difetti della riforma, probabilmente c'è molto da rivedere.
Quello che mi pare invece non solo discutibile, ma bizzarro e direi quasi mostruoso, è citare quella riforma discutibile per avvicinarla alla mannaia Gelmini.
Iniziamo col dire che il termine "riforma" applicato alla Gelmini ha - come tante altri italiche questione - una sfumatura di ipocrisia copiata dal linguaggio aziendale. Come tante "ristrutturazioni" societarie, il suo scopo è infatti realizzare un consistente risparmo sfoltendo il personale. So benissimo che l'esigenza del risparmio non è affatto secondaria o trascurabile, infatti la riforma Berlinguer - soprattutto quella delle superiori - ne aveva tenuto conto eccome. Ma ne aveva tenuto conto all'interno di una ristrutturazione del sistema organica. Gelmini invece taglia alla dove viene e senza alcun criterio: nei cicli inferiori affolla le classi, toglie insegnanti di sostegno, toglie il tempo pieno: all'università blocca il turn over dei professori, accorpa facoltà più o meno a casaccio e toglie ogni senso a chi - sperando nella carriera universitaria - si ritrova ad avere un lavoro malpagato, precario e senza sbocco. Naturalmente, questa "riforma" è accompagnata - comme d'abitude - da una fanfara di intollerabile propaganda. Da una parte Gelmini evoca incessantemente l'ignominia del diciotto garantito - slogan vetusto riesumato come uno zombie dalle antiche manifestazioni di piazza sessantottine, e che nessuno si sogna oggi di tenere nella benchè minima considerazione - dall'altra millanta una nuova era di meritocrazia e di disciplina. La sua riforma si può sintizzare in "la mannaia più il ritorno al grembiulino". Tutto questo condito da micro iniziative (costose, inutili, incostituzionali e schifosine) per molcire quei preti e quei fascisti che danno il "contenuto" ideale ad un governo altrimenti concentrato su faccende poco pertinenti la gestione della cosa pubblica.
Ora, la riforma Berlinguer è meravigliosamente criticabile: come tutto ciò che è fatto di qualcosa, può esssere discusso, criticato, aggiustato e all'occorrenza mutato. Le operazioni della Gelmini invece sono un massacro, la nullificazione organizzata - ma col vestito della festa - e la propaganda, oltre a fare la sirena incantatrice, ha la caratteristica di non poter essere discussa: se non sei con noi, con il nostro "popolo" come dice Berlusconi, che dopo aver saturato le metafore calcistiche approda su quelle etniche, non puoi che essere un lurido sessantottino favorevole al diciotto garantito, fine del dibattito.
E il nulla avanza, tra i loro applausi e il vostro silenzio.
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venerdì 24 settembre 2010
una piccola invettiva, ma piena di furore
Ecco, sono in molti in questo paese ad apprezzare i corsi di sopravvivenza nelle scuole e a fottersene allegramente se non si fa lezione e le università rischiano di chiudere: sono in molti ad apprezzare questa miscela di fascismo, coattaggine e menefreghismo italiano che è ben rappresentato da Gelmini, La Russa, Tremonti.
Non è a loro, che si rivolge la mia invettiva, perchè loro stanno avendo esattamente quello che vogliono e per cui hanno votato: si rivolge a tutti coloro - moltissimi - che pur trovando insensato tutto questo hanno lasciato che accadesse: stiamo pagando cara la vostra purezza, la vostra coscienza linda, il vostro odio per i compromessi, il vostro carrierismo, la vostra incapacità politica. Voi che per abbandonare il centralismo democratico - perchè ve lo chiedeva il vostro nemico - avete creato un partito senza testa, voi che o il bipolarismo o niente, voi che o il proporzionale o niente, voi che non rinunciate al sol dell'avvenire e nessun partito è abbastanza di sinistra, e voi che l'unico partito che poteva farcela non lo avete votato, perchè non era abbastanza carino e/o di sinistra e/o di destra, perchè era troppo socialdemocratico, perchè era troppo poco socialdemocratico, e perchè pensate davvero - ma sul serio e senza sentirvi ridicoli - che la vostra coscienza valga più della più grande università d'Europa.
Pagherete anche voi, questo sfascio, e quando il fondo sarà toccato cercherete di farci dimenticare la vostra complicità , la vostra indifferenza e la vostra inanità, ma saperlo non è una consolazione.
