Ore 12,53.
Dopo un lungo periodo di disoccupazione, di nuovo sotto consegna.
Intanto sulle Smoky è l'alba e in antartico un eterno crepuscolo
Ah. Resta sempre una domanda: perché lo faccio?
martedì 27 febbraio 2007
così gira il mondo
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british self hating
Un bel post su In Minoranza a proposito della pratica di self hating occidentale, e sulla purtroppo frequente tendenza a scadere nel luogo comune, rassicurante e ripetitivo.
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perchè lo fai, o della bellezza del discutere
Spesso - non so perché, ne' se succede anche ad altri - gli amici mi chiedono ragione di quello che scrivo sul blog: soprattutto mi si chiede come mai discuto con tizio o caio - che "tanto è inutile". Nonostante io sia piuttosto convinta - in contrasto con il parere di molti - che non ci sia necessariamente identità tra una persona e le sue opinioni, essendo queste ultime flussi mutevoli di memi (informazioni, miti, convinzioni) con una loro vita indipendente dal singolo individuo - e che quindi - sì - sia possibile contagiare ed essere contagiati da idee innocenti o maliziose, intelligenti o stupide, discutere secondo me è utile non tanto e non solo per mutare l'opinione del proprio interlocutore, o la propria. Mi è capitato di cambiare idea discutendo, ma ancora più spesso discutere mi è servito a consolidarle. Quando l'interlocutore - per lontano che sia dalle proprie opinioni - coniuga una efficacia argomentativa con una passabile mitezza personale - le opinioni si approfondiscono, si capiscono meglio, acquistano spessore e duttilità. E' come passare da una bozza a un disegno compiuto: è bello.
Detto questo, alla domanda "perchè scrivi questo tuo blog" resta impossibile rispondere. Perchè un signore manda avanti un blog in cui raccoglie foto di sedie di plastica?
Qualcuno glielo vuole chiedere?
Io nel frattempo mi sono scaricata il testo della polka finlandese, e sto cercando di impararla a memoria. Il mio progetto prossimo venturo è: riprendere le proteste della mia gatta Maybe mentre le canto la polka, e metterla su you tube. Perché, non saprei dire.
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Etichette: memi, progetti, speculazzate, usenet
domenica 25 febbraio 2007
ubiquità 2
E' notte, l'una e mezza: sto ancora lavorando, sono stanca e ogni tanto durante una pausa vado in giro a caccia di webcam panoramiche da ficcare sul mio pc: a Spalato è buio da un pezzo, e anche nelle Smoky Mountains ormai il sole è tramontato. E così approdo su una spiaggia di Byron Bay: Australia. E' mattina, è estate, la gente fa il bagno, onde morbide, sberluccichii, e non è un film. Sono proprio lì. E' destabilizzante, vederli , reali, dalla mia stanzina: fantascienza, e senza neppure accorgermene la fantasia di un rovesciamento di ruoli mi lascia ancora più stordita. Perchè ora sono io, nella mia estate, nel mio mare a godermi la luce della mia mattina...tuffi, profumi, sberluccichii, schiamazzi garruli, ignara dell'occhio invidioso che mi fissa dalla buia notte di un cupo inverno australe...
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sabato 24 febbraio 2007
Turigliatto, Rossi e la coerenza dei comunisti
Difficile rispondere a questo commento di Martinez, perchè implica l'identificazione con una parte politica che non mi appartiene: non è detto che l'alleanza con gli Stati Uniti sia obbligatoria, doverosa o inevitabile, infatti, ne' che gli interessi dell'Italia coincidano necessariamente con quelli degli Stati Uniti, ma allontanarsi da quella alleanza è scelta tutt'altro che semplice o priva di conseguenze. L'unica alternativa che mi pare praticabile, esclusa la possibilità di una autosufficienza italiana in un contesto tutt'altro che pacifico e privo di pericoli come il nostro, è una costruzione di una Europa politicamente e militarmente coesa e forte. L'esempio di Martinez, riguardo all'Ecuador e al quadro di alleanze in cui si stanno muovendo diversi paesi americani non convince. L'Ecuador non si pone affatto in una posizione di autosufficienza, ma in un quadro di alleanze - geograficamente comprensibili peraltro - il cuore del quale si chiama fonti energetiche. Un quadro di alleanze che - ricordo - esclude gli Stati Uniti non in nome di una coraggiosa indipendenza, ma aggregandosi ad un fronte del petrolio fatto - in gran parte - di teocrazie mediorientali tutt'altro che pacifiche e prive di volontà di potenza: quello di una Europa significativamente forte e coesa, è un obiettivo di medio/lungo termine plausibile, il cui successo sembra tutt'altro che garantito ma su cui lavorare, e per raggiungere il quale la manifestazione di Vicenza non rappresenta alcun passo significativo.
