Il raccontino, tra la fiction e il ricordo, l'ho scritto su usenet, discutendo con una amica di "correttezza politica" e di tabù.
Era ed è una amica grazie al fatto che - grazie al cielo - non si trattava di un newsgroup politico, altrimenti avrei finito con il sequestrarla nello schedario mentale degli "onorevoli nemici".
---
Quando ero piccola mio padre aveva una collezione di pipe. Parliamo della metà degli anni sessanta: non vigeva ancora l'attuale moda - dogmatica - del "tabù dei tabù" nell'educazione dei bambini: di sicuro non vigeva a casa mia.
E così - invece di raccogliere le pipe e metterle a igienica distanza in una igienica scatola, chiusa a doppia mandata, e riposta con igienica cura in un igienico scaffale alto della biblioteca - perchè così il pupo non le vede e non si frustra - a me era - semplicemente - proibito toccarle.
Erano sistemate in bell'ordine in un tavolino a gambe basse, su un fondo di velluto nero, a portata delle mie manine, dovevo - anzi - mettermi sulle ginocchia (le mani raccolte dietro la schiena) per guardarle da vicino.
In realtà le potevo sfiorare, brevemente e dalle mani di mio padre, saggiandone per pochi istanti la consistenza e la temperatura mentre lui mi raccontava che la radica è un'escrescenza tra la radice e il fusto di un arbusto mediterraneo, di come gli artigiani la scolpissero in base alla forma naturale, di come la natura e la volontà dell'uomo non sempre fossero in contrasto, di come potessero - anzi - danzare insieme.
Presto capii che le potevo toccare anche in altre occasioni: quando non ero vista. Ne prendevo delicatamente una - di solito quella che mi piaceva di più, di un rosso violento e con piccole macchie nere e fitte e ne saggiavo - finalmente - il peso, la rotondità. L'avvicinavo furtivamente al naso, assaporavo il profumo - dolce - di cui era ancora impregnata. Poi la rimettevo in bell'ordine, a due dita e mezzo da quella color sabbia, che invece non mi piaceva perchè al posto delle macchioline nere aveva delle striscette oblunghe e grigiastre.
Era, la mia trasgressione, un piacere che lambiva il timore, che consolidava il gigantesco genitore dentro di me nel momento stesso in cui lo uccideva tradendolo, una trasgressione che non concedeva nulla alla violenza, alla rottura, e molto invece alla conoscenza e alla coscienza di se' , del proprio limite e del proprio potere.
Per me questo è il tabù, è qualcosa attorno a cui si danza, finchè non lo si uccide, ma non è qualcosa che si ignora. Il confine tra consentito e non consentito è una zona fertile.
lunedì 25 giugno 2007
si guarda ma non si tocca
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domenica 24 giugno 2007
un matematico un po' ritroso
Non entrerò nell'oscena trappola retorica del decantare le lodi del coraggio di chi sa dire di no al vitello d'oro, alle lusinghe della fama, alla carriera. Affogherei in un barile di melassa ipocrita, perché la mia sincera opinione è invece che Grigori Perelman, detto "orso", matematico un po' ritroso, sia un fottutissimo nerd completamente fuori di testa. Ma siccome non ci ho a che fare personalmente (non so cosa pensino di lui quelli che si sono trovati a doverlo "gestire") posso anche dire che mi fa simpatia. E' bello quando il mondo si manifesta in modo imprevisto.
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sabato 23 giugno 2007
stuprare i tabù
L'attore comico Michael Richard si diverte a chiamare un suo spettatore "nigger".
Dalla sala, molti si alzano e se ne vanno.
Non c'è giorno in cui un "presunto" originalone (aahahahhahahahahha, non è curioso che i più ciechi e pedissequi imitatori delle mode si ritengano originali?) non si diverta a scatenare scandalo varcando brutalmente i confini della correttezza politica.
La correctness ha stufato. Si vuole poter dire tutto il male possibile degli ebrei, dei negri, dei froci. Si gioca a stuprare l'unico tabù su cui si reggono le nostre fragili società, formate da tessuti di minoranze: il tabù che ritiene "vergognoso" e maleducato offendere in base a criteri etnici, o sessuali, soprattutto se si tratta di una minoranza e ancor di più se si tratta di una minoranza storicamente emarginata o perseguitata.
Mentre i preti/rabbini/mullah e i loro seguaci sbraitano per ricreare un passato patriarcale inesistente, e tappezzano Roma di cartelli sostenendo che ci sia una "unica" comunità da difendere -la famiglia- (vergogna! e la scuola? E il quartiere? Gli ospedali? Le associazioni?) il concetto stesso di "comunità" viene quotidianamente vilipeso .
Non c'è peccato a lambire un tabù, a metterne i ridicolo gli aspetti più grotteschi, più ipocriti, più sciocchi: è anzi il compito specifico della satira, questo. Non c'è peccato ad abbandonare i tabù obsoleti, perchè le società cambiano e se insultare il re o l'aristocrazia poteva essere peccato oggi è perfino superfluo.
C'è peccato a negare la legittimità, a pisciare sopra, a stuprare l'unico tabù che nasce per tutelare e proteggere la convivenza civile.
E infatti giocare con i limiti, con i confini, stuzzicare la frontiera della buona educazione produce conoscenza, svela meccanismi, e provoca ilarità: stuprarli - come va di moda oggi - non fa ridere, per nulla.
Fa solo tristezza.
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venerdì 22 giugno 2007
una futura nonna dei fiori
A dispetto di qualsiasi età mi capiti tra capo e collo, e perdinci da qualche tempo in qua me ne capitano di tutti i colori, resto in buona sostanza per quanto concerne il luc, una dannata fricchettona.
Non importa quali e quante evoluzioni possa avere il mio pensiero filosofico e politico: potrò fra vent'anni diventare neo-stronz, liberal, conserva-chic, e forse - un giorno - iscrivermi all'UDC (mai dire mai quando si tratta di politica) ma sarò immancabilmente, invariabilmente, una nonna dei fiori.
Corredo questo penoso outing, a cui mi ha portato il blog delle malvestite, con una fotografia dei miei due tutoni, comprati a 8000 lire l'uno tipo 12 anni fa, che da sempre - ad ogni estate - fanno piangere di vergogna il mio figliolo. Per compare le calzature invece, un incrocio bizzarro tra sandali tecno e artigianato hopi, tempestati di perline in vetro verdi e megadiamanti in plastica, ho dovuto accendere un mutuo, essendo oltre che inspiegabilmente orrende, inspiegabilmente care.
Il bracciale, una coroncina di finti diamanti in cristallo giallo e arancione, sono una delle mie innumerevoli concessioni alla passione dello sberluccichio.
Da notare l'escamotage atrocemente malevestito del cuore per mascherare il volto. Spero faccia punti, quei sandali in premio sul blog delle malvestite mi hanno dato l'acquolina in bocca.
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martedì 19 giugno 2007
martedì 12 giugno 2007
Pio
Pio bove un corno. Pio per costrizione,
Pio contro voglia, pio contro natura,
Pio per arcadia, pio per eufemismo.
Ci vuole un bel coraggio a dirmi pio
E a dedicarmi perfino un sonetto.
Pio sarà Lei, professore,
Dotto in greco e latino, Premio Nobel, che
Batte alle chiuse imposte coi ramicelli di fiori
In mancanza di meglio
Mentre io m'inchino al giogo, pensi quanto contento.
Fosse stato presente quando m'han reso pio
Le sarebbe passata la voglia di fare versi
E a mezzogiorno di mangiare il lesso.
O pensa che io non veda, qui sul prato,
Il mio fratello intero, erto, collerico,
Che con un solo colpo delle reni
Insemina la mia sorella vacca?
Oy gevalt! Inaudita violenza
La violenza di farmi nonviolento.
Primo Levi - Ad ora incerta
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sabato 9 giugno 2007
della maniacalità intorno alle pentole
Ho ereditato una cosa, da mio padre, e cioè le manie.
A un certo punto qualcosa entra nella nostra testa: pipe, cucina cinese, fotografia, architettura razionalista, e il nostro universo diventa quello. Le riviste, i libri, le passeggiate, tutto è orientato a indagare ed esaurire ogni possibile curiosità riguardo a quel mondo, e nient'altro. E così, ora, dopo alcuni anni di dedizione ai funghi, un annetto di infatuazione per la meditazione vipassana, un periodo di ritorno alla antica passione dell'evoluzionismo e un breve periodo di dedizione alla teoria del caos, eccomi in un qualche modo incastrata in un loop ossessivo nel quale al centro della mia mente stazionano, ctonie e inamovibili, le pentole.
Padelle.
Tegami.
Roba per cuocere, insomma.