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Al Quaeda
Su In Minoranza (bentornato!), una analisi interessante sulla modernità di Al Quaeda.
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sabato 18 settembre 2010
uomini e polli
Tendo a credere ai profeti del picco, non per millenarismo congenito ma perchè ho l'impressione che gli argomenti di chi il picco lo nega siano molto deboli: uno scherno un po' arrogante unito ad una fiducia illimitata in un progresso tecnologico che allo stadio attuale però non pare aver prodotto nulla di lontanamente paragonabile alla manna petrolifera che ha reso possibile il nostro benessere diffuso. E tendo a crederci anche perchè penso che un assaggio del'orrendo pastone sia già l'attualità, dai casini per la trivellazione troppo profonda alle guerre nel medio oriente.
Un blog, sul sito di Le Monde (hat tip: Petrolio) intervista Robert Hirsh, un ex responsabile della ricerca sui carburanti di sintesi della exxon, a proposito della scarsa informazione, della censura, che ci sarebbe intorno al problema ormai maturo per esplodere. Sulla opportunità, e soprattutto sulla praticabilità del diffondere informazioni sulla questione ho più dubbi che certezze, però. Se se ne parla in termini (forse correttamente) catastrofici, non si fa che anticipare il momento del crollo ed è una responsabilità che nessun politico vuole prendersi, se se ne parla in termini blandi l'effetto sarà nullo: la gente mediamente non è disposta prendere misure serie di risparmio energetico e contenimento dei consumi. La zona sotto il vesuvio è abitatissima, e nessuno pensa a sgombrare S. Francisco o Messina, in vista del Big One. Temo che l'umanità nel complesso non sia adatta a gestire previsioni ma solo ad affrontare emergenze. Come diceva il (purtroppo) geniale Celine, l'uomo è intelligente come la gallina è un volatile.
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giovedì 16 settembre 2010
Sarkosì e kosà
Vignetta di Leo Ortolani, via GDR online
Agli insulti del commissario Europeo, che ha accusato il premier francese di usare gli stessi sistemi contro gli zingari in voga nella seconda guerra mondiale, Sarkozy astutamente risponde "Prendeteveli voi gli zingari", che è un po' la risposta standard di tutti quelli favorevoli alle deportazioni.
Ora - premesso che Francia odierna ben poco ricorda il terzo Reich - una breve considerazione la farei. La sagace risposta del premier francese tradisce il problema: gli zingari cacciati dalla Francia, infatti...sono andati in Spagna: in poche parole, se i Rom sono un problema, Sarkò l'ha semplicemente scaricato a qualcun altro. Questo riporta la questione nei termini un po' più corretti: noi che siamo favorevoli alla legalità e all'integrazione, a sborsare grana perchè i campi siano decenti e a mandare i bambini rom a scuola a calci in culo - noi che siamo ostinatamente convinti che le deportazioni non siano una soluzione - di solito siamo ricoperti di pernacchie: ci viene chiesto il 740 e se guadagnamo più di 12.000 euro l'anno siamo bollati come intollerabili radical chic: riccastri ipocriti che mentre nuotano nei dollari come Paperone impongono ai poveri proletari la presenza di un popolo di straccioni, sardonico e testardo, che di integrarsi non ha alcuna intenzione.
Perfetto, voi che radical chic non siete, voi che siete proletari veri, uomini cazzuti e nerboruti e con le mani sporche di terra, voi che avete appena levato gli occhi dalla catena di montaggio per incidere sulla bloggosfera la vostra rabbia fieramente nazional-popolare, di quale soluzione parlate, di grazia, quando plaudite alla deportazione dalla Francia alla Spagna?
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lunedì 13 settembre 2010
adieu ataturk, adieu montesquieu
Non so se la Turchia sia oggi più vicina o più lontana a una Europa che comunque sembra divisa tra chi non vuole quel paese perchè i diritti umani e chi non lo vuole perchè l'Islam.
Il "pacchetto" del referendum sembra ben confezionato, non lo nego ma temo che contenga più di uno specchietto per le allodole: più democrazia, più diritti alle donne, la privacy e quant'altro.
