domenica 13 maggio 2007

mi fotto i commenti di ipazia :-D

Ferocemente invidiosa dei commenti di Ipazia, me li fotto e li sbatto sul mio blog.
Ipazia nel suo desolato post propone di farci invadere dall'Inghiterra, e questi sono i commenti.

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Numero 6 ha detto...

Dovremmo farlo, non subirlo.

Però temo che se la giunta rivoluzionaria fosse composta da Caruso e Diliberto, più che invaderci si metterebbero a ridere.

9:09 AM

Uriel ha detto...

...cosa ti fa pensare che agli inglesi piacerebbe smazzarsi i problemi del paese?

L'idea di essere invasi o di temere un'invasione nasce dall'idea, narcisista, di essere desiderabili.

Ma l'italia non e' desiderabile.

Uriel

2:08 PM

ipazia ha detto...

uriel: mica dobbiamo essere desiderabili. sono bene che non è così. dovremmo diventare un problema da risolvere con un'invasione, ma imho nemmeno questo siamo capaci di fare. come giustamente scrive numero 6, al massimo possiamo renderci (ancora di più) ridicoli.

4:53 PM

restodelmondo ha detto...

Minacciare un'invasione della Svizzera?

5:12 PM

Palmiro Pangloss ha detto...

Attaccare la Svizzera subito, questa e' la soluzione. L'UE ci caccerebbe come la NATO e si coalizzerebbero con la Confederazione per respingerci. Il contrattacco delle panzerdivisionen francosvizzerotedesche spazzerebbe via le nostre FFAA, arriverebbero degli amministratori coloniali da Uri e verremo suddivisi in cantoni. L'Italia diverrebbe un paese noiso ma normale. Cosi' funzionerebbe, gli inglesi sono troppo smaliziati: non ci cascherebbero mai.

12:15 AM

ipazia ha detto...

ok, mi avete convinto: attacchiamo la svizzera.

12:22 AM

venerdì 11 maggio 2007

della la libertà, e della conquista della medesima

La conquista della libertà è, forse, il tema di "4 minuti", capolavoro assoluto e da non mancare (vi prego, non leggete i riassuntini, ve lo massacrano) nonché di questo cartone animato di Bruno Bozzetto [hat tip: marco d'itri].

Io, siccome non penso che i diritti delle minoranze e le libertà civili siano cose da "fighetti", come qualche ateo devoto vuole - per opportunismo e viltà - farci credere [hat tip: restodelmondo], e ritengo che anzi siano segno distintivo di quelle società che vengono definite "civili", domani parteciperò alla contromanifestazione per il "coraggio laico" di Piazza Navona.

giovedì 10 maggio 2007

brainstorming about the middle east

Cochin (10:51 PM) :
senti, ma se si facesse un gigantesco ologramma
Cochin (10:51 PM) :
che compare alla mecca il giorno del pellegrinaggio
Cochin (10:52 PM) :
con allah che dice: non cagate il cazzo ai fratelli ebrei, e andate in pace
Diotima (10:52 PM) :
ahahahahahahah
Cochin (10:52 PM) :
ma non sarebbero degli stronzissimi soldi ben spesi?
Diotima (10:52 PM) :
meraviglioso
Cochin (10:52 PM) :
:-D
Diotima (10:52 PM) :
bellissima idea
Diotima (10:52 PM) :
tra l'altro, utilizzabile almeno un altro paio di volte
Cochin (10:52 PM) :
cioè?
Diotima (10:53 PM) :
beh, in piazza san pietro che dice: sex and drugs and rock&roll
Cochin (10:53 PM) :
ahahahahhahhahahahahhaha
Cochin (10:53 PM) :
sto sghignazzando a voce alta
Cochin (10:53 PM) :
:-D
Cochin (10:53 PM) :
ahahahahhhahahahahhahhahahaha
Cochin (10:53 PM) :
posso pubblicare il log?
Cochin (10:53 PM) :
:-D
Diotima (10:53 PM) :
si si
Cochin (10:53 PM) :
poi ci sputtaniamo l'idea però
Diotima (10:54 PM) :
non credo sia realizzabile e cmq non hai creative commons?

ma sto amore, esiste o no?

Di tutti i luoghi comuni sull'amore, "in amor vince chi fugge" sembrerebbe quasi innegabile, se non fosse che non è vero, o non del tutto.
I latrati alla luna dello spasimante sono - forse - una amara vittoria dell'ego, sicuramente non sono una vittoria amorosa, che chi fugge è bell' e fuori dalla sfera dell'amore: che vittoria sarebbe mai vincere una bottiglia di pernod o di anisetta, quando invece vorrei crostini toscani, birra e amarene?

L'amore non esiste, dice il cinico, l'amore esiste, risponde l'idealista, e l'uno sconfina prima o poi - fatalmente - nell'altro: alla prima delusione, alla prima noia, si infrange il mito e subentra un sarcastico ghigno di negazione: "l'amore? Beato te che ci credi".

Da accanita antidealista/anticinica, mi permetto con serena ma ferma decisione di dissentire.

L'amore c'è, e per quanto possa sembrare prosaico, altro non è che la cura di mantenimento dell'innamoramento. L'amore è una danza intorno a un centro vuoto, intorno a un centro fusionale dove le individualità scompaiono. Un centro che si può - anzi, si deve - occasionalmente, sfiorare, ma da cui ci si deve subito ritrarre: non c'è fusione eterna, non c'è culla amniotica.

Una danza fatta di fughe e di ritorni, un giocare a mantenere una distanza sempre uguale e simmetrica dal centro, abitare cerchi a volte piccoli, cerchi a volte più grandi, mai inseguire e mai farsi inseguire, avvicinarsi agli avvicinamenti e fuggire alle fughe, abbandonarsi al centro vuoto tanto da assaporare la perdita di se', e non tanto da venirne risucchiati: ne usciremmo comunque, prima o poi, ma triturati dalla noia o dalla dipendenza.

Il più delle volte questo gioco funziona quando una delle due persone è capace di osservare il compagno e modularsi, simmetrizzarsi: l'altra risponde in modo automatico - un po' come un burattino.

Le rare volte in cui entrambi sono - alternativamente - in grado tanto di abbandonarsi passivamente alla corrente dell'altro, quanto, in altri momenti, di osservare l'altro e "fare "corrente, quelle rare volte in cui questo accade, allora l'amore è una complicata e meravigliosa opera d'arte.

martedì 8 maggio 2007

ossimori

Da una scatola di azzime biologiche alla farina di kamut, l'incredibile ossimoro -a mio avviso straordinariamente significativo- e tragicamente comico: ostentare (millantare) e nascondere al tempo stesso! Un po' come l'amore di Asor Rosa per gli ebrei morti, o le famose, sbandierate origini "giudaico - cristiane".

Dell'inesistenza dell'esistente.

Dalla tradizione millenaria, il pane azzimo contenuto in questa confezione è realizzato secondo le più rigorose prescrizioni. Solamente acqua e farina di prima molitura la compongono, senza l'aggiunta di grassi. Lavorato sottilissimo per aumentarne la naturale fragranza, come migliaia di anni fa viene cotto su una superficie rovente. "Uno ad Uno" dalle sapienti mani delle nostre maestranze, come impone la tradizione.

domenica 6 maggio 2007

manie contagiose

Uno degli aspetti affascinanti di you tube sono le manie. In nessun posto come in quello la contagiosità dei memi è tangibile. Canzoni, dichiarazioni d'amore, cani parlanti, gatti pianisti.
La domino-mania produce più di ottomila video di virtuosistiche prodezze, di cui alcune realmente spettacolari.

giovedì 3 maggio 2007

imperi



mercoledì 2 maggio 2007

pie pudenda

Insomma, qualcuno su ICQ mi ha comunicato che - avendo una zia suora - si è sentito offeso dalla nudità delle religiose, soprattutto perché non controbilanciato da nudità mussulmane, ascrivendo tale atto non tanto - come da me dichiarato - alla volontà di rappresentare le parole chiave con cui vengo cercata, ma alla mia ben nota viltà e compiacenza verso il Nemico Islamico.
Non sta a me fare l'esegesi delle mie vignette, ma mi pareva fosse chiaro che le povere miti suorine non erano l'oggetto del mio scherno, essendo tale oggetto semmai l'arrazzato internauta che le aveva cercate. Debbo inoltre aggiungere che mio zio colleziona carabi, e qualora qualcuno decidesse di rappresentare quella categoria senza veli non me ne sentirei punto offesa e men che meno richiederei che - per par conditio - venissero spogliati anche i collezionisti di francobolli.
Ma tant'è, le regole di correttezza politica (che io per prima ho convintamente sposato) e l'ormai dilagante scontro di civiltà impongono un costante dosaggio e bilanciamento, per non offender nessuno.
Una volta spogliato il mullah, però, ho realizzato che di certo qualcuno mi avrebbe fatto notare l'oscena viltà di risparmiare la mia, di religione, dileggiando le altrui, ed ecco dunque - per evitare di far diventare il sassolino una valanga - denudato anche il rabbino. Tanto più che son atea.
Il bonzo l'ho aggiunto per tema che i buddhisti potessero sentirsi esclusi, attendo comunque rassegnata le proteste di animisti, sikh, induisti, confuciani e pagani.

martedì 1 maggio 2007

suore nude

Spesso chi cerca in rete, a volte per imperizia e a volte per caso, trova quello che non ha mai cercato. Cosa può aver trovato sul mio blog chi si chiedeva ansiosamente se "un diversamente abile può fare un film a Holliwood?" ? Quante "Puttane scatenate" possono avere sollazzato uno dei miei casuali lettori?
Per far contenti anche loro, i lettori casuali, da oggi questo blog darà corpo alle loro parole chiave. Oggi: "suore nude"

lunedì 30 aprile 2007

Le vite degli altri

Se c'è una cosa che odio di più del fatto che qualcuno mi racconti i film, è raccontare i film.
Questo poi (che è uno dei film più belli che abbia visto negli ultimi anni) va rigorosamente visto senza sapere niente prima: sarebbe una narrazione piena di invenzioni geniali, di svolte impreviste e interessanti, se non fosse - pare - tutt'altro che inventata. Dirò solo che ha minato leggermente la mia solida convinzione secondo la quale chi pratica il male per interesse è meno pericoloso di chi lo fa per convinzione ideale: e quando qualcuno o qualcosa riesce a mettere in dubbio una mia convinzione, io son felice.
Andatelo assolutamente a vedere.

venerdì 27 aprile 2007

eccolo!