Da un po' di tempo sono a caccia dell'idea platonica della pentola, la Padella Universale, lo strumento capace di friggere senza aderire, di non rigarsi, di scaldarsi uniformemente, e dopo accurati studi e riflessioni sono giunta alla seguente conclusione: - se mai a qualcuno avanzasse un po' di stipendio da investire, e fosse come me così poco accorto da investirlo invece che in bot o in cct, o magari in un mutuo, in pentole, consiglio la ghisa.
Le pentole di ghisa hanno una qualità che è rara in generale nel mondo delle cose, rara ed immensamente apprezzabile. Migliorano con il tempo. Come il vino e gli strumenti ad arco. Per quanto uno compri una pentola antiaderente sofisticata e costosissima, la sua vita dal momento dell'acquisto in poi sarà sempre - per quante attenzioni si pongono - un avvicinarsi inesorabile alla morte. Un invecchiamento costante e ineluttabile, un allontarsi dal punto x della perfezione, quella dell'acquisto, per avvicinarsi alla morte. Le pentole in ghisa invece vanno stagionate, curate, e ad ogni uso - se accurato, migliorano.
Il punto x di una pentola di ghisa è un futuro in cui sperare, insomma, e non un passato da rimpiangere.
lunedì 4 giugno 2007
etiche a confronto
Ogni religione ha le sue regole, dei sistemi complessi che reggono impalcature immaginarie e strutture politiche solide e reali.
Io voto, tifo, sostengo - sempre - per chi vuole tenere separate quelle strutture fondate su reti inestricabili di etica, superstizione, arroganza e bellezza dallo stato: sono laicista detto senza smorfie. (leggete il De Mauro al termine "laicista": ma perché consentiamo a Ferrara di forgiare la nostra lingua?).
Quando Monsignor Fisichella - uomo colto e raffinato - ci racconta - a dimostrazione di quanto la Chiesa avesse a cuore la faccenda pedofilia, che era stata messa come priorità accanto ad altri due crimini: profanazione dell'ostia e reati del confessionale, stupisco e sorrido di fronte all'abisso che separa l'etica laica da quella religiosa.
Che usare le ostie come carta assorbente o farci le barchette sia manifestamente considerato più grave che commettere una strage è cosa che - almeno a me - desta meraviglia e stupore, e rafforza la mia convinzione che i due mondi debbano evitare il più possibile di venire a contatto.
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domenica 3 giugno 2007
kapital
Le tag di questo post sono la sintesi del mio giudizio - contraddittorio - su questo video.
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venerdì 1 giugno 2007
dilemmi
Cochin (07:10 PM) :
se io diventassi scema, diciamo come un gatto, e la Maybe intelligente, diciamo come un umano, secondo te baderebbe al mio sostentamento?
Diotima (07:10 PM) :
Non credo, chi vorrebbe percasa un animale domestico che pesa 70 chili e si scofana due litri di vino rosso al giorno?
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19:15
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scartoffiofobia
Le fobie sono cosa strana.
Evidentemente un giorno, da piccola, ho visto una scartoffia mentre un ape mi pungeva il culo, e da quel giorno lì ne ho un irrazionale quanto sacro terrore.
Non sto scherzando ed è un problema. Nell'ingresso di casa mia le scartoffie di contenuti i più vari - multe, bollette, foglietti con numeri di telefono, pubblicità, si accumulano finché una qualche causa di forza maggiore - e per causa maggiore non intendo punto la scadenza delle bollette, particolare trascurabile, ma - ad esempio - l'arrivo dell'ufficiale giudiziario per il pignoramento - non subentra, costringendomi ad affrontare il mazzo in preda al terror panico.
Un po' come un incendio farebbe uscire di casa un agorafobico.
E così da qualche tempo mi piovevano in casa - come ogni anno - le "ritenute d'acconto" (o certificato dei compensi, non chiedetemi dove sia la differenza) roba che serve a fare un misterioso rito annuale da celebrare sotto la tutela di uno speciale guru chiamato "commercialista".
Credo sia collegato con l'arrivo dell'estate, perché mi risulta che la suggestiva ancorché misteriosa perturbazione cartacea arrivi di solito in maggio.
E così, da qualche tempo, mentre il mazzo ingrandiva si ingigantiva con lui il mio turbamento, diventando zavorra inconscia ogni giorno più gravosa: qualche parte di me temeva che accumulare il cartaceo di pregio in quel mucchio spurio e informe mi esponesse al rischio di arrivare impreparata al rito, di perdere qualcosa di fondamentale: sapevo che protratta oltre un certo limite la rimozione mi avrebbe esposto a interminabili file, a telefonate a numeri verdi e ad ogni sorta di persecuzione da parte di grigie e pericolose Autorità.
Ma ciononostante, e anzi, proprio per quello, accumulavo.
Finché lunedì scorso non mi chiama la segretaria del guru, con voce chissà perché ad un tempo stizzita ed esterrefatta - chiedendomi che fine avessi fatto, e ingiungendomi senza mezzi termini di affrettarmi a prendere un appuntamento.
Ieri - giorno prefissato - ho affrontato il mucchio un'ora prima del rito.
Dirimere un cumulo di scartoffie è un po' come fare un carotaggio nei ghiacci, o studiare i cerchi di un tronco.
Ogni strato corrisponde ad uno specifico periodo: e le promozioni GS fresca primavera, multe riferite al periodo in cui ignoravo la presenza di ausiliari del traffico acquattati all'incrocio sotto casa mia (intorno a febbraio) auguri natalizi, sotto sotto, nel primo strato, una busta chiusa il cui contenuto mi ha chiarito senza ombra di dubbio i misteriosi moti dell'animo della segretaria.
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martedì 29 maggio 2007
fondamentalismo e ipocrisia
L'integralismo - se non si fa pubblicità - è difficilmente digeribile, dalle persone abituate a vivere in una società aperta.
E' la negazione della differenza, perché è identità amniotica ed è negazione del tempo come fattore inevitabile di mutamento. Una società aperta è per sua natura permeabile, e non può negare ne' la differenza, ne' il fattore tempo - che le differenze inevitabilmente accelerano. Li deve gestire, deve essere flessibile. Non può essere integralista, ne' fondamentalista.
L'integralismo - dunque - per avere buona stampa nelle società aperte, deve manifestare il meno possibile l'aspirazione alla purezza primigenia in tutte le infinite manifestazioni dell'esistenza umana (perlopiù riferita a modelli buoni qualche migliaia di anni fa) aspirazione che mena solitamente alla presa del potere su un territorio e alla costrizione con le buone o le cattive a chi lo abita ad aderirvi (con particolare cura al controllo della sessualità della gente, e in particolar modo delle donne, vero cavallo di battaglia trasversale alla pretaglia globale, monoteista e non).
Si deve - l'integralista, fondamentalista, insomma: il bigotto politico - travestire, mascherare e nascondersi , per avere buona stampa e qualche amico in questa nostra babilonia occidentale.
E così, per suscitare indignazione e raccapriccio, è costretto ad attribuire al Nemico l'essere d'ufficio al Servizio di Madonna Morte In Persona, ed è costretto ad ostentare di continuo le granguignolesche prove delle sue malefatte: la testa decollata di Jochanaan, su ogni volantino, in ogni blog, ad ogni tg.
Così in molti si convincono della cattiveria dell'aborto, vedendo le prove fotografiche degli aborti terapeutici di feti di cinque mesi. Come non provare raccapriccio? Ma la realtà dei fatti è che l'integralista antiabortista ostenta quelle prove fotografiche a puro scopo di propaganda, perchè per lui non v'è in realtà alcuna differenza tra il feto sviluppato post-amniocentesi della foto, e una morula concepita in vitro. Non sono le fattezze umane, il cuore che batte, le manine abbozzate a sconcertarlo. Quelle sconcertano noi - che infatti vorremmo dare a chi porta malattie genetiche la possibilità di non impiantarli, gli ovuli malati: ma il cattolico integralista, proprio lui, preferisce invece che la donna abortisca quell'abbozzo di esserino, perché così soffrirà e sarà redenta. Saremmo noi, noi puttane, noi abitanti di Babilonia, noi reprobi, a dover portare in giro le foto dell'orrore, e non lui - il quale invece di distribuire preservativi e pillole nelle chiese - li proibisce ad un intero continente senza tanti cinema e devastato dall'AIDS!