Sarò militarista e antidemocratica, ma io salti di gioia ne faccio pochi, e non solo per il rischio di perdere l'unico paese a maggioranza mussulmana alleato ad Israele.
Quel paese era lì a dirci che la "laicità" sarà anche nata con il cristianesimo ma che è uno strumento universale, a disposizione dell'umanità intera e che anche in un paese a maggioranza mussulmana la teocrazia non è un destino. Se la Turchia, con tutte le sue beghe, ha avuto uno sviluppo politico, economico e culturale notevole, è perchè ha sviluppato una sua peculiare via - non sempre simpatica ma efficace - per tenere i preti fuori dai piedi. Sarà tranchant e poco argomentato, ma è quello che penso.
Inoltre non posso fare a meno di chiedermi se la tendenza - un po'ovunque (e certamente in Italia) di minare il principio di suddivisione dei poteri in nome della democrazia non apra la strada ad un futuro di democrazie populiste, fondate non su complessi sistemi di pesi e contrappesi a fondamento di solide costituzioni ma - come molte dittature popolari - tra cui il fascismo - sul carisma del leader e sul controllo dei mezzi di comunicazione.
Adieu Ataturk, e quel che è grave: adieu Montesquieu.
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sabato 11 settembre 2010
circolarità
Certo che la rassegna stampa la mattina può essere davvero divertente. Sono giorni che sento - tanto sulla stampa internazionale quanto quella italiana - titoloni cubitali con vibrate denunce del mentecatto anglicano. Stamattina i titoli (tutti) sono: come è stato possibile che un povero mentecatto per giorni e giorni abbia monopolizzato i titoli di tutti i giornali?
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venerdì 10 settembre 2010
piccoli antimperialisti piangono
A quanto pare il povero Chavez è rimasto orfano.
E anche il buon Adma non sarà contento, di veder vacillare la fragile alleanza antimperialista, vista la dichiarazione di Castro:
"Gli ebrei vengono diffamati da oltre duemila anni. L'Iran dovrebbe capire che il popolo ebraico sopravvissuto grazie alla sua religione e alla sua cultura, è stato cacciato dalla sua terra e perseguitato in modo terribile in tutto il mondo e per tutto questo tempo".
Tutto si può dire, tranne che il periodo non sia denso di sorprese.
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giovedì 9 settembre 2010
benza sul fuoco. aggratis.
Credo che non ci sia evento al mondo in grado festeggiare con più efficacia il crollo delle due torri (altro che commemorare le vittime) di un prete che organizza un rito bruciando pubblicamente il libro sacro di un'altra religione.
Ciò detto mi rimane difficile capire perchè l'idea incendiaria di un idiota qualsiasi, che in questi ultimi anni ha visto sfoltire la sua parrocca o diocesi (o quello che cazzo hanno gli evangelici) fino ad arrivare ad avere un gregge di non più di una cinquantina di pecorelle (nere, sia chiaro) possa nel giro di niente diventare tema di turbativa globale, tra dichiarazioni preoccupate e di condanna dell'onu, della Santa Sede, e del Dipartimento di Stato americano, nonchè lividi mugugni della stampa araba e manifestazioni di indignazione.
Disegno di Roland Topor
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giovedì 27 maggio 2010
caput mundi
Brevi cenni sull'amministrazione Alemanno. Faccio riferimento al centro di Roma, dove abito.
Le amministrazioni precedenti, di sinistra, avevano lavorato per creare ordine, e per cercare - come in tutte le metropoli mondiali - di abituare i cittadini a limitare l'uso del mezzo privato. Questo progetto si fondava sulla costruzione di parcheggi negli snodi fondamentali, aumento dei mezzi pubblici, con particolare riferimento alle linee elettriche e di metropolitana.
Segnatamente, nel mio quartiere funzionava a meraviglia un tram circolare, che collegava piazzale Flaminio a piazza Mancini. Il tempo previsto da casa mia a piazza Mancini era di dieci minuti, il tram aveva corsie preferenziali ed era un mezzo assolutamente affidabile.
Si era iniziata - fra mille polemiche, cavalcate dalla destra - la costruzione di un parcheggio al Pincio. Ovviamente sotterraneo.
Sul lungotevere si erano iniziati i lavori per un altro parcheggio, che doveva aumentare anche l'area pedonale e il verde pubblico.