La via Ecuadorena invece non è a mio avviso la nostra, ne' geograficamente, ne' - mi auguro - politicamente.
Io dunque non avrei partecipato a questo atto simbolico inutile e di fragile consistenza, sospeso tra un "not in my yard" in stile no-taviano e una generica allergia anti yankee, avendo in sprezzo l'inutilità ancor prima che l'incoerenza.
Il punto di vista di Giordano e di Diliberto, però, non può che essere diverso: loro rappresentano gli elettori che li hanno votati, i quali per la maggior parte ritengono - diversamente da me - che una uscita dall'alleanza con gli USA sia qualcosa da fare in modo netto e in ogni occasione possibile, e al tempo stesso però hanno delle responsabilità nei confronti di tutta la coalizione, che con ogni evidenza non condivide questo punto di vista. Hanno quindi il dovere - pragmaticamente - di rappresentare contemporaneamente due insiemi parzialmente sovrapposti ma non coincidenti, e di influenzare per quello che è il loro peso la coalizione di cui fanno parte. In questo senso la partecipazione ad un atto simbolico collettivo (peraltro scarsamente utile) non contiene in se' ne' implica l'idea catastrofica di far cadere il governo, che porterebbe alla rinuncia ad esercitare la se pur minima influenza che è in loro potere esercitare.
Quindi non credo di essere d'accordo con Martinez neppure in questo caso e per il solito vecchio motivo: lui è disposto a sacrificare l'utilità in nome della purezza e la coerenza, io non credo nella purezza, e soprattutto non sono disposta in nessun caso a sacrificare l'utilità.
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Etichette: politica italiana, sinistra
venerdì 23 febbraio 2007
ubiquità
Aggiornamento ubiquitario: ore 18.44 - dalle Smoky Mountains all'ufficio di Marco d'Itri (quella è la sua giacca a vento). A Spalato, invece, è buio pesto.
In un delirio bulimico, non paga di aver lanciato il mio occhio tecnologico su spalato ho aggiunto le Smoky Mountains proiettando il tutto sul desktop: ogni volta che vado su google avere una finestra sul mondo è bellissimo; averne due su due fusi orari diversi però non sono tanto sicura che lo sia. Ora per esempio a destra il sole tramonta, mentre a sinistra è mattina e l'effetto è assolutamente schizofrenico. Non so se reggerò a tanta ubiquità.
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giovedì 22 febbraio 2007
salivili hippu tupput tappyt
L' ipersessualizzazione identitaria come ostacolo alla libera espressione (anche sessuale) delle adolescenti. (ma anche dei maschi, secondo me)
Ah, con commento musicale:
Una versione dal vivo, una ipnotica (buona dopo una congrua dose di THC), una classicizzata.
Lehaim!
(questo post è dedicato a Tonibaruch)
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magnifiche sorti e progressive
Dopo lo straordinario straordinario successo della manifestazione di Vicenza, e le onorevoli conseguenti gesta di due parlamentari dell'Unione, con il valoroso aiuto del Vaticano e della Confindustria , passato e presente si fondono in un progetto urbanistico di nuovissima e originale concezione.
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nuova tecnologia
hat tip: Marco d'Itri
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mercoledì 21 febbraio 2007
tanto peggio, tanto meglio
"I politici sono tutti uguali" dicono in coro i qualunquisti e i teorici della "mancanza di democrazia", gli uni e gli altri avvezzi a non votare neppure per chi tanto gli somiglia, limitandosi ad applaudire (ma con quanta olimpica compostezza) a chi versa sangue per capriccio.