Era lui, Baris Manco, il rokkettaro turco degli anni settanta!

condizionatori

Non basta non avere una politica energetica, essere in ritardo sul solare, avere detto di no al nucleare. Nel mio palazzo sono quasi tutti uffici, e per qualche motivo che ignoro non sembrano affatto interessati a contenere gli sprechi. Ogni anno è una lotta al coltello per farli tacere nelle ore notturne (osservare nella foto la distanza del condizionatore dal davanzale della camera dove lavoro, e dormo).
Ma quest'anno abbiamo raggiunto il top: siccome erano ancora accesi i riscaldamenti, i mentecatti invece di girare le manopole dei termosifoni hanno fatto partire i condizionatori.
Penso mestamente a come si commenteranno questi scempi dementi, quando si leggerà questo post (che ora stampo) con un lumino ad olio di colza.

martedì 24 aprile 2007

rock duro, ma non puro

Avevo dodici anni, era la vacanza più bella della mia vita, e la world music codificata come sorta di manifesto global , così come l'incupimento fondamentalista identitario erano fenomeni al di là da venire: in Turchia si suonava il rock duro (ma non puro) .
La rete è una memoria che contiene tutto, anche il passato più remoto e apparentemente dimenticato.

giovedì 12 aprile 2007

così dicono

Di tutti gli aspetti odiosi delle leggende nate dal pregiudizio, mi ha sempre sconcertato la proterva negazione dell'evidenza. Perché gli zingari, con tutti i bambini che hanno, dovrebbero procacciarsene di nuovi con la violenza per mandarli a raccogliere elemosine? Perchè - se rapissero i bambini - non ci sarebbe traccia d'altro - nelle cronache - che costanti delle accuse mai provate, di rapirli? Se gli ebrei/sionisti (mi adeguo all'erroneo uso dei due termini come sinonimi) fossero tanto potenti, perché questo potere non dovrebbe manifestarsi - come sempre e a tutti accade in questo mondo - in vasti territori, potenti e vittoriosi eserciti, sontuose dimore, deferenza dei vicini? Perché gente tanto potente nel mondo non riuscì a fuggire dal ciclone nazista, e neppure a ottenere asilo dai nemici del nemico?
Le funzioni sociali delle leggende di paura intorno all "altro" da se' sono molte e complesse, ma sono convinta che la colla che le tiene insieme e le rende invincibili sia il conformismo.

Pur di conformarsi all'opinione comune, si nega qualsiasi evidenza. A volte inconsciamente, a volte semplicemente per non andare controcorrente.
Nel filmato, un esperimento in cui viene chiesto ai partecipanti di confrontare delle rette e di accoppiare le due uguali.
Tutto il gruppo è complice, tranne una persona, ignara.

[Hat Tip - psicocafè: consiglio vivamente tutto l'articolo, e anche l'altro filmato]


mercoledì 11 aprile 2007

intervista a Primo Levi - Il Sistema Periodico

Oggi ricorre il ventennale della morte di Primo Levi, e mi sono decisa - cosa che volevo fare da tempo - a recuperare in uno scatolone di vecchi documenti impolverati le mie tesine di maturità.
Ho avuto l'onore, in quell'occasione, di intervistare Primo Levi per le mia tesina su "Il sistema periodico". Al tempo, perdutamente innamorata letterariamente dell'autore, ero entrata nella sua bella casa di Torino stordita dalla timidezza e dal timore di non essere all'altezza del compito, sebbene le domande fossero state accuratamente preparate prima, in giorni di discussioni e riflessioni con mio padre.
Invece mi aveva messo a mio agio immediatamente, lui, con i suoi modi gentili e la sua limpidezza.
Rileggendo quella vecchia intervista però la cosa che mi ha più colpito è la consapevolezza di quanto le letture di Primo Levi, e l'intervista stessa siano state per me formative in quegli anni importanti e quanto facciano ancora profondamente parte di me.

Tutto torna, niente va perduto, proprio come l'atomo di cui narra Primo Levi in "Carbonio" (il più bel racconto della mia vita, leggetelo) e dunque l'intervista ve la ripropongo qui:

Io:
In "Argon" lei descrive una fase di perdita di identità di una comunità ebraica. Per quanto riguarda il problema del rapporto tra lingua e cultura dominanti, esistono delle analogie, anche se con delle grosse differenze, con l'attuale problema delle lingue tribali in Africa, che vengono sostituite dallo swaili, dal francese e dall'inglese. Lei ritiene che le culture che scompaiono lascino traccia di sé arricchendo quelle dominanti, oppure con loro scompare tutto?

Primo Levi:
Anzi, la descrizione che io ho voluto fare in "Argon", che ho scritto nel '46, quindi assai prima della stesura del libro, mette in luce il fenomeno contrario, l'acquisto di una identità data dal fondersi di queste due culture, quella ebraica e quella piemontese, culture che tra l'altro in parte hanno avuto rapporti con il mondo non ebraico piemontese; ad esempio, nel museo ebraico di Casal Monferrato è riportato un pezzo scritto da un non ebreo, Angelo della Sala Spada, dal titolo "La gran battaja d'j abrei d'Moncalv" dove compare questo mondo ebraico, descritto anche attraverso questo dialetto misto.
Effettivamente però, dal punto di vista storico, questa già piccola comunità va scomparendo, e di questa rimangono solamente documenti e testimonianze.

Io:
Lei ritiene che sia giusto e che sia possibile intervenire in modo che questo non avvenga?

Primo Levi:
Non è possibile evitare questo fenomeno, perché il processo di assimilazione, che poi è lo stesso che sta avvenendo per lo yiddish, è un fenomeno storico che prescinde dalla volontà di chi lo subisce. Si può quindi studiare, ma non si può far rivivere questo mondo che scompare. L'unica possibilità è quindi operare un salvataggio archeologico portandone testimonianza.
Io:
Mio padre sostiene che in "Carbonio" ci sia traccia della filosofia ebraica del divenire e dell'unità, della vita come unico bene, della coscienza di se' espressa solo nell'uomo dalla materia non più inerte. Io invece sostengo che il racconto ha uno sfondo di ideologia e di filosofia laica e di interpretazione poetica delle attuali conoscenze scientifiche.

Primo Levi:
Probabilmente in "Carbonio" esiste un'intuizione, ma non cosciente, della filosofia ebraica.
"Carbonio" però, come tutto "Il sistema periodico" vuole essere in primo luogo polemico verso una cultura accademica e umanistica che esclude la possibilità di interpretare la scienza, la materia, l'esperienza concreta in termini poetici. In questo libro, e in particolare nella "Chiave a stella", voglio esprimere proprio la possibilità di vivere un mestiere prosaico con pienezza e poesia. Nel mio mestiere di chimico in particolare, come in ogni contatto umano con la materia esiste un sottofondo emotivo. Ogni chimico a livello elevato in tutti gli elementi avverte un'ombra simbolica. Ne "Il sistema Periodico", ogni elemento esiste come tale, ma viene usato per dire altre cose. A volte, come in "Ferro", sono persone ad essere rappresentate dagli elementi. In altri casi gli elementi stessi sono umanizzati.
Io:
Effettivamente in tutto il libro si avverte questo suo rapporto stretto con la materia. Che origini ha?

Primo Levi:
Durante il fascismo, nelle scuole veniva insegnato che è lo spirito a dominare la materia. La mia posizione è esattamente opposta. A volte madre, a volte nemica, è il fondamento principale dell'esistenza. Nel mio rapporto con essa mi sento molto vicino a Conrad e al suo rapporto con il mare. Così come il mare per Conrad, per me la materia è un partner spesso spietato, di cui però non posso fare a meno.

Estrae dalla biblioteca un libro di Conrad, "Gioventù", e cita un pezzo sottolineato:

- "Ma voialtri qui, tutti avete ricavato qualcosa dalla vita: denaro, amore... e ditemi, non è stato quello il più bel tempo, quando eravamo giovani in mare e non avevamo nulla, salvo batoste e a volte l'occasione di provare la propria forza..."
Secondo me esiste una lacuna, nella cultura italiana, che esclude un tipo di letteratura attinta da altri mestieri, da altre arti del vivere. Mi è sembrato quindi un esperimento che valeva la pena di fare, quello di attingere materia e documenti da quello che è stato il mio mestiere per 30 anni.
Io:
Come è arrivato alla costruzione de "Il sistema periodico"?

Primo Levi:
La costruzione di questo libro è avvenuta incorporando cose e idee diverse; un disseppellimento di cose viste e pensate e, a volte, già scritte. "Zolfo", ad esempio, era stato pubblicato per "L'Unità", altri, come "Carbonio", li avevo pensati molto tempo prima: neanche molti anni fa ho ricevuto una telefonata da un mio compagno di Lager che mi ha chiesto se avevo poi scritto la storia dell'atomo di carbonio.
Io:
Mi è sembrato che non a caso "carbonio" segnasse la fine dell'opera. Infatti ho la sensazione che sia la conclusione filosofica di tutti i temi del libro. E' realmente così?