Ed uguale e pari considerazione ha il militante dell'islam politico, ovvero l'integralista islamico, per la miseria morale e fisica dei palestinesi, le cui spoglie ostenta con meticolosa documentazione fotografica - ma beninteso, solo lì dove il colpevole è il nemico ebreo. Di più: qualsiasi miseria, povertà e disgrazia di un palestinese, compresa l'uccisione di presunti collaborazionisti, o le risse politiche tra ANP e Hamas, sono ascrivibili a Israele. Ma le ostenta solo per propaganda, per eccitare contro il nemico, e non già perché gli stiano davvero a cuore quei corpi, quegli spiriti e il loro benessere. Perché - così come l'antiabortista vota per l'aborto proibendo il preimpianto e gli anticoncezionali, essendo il suo scopo vero l'inibire la libertà sessuale femminile e non salvare il "cuoricino che batte", l'integralista islamico vota al per il protrarsi ab eternum dello strazio, o almeno finché non sia raggiunto il suo obiettivo - e cioè più o meno, detta rozzamente come si conviene ad un abitante di Babilonia: "fuori le puttane ebree dalla Pura Terra Araba".
Altrimenti perché i profughi palestinesi sarebbero reclusi - ad esempio in Libano - da sessant'anni nei campi profughi, senza che l'islam politico spenda una sola parola in favore del loro benessere? Se fossero loro, la loro carne, l'oggetto vero della preoccupazione, non avrebbero ottenuto da subito la cittadinanza dai fratelli? Ancora oggi invece, un bimbo che nasce in un campo profughi in libano, ha lo status di "profugo" ed è in gabbia, ne' più ne meno che un palestinese dei territori. La sua miseria non è qualcosa da far cessare, perche deve anzi perdurare - come il feto già formato - a testimonianza della crudeltà del nemico, per generare nuove sofferenze anziché farle cessare. Già li sento i cori degli integralisti di risulta, la mandria di imbecilli boccaloni "ma la responsabilità è di israele, mica del libano".
Eh , già, perchè noi i profughi - figli di profughi - nipoti di profughi dall'Argentina o dal Cile li teniamo chiusi in campo di concentramento, con gli applausi di Kloro e Karletto Marx.
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lunedì 28 maggio 2007
kilombo e la zona grigia
In kilombo, ai tempi della mia andata via e oggi, va di moda l'accusa di far polemica a causa di una antipatia personale nei confronti di Dacia Valent. La Valent è una persona che ha compiuto delle scelte esistenziali e politiche troppo complesse e contraddittorie perché io possa anche solo azzardarmi a capirle. E' una persona sospesa tra ambiguità e imprudenza, che - anzi - fa dell'ambiguità e dell'imprudenza, proprio di queste due energie combinate, il suo motore esistenziale.
Le sue posizioni sono dunque qualcosa di spettacolare, di peculiare, che si muove in campi a me raramente contigui, più spesso decisamente e apertamente avversi.
Non sono ambigua, in proposito: prima di tutti è a me avverso l'islam politico, e per ben due motivi: come ebrea e come laica.
Insisto, da laica - e mi pare senza alcun successo - col sostenere che l'islam politico così come si manifesta oggi non sia il solo, non sia l'unico. Lo nego, assolutamente: è "mondo islamico" anche quello della piazza di Smirne, è mondo islamico quello delle migliaia di persone che vivono al nostro fianco pacificamente, pregando in moschea e magari - come è successo ad amici miei - si alleano a scuola con gli ebrei, contro la opprimente cappa clericale, oggi come non mai aggressiva.
Non c'è un origine DOC della laicità, non c'è un destino fondamentalista di chi fa riferimento al Corano, questo è un equivoco grave. La laicità è un tool universale, ovunque sia nata si può applicare.
Le piazze di Smirne sono mie personali amiche, e dall'altra parte insieme ci sono - nemici solo per finta, ma promotori dello stesso universo teocratico (e maschilista, e sessuofobo) - Admadinejad e Ratzinger.
Ma questo mondo islamico - di gente comune e pacifica - rischia di essere consegnato - a causa anche di chi vede nel Corano la radice del male, e di chi vede nella laicità non uno strumento universale ma un valore occidentale DOC - all'islam politico.
Islam politico che ha - lui sì - dichiaratamente una vocazione teocratica, e il cui antioccidentalismo nulla ha a che vedere con la lotta di classe e la riscossa dei poveri, se non strumentalmente e occasionalmente, e che fa presa sulle anime candide di quei socialisti, appunto, imbecilli - o semplicemente troppo rozzi e ignoranti da cascare per l'ennesima volta nella etnicizzazione del conflitto di classe e nell'uso strumentale degli ebrei come capri espiatori.
Quello invece che - quando andai via da kilombo e oggi con le polemiche scoppiate per la difesa del negazionismo mi lascia davvero fortemente turbata e perpessa, non sono le varie e innumerevoli manifestazioni di saldatura tra il socialismo degli imbecilli, che identifica nell'ebreo il nemico di classe, e l'idea - speculare, falsa ma efficace - di un Islam capace di riscattare i poveri del mondo.
Non sono gli avversari politici, che mi preoccupano e mi spaventano oggi, quello che invece è nuovo e preoccupante è la percezione netta e inquietante della zona grigia.
Fino a qualche tempo fa, un post antisemita sui savi anziani di sion, un post negazionista, avrebbero quanto meno suscitato discussione aperta.
Questo era quello che mi sarei aspettata, ai tempi della mia andata via da kilombo, questo è quello che mi avrebbe fatto rimanere: una appassionata discussione, una manifestazione di sensibilità, di vivacità, di interesse. Non la cacciata dei reietti, che tutto sommato per come sono fatta io (purchè si cancelli dalla carta di kilombo la pregiudiziale antirazzista) è pure sociologicamente interessante vedere chi si accoccola sotto il cappello "sinistra": se posto insieme a nazisti, leghisti, abitanti di altair su it.politica.internazionale non ho poi tutti questi problemi a farlo altrove.
Oggi, però, i post di solidarietà ai nazisti, rappresentano quasi un problema segreto, una specie di vergognetta da ripulire ma senza far troppo rumore.
A nessuno interessa parlare del fatto - importante - che il negazionismo che non è - come dice il Mastroviti con il quale sono pure quasi del tutto d'accordo - semplicemente e solamente fuffa da ciarlatani, ma che è uno straordinario strumento politico utile a saldare un antico e leggendario odio con modernissimi - e anche potenti - interessi politici.
Dunque - e l'abbiamo visto - in kilombo lo scandalo manifesto per le squallide manifestazioni di disprezzo nei confronti delle donne sono qualcosa di cui si può parlare e si parla, in kilombo le manifestazioni di manifesto amore per la violenza della Valent (fondate su paradosso, ambiguità imprudenza e humor come d'abitudine) vengono esecrate e censurate e fanno discorso.
Sullo stesso Kilombo invece le teorie del complotto - in forma di negazionismo o di verosimiglianza dei protocolli dei savi anziani di sion, non fanno discorso, sono - anzi - tabù. Qualcosa da gestire - e qui paradossalmente potrebbe avere ragione addirittura quel pirla di karletto marx - in via burocratica e silenziosa, senza fare rumore, giusto per mantenere la decenza.
E' come se la rete della sinistra, anche quella moderata, fosse ancora disposta a mantenere con se' le donne, gli omosessuali, i neri, gli immigrati, ma se lasciasse sfuggire - magari con indifferenza, facendo finta di niente - noi ebrei dalle sue maglie.
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sabato 26 maggio 2007
mercoledì 23 maggio 2007
compagni, una bussola, presto
Venghino, signori, venghino, ultime notizie dei protocolli dei savi anziani di sion: la questione si impone alla sinistra tutta: i protocolli sono o non sono una sintesi della lotta di classe, veri o falsi che siano?
Il 21 novembre 1999, il The Washington Times[27] riferì:
qualcuno che vende accessori concentrazionari bussa alla porta di kilombo.Gli date asilo?
Dopotutto, perchè no? Qual è il discrimine? - in fondo, come alcuni aggregati di kilombo ci fanno notare - antisemitismo e lotta di classe sono concetti dolcemente contigui...
Per inciso, che i Protocolli siano un "falso verosimile" è uno dei memi che vanno per la maggiore, un luogo comune che ho sentito elaborare e ripetere di continuo, praticato letteramente a destra e a manca, quindi - perchè no - su kilombo?
A partire da un tal A. Hitler, che percarità, ne ha combinate tante, eh, birichino, ma che diceva:
"Fino a che punto l'intera esistenza di questo popolo sia fondata sulla menzogna continua è incomparabilmente mostrato dai Protocolli dei Savi di Sion, così infinitamente odiati dagli ebrei. Sono basati su un falso, come grida e lamenta il Frankfurter Zeitung ogni settimana: la miglior prova che essi siano autentici. [...] la cosa importante è che con terrificante certezza essi rivelano la natura e l'attività del popolo ebraico ed espone i loro contesti interni come anche i loro scopi finali.»