I politici non interpretano la "volontà del popolo" gridano loro a gran voce, sicuri. E chissà come mai il popolo vota DS, poi, quando avrebbe una pletora di presunti servitori del popolo antisistema a destra e a sinistra pronti al servizio? I teorici della mancanza di democrazia non accettano che gli elettori esprimano una propria volontà, non essendo banalmente tale volontà uguale alla loro. Questo, è il loro concetto di democrazia, che sventolano ostentando le percentuali della massa rivoluzionaria del "not in my yard".
Ecco, sono sicura che per questi teorici del non voto, oggi sia un giorno di festa, che ci avvicina alla grande dissoluzione cui seguirà il Nuovo Mondo, passando naturalmente attraverso nuove guerre decise dai deliri Bushisti e Berlusconiani, ma "tanto peggio tanto meglio", come insegnavano le vecchie BR. Io personalmente maledico quel porco traditore e gli idioti irresponsabili che ci rimettono in mano a Berlusconi, contro la volontà di chi li ha eletti.
Per me, e anche per qualche comunista, mio amico/nemico, non è un bel giorno davvero.
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martedì 20 febbraio 2007
spazio e tempo dei blogger
Sul blog di Ipazia, blog parte sesta: una analisi interessante sui meccanismi di distorsione spazio temporale frequenti nei blogger.
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lunedì 19 febbraio 2007
sinologi dilettanti
Maria e Uriel, la prima qui nei commenti, il secondo - in un buffo e prevedibile contraddittorio con una sua proiezione - nel suo blog, contestano un paio di affermazioni sulla Cina: segnatamente 1) che il processo di modernizzazione cinese sia "salubre" e 2) che la Cina stia "uscendo dal comunismo".
Trascrivo due passi del Manifesto del nazionalismo cinese di Xiaodong Wang, fonte: Limes, che mi pare aggiungano una dimensione di maggiore complessità alle nostre opinioni, aggiungendo - se non altro - un punto di vista cinese.
A proposito dell'inevitabilità del processo, e del fatto che la sua "salubrità" venga percepita in modo diverso da chi vive in una capitalismo consolidato rispetto a chi vive quel vertiginoso sviluppo, con tutti i suoi negativi e positivi:
"Molti intellettuali cinesi fanno di tutto per convincere i loro connazionali a non farsi sedurre dallo stile di vita occidentale, scomodando a tal fine pensatori occidentali, la dottrina buddhista, filosofi cinesi come Lao Tsu, Zhuangzi, Confucio, Mencio e finanche Mao Zedong. Il totale fallimento di tali tentativi dimostra come sia perfettamente inutile, oltre che eticamente sbagliato, tentare di convincere i cinesi a non aumentare il loro tenore di vita, invece di aprire un serio dibattito scientifico su come permettere ai cinesi e al resto della popolazione mondiale di diventare benestanti, scongiurando al contempo la distruzione della terra."
Ammetto che definire il processo di modernizzazione della Cina superamento del comunismo sia un modo sommario e certamente incompleto di definire un fenomeno complesso. Peraltro non so nemmeno se la lettura orientale e fondata sul culto della personalità di una ideologia occidentale ottocentesca potesse essere definita "comunismo" a suo tempo, figuriamoci quanto la sua evoluzione moderna possa rientrare nelle categorie marxiste (al di là dell'evidente fallacia di argomenti come che "la Cina va verso la democrazia" e simili, che non ho mai usato e che vengono invece attribuiti a me, o a un interlocutore fantasma che - argomentando per bocca di Uriel - non può che fatalmente risultare svantaggiato nel contraddittorio).
"L'altro grande problema che si presenta attualmente alla Cina consiste nel vertiginoso aumento delle disuguaglianze interne. Garantire ad ogni cinese un buon livello di benessere e un grado di libertà sufficiente a dispiegare pienamente le proprie capacità rappresenta una priorità per la Cina, in quanto da ciò dipendono la solidità e l'equilibrio del suo sviluppo economico, nonchè il mantenimento della pace sociale e lo sviluppo nei cinesi di un forte sentimento di appartenenza e lealtà alla nazione. In Cina vi è una sparuta minoranza di intellettuali che - per raggiungere questo obiettivo, ritiene necessario un ritorno alle strategie di sviluppo maoiste. L'impraticabilità di questa via risulta evidente dal pragmatismo dei milioni di contadini che ogni anno migrano nelle città alla ricerca di opportunità di lavoro che consentano loro di affrancarsi dalla povertà. Le problematiche legate a tali dinamiche sono innegabili, così come la fragilità del presente modello di sviluppo. Tuttavia, quest'ultimo appare preferibile all'attesa messianica di un nuovo Mao".