Primo Levi:
Credo che questo debba essere giudicato dai lettori. Io lo sento conclusivo, anche se Calvino, quando lesse tutti i racconti mi disse che l'avrebbe messo in mezzo.
Io:
Lei si sente affine a Calvino, soprattutto nel rapporto tra ironia e ragione?

Primo Levi:
Io mi sento fratello di Cavino e lui di me. "Se questo è un uomo" e "il sentiero dei nidi di ragno" uscirono quasi contemporaneamente. Da allora, pur vedendoci poco, abbiamo percorso strade vicine e parallele; ad esempio esistono delle affinità tra "Il sesto giorno" in "Storie naturali" e "le Cosmicomiche."
Io:
Perchè la scelta di Escher per l'illustrazione di copertina de "Il sistema periodico"? Io ho pensato che la cascata perpetua, con il suo "moto statico" infinito di salita e di discesa potesse essere legato all'indistruttibile atomo di carbonio. Lei scrive, proprio in "Carbonio": "Su questo cammino all'ingiù, che conduce all'equilibrio e cioè alla morte, la vita disegna un'ansa e ci si annida.

Primo Levi:
Ho fatto questa scelta inconsciamente, perché mi piaceva quest'immagine. Probabilmente però intuendo quest'interpretazione.
Io:
Avverte dentro di se' "Lo Straniero", "L'Inoperoso"? Esiste qualcosa in lei del carattere dei suoi avi del Monferrato?

Primo Levi:
Lo sento come propensione all' otium, nel senso di dedicarsi a cose utili ma divertenti. Fra l'altro questo fa parte di una certa tradizione ebraica, che tende a commentare il commento del commento del commento...pensare ad esempio ad alcune pagine del Talmud: il testo piccolo al centro e tutto intorno i commenti...
Io:
In che modo ha influito sulla sua formazione il periodo di antifascismo latente, prima della deportazione e dell'antifascismo militante, che descrive in "Oro"?

Primo Levi:
Era un periodo di confusione e sprovvedutezza. Di antifascismo si aveva paura a parlare; Marx non esisteva e Croce veniva censurato. Facevamo riunioni di giovani ebrei e cercavamo di costruirci un antifascismo con tutto il materiale di cui eravamo a disposizione, nel mio caso, ad esempio, la chimica. Tutto poteva essere letto in chiave antifascista, tutta le nostre conoscenze, dai nostri rispettivi mestieri, ai racconti biblici, come ad esempio il racconto di Esther.

In questa foto - inedita come l'intervista ma di molti, molti anni prima - Primo Levi è insieme agli attori del Teatro Delle Dieci di Torino.

lunedì 9 aprile 2007

buona pasquetta

Dunque, ricapitolando.
Stamani, nonostante il lavoro da consegnare domani, vengo ingaggiata in un combattimento all'ultimo sangue con Castruccio, il quale vuole ad ogni costo commentare il mio ultimo post con una infinita sequela di insulti ad MMAX, il quale - non ammettendo commenti al suo blog - deve necessariamente aizzare i miei troll per divertirsi un po', e poi fare delle sintesi elaborate a cui è impossibile dare replica (se non da me).
Esasperata, capisco di avere perso ancora una volta la mia battaglia e mi rassegno a moderare i commenti.
Mentre Castruccio chiede asilo al Griso (il quale stamattina s'è svegliato con l'incontenibile voglia di scrivere un post dedicato a me - d'insulti, sia chiaro) in una pausa da lavoro, modero un paio di commenti: Nel primo Uriel mi dà della nazista perché penso sia un diritto quello di cambiare scuola se non piacciono gli insegnanti, e nel secondo, a commento del mio post "islam politico e identità", Annarella mi comunica che è ben ora di smettere di parlare dell'islam politico e bisogna invece iniziare a parlare di quello religioso. Proposito enomiabile, sottoscrivo, ma purtroppo non ne so una cippa: l'unica roba islamica non politica che abbia mai letto sul web è fatta da Sufi e ad Annarella - sarcazzo perchè - i Sufi fan girare le balle.
Sul counter 5 persone mi cercano con parola chiave"ornitofobia". (ma questo, va detto, succede fin dagli esordi del blog, è un campo in cui - mio malgrado e anzi, con scorno - eccello)
Torno sul blog del Griso per controllare la situazione e cosa scopro? Che la storia, nata sul mio blog con una interminabile lagna di Castruccio, si è sviluppata su quello del Griso in una appassionante telenovela con pubblicazioni di mail private riguardo ad un misterioso quanto interessantissimo passato sospeso tra VL e RL tra la Dacia e il temibile Troll.

Ora io dico. Ma è sfiga o che cosa ho sbagliato?

islam politico e identità, risposta a Suri

Ho risposto così al commento di Suri a questo post sul blog di Lia.

"Hai viaggiato, abitato paesi, assorbito cultura: scrivi in un italiano invidiabile...eppure tutto questo non ti ha impedito di connetterti con il tuo "deserto", che senti profondo e radicato. Il mondo, le cose - intendo dire - ti hanno attraversato e fanno parte di te senza contaminarti: è il concetto stesso di "contaminazione" la radice dell'errore, l'errore dell'islam politico, intendo.
Per me la "normalità" non è altro che questa. Noi abbiamo usato la carta, ci ha cambiato certamente l'esistenza, senza per questo trasformarci tutti in cinesi. L'uomo è una scimmia copiona, proibire la contaminazione in nome di una purezza che non può essere umana, finisce con l'essere una operazione artificiale e violenta. Un movimento che - in nome dell'odio contro l'invasore - volesse distruggere ogni traccia di cultura araba dalla Sicilia, o far diventare cristiani tutti gli albanesi, o combattere contro la britannica puntualità delle poste indiane - dovrebbe opporsi con la violenza al flusso "normalità" umana. Di curiose scimmie copione."

domenica 8 aprile 2007

pillole sul relativismo

C'è chi ritiene che per entrare in Europa si debba essere cristiani, e c'è chi ritiene che per entrare in Europa si debba abolire la pena di morte. Ecco: io sono profondamente favorevole alla seconda opzione, e profondamente contraria alla prima. Intendo questo, quando parlo di stabilire un minimum set. Chiedo contestualmente a Dacia se pensa che la precondizione di abolire la pena di morte per poter entrare in Europa sia un grave atto di violenza sciovinista colonialista e sionista.
Lasciatemi lavorare!

sabato 7 aprile 2007

from padania con amour

clicca la foto per ingrandirla:

"La nostra Bassa non è di certo rinomata per le sue qualità climatico-ambientali, che anzi risultano presentare spesso e volentieri un carattere piuttosto difficile, basti pensare alle proverbiali nebbie invernali di questi luoghi. Ma secondo una consuetudine alla quale i racconti di Giovannino Guareschi ci hanno abituato, questo territorio è anche capace di riservare delle sorprese paesaggistiche singolari. E’ il caso di un albero di ciliegio che da alcuni anni è ospitato fra le mura di una casa diroccata, in località San Rocco, a Roccabianca. Lo strano fenomeno assume un fascino particolare proprio nel periodo primaverile, quando la fioritura sui rami dà vita ad una curiosa fusione fra l’ambiente naturale e la chiara impronta di una tradizione contadina dalle radici antiche."

Un lettore di Mondo Piccolo


venerdì 6 aprile 2007

ethno girl

Con i teorici dello scontro di civiltà è impossibile entrare nel merito dei contenuti: in qualsiasi confronto arriva il momento in cui alzano un limite simbolico ma invalicabile, che non ammette repliche: non conta più l'oggetto della discussione ma soltanto i loro attori. La loro Fede, le loro Origini, la loro Identità. Accade con Dacia, con Oriana, con Deborah: nello stesso modo e con modalità simili.

Dacia, sul suo blog, scrive un post appassionato - beffardo e divertente come d'abitudine - ma inutile: programmaticamente e scientemente privo di contenuto.

Quando i fronti sono delineati non già dai contenuti - oggetti flessibili - ma dal sangue - oggetto simbolico di natura incerta e durezza adamantina (si basti pensare alla razza italica, per capire quel che intendo) - che senso può avere la parola?

Dacia profetizza un futuro generico movimento "di rottura": a tutt'ora sappiamo da lei solo che le sue schiere saranno ordinate su base etnico-religiosa - l'islam e gli africani protagonisti, e - chissà perchè - i buddhisti dello Sri Lanka comprimari - e che i suoi obiettivi di breve, medio e lungo raggio non sono unfortunately al momento disponibili. A parte - ovviamente - schiaffarla nel culo a moi (mica come persona, che son simpatica: come simbolo, ovviamente) che non sarà un granché sul piano della progettualità, dicamocelo, ma ha il dono della semplicità. Mica nulla di nuovo, eh: è un po' la buona vecchia logica della gambizzazione dei sindacalisti: colpiamo gli agenti dello SIM, quanto al resto si vedrà poi.

(per inciso, l'ottica etnica mi interessa meno di un cazzo, viceversa metterla nel culo ai fautori dello scontro di civiltà per me è un goal primario, eh? Solo perché il mio pacifismo non sia eccessivamente frainteso, we shall overcome sta minchia)

Come la beffarda fanciulla candidamente ammette, dunque, qualsiasi opzione, progetto politico, proposta, è in se' sospetta e inaffidabile non tanto per il suo eventuale contenuto - indiscutibile per definizione - ma per la sua fonte, cassata senza ulteriori indagini.

Lei rappresenta dunque la Giustizia: e per grazia ricevuta.