Era stato aperto al pubblico il giardinetto sopra la rampa di piazza del Popolo.
Villa Borghese era accessibile al pubblico e pulita.
Il rispetto delle regole andava via via migliorando: la politica era di nessuna tolleranza per chi usava le corsie preferenziali, per chi piazzava l'auto in sosta vietata o per chi entrava nelle zone pedonali.
Situazione attuale:
I binari del tram circolare, che scorreva sulla Via Flaminia all'andata e al ritorno su via Vico sono stati tolti, dopo mesi e mesi di scavi: pare che i binari ora scorreranno sempre e solo su Via Flaminia: attualmente il tempo di percorrenza da p.Flaminio a P.Mancini è di tre quarti d'ora circa, ma qualcuno spera che a lavori finiti e a denari bruciati la situazione ritorni come prima. Vedremo.
Il parcheggio del Pincio è stato richiuso: tutto il lavoro iniziato è andato perso, e ci sono voluti mesi di soldi e lavori pubblici per annientarlo. Ha vinto la scuola del NO a qualsiasi iniziativa, la scuola del NIMBY, che ovviamente è praticata ancor più dalle destre che dalle sinistre, diversamente da quello che recita il luogo comune. Ricordo qui che la scelta di favorire il traffico autostradale alle ferrovie pubbliche ha portato alla vittoria della Lega, assai meno favorevole della Bresso alla costruzione della TAV.
Il cantiere sul lungotevere è fermo. Chiuso, non va ne' avanti ne' indietro.
Il giardinetto sulla rampa viene aperto e allestito in occasione delle feste organizzate dal comune, a scopo di accoglienza dei VIP. Altrimenti resta chiuso.
Villa Borghese è un capitolo a parte. Gran parte del parco non è più accessibile, perchè il concorso ippico (durata 5 giorni) sotto l'amministrazione Alemanno diventa una città di tendoni, tubi innocenti e bancarelle e parcheggio camion, autobus e macchine. L'ingresso all'iniziativa sarà, presumo, a pagamento: il tempo complessivo previsto tra montaggio e smontaggio della tendopoli è due mesi. In pratica andiamo avanti fino a luglio e sarà da vedere in che condizioni sarà il territorio dopo. Non c'è più il parco, zero, zip,
Tutto ciò che è escluso dal concorso ippico e accessibile è affollato, lurido e polveroso.
Il parco è annientato per tutta l'estate. Produrrò foto, se ho il fegato di andarci.
Le regole non vengono più rispettate in nessuna forma. Tutto ciò che è pedonale viene invaso da macchine, e il parcheggio in sosta vietata è ridiventato la norma. Il disordine regna sovrano.
In compenso, si mormora che per la metropolitana C non ci siano più i soldi.
Ora, il mio pensiero l'ho espresso altre volte, ora cerco di chiarirlo ulteriormente. C'è chi ha voltato Alemanno perchè espressamente voleva tutto questo.
Non ho stima di queste persone, ma ne comprendo il senso e l'esistenza. Si può desiderare che il verde pubblico diventi una bolgia di bancarelle, si può desiderare che venga favorito il traffico privato. Non mi piace, ma ne percepisco il senso.
Chi invece non ama affatto tutto ciò, ma non ha votato Rutelli perchè "è amico dei preti", o perchè "è l'Arberto sordi de Noantri" o perchè "destra e sinistra, l'è tutto un magna magna, è inqualificabile sotto il profilo culturale, etico, morale, ma soprattutto intellettuale.
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giovedì 20 maggio 2010
parassiti
Non sono tra i fan delusi di Santoro, per tre semplici motivi. Il primo è che non sono una fan: mi sono mai "illusa" sulle qualità politiche e morali dell'uomo, il secondo è che rispondere ad un input economico è tristemente banale, direi quasi automatico: dovrei dire io di no a milioni di euro, per criticare lui. Il terzo è che nessuno, in Italia, è minimamente in grado di contrastare un potere mediatico, politico, economico, di minaccia ed estorsivo di queste proporzioni.
Ed è sorprendente che ci si soffermi sulle scelte di un uomo che - se pur professionalmente bravissimo - non ha mai brillato per limpidità, chiarezza e onestà intellettuale mentre non si rilevi il fatto - quello sì atrocemente preoccupante - che la RAI - affogata di debiti - paghi oro per liberarsi della trasmissione ...che procura il maggior numero di introiti pubblicitari di tutto il palinsesto.