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venerdì 16 febbraio 2007
i cupi profeti millenaristi
Obsolete, le nuove brigate rosse? Dicono, Amato in testa, che la BR siano fossili (e i terroristi islamici invece sono moderni? bah), e probabilmente hanno ragione, ma non lo so. In epoca di latente millenarismo, in cui ogni fenomeno sembra un segno, molti profeti osservano e non senza soddisfazione: che sia in nome dell'islam, della classe operaia, o della salvaguardia dell'acaro della scabbia a rosicchiare i fili che sostengono il sistema, l'importante è logorarlo: creare dei punti deboli per anticipare il crollo. Qualsiasi piccola azione, anche minima, anticipa la grande catarsi, la grande opera di igienizzazione del mondo che riazzererà il conto. A parte che poi l'idea che il capitalismo sia in crisi, è tutta da vedere. La Cina, che non è proprio una bazzecola, lungi dall'andare verso il comunismo ne sta uscendo, guadagnandoci in salute, mentre il sol dell'avvenire post-igienizzazione sembra piuttosto fosco: non ha una faccia, una struttura, un senso, un progetto, degli architetti.
Solo cupi teorici del cupio dissolvi.
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mercoledì 14 febbraio 2007
c'è chi ha un cane...
Muoio di invidia per chi può tenere attorno a se' un numero pauroso di cani, bestie serie e affidabili. Da cittadina, mi consolo con quella carogna della mia gatta, cercando disperatamente e senza successo di piegarla alla mia volontà. Un tempo ebbi dei cani, e - a loro - per mandarli giù da una sedia, bastava dire "giù" (qui una lezione che spiega cosa non serve per fare andare un gatto sul tavolo)
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lunedì 12 febbraio 2007
il web, le leggende, e la illuminante parabola di A.Toaff
Sul suo blog, Uriel fa alcune considerazioni sul peso eccessivo che ci si ritrova a dare alle leggende metropolitane, e alle umane ossessioni, frequentando usenet: quella vasta rete di gruppi di discussione autogestiti nata un puttanaio di tempo fa.
Ci sono a mio avviso due considerazioni da fare, riguardo alla vicenda Toaff e alla critica di Uriel. La prima considerazione è che usenet (e internet in genere) questo luogo di ossessi e di ossessioni di varia intelligenza, cultura e umanità, può essere la fucina, il luogo di elaborazione, di leggende metropolitane di fascino, destinate a fare carriera dai bassifondi e a lambire le sfere dell'informazione "alta". Non è una novità che l'informazione alta e l'informazione bassa siano osmotiche, altrimenti "la difesa della razza" non sarebbe mai uscito e il manifesto della razza non avrebbe raccolto le firme di un impressionante numero di accademici: una rivista, lo ricordo, che aveva pretese di scientificità. E' di poco tempo fa la trasmissione della Galbanelli sulle teorie complottistiche attinte da internet, a seguito della quale ho smesso di praticare lo yoga: Finita la lezione, ambiente più o meno di donne tra i trenta e i cinquanta, radical chic del quartiere Prati di Roma, sono stata intrattenuta da una giornalista RAI che ha pensato bene di spiegarmi, commentando appunto Report, che nelle torri gemelle non si erano recati gli ebrei, essendo loro stati informati preventivamente di non andarci.
Ora, io la leggenda che non c'erano ebrei nelle torri l'ho iniziata a sentire nei bassifondi, di solito propalata da squilibrati e ignoranti, l'ho sentita poi circolare anche fuori da internet e usenet, ma sempre da gente di livello culturale molto mediocre. Sentirla sciorinare da una giornalista RAI è stato un segnale d'allarme, abbastanza preoccupante: non solo per l'antisemitismo che la sottende, ma per il livello della generale confusione in cui sembra essere il nostro paese, e probabilmente non solo.