(ahi, se mai fosse sensato farlo, si potrebbe per una volta giocare a Miss Ethnic con Sua Etnicità in persona: CUANDO EL REY NIMROD sai i miei avi dhimmi, lavoratori alla salatura delle teste dei condannati in terra di Algeria , o erano a Tunisi? - URUH ma di sicuro sputati dalle navi a Livorno due secoli fa con le pezze al culo? Quello? E' un dijeridam, mi marido ha uno zio aborigeno, AVA NAGHILA, no che non sono andata in vacanza, stronza, noi sefarditi siamo abbronzati: per carità nulla al confronto, eh! C'ho il patronimico arabo! Prima si suona il violino sul tavolo: poi si balla la hora? NERENNENNAH)
Niente da fare, noi non si emana medioriente, non ci sono quarti di terzomondità ostentabili a fronte di tanta sovrabbondanza etnica.

Naturalmente far notare ad un teorico dello scontro di civiltà che la sua visione è manichea è impossibile. Si può forse convincere Oriana del fatto che i crociati fossero delle bestie? Giammai! Ammetterà mai Deborah le colpe di Baruch Goldstein? Ma no, troverà sempre delle ottime giustificazioni. E parimenti sarà impossibile far notare a Dacia - per esempio - che la storia del suo pueblo d'elezione, l'Islam, non è necessariamente una storia di gente aliena dal potere: che è - anzi - una storia di conquiste e di grandi imperi.
O che le carneficine tribali non sono affatto "pittoresche" solo perché agite da neri.
Chi teorizza lo scontro di civiltà è costretto ad esser cieco di fronte alla trasversalità del fenomeno del potere, nella storia dell'uomo: quella bestiaccia, il potere, che ciclicamente viene uccisa e che risorge a nuova vita, con nuove forme e nuovi attori, e che sfoggia abiti ogni volta diversi, techno, ethnic, american style, pure black, soviet chic, restando sempre invariata nella sostanza.
La stessa premessa - nel riconoscere una trasversalità di oppressori e oppressi - verrebbe a cadere, e con quella il castello ideologico - assai debole di sostanza ma forte nelle simbologie - che la sorregge.

Sarà per questa necessità di non mettere in discussione la fede nei doni innati, nelle rendite di posizione cromatiche, o per questo bisogno di negare la trasversalità di vizi e virtù umane, che Dacia - invitata a riflettere ed argomentare sulla qualità non etnica dell'esercizio del potere - liquida il destino tragico dei piccoli uomini della foresta, neri vittime di oppressione e di rapina ad opera di bastardi sì - ma concolori - con una bella, schietta, argentina risata?

serve una moglie?

Mogli in affitto in pronta consegna. Soddisfatti o rimborsati. [hat tip Marco d'Itri]

migrazioni umane

Cliaccare per ingrandire. La colorazione delle frecce è relativa alle epoche delle migrazioni.


Tanto per dire che le migrazioni umane (quelle dall'Africa sono iniziate 100.000 anni fa e non sono ancora terminate) non sono esattamente un portato del capitalismo, come vorrebbe la visione schematica terzomondista e no-global. Per la verità l'incessante muoversi alla ricerca di nicchie migliori per la sopravvivenza, più ricche, più fertili, la fuga dalle pestilenze e dalla siccità e dalle carestie direi che inizia con i batteri, quegli agenti della mondializzazione giudo-pre-cambriana.

giovedì 5 aprile 2007

curiosità antirelativista

Bene: ammettiamo per un attimo che il minimum set di diritti sia virtualmente impossibile da negoziare perché l'umanità "non esiste", e le identità delle varie umanità siano qualcosa di anelastico e impenetrabile.
Presumo che a una ragazza del Ghana si debba sparare sulla barca, o rispedire al suo paese, o al massimo mandarla a raccogliere pomodori. Di certo non affidarle un neonato: io non affido mio figlio a qualcuno con cui è virtualmente impossibile negoziare un set minimo.
Ho capito male o qualche relativista mi spiega meglio?

erano centoquaranta commenti

e ora non sono più. E neppure il post, muoia Sansone con tutti i filistei.
Qualcuno ha qualcosa in contrario?

mercoledì 4 aprile 2007

welcome home

Oh, cazzo, sto via tre giorni e trovo il blog che è un lupanare de freak e troll incazzati, trombate virtuali, nani e ballerine e quel che è peggio la mia webcam preferita - la mia privata finestrella sull'antartico - quella che mi ha confortato nelle lunghe notti invernali china sul lavoro (come il Piccolo Scrivano Fiorentino) con le sue aurore infinite dai colori cangianti, quella
che da un po' di tempo s'andava rabbuiando dandomi il brivido di assistere in diretta alla lenta discesa della eterna notte antartica, beh, me la ritrovo così:

Insomma, è passato un tizio, e l'ha girata verso l'interno della base.
Fine dei giochi.
E il bello è che continua ad aggiornarsi ogni minuto sul binocolo, eh?

sabato 31 marzo 2007

azzime jap

Le azzime, o mazot, ovvero quelle gallette senza lievito che servono a ricordare a noi judios gli stenti patiti in Egitto, oltre che da monito per non farci gonfiare troppo del nostro peggior vizio: l'orgoglio; quelle ingiuriate da secoli, l'ultima volta il febbraio scorso; quelle tornate di moda al grande pubblico, che magari non crede in Dio, ma crede nelle intolleranze alimentari - fede non tanto spirituale ma pur sempre fede - quelle gallette, insomma.
Come dividerle in due parti uguali: istruzioni per l'uso in giapponese.
Da domani a martedì sarò a Torino a festeggiare la pasqua, ci si vede.

straccetto rosa porpora

Per manifestare voglia di laicità.

bagnasco gnurant

A proposito di "set minimo di valori", c'è chi spera di imporre il suo personale set affatto minimo e ancor meno negoziabile.
A proposito, chi prova a spiegargli, a Bagnasco, che l'incesto tra adulti consenzienti è perfettamente legale, in Italia? [hat tip D'Itri]

venerdì 30 marzo 2007

il mio blog

Secondo Castruccio.

giovedì 29 marzo 2007

censura rabbinica

Citata in uno dei cult blog degli antisionisti...

"Ho già scritto della sempre più pervasiva e preoccupante influenza della lobby ebraica nel campo dell’informazione, negli Usa e ora anche in vari Paesi europei, e avendo al riguardo citato il caso di Ariel Toaff ho ricevuto numerose critiche e reprimende, come ad esempio dal blog di rosalux."
...ed MMAX rosica! :-D

Ah, a proposito di quanto sostiene l'autore del Post, ovvero che il libro è stato ritirato (falso, è esaurito e non ritirato) per via delle pressioni spaventose dei potenti rabbini italiani, e non per le stroncature (unanimi quelle della comunità scientifica) vi invito a rileggere le inquietanti dichiarazioni dei rabbini riguardo a "Pasque di Sangue" che dimostrerebbero la pervasività, l'intolleranza e la violenza della lobby: «Non è mai esistita nella tradizione ebraica — si legge nel comunicato — alcuna prescrizione né alcuna consuetudine che consenta di utilizzare sangue umano ritualmente. Questo uso è anzi considerato con orrore»
Certo, se si confronta con il licenziamento di direttori di giornale, le manifestazioni di piazza, le ambasciate bruciate, le manifestazioni di sdegno dei diplomatici e il boicottaggio della Lego e di Lurpak, seguite alla pubblicazione delle vignette su Maometto - vicenda di cui non sito non c'è traccia ne' commento, se non (ovviamente) per stigmatizzare le vignette - ammetto che 'sti rabbinacci fan davvero paura de notte.

natura spring, o del tabù della pedofilia

Ogni società culturale è regolata da una rete tabù, e raramente questi tabù sono universali. Non c'è società priva di tabù sessuali, e la nostra ne ha pochissimi: il nostro tabù sessuale per eccellenza, uno dei pochi rimasti e forse per questo tanto solido, è la pedofilia.
Nei commenti al post precedente Dacia - che ha una formazione solidamente ideologica, oltre ad essere convintamente relativista (cowboy esclusi, va detto) - sostiene due cose.
La prima - con cui sono parzialmente d'accordo - è che la pedofilia è un tabù culturale, la seconda - e qui mi ribello - è che è un tabù "imposto dall'alto".
Provo a spiegarmi.
Intanto si dice che la morale naturale non esiste, o meglio, che la fonte della morale non è la natura.
Da brava dilettante dell'etica, mi permetto di eccepire: se si può discutere culturalmente intorno all'età da marito delle ragazze, che una in società contadina sono spose e madri a 12 anni e in una società urbana alla stessa età sono bambine immature che necessitano di anni e anni di addestramento alla vita, non c'è invece società - mi risulta - che veda con simpatia chi si ingroppa i neonati in culla.
E invece ci sono pedofili che lo fanno.
Quindi la natura non sarà magari la fonte dell'etica, ma a volte qualcosina da dire anche lei ce l'ha.
Cosa accade invece con una ragazza in pubertà? Qui la faccenda si fa assai più sfumata, e interessante. Prima di tutto c'è da insinuare - e io lo faccio - che qui natura e cultura abbiano due opinioni assai diverse, in materia di etica.
Agli uomini piacciono occhi grandi, naso piccolo, piedi piccoli... tutto che rende attraente una donna sono dei "segnali di estrema gioventù/infanzia". Una donna giovane ha di fronte a se' anni di potenziali maternità e di buona salute, è un investimento biologicamente migliore e istintivamente i maschi lo sanno.
Dunque - mediamente - le ragazze puberi ai maschi piacciono.
Qui subentra il secondo assunto ideologico della Dacia, che vivendo la straordinaria e bizzarra contraddizione di combinare una visione violentemente manichea e al tempo stesso relativista della società sostiene che il tabù sia imposto da una specie di casta di potenti che ipnotizzano le genti imponendo i loro diktat culturali.
La società è invece - secondo la mia visione - una rete complessa di cultura, modi di vivere, necessità, opportunità che crescono e si sviluppano motu proprio intorno all'interazione, alla mediazione, e alla lotta tra interessi diversi e comuni. Noi siamo nati e cresciuti in seno a società urbane, nelle quali per vivere è necessaria una alta specializzazione. Una donna, nelle nostre società, per potere allevare altri (pochi) figli a loro volta altamente specializzati a vivere, deve - per esempio - lavorare: nelle società urbane sono pochi ricchi quelli che possono permettersi un solo - lauto - stipendio per mandare avanti la baracca.
Dunque il tabù che proibisce ad un adulto di toccare una pubere è un tabù fondante e fondamentale delle nostre società non per l'interesse di pochi, ma per l'interesse di tutti.
Un articolo sovrastrutturale, necessario - come ogni tabù - a fondare l'identità collettiva, e strutturale, cioè necessario a mandare avanti quella baracca che non sarà un granché ma cazzo - è pur sempre la nostra mammella.
Se poi Dacia, da cultrice del femminismo biologico, sogna una società dove le donne siano preposte a far molti figli e non lavorino, e per quello si batte, che lo dica chiaramente.
Posso - però - restituirle il "crumira" che un giorno - in materia di islamofemminismo - mi fu da lei appioppato?