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tridimensionalità
Tra le tecniche inventate per creare l'illusione ottica della tridimensionalità, l'anamorfosi - nata nel rinascimento - è una delle più antiche.
Kurt Wenner è un incredibile artista, che usa questa tecnica per disegnare opere tridimensionali sui marciapiedi. Vale la pena di vederle tutte, nella pagina del suo sito che ho linkato cliccare "portfolio".
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lunedì 21 maggio 2007
due mondi paralleli
Quello che mi ha sempre affascinato degli stereogrammi è che nella stessa immagine sono contenuti due mondi - tutti e due visibili ma mai contemporaneamente - e che il modo di vedere "normale" ti impedisce la chiara visione secondo mondo, quello che contiene la vera immagine. Se volete provarci ovviamente cliccate sulla figura per ingrandirla. La tecnica (che - chissà perchè - non riesce affatto a tutti) consiste nell'abbandonare lo sguardo, nel non puntarlo, nel lasciare che gli occhi si inebetiscano e smettano di cercare, e rimanere così a lungo. A quel punto, quando l'immagine inizia a farsi confusa e si ha la sgradevole sensazione di stare "perdendo la vista", inizia ad emergere l'immagine in tre dimensioni. La fase intermedia è altrettanto curiosa, perché è di confine, e di grande confusione.
Si sta perdendo il vecchio e si intravede il nuovo, si sa che c'è ma non si sa se si riuscirà a possederlo del tutto.
Poi, improvvisamente, tutto intorno - la vecchia visione - si fa confusa, ed emerge la nuova immagine tridimensionale. Nitida, inequivocabile, profonda e quasi tangibile.
Allora, con questo stereogramma succede una cosa incredibile. In certi casi si vede uno squalo, in certi casi se ne vedono due. Non mi chiedete come mai, non lo capirò mai, ma giuro che non sono sotto effetto lisergico. Secondo me è proprio concepito così.
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18:30
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un outing razzista
Griso (01:39 PM) :
non è possibile cazzo
Griso (01:44 PM) :
poi dice che uno diventa razzista
Cochin (01:44 PM) :
che?
Griso (01:44 PM) :
ma al solito
Griso (01:44 PM) :
vengono qua, magnano, bevono, scagazzano in giro come je pare
Cochin (01:45 PM) :
macchi?
Cochin (01:45 PM) :
i negri, gli ebrei, i froci?
Cochin (01:45 PM) :
chi?
Griso (01:45 PM) :
e quando sono ubriachi litigano - in quella specie di linguaggio: parlassero da cristiani, almeno!
Griso (01:45 PM) :
come chi?
Cochin (01:45 PM) :
chi?
Cochin (01:45 PM) :
gli arabbi?
Griso (01:45 PM) :
ormai sono padroni loro
Cochin (01:45 PM) :
chi?
Griso (01:46 PM) :
ma i passeri, ovvio
Cochin (01:46 PM) :
ahahhahahahahhahhahah
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domenica 20 maggio 2007
quanto vale un bambino
Diffondo, e conto di partecipare, alla colletta proposta da Griso.
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vulcani travestiti
Numero 9 (grazie!) mi segnala questo sito, bellissimo! una combinazione tra google maps e webcam nel mondo, con le web-cam (quasi tutte attive) suddivise per categorie.
Una meraviglia per una aspirante ubiquitaria come me, che finalmente può sbirciare nei supermercati come una vera vigilante, a caccia di quei furbini con le mani lunghe.
Ah, tra le web più belle, l'onomatopeico e scoppiettante vulcano Popocatepetl, qui in uno dei suoi più riusciti travestimenti.
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Rosa
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sabato 19 maggio 2007
dal ghetto di roma con amore
Aggiornamento: Mmax lo dice meglio di me.
Voglio esprimere con parole misurate la più vivida solidarietà ai metodi correzionali non violenti del macellaio del ghetto Di Porto, che è riuscito eroicamente a raggiungere con un ceffone - pur mancando il porco fascista Faurisson - per lo meno quel lurido bastardo di Moffa.
PS.
Non essendo una storica, lascio discutere gli accademici su quanti siano stati i milioni di morti. Mi limito a costatare che gli ebrei, neonati moribondi o novantenni che fossero, venivano stanati CON OGNI MEZZO, in tutta Europa, dai loro nascondigli e deportati nei campi, e che dunque chiunque neghi l'intenzionalità dello sterminio è un bugiardo fascista, che merita i metodi non-violenti del ghetto di Roma tanto quanto un esponente del KKK merita i metodi non violenti del ghetto di Harlem, altro che entrare nelle università.
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Etichette: antisemitismo, solidarietà
mercoledì 16 maggio 2007
destre a confronto
Da noi quando viene il 25 aprile il padrone della coalizione di destra ostenta in ogni modo la sua assenza, in Francia invece funziona così. [Hat tip: ipazia]
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Etichette: politica italiana
la gioconda su you tube
Da appassionata di manie youtubiane, ho scoperto che disegnare con ms paint va per la maggiore. Uno dei greatest hits è How To Drow Monna Lisa With MS Paint.
Il maestro, l'allievo, il ripetente, l'allievo ribelle, il furbetto, e molte altre spettacolari prove d'autore.
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la proprietà intellettuale del brasato
Il punto è che sono abbastanza stufa di questo costante rivendicare e isolare la proprietà intellettuale "etnica" di questa o quest'altra cosa: inventi la carta, la volta a crociera, la matematica, la democrazia, la laicità dello stato, il brasato, le nanostrutture?
Bene, non ne sei proprietario, men che meno per via di sangue o di bandiera: la proprietaria intellettuale di ogni invenzione, esclusi brevetti il cui sistema sarebbe comunque da discutere, è l'umanità intera.
Pangloss, nei commenti qua sotto, dice che l'illuminismo è europeo e non francese: ma le armate di Napoleone erano francesi e che quei valori sono passati - anche in Europa - attraverso le armi, e di certo non bene accolti da tutti: in Italia sono ancora oggi avversati con violenza. Per assurdo, a chiudere il cerchio "etnico", lo stesso Napoleone diceva "L'Europa è una tana di talpe. Tutte le grandi cose vengono dall'Oriente".
E ricordo - a tutti quegli integralisti che attribuiscono al Corano il pericolo islamico (non nego ovviamente che esista oggi una spaventosa deriva politica fondamentalista nell'islam) che ovunque i bigotti vogliono imporre i loro libri - antichi e spesso enigmatici - alle costituzioni e ai codici, e ovunque essi sono un pericolo: viviamo in un paese dove è normale che la televisione pubblica commenti il libro infame di Toaff riferendosi agli "omicidi rituali degli ebrei" , dove è normale che la televisione pubblica attribuisca all'islam la violenza sulle donne, ma dove non si vedrà mai nelle TV pubbliche ne' in quelle private, dove vige l'autocensura, il documentario della BBC sull'insabbiamento ad opera delle gerarchie ecclesiastiche [hat tip: Ipazia], Ratzinger in primis, dello scandalo dei preti pedofili, che invece di essere denunciati alla polizia venivano spostati di parrocchia in parrocchia.
Ecco quanto è "occidentale" la fottuta laicità dello stato di cui alcuni - improvvidamente - vantano la proprietà intellettuale etnica.
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08:20
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Etichette: globalizzazione, laicità
lunedì 14 maggio 2007
mamma li turchi
Ah, più di un milione di manifestanti a Smirne per la laicità dello stato, contro i 5000 di Roma, una bella lezione per i vari teorici dello "scontro di civiltà" secondo i quale il Corano dovrebbe emettere ein sich integralismo come fosse radioattività, mentre il Vangelo e la Bibbia solo bontà e tolleranza.
Sono sempre più convinta che esista, sì, lo scontro di civiltà. E che sia tra bigotti trasversali e laici trasversali.
Ah, mi spiace, ma da ora in poi tolgo il saluto a chiunque usi con me il termine "laicista".
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it.discussioni.potere
Prima o poi proporrò questo manifesto per aprire un gruppo moderato su usenet:
Il gruppo si propone di discutere qualsiasi tema ruoti intorno al potere. Sono considerati IT i seguenti argomenti: il potere politico, il potere sessuale, il potere degli uomini sulle donne, il potere delle donne sugli uomini, il potere dei figli sui genitori e dei genitori sui figli, degli anziani sui giovani e dei giovani sugli anziani, il potere nella natura, nella cultura e nella letteratura. Sono benvenuti racconti e componimenti poetici. Ovviamente la moderazione è argomento IT.