Toaff - come individuo singolo - non è un fenomeno di per se' sconcertante ne' particolarmente significativo. Uno dei tanti che cercano un sistema facile per emergere, che si fanno venire un idea, che si raccontano probabilmente che è corretta, e che la sfruttano (gli omissis storici segnalati da Giulio Busi in un pacato articolo di domenica scorsa danno la misura dell'intenzione di dimostrare una tesi tacendone il contorno). Ma "Pasque di sangue" non nasce su internet. Internet, anzi, è stata anche piuttosto lenta, se paragonata con la fulminea rapidità del mezzo, a recepire la storia.
Sto raccogliendo dati, in proposito, qui: e presumo che continuerò a farlo e a commentarli.
Indubbiamente il salto che c'è stato per le parole chiave "Ariel Toaff" è impressionante: la rete non è stata affatto così rapida a recepire, ma appena l'ha fatto s'è creato l'effetto domino:
L'articolo di Luzzatto data al 6 febbraio, l'8 febbraio io ho iniziato a raccogliere i dati, e per "Ariel Toaff" google riportava 683 occorrenze. Il 10 febbraio riportava 731 occorrenze, il 12 febbraio era balzato a... 22.800.
Non ho gli strumenti per analizzare la questione a fondo, ma delle impressioni le ho. I fattori che hanno creato il balzo straordinario (vedremo poi come si comporta la curva nei prossimi mesi - e anni) secondo me sono due: L'internazionalizzazione della notizia (su Haaretz è arrivata solo ieri, per dire) e il tam-tam degli antisemiti. Una recezione lentissima della notizia - perchè nata dall'alto - seguita ad un impennata vertiginosa e fulminea.
Già ora si legge in rete che Toaff è stato tacitato dalla potente lobby ebraica: una gragnuola di sputi ad opera di studiosi (quasi nessuno ebreo) ha sostenuto che la tesi è totalmente infondata, carente, che parte da un pregiudizio, che non è scientifica...ma i nessuno-in-particolare-ma- molto-incazzati della rete la sanno già mooolto più lunga di Giulio Busi: è la longa mano della potente lobby ebraica ad aver messo la musacchia alla scienza.
Orbene, ecco la tesi di Uriel diventa poco convincente, per un motivo fondamentale: quella tesi prevede che tra vita virtuale e vita reale esista una separazione, una cesura, che invece non c'è. E' un criterio labile, fragile, inesistente quello che la sostiene. Leggende nate nei bassifondi arrivano a giornalisti RAI seppure di secondo piano - che se la bevono e la raccontano in società - e leggende antiche vengono non solo riesumate da accademici (di università israeliane, sic) ma da testate del livello del Corriere, e da case editrici del livello del Mulino, conquistado il web con la forza della leggenda, in una osmosi tra alto e basso livello i cui confini sono ben lontani dall'essere netti e ben definiti.
Forse quello che è accaduto poteva accadere proprio solo oggi, in questa babele di informazioni caotiche e di carriere fatte sullo scandalo. Se Toaff voleva eternarsi, probabilmente ci è riuscito molto bene: quanto a lungo si parlerà del coraggioso studioso dell'università israeliana, che ebbe il coraggio di ammettere la verità?
La pioggia di sputi di accademici, verrà invece occultata o bollata come reazione della potente lobby ebraica.
E' molto tempo che trovo di straordinario interesse questi fenomeni. Mi dispiace che Martinez sia persona umanamente tanto pacata e gradevole, e non sia uno sciocco, perché ho sempre trovato terribile che un ragazzo che facesse una ricerca su internet (le fanno - oramai - solo lì) potesse trovare, tra le primissime occorrenze per le parole chiave antisemitismo, l'ignobile articolo riportato dal suo sito (non lo linko per non farlo salire nel ranking, ma è il terzo che riporta google).
Vorrei che mi fosse più antipatico, per poterlo detestare in modo globale, come si conviene tra nemici.
Anche per questo è errore sottovalutare la rete : è ormai la prima e anzi! unica fonte a cui gli studenti si abbeverano, ed è quello, lo strumento che dovrebbero imparare ad usare con un sufficiente bagaglio critico.
A questo proposito segnalo volentieri qui un motore di ricerca, Educity, il cui promotore ha commentato in questi giorni un mio vecchio post: qualcosa, a quanto pare, si sta muovendo: questo motore di ricerca seleziona le fonti. La cosa interessante del progetto, è - mi pare di capire - che il team è composto da un gruppo di docenti e studenti che discutono - mi si dice animatamente - su quale sito inserire e quale no.