martedì 27 marzo 2007

dilettanti allo sbaraglio

Premetto che questo è un blog dilettantesco: mi piace parlare di cinema, di politica, di antropologia, pubblicare foto e disegni e di scrivere poesie e racconti all'insegna della totale e completa non professionalità, consentendomi tutta la gamma di errori commettibili (commissibili?) da un essere umano. Quanto all'etica - ho passato ogni singola ora di filosofia al liceo a giocare a Peppa in giardino - quindi mi manca non già la professionalità, ma proprio le basi culturali.

C'è da dire che non sono solo le puttane a trombare, e l'etica - così come il sesso - è un tema che riguarda professionisti e umani simplex, pertanto mi provo a rispondere - come posso - a fB che a proposito della mia affermazione:

La tua visione presuppone un umanità nata innocente e in seguito corrotta, la mia che il male nasca insieme al bene, e insieme all'uomo stesso. Per me la lotta del bene contro il male è una costante. Non può avere un inizio, non può avere una fine.
commenta:

Se non ci si è prima messi d'accordo sulla definizione di bene e di male e su un qualche metodo per distinguerli tra loro tutta questa frase risulta priva di significato

e anche:

Però né l'una né l'altra posizione, come espresse da Rosa, mi paiono esprimere alcuché sinistra

Il primo problema indicato da fB direi che genera due approcci diversi e compatibili.

Se è sull'etica che si fonda la convivenza civile e se il processo di unificazione dell'umanità - iniziato nella preistoria e sviluppato assieme al progresso tecnologico - è irreversibile e destinato a compiersi, allora un etica condivisa è fondamentale, e allora un set minimo di quei diritti della persona (quelli che sono antipatici al mio amico/nemico namib) occorre per forza formularlo. Io - potrei sbagliarmi - penso che le differenze culturali siano immense, ma che l'umanità sia una sola: l'intera umanità piange il figlio morto, l'intera umanità sorride all'amico, l'intera umanità canta canzonette di protesta sulla mamma che impedisce alla figlia di uscire col moroso, e - ne sono certa - i bimbi sui cammelli dopo cinque minuti di un viaggio lungo un giorno chiedono "quando arriviamo"?
Dunque, il set minimo per stabilire ciò che è bene - io - faccio presto a stilarlo: non uccidere, non ferire, non limitare la libertà altrui: questo set minimo può e deve essere sviluppato dalle società politiche, che lo concretizzano in diritti: diritto alla casa, al nutrimento, alla salute, allo studio.

Io, dicevo, faccio presto a stilarlo.
Poi però sono favorevole all'aborto, penso che ci sia differenza tra infibulazione e circoncisione, e penso che limitare la libertà di un serial killer sia una triste necessità.

A questo punto subentra la seconda fase, inevitabile, che è politica: se il mio set minimo (da cui però discendono innumerevoli sottinsiemi discutibili) è scontato, lo è altrettanto quello degli altri: da qui il confronto, la battaglia , la mediazione, e tutto l'apparato che è di pertinenza stretta della politica. Battaglia, come dicevo nel mio post, che è una costante, precisamente a causa della giusta obiezione di fB: il bene e il male non sono degli oggetti ma delle direzioni, e - direi soprattutto - degli equilibri tra esseri umani, idee e realtà possibili: è dunque virtualmente impossibile raggiungerne l'essenza, che tuttavia occorre cercare.
Curiosamente noto che proprio los revolucionarios, Martinez in testa, considerano tutto ciò un problema collaterale e secondario: finto, di bandiera. Sostenere pubblicamente di voler torturare i gay non è per loro una posizione politica, ma fuffa per mascherare una sostanziale uguaglianza tra la destra e la sinistra: se - come io credo - concepiscono il bene e il male come "assoluti", per loro non c'è equilibrio da trovare nel presente: la lotta è per sconfiggere il male, da cui sorgerà - per contrasto e certamente - il bene. Ho conosciuto un noto leader dei cobas che si vantava di usare ogni giorno, per andare al lavoro, la corsia di emergenza. L'ho sempre trovato emblematico: un uomo che si sentiva un combattente per il bene dell'umanità intera, era totalmente cieco alla mera azione quotidiana di ovvio e reciproco rispetto della convivenza civile, e non è un caso: se il bene è altrove, tutto quello che si vive è fuffa collaterale di nessuna importanza.

Per finire, fB, non so bene se tutto ciò è di sinistra, e ti dirò - non è che mi importi più di tanto che lo sia: separare il bene dal male è sfida forse impossibile ma interessante, separare la destra dalla sinistra assai meno.

300

Il mio commento più sincero sul film 300 è idiota ma inevitabile: "troppe battaglie" (sì, sì, lo so le Termopili, le Termopili, ma due palle lo stesso). In questi casi - quando mi allesso - mi assento un po' dalla trama, non capisco bene cosa succede, penso ai cazzacci miei e mi limito a "guardare le figure". E in questo caso peraltro c'è di che guardare.
La cosa curiosa è che all'uscita del cinema i miei amici, le cui vibrazioni adolescenziali al vedere il fiero Leonida che s'avanzava alla pugna erano di frequenza tanto alta da disturbarmi il sonno, si sono lamentati poi dell'eccesso di retorica, un film fascista, e blabla: io non concordo. Con tutto che per motivi miei personali e probabilmente condivisi dalla quasi totalità del pubblico femminile, i cui sbadigli coprivano talvolta l'assordante sonoro, il film mi sì ha stracciato le palle, ma queste schiere da warhammer, con tanto di mostri bitorzoluti, teste rotolanti dai fieri corpi muscolosi, corazze sfavillanti, piogge di frecce nere che avanzano in cielo come cavallette (queste per la verità sono citazioni della cronaca del tempo) sono una riproduzione di "genere" così fedele al fumetto, che mi pare testimonino del distacco del film dalla sua retorica. Un film di genere secondo me usa delle forme, dei contenuti e degli stilemi tipici per cimentarsi in un esercizio di stile, con molto distacco e nessuna adesione, anche se non necessariamente con ironia.
Posso convenire che ci vuole una faccia come il culo a recensire un film in cui si è ronfato, ma d'altronde a che cazzo servirebbe, altrimenti, un blog?

lunedì 26 marzo 2007

mode

Il bello dei blog è che non hanno tempo, lasci una traccia sempreverde di te e delle tue cazzate.
Ad esempio, all'improvviso questo ritratto virtuale m'è tornato di moda!
Corsi e ricorsi della storia.

domenica 25 marzo 2007

democrazia 1 - autoconservazione del sistema

La democrazia - a destra come a sinistra - non gode di buona stampa, ultimamente.
Ci sono - è bene ammetterlo - alcune ragioni comprensibili: dopo il crollo dell'URSS uno dei due poli attorno ai quali si costruivano sistemi diversi (che gli svedesi e gli americani abbiano prodotto società diverse mi pare palese) si è eroso: senza la competizione del modello socialista e con il mercato globale, il modello liberista sembra oggi il solo possibile, e così - un po' ovunque - gli schieramenti politici sembrano appiattiti - quanto meno sotto il profilo economico - su un pensiero unico. Se il comunismo è morto, la socialdemocrazia non gode di ottima salute.
La immensa piazza mondiale offre un mercato del lavoro a basso costo che ha reso virtualmente impossibile mantenere le garanzie che i lavoratori - soprattutto in Europa - avevano conquistato: a tutt'ora la sinistra non ha messo a punto una strategia fattibile e si ritrova, con grande scorno dei suoi elettori, costretta dalle circostanze a fare una politica liberista, cioè di destra, oppure a diventare antagonista ed uscire dal gioco democratico.
Inoltre, effettivamente, lo strumento democratico sembra essere poco adatto in se' a cambiare radicalmente il sistema ad ogni cambio della guardia. Il fatto stesso che gli elettori siano chiamati a giudicare gli amministratori della cosa pubblica ogni quattro anni, e che l'alternanza sia non solo possibile ma auspicabile, fa sì che qualsiasi cambiamento di una certa rilevanza debba necessariamente tenere conto della controparte. E' difficile - ad esempio - pensare ad una scuola che venga radicalmente riformata ogni quattro anni, una durata più breve di un ciclo elementare o superiore! E questo è uno dei motivi per cui - a mio avviso - strutturalmente la democrazia provoca una sorta di addensamento al centro.
In Italia, per la verità, l'abitudine alla democrazia è poi totalmente assente: siamo neofiti, e pertanto terribilmente infantili. Dopo il ventennio, l'Italia non ha conosciuto l'alternanza, ma è stata una specie di frattale della guerra fredda. Il partito comunista fungeva da pungolo per la democrazia cristiana, che - solidamente ancorata al potere - faceva la parte della destra e quella della sinistra. Per la DC, stangare gli elettori con una finanziaria dolorosa non rappresentava minimamente un problema. I democristiani non avevano avversari che potessero accusarli di comunismo, e gli italiani - abituati ad una dinamica politica assente - accettavano con rassegnazione di aprire il portafogli senza battere ciglio, rivotando ancora e ancora la DC, o i suoi satelliti. Non stupisce che - finita la guerra fredda e con lei i suoi frattali - siano emerse realtà infantili come Forza Italia, che ha scatenato una competizione non tanto a far meglio ma ad allettare di più. Se un tempo la dura realtà dei conti che debbono tornare veniva imposta dall'alto, causa una geografia politica immobile, oggi viene negata. Le due cose sono intimamente legate: noi produciamo una dirigenza politica atta a mantenerci - per imposizione o per negazione - in una costante infanzia. [continua]

sabato 24 marzo 2007

ricetta sionista

Soffriggere in olio d'oliva due spicchi d'aglio, e aggiungere un barattolo di pomodoro (polpa). Cuocere a fuoco lento per dieci minuti, e - a fine cottura - aggiungere qualche foglia di basilico. A parte, bollire la pasta (spaghetti ma anche maccheroni) e scolare come consigliato sulla confezione. Unire la pasta al sugo, avendo cura di togliere gli spicchi d'aglio, e personalizzare con un po' di parmigiano grattugiato.