La moderazione sarà totalmente arbitraria - non avrà in pratica alcuna regola se non le ubbie del moderatore - ma avrà strettamente la durata di sei mesi, ai termini dei quali si svolgerà una votazione così concepita: ogni candidato dovrà aprire un thread di candidatura con un un breve spottino, e ogni partecipante al thread potrà depositare 1 voto : potrà candidarsi solo chi ha inviato un minimo di 10 post al mese nei mesi precedenti: chi avrà il numero maggiore di risposte al thread di candidatura nei tempi previsti sarà eletto e regnerà per sei mesi incontrastato.
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domenica 13 maggio 2007
mi fotto i commenti di ipazia :-D
Ferocemente invidiosa dei commenti di Ipazia, me li fotto e li sbatto sul mio blog.
Ipazia nel suo desolato post propone di farci invadere dall'Inghiterra, e questi sono i commenti.
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venerdì 11 maggio 2007
della la libertà, e della conquista della medesima
La conquista della libertà è, forse, il tema di "4 minuti", capolavoro assoluto e da non mancare (vi prego, non leggete i riassuntini, ve lo massacrano) nonché di questo cartone animato di Bruno Bozzetto [hat tip: marco d'itri].
Io, siccome non penso che i diritti delle minoranze e le libertà civili siano cose da "fighetti", come qualche ateo devoto vuole - per opportunismo e viltà - farci credere [hat tip: restodelmondo], e ritengo che anzi siano segno distintivo di quelle società che vengono definite "civili", domani parteciperò alla contromanifestazione per il "coraggio laico" di Piazza Navona.
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19:43
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giovedì 10 maggio 2007
brainstorming about the middle east
Cochin (10:51 PM) :
senti, ma se si facesse un gigantesco ologramma
Cochin (10:51 PM) :
che compare alla mecca il giorno del pellegrinaggio
Cochin (10:52 PM) :
con allah che dice: non cagate il cazzo ai fratelli ebrei, e andate in pace
Diotima (10:52 PM) :
ahahahahahahah
Cochin (10:52 PM) :
ma non sarebbero degli stronzissimi soldi ben spesi?
Diotima (10:52 PM) :
meraviglioso
Cochin (10:52 PM) :
:-D
Diotima (10:52 PM) :
bellissima idea
Diotima (10:52 PM) :
tra l'altro, utilizzabile almeno un altro paio di volte
Cochin (10:52 PM) :
cioè?
Diotima (10:53 PM) :
beh, in piazza san pietro che dice: sex and drugs and rock&roll
Cochin (10:53 PM) :
ahahahahhahhahahahahhaha
Cochin (10:53 PM) :
sto sghignazzando a voce alta
Cochin (10:53 PM) :
:-D
Cochin (10:53 PM) :
ahahahahhhahahahahhahhahahaha
Cochin (10:53 PM) :
posso pubblicare il log?
Cochin (10:53 PM) :
:-D
Diotima (10:53 PM) :
si si
Cochin (10:53 PM) :
poi ci sputtaniamo l'idea però
Diotima (10:54 PM) :
non credo sia realizzabile e cmq non hai creative commons?
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ma sto amore, esiste o no?
Di tutti i luoghi comuni sull'amore, "in amor vince chi fugge" sembrerebbe quasi innegabile, se non fosse che non è vero, o non del tutto.
I latrati alla luna dello spasimante sono - forse - una amara vittoria dell'ego, sicuramente non sono una vittoria amorosa, che chi fugge è bell' e fuori dalla sfera dell'amore: che vittoria sarebbe mai vincere una bottiglia di pernod o di anisetta, quando invece vorrei crostini toscani, birra e amarene?
L'amore non esiste, dice il cinico, l'amore esiste, risponde l'idealista, e l'uno sconfina prima o poi - fatalmente - nell'altro: alla prima delusione, alla prima noia, si infrange il mito e subentra un sarcastico ghigno di negazione: "l'amore? Beato te che ci credi".
Da accanita antidealista/anticinica, mi permetto con serena ma ferma decisione di dissentire.
L'amore c'è, e per quanto possa sembrare prosaico, altro non è che la cura di mantenimento dell'innamoramento. L'amore è una danza intorno a un centro vuoto, intorno a un centro fusionale dove le individualità scompaiono. Un centro che si può - anzi, si deve - occasionalmente, sfiorare, ma da cui ci si deve subito ritrarre: non c'è fusione eterna, non c'è culla amniotica.
Una danza fatta di fughe e di ritorni, un giocare a mantenere una distanza sempre uguale e simmetrica dal centro, abitare cerchi a volte piccoli, cerchi a volte più grandi, mai inseguire e mai farsi inseguire, avvicinarsi agli avvicinamenti e fuggire alle fughe, abbandonarsi al centro vuoto tanto da assaporare la perdita di se', e non tanto da venirne risucchiati: ne usciremmo comunque, prima o poi, ma triturati dalla noia o dalla dipendenza.
Il più delle volte questo gioco funziona quando una delle due persone è capace di osservare il compagno e modularsi, simmetrizzarsi: l'altra risponde in modo automatico - un po' come un burattino.
Le rare volte in cui entrambi sono - alternativamente - in grado tanto di abbandonarsi passivamente alla corrente dell'altro, quanto, in altri momenti, di osservare l'altro e "fare "corrente, quelle rare volte in cui questo accade, allora l'amore è una complicata e meravigliosa opera d'arte.
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Etichette: amore, speculazzate
martedì 8 maggio 2007
ossimori
Da una scatola di azzime biologiche alla farina di kamut, l'incredibile ossimoro -a mio avviso straordinariamente significativo- e tragicamente comico: ostentare (millantare) e nascondere al tempo stesso! Un po' come l'amore di Asor Rosa per gli ebrei morti, o le famose, sbandierate origini "giudaico - cristiane".
Dell'inesistenza dell'esistente.
Dalla tradizione millenaria, il pane azzimo contenuto in questa confezione è realizzato secondo le più rigorose prescrizioni. Solamente acqua e farina di prima molitura la compongono, senza l'aggiunta di grassi. Lavorato sottilissimo per aumentarne la naturale fragranza, come migliaia di anni fa viene cotto su una superficie rovente. "Uno ad Uno" dalle sapienti mani delle nostre maestranze, come impone la tradizione.
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Etichette: antisemitismo, cazzate, ebraismo, ossimori
domenica 6 maggio 2007
manie contagiose
Uno degli aspetti affascinanti di you tube sono le manie. In nessun posto come in quello la contagiosità dei memi è tangibile. Canzoni, dichiarazioni d'amore, cani parlanti, gatti pianisti.
La domino-mania produce più di ottomila video di virtuosistiche prodezze, di cui alcune realmente spettacolari.
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giovedì 3 maggio 2007
mercoledì 2 maggio 2007
pie pudenda
Insomma, qualcuno su ICQ mi ha comunicato che - avendo una zia suora - si è sentito offeso dalla nudità delle religiose, soprattutto perché non controbilanciato da nudità mussulmane, ascrivendo tale atto non tanto - come da me dichiarato - alla volontà di rappresentare le parole chiave con cui vengo cercata, ma alla mia ben nota viltà e compiacenza verso il Nemico Islamico.
Non sta a me fare l'esegesi delle mie vignette, ma mi pareva fosse chiaro che le povere miti suorine non erano l'oggetto del mio scherno, essendo tale oggetto semmai l'arrazzato internauta che le aveva cercate. Debbo inoltre aggiungere che mio zio colleziona carabi, e qualora qualcuno decidesse di rappresentare quella categoria senza veli non me ne sentirei punto offesa e men che meno richiederei che - per par conditio - venissero spogliati anche i collezionisti di francobolli.
Ma tant'è, le regole di correttezza politica (che io per prima ho convintamente sposato) e l'ormai dilagante scontro di civiltà impongono un costante dosaggio e bilanciamento, per non offender nessuno.
Una volta spogliato il mullah, però, ho realizzato che di certo qualcuno mi avrebbe fatto notare l'oscena viltà di risparmiare la mia, di religione, dileggiando le altrui, ed ecco dunque - per evitare di far diventare il sassolino una valanga - denudato anche il rabbino. Tanto più che son atea.
Il bonzo l'ho aggiunto per tema che i buddhisti potessero sentirsi esclusi, attendo comunque rassegnata le proteste di animisti, sikh, induisti, confuciani e pagani.
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martedì 1 maggio 2007
suore nude
Spesso chi cerca in rete, a volte per imperizia e a volte per caso, trova quello che non ha mai cercato. Cosa può aver trovato sul mio blog chi si chiedeva ansiosamente se "un diversamente abile può fare un film a Holliwood?" ? Quante "Puttane scatenate" possono avere sollazzato uno dei miei casuali lettori?
Per far contenti anche loro, i lettori casuali, da oggi questo blog darà corpo alle loro parole chiave. Oggi: "suore nude"
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Etichette: cazzate, parole chiave, vignette, webm suore nude
lunedì 30 aprile 2007
Le vite degli altri
Se c'è una cosa che odio di più del fatto che qualcuno mi racconti i film, è raccontare i film.