(per inciso: Io sono arrivata su usenet che l'epoca d'oro era già finita, circa tre anni fa: si sguazza nella merda, certo, e nel contempo ci si fanno degli ottimi amici. I miei migliori amici - salvo poche eccezioni - provengono da due mondi: il liceo e usenet, con venti anni di differenza e di vuoto tra le due frequentazioni. Non è poco.)
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una finestra sul mare

Tra i gradevoli lussi gratuiti che offre la tecnologia, avere una webcam sulla homepage personalizzata di google piantata sul mare (secondo me deve rigorosamente essere sullo stesso fuso orario, però, per dare il batticuore: questa è la catalogna) costa nulla e fa molto piacere. Albe, tramonti, stagioni, riflessi inaspettati, ogni volta diversi. Una goduria, per chi ha una urbanissima finestra su un cortile, come me.
ps. Astenersi da noiosi commenti tipo "fatte 'na gita", la realtà è un altra cosa, apriti al mondo che ti circonda, eccetera...
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sabato 10 febbraio 2007
punti di vista
Alcune differenze di vedute di genere a proposito delle ricadute socio-psico-culturali dell'informatica. (qui, il testo in inglese)
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venerdì 9 febbraio 2007
scienze, politica e la piramide di Kroeber. Risposta a Dacia Valent
Rispondo qui al commento di Dacia Valent, sul post "Due parole sui miei avi cannibali".
Parto un po' da lontano, spero di non dilungarmi troppo.
Nei miei scarsi, pigri e inconcludenti studi universitari, preparando l'esame di antropologia culturale ho studiato Alfred Kroeber. Non so se sia superato, è possibile, ma il punto di vista che esprime ne "la natura della cultura" è stato abbastanza strutturante, per me. L'approccio - il "metodo" - scientifico è unico, ed è interdisciplinare, come giustamente sosterrebbe Ipazia. La storia - dunque - è una "scienza" tanto quanto la fisica.
Sì.
Però anche no.
Kroeber (e spero che qualcuno mi contraddica argomentando, e in modo possibilmente didascalico - che se no non capisco) fa una specie di "piramide" delle varie discipline. Fisica, chimica, biologia, psichiatria/psicologia, sociologia, storia (le famose "scienze umane"). Ogni grado superiore si occupa di una sfera che in qualche modo è specifica, ma "contiene" tutte le altre. Ovviamente il grado di complessità è vieppiù intricato, tanto più ci si avvicina al vertice della piramide, perchè ogni disciplina ha il suo "specifico", ma però contiene anche il resto. I fenomeni fisici hanno una ricorrenza, una ciclicità, una prevedibilità che non è la stessa dei fenomeni biologici, per non parlare di quelli sociologici o storici. E le condizioni neutre, sterili, di "laboratorio" sono via via più difficili da ottenere quanto più ci si allontana dalla base. Dunque quando un sociologo, uno storico, un filosofo, dichiara di usare dei metodi "scientifici" può avere - di fatto - gradi assai diversi (e incontrollabili ai più) di truffaldinità. Quando uno storico, un filosofo, un sociologo, uno psicologo parlano di "ricerca scientifica", bisogna avere i piedi ben pronti a mollare calci nel culo. Avrà anche senso parlare di "scienza" storica, non dico di no, ma in campana. Se è doveroso applicare nei limiti del possibile il metodo, è altrettanto doveroso ammettere che le scienze umane sono un autentico bordello: diversi livelli interagiscono e la rete di interazioni è difficile da districare.
Dacia Valent si chiede se ascoltare me, o lo "scienziato" Toaff.
Un po' come chiedersi se ascoltare la voce del "cuore" o della "ragione", così parrebbe.
Ora supponiamo per un attimo che - in un ambiente ostile agli emigrati - diciamo pure tendenzialmente razzista, come - per esempio - il nostro, un tale prof. Mabutu, ricercatore sconosciuto di origine Keniota, biologo, se ne esca con uno studio sul rapporto tra africani della zona sarcazzo compresa tra chissenefotte e chissenefrega e "tendenze aggressive". Lo stupro, l'omicidio, chi nasce in quella zona lì ce l'ha proprio nel DNA.
Supponiamo che questa ricerca esca su un quotidiano, in doppio paginone centrale. "Gli africani e le tendenze omicide: come sopravvivere alle drammatiche condizioni equatoriali".