Parliamo di una azienda che sta morendo, a causa del fatto che i suoi gangli nervosi - parassitati dalla concorrenza - sono preposti ad ucciderla.
Da tempi non sospetti la RAI nutriva il morbo che un giorno l'avrebbe uccisa: la concorrenza tra le reti, la lottizzazione, hanno fatto di una azienda che pure aveva un enorme bagaglio di professionalità una specie di corpo conteso dagli appetiti di tutta la classe politica, nessuno escluso. Ma i germi che la infettavano prima di Berlusconi avevano comunque interesse a mantenere in vita l'organismo, mentre questo lavora al puro scopo di ucciderlo.
Questa, è la cosa grave e rilevante: non le scelte banali e scontate di una star televisiva gigiona, populista e di successo.
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martedì 18 maggio 2010
guerra o pace?
Il mio amico Palmiro è dannatamente pigro, e dovrebbe scrivere di più. Sono d'accordo solo in parte con quello che dice qui, ma vale la pena di leggerlo.
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venerdì 14 maggio 2010
un disprezzatissimo shoppa
La verità è che mi piacerebbe moltissimo trovare un sistema paraculo per fermare la marea nera, ma oltre ad essere scarsa in economia, sono un ingegnere di nessun pregio e pertanto sono costretta a mantenere - anche qui - un basso profilo. E così, dopo lunghe riflessioni sull'incongruità del trivellare oceani per produrre un oggetto - il famigerato sacchetto di plastica - che viene prodotto al solo scopo di portare le mie cose dal negozio a casa e poi finisce nell'immondizia, mi sono comprata uno splendido shoppa rosso profumato di cumino, che porto fedelmente in borsa.
Incredibile a dirsi, l'esser - se pur lo ammetto assai miseramente - virtuosi produce negli altri un disgusto realmente incontenibile: ieri mi presento in cassa con un paio di bragazze (in una catena di strazze da due soldi, preciso) pago, e quando la commessa tira fuori il suo pezzo di petrolio sorrido e dico "no grazie". Mentre mi guarda esterrefatta e perplessa, mi sposto più in là per fare posto alle clienti successive, estraggo il mio rutilante shoppa, e ci infilo dentro la braga, percependo una scia di brusio alle mie spalle. Mentre scendo le scale, mi raggiungono le due tipe e - volutamente a voce alta, per manifestare il loro sommo disprezzo: "ma guarda questa, pur di non prendere il sacchetto di plastica, dove mette la roba". Non ho avuto la forza di rispondere, ma la cosa mi ha lasciato assai perplessa: capisco avessi fatto paternali, rotto il cazzo, ostentato virtù, fatto concioni ecologiste, ma può accadere che sia socialmente obbligatorio portare la merce nel sacchetto fornito dal negoziante? Quale segreto rituale ho violato, osando portare la mia merce in un pezzo di petrolio riciclabile invece di riempimi la casa di immondizia?
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giovedì 13 maggio 2010
cosa leggere, chi ascoltare
Scrivo poco, sul blog, e non sono la sola: quasi tutti i miei amici che amano scrivere di politica hanno un blog silente, e non credo sia solo una questioni di mode: chi ha bisogno di parlare di politica rischia, in questa situazione, di ritrovarsi a parlare di cose troppo minimali, rispetto al bordello generale, o - peggio - ad urlare cazzate.
Nel marasma - mi pare - tacere o più genericamente mantenere un basso profilo diventano valori aggiunti. Il problema ora quindi non è tanto cosa scrivere, per quello che mi riguarda, ma cosa leggere. E per "cosa leggere" intendo giornali/libri/blog/riviste: qualsiasi cosa.
O chi ascoltare. E non è semplicissimo, eh?
Tanto i profeti di sventura che gli ottimisti indementiti partono spesso da una matrice ideologica, perlopiù obsoleta, e alcuni di loro - i peggiori - neppure se ne accorgono e magari finiscono citati da Blondet.