Questo poi (che è uno dei film più belli che abbia visto negli ultimi anni) va rigorosamente visto senza sapere niente prima: sarebbe una narrazione piena di invenzioni geniali, di svolte impreviste e interessanti, se non fosse - pare - tutt'altro che inventata. Dirò solo che ha minato leggermente la mia solida convinzione secondo la quale chi pratica il male per interesse è meno pericoloso di chi lo fa per convinzione ideale: e quando qualcuno o qualcosa riesce a mettere in dubbio una mia convinzione, io son felice.
Andatelo assolutamente a vedere.
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venerdì 27 aprile 2007
eccolo!
Era lui, Baris Manco, il rokkettaro turco degli anni settanta!
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condizionatori
Non basta non avere una politica energetica, essere in ritardo sul solare, avere detto di no al nucleare. Nel mio palazzo sono quasi tutti uffici, e per qualche motivo che ignoro non sembrano affatto interessati a contenere gli sprechi. Ogni anno è una lotta al coltello per farli tacere nelle ore notturne (osservare nella foto la distanza del condizionatore dal davanzale della camera dove lavoro, e dormo).
Ma quest'anno abbiamo raggiunto il top: siccome erano ancora accesi i riscaldamenti, i mentecatti invece di girare le manopole dei termosifoni hanno fatto partire i condizionatori.
Penso mestamente a come si commenteranno questi scempi dementi, quando si leggerà questo post (che ora stampo) con un lumino ad olio di colza.
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martedì 24 aprile 2007
rock duro, ma non puro
Avevo dodici anni, era la vacanza più bella della mia vita, e la world music codificata come sorta di manifesto global , così come l'incupimento fondamentalista identitario erano fenomeni al di là da venire: in Turchia si suonava il rock duro (ma non puro) .
La rete è una memoria che contiene tutto, anche il passato più remoto e apparentemente dimenticato.
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Etichette: amarcord, globalizzazione, identità, turchia, video
giovedì 12 aprile 2007
così dicono
Di tutti gli aspetti odiosi delle leggende nate dal pregiudizio, mi ha sempre sconcertato la proterva negazione dell'evidenza. Perché gli zingari, con tutti i bambini che hanno, dovrebbero procacciarsene di nuovi con la violenza per mandarli a raccogliere elemosine? Perchè - se rapissero i bambini - non ci sarebbe traccia d'altro - nelle cronache - che costanti delle accuse mai provate, di rapirli? Se gli ebrei/sionisti (mi adeguo all'erroneo uso dei due termini come sinonimi) fossero tanto potenti, perché questo potere non dovrebbe manifestarsi - come sempre e a tutti accade in questo mondo - in vasti territori, potenti e vittoriosi eserciti, sontuose dimore, deferenza dei vicini? Perché gente tanto potente nel mondo non riuscì a fuggire dal ciclone nazista, e neppure a ottenere asilo dai nemici del nemico?
Le funzioni sociali delle leggende di paura intorno all "altro" da se' sono molte e complesse, ma sono convinta che la colla che le tiene insieme e le rende invincibili sia il conformismo.
Pur di conformarsi all'opinione comune, si nega qualsiasi evidenza. A volte inconsciamente, a volte semplicemente per non andare controcorrente.
Nel filmato, un esperimento in cui viene chiesto ai partecipanti di confrontare delle rette e di accoppiare le due uguali.
Tutto il gruppo è complice, tranne una persona, ignara.
[Hat Tip - psicocafè: consiglio vivamente tutto l'articolo, e anche l'altro filmato]
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Etichette: conformismo, razzismo
mercoledì 11 aprile 2007
intervista a Primo Levi - Il Sistema Periodico
Oggi ricorre il ventennale della morte di Primo Levi, e mi sono decisa - cosa che volevo fare da tempo - a recuperare in uno scatolone di vecchi documenti impolverati le mie tesine di maturità.
Ho avuto l'onore, in quell'occasione, di intervistare Primo Levi per le mia tesina su "Il sistema periodico". Al tempo, perdutamente innamorata letterariamente dell'autore, ero entrata nella sua bella casa di Torino stordita dalla timidezza e dal timore di non essere all'altezza del compito, sebbene le domande fossero state accuratamente preparate prima, in giorni di discussioni e riflessioni con mio padre.
Invece mi aveva messo a mio agio immediatamente, lui, con i suoi modi gentili e la sua limpidezza.
Rileggendo quella vecchia intervista però la cosa che mi ha più colpito è la consapevolezza di quanto le letture di Primo Levi, e l'intervista stessa siano state per me formative in quegli anni importanti e quanto facciano ancora profondamente parte di me.
Tutto torna, niente va perduto, proprio come l'atomo di cui narra Primo Levi in "Carbonio" (il più bel racconto della mia vita, leggetelo) e dunque l'intervista ve la ripropongo qui:
Io:
In "Argon" lei descrive una fase di perdita di identità di una comunità ebraica. Per quanto riguarda il problema del rapporto tra lingua e cultura dominanti, esistono delle analogie, anche se con delle grosse differenze, con l'attuale problema delle lingue tribali in Africa, che vengono sostituite dallo swaili, dal francese e dall'inglese. Lei ritiene che le culture che scompaiono lascino traccia di sé arricchendo quelle dominanti, oppure con loro scompare tutto?
Primo Levi:Io:
Anzi, la descrizione che io ho voluto fare in "Argon", che ho scritto nel '46, quindi assai prima della stesura del libro, mette in luce il fenomeno contrario, l'acquisto di una identità data dal fondersi di queste due culture, quella ebraica e quella piemontese, culture che tra l'altro in parte hanno avuto rapporti con il mondo non ebraico piemontese; ad esempio, nel museo ebraico di Casal Monferrato è riportato un pezzo scritto da un non ebreo, Angelo della Sala Spada, dal titolo "La gran battaja d'j abrei d'Moncalv" dove compare questo mondo ebraico, descritto anche attraverso questo dialetto misto.
Effettivamente però, dal punto di vista storico, questa già piccola comunità va scomparendo, e di questa rimangono solamente documenti e testimonianze.
Lei ritiene che sia giusto e che sia possibile intervenire in modo che questo non avvenga?
Primo Levi:Io:
Non è possibile evitare questo fenomeno, perché il processo di assimilazione, che poi è lo stesso che sta avvenendo per lo yiddish, è un fenomeno storico che prescinde dalla volontà di chi lo subisce. Si può quindi studiare, ma non si può far rivivere questo mondo che scompare. L'unica possibilità è quindi operare un salvataggio archeologico portandone testimonianza.
Mio padre sostiene che in "Carbonio" ci sia traccia della filosofia ebraica del divenire e dell'unità, della vita come unico bene, della coscienza di se' espressa solo nell'uomo dalla materia non più inerte. Io invece sostengo che il racconto ha uno sfondo di ideologia e di filosofia laica e di interpretazione poetica delle attuali conoscenze scientifiche.
Primo Levi:Io:
Probabilmente in "Carbonio" esiste un'intuizione, ma non cosciente, della filosofia ebraica.
"Carbonio" però, come tutto "Il sistema periodico" vuole essere in primo luogo polemico verso una cultura accademica e umanistica che esclude la possibilità di interpretare la scienza, la materia, l'esperienza concreta in termini poetici. In questo libro, e in particolare nella "Chiave a stella", voglio esprimere proprio la possibilità di vivere un mestiere prosaico con pienezza e poesia. Nel mio mestiere di chimico in particolare, come in ogni contatto umano con la materia esiste un sottofondo emotivo. Ogni chimico a livello elevato in tutti gli elementi avverte un'ombra simbolica. Ne "Il sistema Periodico", ogni elemento esiste come tale, ma viene usato per dire altre cose. A volte, come in "Ferro", sono persone ad essere rappresentate dagli elementi. In altri casi gli elementi stessi sono umanizzati.
Effettivamente in tutto il libro si avverte questo suo rapporto stretto con la materia. Che origini ha?
Primo Levi:Estrae dalla biblioteca un libro di Conrad, "Gioventù", e cita un pezzo sottolineato:
Durante il fascismo, nelle scuole veniva insegnato che è lo spirito a dominare la materia. La mia posizione è esattamente opposta. A volte madre, a volte nemica, è il fondamento principale dell'esistenza. Nel mio rapporto con essa mi sento molto vicino a Conrad e al suo rapporto con il mare. Così come il mare per Conrad, per me la materia è un partner spesso spietato, di cui però non posso fare a meno.