giovedì 22 marzo 2007

dichiarazione d'amore

Dichiaro ufficialmente, essendo impossibilitata a scrivere post più elaborati causa imminente consegna, di amare Isabelle Huppert. In "Proprietà privata", un angosciosissimo film sull'infantilismo adulto, interpreta il ruolo del "chien perdu sans collier": una donna incapace di avere presa sulla vita e men che meno di crescere i suoi figli.
Mai vista un'attrice così brava.

martedì 20 marzo 2007

quella merda di prosperini

Uriel, sulla faccenda Prosperini. Mi associo alle invettive. Con tante scuse, ovviamente.

venerdì 16 marzo 2007

la solita moderata

Attraverso questo sito è possibile sapere se si è censurati in Cina. Io non lo sono, e se da sotto il profilo ideologico un po' mi secca (perché cavolo il mio blog non dà fastidio al Partito del Popolo, e quello di Ipazia sì?) sotto il profilo dei numeri è un potenziale bacino d'utenza piuttosto appetibile.

Ah, a proposito:

据路透社报道,姜可以杀死卵巢癌细胞,而胡椒粉具有辣味的化合物则可以使胰腺肿瘤发生萎缩。他们的研究提供了更多的证据,表明至少一些常见的调味品可以减缓或防止癌症肿瘤的生长。

Glazie mille!

(hat tip: ritigians)

giovedì 15 marzo 2007

lettera ad un nemico onorevole

Caro martinez,
sappiamo entrambi che in questo fragile rapporto nasce sulla una gravissima differenza - gestita da entrambi con il fioretto - e non certo sulla concordia. Eludere la differenza significa eludere il fragile rapporto (epilogo che - intendiamoci - ovviamente non si può escludere.)
Il punto è questo: gli abissi politici che che ci separano sono immensi: io non credo che il sistema sia mosso da una o poche volontà concordi, ma dalla somma di volontà discordi, interessi diversi, contrasti ed unioni. Un insieme fragile e caotico, ed immensamente complesso. Tu - per quello che io ho capito di te, prendilo con beneficio di inventario - pensi il contrario: che le forze che tengono il sistema siano poche e concordi nelle linee guida del potere. La tua visione presuppone un umanità nata innocente e in seguito corrotta, la mia che il male nasca insieme al bene, e insieme all'uomo stesso. Per me la lotta del bene contro il male è una costante. Non può avere un inizio, non può avere una fine. Conseguentemente, nel mio minuscolo mi batto perché il sistema muti tramite costante lavoro di miglioramento, che ovviamente non esclude strappi: tu perché cessi di esistere. Dunque ogni mia vittoria allontana te dalla tua e viceversa.
Siamo nemici, Martinez. Mortali.
Se un giorno che io temo e non auspico (e tu? e tu?) le nostre schiere si armassero sul serio, io e te dovremmo ucciderci.
Fatta questa premessa (cribbio, sono solo alle premesse?) quella sarebbe una battaglia - e voglio dirlo con il tuo linguaggio, non con il mio - terribile, atroce, ma fatta con onore. Ecco, quello che voglio dirti, Martinez, è che invece non c'è onore, ad usare un piccolo popolo la cui impotenza è autoevidente a chi non è cieco, che ha avuto la terribile disavventura di entrare nell'epopea mitica di un'altra religione immensamente potente con il ruolo dell'assassino, per eccitare le proprie schiere.
L'hanno fatto i crociati, i nazisti, gli stalinisti, i maccartisti, gli integralisti islamici: è stata una battaglia impari, e gli ebrei l'hanno sempre subita, e spesso persa. Non è una cosa nuova, e non è una cosa coraggiosa ne' onorevole.
Se verrà un giorno in cui tu dovrai uccidermi mi asupico per il tuo onore che tu non lo faccia perché io sono un simbolo millenario utile per armare le schiere, e non una persona.

martedì 13 marzo 2007

risposta a Dacia Valent e Martinez

Rispondo qui ai commenti del mio post precedente.
Premesso che - in particolar modo rispetto a Martinez - mi colloco in universi politici, filosofici e di speranza davvero inconciliabili, voglio far notare che non ho chiesto punto a Dacia di prendere "posizioni politiche" riguardo ai due stati, allo stato unico o alla rivoluzione prossima ventura. Ho sempre pensato - forse sbagliando, non dico di no - che l'aspetto anarchico della rete sia affascinante: si mette un ombrello con l'etichetta "sinistra" e sotto ci vanno persone che se domani (e io spero di no) ci sarà una guerra, dovranno spararsi nel cuore.
E' un aspetto, questo della mancanza di purezza, che mi affascina più che repellermi: vediamo un po' quale freak viene sotto l'ombrello stasera: sarà un portaborse della Binetti o un baldanzoso nazimaoista?

La mia richiesta di chiarimenti invece riguardava un punto molto specifico, e legato al manifesto di Kilombo, manifesto che non discrimina (o non discriminava?) la sinistra antisistema da sinistra prosistema ma caccia (cacciava?) i razzisti: prendere posizioni rispetto ad una leggenda ingenua eppure imperitura, che fa ruotare più o meno tutto ciò che nel mondo va in modo che non ci garba: il capitalismo, l'imperialismo, il comunismo, la disinformazione, la corruzione, la libertà di costumi sessuali, il materialismo, la psicoanalisi, il cinema, intorno a 4 gatti tra i più sfigati che abbiano mai abitato l'orbe terracqueo.
Nel vostro campo, quello "antisistema", questa idea va di moda, affascina, piace e convince. Va per la maggiore. Chiaro che se il sistema va abbattuto, l'idea di avere un nemico circoscritto e neppure tanto numeroso è alquanto riposante.
E credo che - pur non essendo voi degli idioti e sapendo benissimo che si tratta di una vecchia putrida baggianata - abbandonarla in modo netto, prendendo posizione per voi e nei vostri ambienti di riferimento, sarebbe un enorme atto di coraggio, ma avrebbe un grosso costo politico. Perdereste aficionados: L'antisemitismo, in situazioni di spaventoso caos come la nostra è un comodo strumento pronto per l'uso di persuasione e propaganda: a rinunciarci si diventa degli "antisistema" come Uriel, che lungi dal farsi un problema della sua solitudine ne va fiero. Lupi sciolti.
E' curioso però che - secondo quello che sento da Martinez (che peraltro mai si è definito "di sinistra", se non erro) - questo sia stato invece un referendum "politico" atto a decidere se kilombo debba essere un aggregatore "antisistema", o della "sinistra di programma". Perchè credo che se così fosse, forse avrebbe dovuto essere un po' più chiaro: molti - mi par di capire - hanno votato sì così, per non dire no al gratis della vita, perché rifiutare un regalo non par bello, perchè Dacia è una donna, è nera, è mussulmana (non dimentichiamoci che è stato direi corale, il dar dei razzisti a quelli che hanno votato "no": cosa che trovo francamente offensiva prima di tutto per Dacia) e non perché siano necessariamente convinti che il sistema vada affossato a partire da subito.
Qua ad andarcene siamo in 2, e non direi neppure che siamo tra le più "di destra" dell'aggregatore: siamo ebree e ci offende l'antisemitismo, ma è un'altra roba (Dacia, fra parentesi Ipazia è marxista, e direi su un buon numero di argomenti è nettamente più a sinistra di me :-)

L'avranno capito proprio tutti, che - invece - ora Kilombo è un aggregatore "antisistema"?

l'antisemitismo è un tavor

E così, signore e signori, se semo visti.
Prima di tutto rassicuro Dacia: la sua prevedibile mancata presa di posizione riguardo alle paranoiche boiate razziste del sito che la ospita e con cui è in reciproco link sarebbe stato motivo sufficiente per andare via, ma quello che si è detto sui commenti ai miei post - e ancor più direi quello che non si è detto - sono un campanello d'allarme ancora più forte.

Aggiungo anzi che la sua mancata presa di posizione era tanto più prevedibile proprio alla luce di quei commenti, e della stupefacente assenza di voci discordanti. Un piccolo coro circondato da un assordante silenzio.
Dacia sa che prendere posizione contro chi sostiene che gli USA sono manovrati dagli ebrei, le avrebbe fatto perdere, più che acquistare credito politico presso il suo pubblico.

Ha ragione Mastroviti, non è il premio IADL che non va per Kilombo: sono io.

E il problema non è affatto Dacia, ne' lo è il premio della IADL.