Chi - come me e molti altri - non ha alcuna base di economia e deve affidarsi al pensiero altrui, è costretto ad operare una selezione con criteri diversi da quelli tecnici. Questo non è un male, lo facciamo sempre: non abbiamo bisogno di essere "esperti" per farci un giudizio su tecnici che ne sanno molto più di noi. Va da se' che ci possiamo sbagliare, ci mancherebbe, ma usiamo dei criteri che gioco forza prescindono dalle conoscenze tecniche e attingono ad altro.
Affidarsi alla cieca a chi sostiene di avere capito è rischioso: chi ha qualche competenza rischia di fare corrente, magari perchè strilla più forte, e a dar retta ai presunti esperti si rischia di continuare a non capire una ceppa, ma con arroganza.
In sintesi, dovendo comunque affidarmi alle conoscenze altrui, mi affido ai seguenti fallaci sistemi:
1) Tendo a diffidare di chi ragiona in modo binario. Chiunque appaia aperto al dubbio mi sembra di per se' più affidabile.
2) Tendo a diffidare di chi è ferocemente ideologico.
3) Tendo a fidarmi di chi è maggiormente consapevole delle proprie "matrici" ideologiche. Solo chi sa chi è può riconoscere la propria fallacia e conservare il proprio pensiero critico. Le ideologie non sono mai autoconsapevoli: Marx pensava fosse "natura", il cammino verso il socialismo, così come i liberisti erano convinti che fosse "natura" il principio di autoregolamentazione del mercato. Diffido quindi di chi è convinto che il proprio pensiero sia "osservazione neutrale".
4) Per "stanare" e cassare l'ideologo inconsapevole, cerco di utilizzare la memoria storica: diffido quindi di chi cerca di "etnicizzare" o di attribuire disegni nazionali alla finanza, chi parla di lasciar fare al mercato che risolve tutto, chi blatera di perfidalbione, chi spiega che le banche non vanno aiutate ma vanno aiutati i popoli. Tutti costoro, anche se sanno fare due calcoli più di me, mi puzzano a priori. Un conto è vendere l'usato, operazione lecitissima, un conto è vendere l'usato spacciandolo per nuovo. E anzi, - questi venditori di ciarpame paradossalmente mi puzzano ancora di più proprio quando sanno fare due calcoli più di me.
Il problema è che, fatta questa selezione, resta ben poco da leggere o da ascoltare. Sono aperta a qualsiasi consiglio.
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domenica 9 maggio 2010
informazione
Apro la mia pagina personalizzata di google. A destra, un amico di facebook comunica che ha fatto nove starnuti di seguito, a sinistra il blog Petrolio mi informa che la calotta di contenimento, lungi dal contenere la marea nera, ha scatenato un altro mostro: i clatrati. Prodigi dell'informazione.
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giovedì 6 maggio 2010
serendipity 2
E mentre nei musei di arte contemporanea in Italia si continua ad esporre opere che sono le ennesime riedizioni riciclate della Merda d'artista di Manzoni, in un eterno ronzare attorno al trito concetto del rapporto tra arte e mercato, la scultura contemporanea - per fortuna - va avanti.
Putroppo, siccome a volte andando a caccia di merda si trovano fiori, questo blog l' ho trovato grazie (?) alla ricerca su Merino, scultore di mezzi espressivi interessanti ma banale nei contenuti di denuncia politica, e decisamente antisemita.
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venerdì 30 aprile 2010
venerdì 23 aprile 2010
ultime notizie dal popocatepetl
Di tutte le webcam che avevo impostato sulla mia pagina igoogle, per motivi tecnici è rimasto solo il popocatepetl.
Lo scruto in diretta diverse volte al giorno, fuso permettendo, e aspetto e aspetto di avere uno scoop in esclusiva sull'eruzione, ma lui sbuffa sereno (mentre il Eyjafjallajokull si dà da fare).
Ogni tanto, una mosca si poggia sull'obiettivo.
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martedì 20 aprile 2010
placebo e nocebo
Beh, davo un'occhiata alle query che portano a questo blog e questa l'ho trovata strepitosa:
"acutil vitaminico con l'assunzionne di omeopatici causa effetti collaterali ?"
Ovvero:
"un placebo chimico e prodotto da multinazionali farmaceutiche , se assunto insieme ad un placebo allo stato puro e prodotto da produttori di rimedi alternativi, può provocare un effetto nocebo?
Ovviamente, la risposta è "sì"
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