- "Ma voialtri qui, tutti avete ricavato qualcosa dalla vita: denaro, amore... e ditemi, non è stato quello il più bel tempo, quando eravamo giovani in mare e non avevamo nulla, salvo batoste e a volte l'occasione di provare la propria forza..."
Secondo me esiste una lacuna, nella cultura italiana, che esclude un tipo di letteratura attinta da altri mestieri, da altre arti del vivere. Mi è sembrato quindi un esperimento che valeva la pena di fare, quello di attingere materia e documenti da quello che è stato il mio mestiere per 30 anni.Io:
Come è arrivato alla costruzione de "Il sistema periodico"?
Primo Levi:Io:
La costruzione di questo libro è avvenuta incorporando cose e idee diverse; un disseppellimento di cose viste e pensate e, a volte, già scritte. "Zolfo", ad esempio, era stato pubblicato per "L'Unità", altri, come "Carbonio", li avevo pensati molto tempo prima: neanche molti anni fa ho ricevuto una telefonata da un mio compagno di Lager che mi ha chiesto se avevo poi scritto la storia dell'atomo di carbonio.
Mi è sembrato che non a caso "carbonio" segnasse la fine dell'opera. Infatti ho la sensazione che sia la conclusione filosofica di tutti i temi del libro. E' realmente così?
Primo Levi:Io:
Credo che questo debba essere giudicato dai lettori. Io lo sento conclusivo, anche se Calvino, quando lesse tutti i racconti mi disse che l'avrebbe messo in mezzo.
Lei si sente affine a Calvino, soprattutto nel rapporto tra ironia e ragione?
Primo Levi:Io:
Io mi sento fratello di Cavino e lui di me. "Se questo è un uomo" e "il sentiero dei nidi di ragno" uscirono quasi contemporaneamente. Da allora, pur vedendoci poco, abbiamo percorso strade vicine e parallele; ad esempio esistono delle affinità tra "Il sesto giorno" in "Storie naturali" e "le Cosmicomiche."
Perchè la scelta di Escher per l'illustrazione di copertina de "Il sistema periodico"? Io ho pensato che la cascata perpetua, con il suo "moto statico" infinito di salita e di discesa potesse essere legato all'indistruttibile atomo di carbonio. Lei scrive, proprio in "Carbonio": "Su questo cammino all'ingiù, che conduce all'equilibrio e cioè alla morte, la vita disegna un'ansa e ci si annida.
Primo Levi:Io:
Ho fatto questa scelta inconsciamente, perché mi piaceva quest'immagine. Probabilmente però intuendo quest'interpretazione.
Avverte dentro di se' "Lo Straniero", "L'Inoperoso"? Esiste qualcosa in lei del carattere dei suoi avi del Monferrato?
Primo Levi:Io:
Lo sento come propensione all' otium, nel senso di dedicarsi a cose utili ma divertenti. Fra l'altro questo fa parte di una certa tradizione ebraica, che tende a commentare il commento del commento del commento...pensare ad esempio ad alcune pagine del Talmud: il testo piccolo al centro e tutto intorno i commenti...
In che modo ha influito sulla sua formazione il periodo di antifascismo latente, prima della deportazione e dell'antifascismo militante, che descrive in "Oro"?
Primo Levi:
Era un periodo di confusione e sprovvedutezza. Di antifascismo si aveva paura a parlare; Marx non esisteva e Croce veniva censurato. Facevamo riunioni di giovani ebrei e cercavamo di costruirci un antifascismo con tutto il materiale di cui eravamo a disposizione, nel mio caso, ad esempio, la chimica. Tutto poteva essere letto in chiave antifascista, tutta le nostre conoscenze, dai nostri rispettivi mestieri, ai racconti biblici, come ad esempio il racconto di Esther.In questa foto - inedita come l'intervista ma di molti, molti anni prima - Primo Levi è insieme agli attori del Teatro Delle Dieci di Torino.
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lunedì 9 aprile 2007
buona pasquetta
Dunque, ricapitolando.
Stamani, nonostante il lavoro da consegnare domani, vengo ingaggiata in un combattimento all'ultimo sangue con Castruccio, il quale vuole ad ogni costo commentare il mio ultimo post con una infinita sequela di insulti ad MMAX, il quale - non ammettendo commenti al suo blog - deve necessariamente aizzare i miei troll per divertirsi un po', e poi fare delle sintesi elaborate a cui è impossibile dare replica (se non da me).
Esasperata, capisco di avere perso ancora una volta la mia battaglia e mi rassegno a moderare i commenti.
Mentre Castruccio chiede asilo al Griso (il quale stamattina s'è svegliato con l'incontenibile voglia di scrivere un post dedicato a me - d'insulti, sia chiaro) in una pausa da lavoro, modero un paio di commenti: Nel primo Uriel mi dà della nazista perché penso sia un diritto quello di cambiare scuola se non piacciono gli insegnanti, e nel secondo, a commento del mio post "islam politico e identità", Annarella mi comunica che è ben ora di smettere di parlare dell'islam politico e bisogna invece iniziare a parlare di quello religioso. Proposito enomiabile, sottoscrivo, ma purtroppo non ne so una cippa: l'unica roba islamica non politica che abbia mai letto sul web è fatta da Sufi e ad Annarella - sarcazzo perchè - i Sufi fan girare le balle.
Sul counter 5 persone mi cercano con parola chiave"ornitofobia". (ma questo, va detto, succede fin dagli esordi del blog, è un campo in cui - mio malgrado e anzi, con scorno - eccello)
Torno sul blog del Griso per controllare la situazione e cosa scopro? Che la storia, nata sul mio blog con una interminabile lagna di Castruccio, si è sviluppata su quello del Griso in una appassionante telenovela con pubblicazioni di mail private riguardo ad un misterioso quanto interessantissimo passato sospeso tra VL e RL tra la Dacia e il temibile Troll.
Ora io dico. Ma è sfiga o che cosa ho sbagliato?
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islam politico e identità, risposta a Suri
Ho risposto così al commento di Suri a questo post sul blog di Lia.
"Hai viaggiato, abitato paesi, assorbito cultura: scrivi in un italiano invidiabile...eppure tutto questo non ti ha impedito di connetterti con il tuo "deserto", che senti profondo e radicato. Il mondo, le cose - intendo dire - ti hanno attraversato e fanno parte di te senza contaminarti: è il concetto stesso di "contaminazione" la radice dell'errore, l'errore dell'islam politico, intendo.
Per me la "normalità" non è altro che questa. Noi abbiamo usato la carta, ci ha cambiato certamente l'esistenza, senza per questo trasformarci tutti in cinesi. L'uomo è una scimmia copiona, proibire la contaminazione in nome di una purezza che non può essere umana, finisce con l'essere una operazione artificiale e violenta. Un movimento che - in nome dell'odio contro l'invasore - volesse distruggere ogni traccia di cultura araba dalla Sicilia, o far diventare cristiani tutti gli albanesi, o combattere contro la britannica puntualità delle poste indiane - dovrebbe opporsi con la violenza al flusso "normalità" umana. Di curiose scimmie copione."
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domenica 8 aprile 2007
pillole sul relativismo
C'è chi ritiene che per entrare in Europa si debba essere cristiani, e c'è chi ritiene che per entrare in Europa si debba abolire la pena di morte. Ecco: io sono profondamente favorevole alla seconda opzione, e profondamente contraria alla prima. Intendo questo, quando parlo di stabilire un minimum set. Chiedo contestualmente a Dacia se pensa che la precondizione di abolire la pena di morte per poter entrare in Europa sia un grave atto di violenza sciovinista colonialista e sionista.
Lasciatemi lavorare!
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sabato 7 aprile 2007
from padania con amour
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"La nostra Bassa non è di certo rinomata per le sue qualità climatico-ambientali, che anzi risultano presentare spesso e volentieri un carattere piuttosto difficile, basti pensare alle proverbiali nebbie invernali di questi luoghi. Ma secondo una consuetudine alla quale i racconti di Giovannino Guareschi ci hanno abituato, questo territorio è anche capace di riservare delle sorprese paesaggistiche singolari. E’ il caso di un albero di ciliegio che da alcuni anni è ospitato fra le mura di una casa diroccata, in località San Rocco, a Roccabianca. Lo strano fenomeno assume un fascino particolare proprio nel periodo primaverile, quando la fioritura sui rami dà vita ad una curiosa fusione fra l’ambiente naturale e la chiara impronta di una tradizione contadina dalle radici antiche."
Un lettore di Mondo Piccolo
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Rosa
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venerdì 6 aprile 2007
ethno girl
Con i teorici dello scontro di civiltà è impossibile entrare nel merito dei contenuti: in qualsiasi confronto arriva il momento in cui alzano un limite simbolico ma invalicabile, che non ammette repliche: non conta più l'oggetto della discussione ma soltanto i loro attori. La loro Fede, le loro Origini, la loro Identità. Accade con Dacia, con Oriana, con Deborah: nello stesso modo e con modalità simili.