Il problema è che si persa la capacità di leggere questa forma di semplificazione estrema e allucinatoria della realtà che è l'antisemitismo, semplicemente perché esso è tornato ad assolvere la sua storica funzione culturale. L'antisemitismo persiste, ritorna, e non cessa di esistere perché è maledettamente utile. E' un orsetto caldo, è un ciuccio, è la favola bella di Hansel e Gretel, dove il male è unico, circoscrivibile, isolabile. Basterà spingere la strega nel forno e gli uccellini torneranno a fare cip cip.

No?

Beh, signore e signori, ho una brutta notizia per voi: se Israele non esistesse...la Cina e l'India non smetterebbero di aver bisogno di petrolio, noi non smetteremmo di avere bisogno di caldaie piene in inverno, il capitalismo non smetterebbe di aver bisogno di crescere e crescere, i paesi detentori di petrolio non smetterebbero di combattere per la leadership di quel mondo frazionato con il righello dal colonialismo, ne' smetterebbero di avere una rendita di posizione che li tiene lontani dallo sviluppo ma non per molto, L'Europa non sarebbe più forte, e - no - l'Africa non avrebbe meno fame.

La verità che nessuno di quelli che usano l'antisemitismo per dormire bene e per scrivere blog vuole accettare è che se Israele, se gli ebrei non esistessero, non cambierebbe una strabeneamata cippa. Il problema "Israele", che è al centro dei vostri cuoricini, è un conflittucolo locale, che riguarda 4 stronzi 4. Una patetica minchiata.

Il tavor è scaduto signore e signori, sorry.

Gli ebrei non contavano un un cazzo nel '33 nonostante venissero considerati onnipotenti e - rullo di tamburi - non contano un cazzo neppure oggi.

Per me è una sconfitta, andar via da Kilombo, perché non mi diverte discutere con le persone a me affini, odio gli ambienti monocolori, e non ho paura di sporcarmi le mani con i babau.

Ma a fronte all'imbecillità di argomenti come "le lobby esistono", "l'antisemitismo è l'altra faccia del filosemitismo", "fai così perchè Dacia ti è antipatica", "non vorrei sembrare complottista ma voi volete distruggere Kilombo", e all'assenza di voci contrarie...beh, signori, a fronte di idiozie simili getto la spugna e vi lascio a leggere le considerazioni di Blondet su come noi usiamo i cartoni animati per rapire le coscienze dei vostri putti.

Tornerò - se capiterà - a discutere con il babau Dacia, perché pur essendo - ora che sono fuori dalla politica kilombiana lo posso dire papale papale - una donna ferocemente antisemita (per buona tradizione di famiglia, presumo: l'antisemitismo mette d'accordo Somali e Furlani, ed ecco che abbiamo trovato un'altra bella funzione) e politicamente ai miei antipodi, non è - ahi me lassa - ne' scema ne antipatica.

E nonostante ogni evidenza, la speranza nei cervelli che funzionano io ancora ce l'ho.

lunedì 12 marzo 2007

Io non credo proprio che - come dice Uriel - qualcuno stia strumentalizzando me o Ipazia a fare le ebree di facciata: alcuni sono dichiaratamente contenti di questa igienizzazione inaspettata, altri sicuramente imbarazzati e seccati da tanta rottura di coglioni. Ti fanno un regalo, ancora protesti?

I più con ogni evidenza non sanno distinguere - non sanno più distinguere - ciò che è antisemitismo da ciò che non lo è.

E' grave, che si dica che gli americani sono manovrati dagli ebrei, grave come dire che i negri debbono essere schiavi, grave come dire che i gay sono pericolosi per i bambini e devono nascondersi.

E' una cosa gravissima, non lo vedete?

Qua non si tratta per nulla di musulmani, di Dacia Valent, il premio della IADL o sarcazzo cosa.
Si tratta del banalissimo fatto che un popolo che ha avuto un regime il quale ha fondato la sua propaganda sulla paranoia nei confronti dell' ebreo padrone dei mass media, mondializzatore, fomentatore di guerre, burattinaio del mondo... non ha più la benché minima consapevolezza di quella sintassi culturale.

Ed è nuovamente pronto a considerare normale chi dice che...gli ebrei sono padroni dei mass media, mondializzatori, fomentatori di guerre, corruttori dei costumi, burattinai del mondo. Le stesse cose, dette nello stesso modo, e nella stessa, paradossale, assurda contraddizione con la realtà dei fatti. Gli ebrei hanno l'esercito più forte del mondo, manovrano il paese più potente del mondo, nonché tutti i media del mondo...epperò non riescono ad avere ragione dei palestinesi da 60 anni. Minchia, un impero, si espandono alla velocità della luce.

Le stesse cose che nutrivano le paranoie dell'Italia fascista, della Germana nazista, fondate sullo stesso pensiero magico, ed eugualmente straordinariamente cieche nei confronti di una realtà che le smentisce.

Qualcuno mi aiuti a vedere la differenza tra i due pensieri: io questa differenza non la vedo.

Quanto ai siti segnalati da Dacia, Informazione Corretta e quell'altro, sono siti di destra, ovviamente schierati, e hanno alcune tra le più isteriche e stupide penne che mi sia mai capitato di leggere. Però ci sono delle differenze, non c'è simmetria anche qui Dacia. Dov'è la simmetria? La home page di Al Jazira è letteralmente ossessionata, dagli ebrei.

Si accusa gli ebrei di strumentalizzare l'olocausto?

Basti confrontare i due siti per vedere chi è che ne è ossessionato, chi è che lo mette al centro di una attenzione minuziosa e ossessiva, in ogni suo articolo, e chi è che rievoca quell'evento per propaganda. Sembra che il cuore stesso del problema, la cosa più importante per un popolo immenso, una religione immensa, che abita territori sterminati, una religione antica, un passato glorioso...siano quattro ebrei. Non si vede la sproporzione? Davvero non è visibile? Dacia, tu la vedi la sproporzione?

simmetrie inesistenti

Dacia Valent, rispondendo al mio post riguardo al referendum su Kilombo, mi chiede - credo proiettando uno scontro di civiltà che non mi appartiene e non mi interessa - di esprimermi su due siti filoisraeliani, "Informazione Corretta" ed "Ebraismo e dintorni".

In verità la simmetria che immagina Dacia non esiste, e per una grandinata di motivi.

E' Dacia che rappresenta la IADL, è la IADL a offrire il premio a Kilombo e a rendere una associazione - che rappresenta voci non univoche - "membro onorario".
Io non offro un cazzo a nessuno, ne' rendo nessuno membro onorario di alcunché.

Ora, la mancanza di simmetria della bizzarra richiesta di Dacia non si limita alla differenza di ruolo tra chi è attore di una iniziativa politica e chi la subisce: un altro fattore rende la sua domanda ancora più strana e incomprensibile. Perché chiedermi di pronunciarmi su siti - che non hanno accompagnato trionfalmente il mio debutto, che non mi linkano, che non linko, che non contengono miei post, e i cui post io non pubblico?

Non ha senso.

Dacia invece: linka ed è linkata da al Jazira, da quel sito ha presentato la sua associazione al mondo, le sue iniziative sono pubblicate lì e lei pubblica articoli di quel sito.
Ora, per me sostenere che gli ebrei dominano gli USA è una roba gravissima, andare a ravanare tra le parentele di un direttore di giornale e formulare un giudizio in base a quello è una roba gravissima: per Dacia?

Si farebbe linkare e lo linkerebbe, un sito di pedofili?

domenica 11 marzo 2007

IADL, Kilombo, e il gratis della vita

Leggo, nei commenti al post di Ipazia e altrove riguardo al referendum su Kilombo promosso da Hari Seldon, la giusta richiesta di prove riguardo al presunto antisemitismo della IADL.
Conosco il blog di Dacia Valent, portavoce di quella associazione, e in più di un caso ho avuto la sensazione che, pur essendo una donna intelligente (ma lo era certamente anche Celine, ubi maior) un autentico fascino per il socialismo degli imbecilli - di gran moda - l'eccentrica signora lo provi davvero. Ma si tratta di sensazioni: le persone - come lei - che fanno politica anche e soprattutto attraverso un uso estremamente spregiudicato della provocazione e dello scandalo mediatico, hanno il coltello perennemente dalla parte del manico: possono dire qualsiasi sconcezza restando immacolate: se le prendi alla lettera, non sei che un ridicolo bourgeois. Provocavano, usavano paradossi: stavano scherzando, insomma!
Francesco Costa inoltre argomenta che una associazione non si valuta in base ai singoli membri ma alle iniziative che promuove. Non è esattamente vero, ma come dicevo sopra...sospendiamo il giudizio e fingiamo di essere uomini di mondo, di non essere dei bourgeois, insomma: ci sono degli ottimi motivi per accettare un premio da una associazione musulmana antirazzista. Non tanto perché non si debba mai dire di no al gratis della vita - che a volte invece si deve eccome - quanto piuttosto perché una associazione che curi i diritti della comunità musulmana in Italia, che denunci i soprusi che subisce, non è soltanto utile ma necessaria e - sicuramente - difendere gli immigrati è di sinistra, dunque del tutto compatibile con la natura e la ragione sociale di Kilombo.
Ma quali sono le inziative della IADL?
Come lo stesso Francesco Costa fa notare, nonostante l'abilità mediatica della sua portavoce della associazione si sa poco e nulla. Non sembra avere un sito intestato, e la maggior parte delle occorrenze su google portano al sito Al Jazira, dove per la prima volta è apparso il comunicato ufficiale di nascita dell'associazione.
La homepage del sito Al Jazeera è interessante: nella colonna di destra, quella delle "letture consigliate", c'è pressoché un unico tema a cui si ronza attorno: gli ebrei e l'olocausto.
So che in Kilombo c'è chi non considera Blondet - il quale ritiene che gli ebrei tra le altre cose siano colpevoli di corrompere la sana gioventù americana con i cartoni animati di Butthead e Beavis - antisemita. Non è ovviamente a loro che mi rivolgo, non considerandoli interlocutori possibili e men che meno di sinistra, ma a tutti quelli che hanno chiesto - autenticamente - ragione dell'accusa di antisemitismo alla IADL.
L'articolo "Esiste la lobby ebraica?" sul sito Al Jazira, dove si sostiene che la più potente nazione del mondo sia manovrata occultamente dagli interessi ebraici, e che gli ebrei De Benedetti e Mieli - sì, il Mieli che per primo ha promosso "pasque di sangue" - tengano le file dell'informazione italiana per conto della lobby, non è per caso razzista?
(non che sia importante, ma faccio notare che peraltro ne' Mieli ne' De Benedetti sono iscritti alle comunità ebraiche ne' hanno mai manifestato interesse verso l'ebraismo: solo che per un antisemita un cognome è un marchio, esattamente come per un razzista il colore della pelle.