Dacia, sul suo blog, scrive un post appassionato - beffardo e divertente come d'abitudine - ma inutile: programmaticamente e scientemente privo di contenuto.
Quando i fronti sono delineati non già dai contenuti - oggetti flessibili - ma dal sangue - oggetto simbolico di natura incerta e durezza adamantina (si basti pensare alla razza italica, per capire quel che intendo) - che senso può avere la parola?
Dacia profetizza un futuro generico movimento "di rottura": a tutt'ora sappiamo da lei solo che le sue schiere saranno ordinate su base etnico-religiosa - l'islam e gli africani protagonisti, e - chissà perchè - i buddhisti dello Sri Lanka comprimari - e che i suoi obiettivi di breve, medio e lungo raggio non sono unfortunately al momento disponibili. A parte - ovviamente - schiaffarla nel culo a moi (mica come persona, che son simpatica: come simbolo, ovviamente) che non sarà un granché sul piano della progettualità, dicamocelo, ma ha il dono della semplicità. Mica nulla di nuovo, eh: è un po' la buona vecchia logica della gambizzazione dei sindacalisti: colpiamo gli agenti dello SIM, quanto al resto si vedrà poi.
(per inciso, l'ottica etnica mi interessa meno di un cazzo, viceversa metterla nel culo ai fautori dello scontro di civiltà per me è un goal primario, eh? Solo perché il mio pacifismo non sia eccessivamente frainteso, we shall overcome sta minchia)
Come la beffarda fanciulla candidamente ammette, dunque, qualsiasi opzione, progetto politico, proposta, è in se' sospetta e inaffidabile non tanto per il suo eventuale contenuto - indiscutibile per definizione - ma per la sua fonte, cassata senza ulteriori indagini.
Lei rappresenta dunque la Giustizia: e per grazia ricevuta.
(ahi, se mai fosse sensato farlo, si potrebbe per una volta giocare a Miss Ethnic con Sua Etnicità in persona: CUANDO EL REY NIMROD sai i miei avi dhimmi, lavoratori alla salatura delle teste dei condannati in terra di Algeria , o erano a Tunisi? - URUH ma di sicuro sputati dalle navi a Livorno due secoli fa con le pezze al culo? Quello? E' un dijeridam, mi marido ha uno zio aborigeno, AVA NAGHILA, no che non sono andata in vacanza, stronza, noi sefarditi siamo abbronzati: per carità nulla al confronto, eh! C'ho il patronimico arabo! Prima si suona il violino sul tavolo: poi si balla la hora? NERENNENNAH)Niente da fare, noi non si emana medioriente, non ci sono quarti di terzomondità ostentabili a fronte di tanta sovrabbondanza etnica.
Naturalmente far notare ad un teorico dello scontro di civiltà che la sua visione è manichea è impossibile. Si può forse convincere Oriana del fatto che i crociati fossero delle bestie? Giammai! Ammetterà mai Deborah le colpe di Baruch Goldstein? Ma no, troverà sempre delle ottime giustificazioni. E parimenti sarà impossibile far notare a Dacia - per esempio - che la storia del suo pueblo d'elezione, l'Islam, non è necessariamente una storia di gente aliena dal potere: che è - anzi - una storia di conquiste e di grandi imperi.
O che le carneficine tribali non sono affatto "pittoresche" solo perché agite da neri.
Chi teorizza lo scontro di civiltà è costretto ad esser cieco di fronte alla trasversalità del fenomeno del potere, nella storia dell'uomo: quella bestiaccia, il potere, che ciclicamente viene uccisa e che risorge a nuova vita, con nuove forme e nuovi attori, e che sfoggia abiti ogni volta diversi, techno, ethnic, american style, pure black, soviet chic, restando sempre invariata nella sostanza.
La stessa premessa - nel riconoscere una trasversalità di oppressori e oppressi - verrebbe a cadere, e con quella il castello ideologico - assai debole di sostanza ma forte nelle simbologie - che la sorregge.
Sarà per questa necessità di non mettere in discussione la fede nei doni innati, nelle rendite di posizione cromatiche, o per questo bisogno di negare la trasversalità di vizi e virtù umane, che Dacia - invitata a riflettere ed argomentare sulla qualità non etnica dell'esercizio del potere - liquida il destino tragico dei piccoli uomini della foresta, neri vittime di oppressione e di rapina ad opera di bastardi sì - ma concolori - con una bella, schietta, argentina risata?
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Rosa
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21:44
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Etichette: globalizzazione, identità, ritratti virtuali, scontro di civiltà, vignette
serve una moglie?
Mogli in affitto in pronta consegna. Soddisfatti o rimborsati. [hat tip Marco d'Itri]
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Rosa
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16:26
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migrazioni umane
Cliaccare per ingrandire. La colorazione delle frecce è relativa alle epoche delle migrazioni.
Tanto per dire che le migrazioni umane (quelle dall'Africa sono iniziate 100.000 anni fa e non sono ancora terminate) non sono esattamente un portato del capitalismo, come vorrebbe la visione schematica terzomondista e no-global. Per la verità l'incessante muoversi alla ricerca di nicchie migliori per la sopravvivenza, più ricche, più fertili, la fuga dalle pestilenze e dalla siccità e dalle carestie direi che inizia con i batteri, quegli agenti della mondializzazione giudo-pre-cambriana.
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Rosa
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00:43
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Etichette: globalizzazione, speculazzate
giovedì 5 aprile 2007
curiosità antirelativista
Bene: ammettiamo per un attimo che il minimum set di diritti sia virtualmente impossibile da negoziare perché l'umanità "non esiste", e le identità delle varie umanità siano qualcosa di anelastico e impenetrabile.
Presumo che a una ragazza del Ghana si debba sparare sulla barca, o rispedire al suo paese, o al massimo mandarla a raccogliere pomodori. Di certo non affidarle un neonato: io non affido mio figlio a qualcuno con cui è virtualmente impossibile negoziare un set minimo.
Ho capito male o qualche relativista mi spiega meglio?
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Rosa
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12:58
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Etichette: domande, relativismo
erano centoquaranta commenti
e ora non sono più. E neppure il post, muoia Sansone con tutti i filistei.
Qualcuno ha qualcosa in contrario?
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Rosa
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Etichette: cagacazzi, metapost, ritratti virtuali, vignette
mercoledì 4 aprile 2007
welcome home
Oh, cazzo, sto via tre giorni e trovo il blog che è un lupanare de freak e troll incazzati, trombate virtuali, nani e ballerine e quel che è peggio la mia webcam preferita - la mia privata finestrella sull'antartico - quella che mi ha confortato nelle lunghe notti invernali china sul lavoro (come il Piccolo Scrivano Fiorentino) con le sue aurore infinite dai colori cangianti, quella
che da un po' di tempo s'andava rabbuiando dandomi il brivido di assistere in diretta alla lenta discesa della eterna notte antartica, beh, me la ritrovo così:
Insomma, è passato un tizio, e l'ha girata verso l'interno della base.
Fine dei giochi.
E il bello è che continua ad aggiornarsi ogni minuto sul binocolo, eh?
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Rosa
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17:29
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Etichette: ubiquità




Dovremmo farlo, non subirlo.
Però temo che se la giunta rivoluzionaria fosse composta da Caruso e Diliberto, più che invaderci si metterebbero a ridere.
9:09 AM
...cosa ti fa pensare che agli inglesi piacerebbe smazzarsi i problemi del paese?
L'idea di essere invasi o di temere un'invasione nasce dall'idea, narcisista, di essere desiderabili.
Ma l'italia non e' desiderabile.
Uriel
2:08 PM
uriel: mica dobbiamo essere desiderabili. sono bene che non è così. dovremmo diventare un problema da risolvere con un'invasione, ma imho nemmeno questo siamo capaci di fare. come giustamente scrive numero 6, al massimo possiamo renderci (ancora di più) ridicoli.
4:53 PM
Minacciare un'invasione della Svizzera?
5:12 PM
Attaccare la Svizzera subito, questa e' la soluzione. L'UE ci caccerebbe come la NATO e si coalizzerebbero con la Confederazione per respingerci. Il contrattacco delle panzerdivisionen francosvizzerotedesche spazzerebbe via le nostre FFAA, arriverebbero degli amministratori coloniali da Uri e verremo suddivisi in cantoni. L'Italia diverrebbe un paese noiso ma normale. Cosi' funzionerebbe, gli inglesi sono troppo smaliziati: non ci cascherebbero mai.
12:15 AM
ok, mi avete convinto: attacchiamo la svizzera.
12:22 AM