Mi sembra che ci si possa accordare, senza troppa paura di logorare il termine ne' di passare per Sharoniani, nel definire serenamente e fermamente questo articolo come un coacervo di vili, triti e osceni pregiudizi antisemiti.

Pregiudizi di antica memoria, la cui idiozia e falsità è autoevidente, visto che il potere - da sempre ed ovunque - si manifesta attraverso territori sterminati, guerre vinte, lussi , risorse, beni materiali, deferenze e timori altrui: elementi sideralmente lontani da quel minuscolo paese che da 60 non riesce ne' a vincere la guerra, ne' a imporre la pace ad un altro piccolo, debole popolo.

So anch'io che si tratta di uno stereotipo talmente ricorrente da passare quasi ormai inosservato, e infatti quasi nessuno sembra accorgersene e men che meno preoccuparsene: ma si tratta uno stereotipo vecchio, ripetitivo e feroce, la cui matrice risale alle macchinazioni dei servizi segreti dello zar, i protocolli dei savi anziani di Sion, che attraversa le paranoie fasciste e naziste sul complotto giudaico e che lascia una scia di morti innocenti tale da non potere, e non dovere passare inosservato in un ambiente che ha tra i pochi discrimini quello dell'antirazzismo.

Per questo chiedo a Dacia Valent di esprimersi in maniera netta e senza possibilità di equivoci nei confronti del sito che ha lanciato la sua associazione e degli articoli ferocemente razzisti che ospita: so che l'assenza del mio blog goliardico e sconclusionato - inevitabile e definitiva se Dacia non chiarirà i miei dubbi - non avrà impatto alcuno sull'aggregatore, ma sono altresì convinta di non essere affatto l'unica a non volermi mescolare con chi non prende limpidamente le distanze da siti che propagano pregiudizi vecchi, osceni e pericolosi, anche se purtroppo tuttora in buona salute.

giovedì 8 marzo 2007

festino interetnico


nata su icq da Ipazia e Rosalux

mercoledì 7 marzo 2007

Beppe Grillo orientalista versus MEMRI

Arrivo, tramite il blog di Sherif, a questo videino di Beppe Grillo sul MEMRI. Da buon propagandista, l'ex comico - con la pretesa di rivelare "verità scomode" - nutre il suo pubblico con semplificazioni che hanno l'unico scopo - se va bene - di consolidare idee pregresse, se va male di indurre paranoia. Dopo aver adeguatamente affezionato lo spettatore al suo simpatico suocero persiano - un po' strano (sic - uomo di mondo, il Grillo, eh) perché festeggia il capodanno a marzo e non beve alcolici - ci comunica la sua scoperta sconcertante: Tutto quel che si dice in occidente a proposito delle dichiarazioni di personaggetti miti stile Admadinejad o Bin Laden, non è reale, è filtrato da un unico traduttore cui fanno capo le reti televisive occidentali: Non è dunque vero che per il capo di stato iraniano l'Olocausto è una leggenda, e lo stesso saudita Bin Laden, che parlerebbe secondo l'ex comico in palestinese (sic) sarebbe stato maliziosamente travisato dal MEMRI. Garantito da lui, noto orientalista, e dal suo suocero persiano, entrambi abili lettori del labiale.
L'idea fantascientifica che esista una fonte unica di traduzione per l'arabo, in tutti i media occidentali, è di per se' assurda. E sorprende che Grillo immagini il suo pubblico tanto babbeo da cascarci. Quando una rete ha bisogno di sottotitoli, si affida ad un traduttore (di cui peraltro nessuno in nessun caso è possibile verificare la "neutralità") , se esistono sottotitoli già pronti, si verifica che la fonte sia tecnicamente di buon livello. Il MEMRI è dunque - come è logico che sia data la quantità e la qualità del materiale - una delle fonti possibili di materiale sottotitolato.
Ma l'enorme quantità di materiale sottotitolato che viene pubblicata su quel sito è visibile da tutti sul web. Grillo lascia credere al pubblico che sia realistico pubblicare all'universo mondo una sottotitolazione con una traduzione falsa, senza che questo venga rilevato e discusso nei minimi particolari.
Ovviamente, di migliaia e migliaia di sottotitolazioni del MEMRI, alcune sono discusse eccome su internet, intendiamoci. Spesso le diverse interpretazioni possibili sorgono intorno a quelle aree del linguaggio ambigue: in un caso si discute se con "wilayah" Bin Laden intendesse genericamente "Stato" o specificamente "Stato USA": un errore di interpretazione può essere denso di conseguenze, è importanti da discutere, e infatti viene discusso. Nei minimi particolari, parola per parola, e non da fantomatici "suoceri persiani" capaci di leggere il labiale.
Ma scherzava, usava paradossi! è un comico! E come no, infatti: che risate la battuta sul suocero che non beve alcolici, eh? Ho ancora le lacrime agli occhi.
Intendiamoci, so anch'io che il MEMRI non è una fonte neutrale, ammesso che una fonte "neutrale" possa esistere davvero e non lo ammetto. Critici un po' meno gigioni di Grillo, come Whitaker e soprattutto meno portati alla propaganda grottesca, hanno puntato l'attenzione l'aspetto più controverso di quel sito, ovvero la sua selettività.
Whitaker sostiene - probabilmente con ragione - che il MEMRI selezioni il peggio del medio oriente mussulmano per motivi propagandistici, omettendo invece il peggio degli israeliani e degli americani.
A questo punto resta davvero solo da chiedersi cosa impedisca - chessò - a qualche sceicco o a qualche emirato, di mettere in rete un sito speculare al MEMRI che offra un servizio analogo ma da un altro punto di vista: perché merda di questo tipo non contraddice affatto le traduzioni del MEMRI, senza che la spectre o il mossad ne siano responsabili, e con media simili francamente si fa molta, molta fatica a scorgere l'immagine del nuovo Mandela del medioriente.

martedì 6 marzo 2007

il "realismo" secondo i preti cinefile

Per mirabile effetto di serendipità, nel far ricerche per lavoro mi imbatto in una perla di bizzoccaggine di rara bellezza. Secondo questo sito di dritte cinematografiche pretesche intorno al genere horror, Estasi di un Delitto è da evitare per la sua profonda immoralità. Anche L'Esorcista però - pur trattando con estrema correttezza un tema di grande rilevanza - non passa l'esame bizzoco: un po' per il turpiloquio, ma soprattutto perché, meraviglia delle meraviglie: "è inammissibile che si giunga ad eccessi di realismo schermico tali da sconcertare e traumatizzare".

circoli bizzochi

E' singolare: l'argomento principe con cui ci si oppone ai diritti matrimoniali delle coppie gay è la loro "infertilità". Naturalmente nessuno si sognerebbe di privare di alcun diritto le coppie sterili (basta vessarle negando loro il diritto a procreare). In fondo una coppia eterosessuale può sempre adottarlo, un bambino. Peccato che - a chiudere il cerchio perfetto - chi si schiera contro le unioni civili o il matrimonio gay sia lo stesso che mai, per nessun motivo, consentirebbe ad un omosessuale la possibilità di adottare: in breve il discorso è: "io ti proibisco di sposarti perché non puoi allevare figli, visto che te lo proibisco".
Il luogo comune velenoso che confonde omosessualità e pedofilia è forse il fondamento della comune avversione ad accordare alle coppie omosessuali il diritto di adottare: altrimenti come si potrebbe davvero pensare che sia meglio un orfanotrofio ad una coppia di persone consapevoli ed equilibrate, ma omosessuali. Questa larvata accusa di pedofilia ed altre offese gravi si sono sentite in questi giorni all'indirizzo di questi cittadini che chiedono il riconoscimento dei loro diritti. La mia amica Jill e la sua compagna Mary Ann hanno allevato con impegno e amore una bambina con un lieve ritardo mentale, non "piazzabile" tra le coppie etero, ora maggiorenne, che sarebbe rimasta in orfanotrofio: a lei hanno dedicato tempo, energie e amore. Chissà se c'è qualche rappresentante della bigotteria nazionale, disposto a spiegarmi come mai questa bambina sarebbe cresciuta meglio in orfanotrofio?

lunedì 5 marzo 2007

buonismo veltroniano?

Niente contro la lipu, e amo gli animali, se mai qualcuno avesse dei dubbi. Dirò di più: posso capire che chi - come me - amando gli animali non tanto per amor di selvaggia natura ma per proiezioni antropomorfizzanti - possa arrivare a rovinare il pasto ad un gabbiano levandogli dal becco un succulento cucciolo di pipistrello. Dovessi dirigere il traffico in una savana - e non affidatemi mai quest'incarico - i leoni morirebbero di fame e le gazzelle si moltiplicherebbero fino a creare un disastro ambientale.
Quello che davvero mi sfugge è perché mai - di una operazione tanto sciocchina - il Comune di Roma si vanti dedicandogli un intera pagina web.