A quel punto Dacia Valent, e non solo lei, sicuramente, si farebbe due domande. Di certo (beh, chi può pensarlo, conoscendola) non direbbe "Beh, se la comunità scientifica dice così, chi sono io per contraddirla? " ritirandosi timidamente nel suo guscio di "non scienziata".
Perchè lo studio "scientifico" non assomiglierebbe proprio nulla ad un piccolo scambio tra eruditi entomologi: "sai, Marquez, ho scoperto che la cavolaia non mangia solo crocifere: in particolari condizioni mangia pure solanacee". Lo studio "scientifico" in questione, coinvolgerebbe testate nazionali, case editrici, perchè avrebbe un certo appetibile mercato, vastissimo, comprendente i vicini di casa di Dacia Valent, magari ossessionati dal sentirle usare i tacchi o ascoltare i Pink Floyd.
Il nostro Toaff ama immaginarsi come un entomologo, ma non è un entomologo. La gente purtroppo si intessa molto più degli ebrei, e dei negri, che delle cavolaie.
Ecco che la scientificità della ricerca, e la sua sensazionalizzazione, diventano ahimè dei temi di un certo peso, da indagare. Collaterali, sicuramente "non scientifici", ma di importanza estrema. Anche per chi - ahimè, come me - il titolo non ce l'ha.
E in questa catena, che poco riguarda il gruppo di entomologi che si ritrovano in quattro a sezionare insetti e riguarda invece le grandi questioni del nostro tempo, i direttori di giornali, gli editori, i ricercatori, non possono fingere ignorare la differenza che c'è tra il buttare in pasto una notizia con toni coloriti e sanguigni, e lo studiare un fenomeno peraltro dai contorni assai incerti come un "oggetto da laboratorio", nel concentrato silenzio della comunità scientifica, come pretenderebbe di fare il Toaff senza però soddisfarne di fatto le presuntuose premesse. Un direttore di giornale, un editore, hanno - sissignori - una responsabilità morale, perchè i rapporti - difficili e laboriosi e sofferti - tra vaticano ed ebrei - per esempio - esulano e trascendono le ricerche entomologiche della comunità scientifica, e la scienza - soprattutto quando è assai più presunta che reale - non è nessun totem a cui sacrificare l'umana convivenza. Chi parla della politica con disprezzo e della scienza con deferenza deve venire a discutere con me. E sto parlando del Lupo.
E a questo punto, se Dacia (o chi per lei) non ha ancora ascoltato Ariel Toaff alla radio (linkato nel mio post precedente), è pregato di farlo, e di valutare - con i miseri istinti di chi non ha i titoli - la scientificità dell'ipotesi. Io non sono una storica, ma per quel che vale il mio fiuto, sto tizio qui non mi pare punto un Watson e Crick della storia.
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ulula coi lupi
Ecco, io penso proprio che uriel qui abbia molto ragione, ma - aspè - non voglio fare una fazione, non mi sto schierando...quoto proprio tutto tutto, ma non vorrei che sembrasse un coro, ehm, magari solo un controcantino stonacchiato, 'na tamburella, un'ululatina estemporanea...uuuuuuuh.
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giovedì 8 febbraio 2007
monitoraggio
Questo post sarà aggiornato ciclicamente.
Ad oggi, con le seguenti parole chiave (usando le virgolette) abbiamo:
1) primo rilevamento: 8 febbraio 2007 (due dati però erano stati presi male)
2) secondo rilevamento: 10 febbraio 2007 (da 731 a 22.800)
3) terzo rilevamento: 12 febbraio 2007 (grande balzo di A. Toaff.)
4) quarto rilevamento: 14 febbraio 2007 (grande balzo di "omicidi rituali") da 927 a 19.300
5) quinto rilevamento: 24 febbraio 2007 (sostanziale stasi, a parte il raddoppio di A.Toaff)
6) sesto rilevamento: 19 dicembre 2008 (Retrocedono "Ariel Toaff " e "omicidi rituali", avanza "simonino" e "Blood libel".) Le voci sui blog aumentano tutte, ma è chiaramente indipendente dalla vicenda. Metto parole chiave di controllo (avrei dovuto farlo fin dall'inizio!)
ariel toaff"
google 1) 643 - 2) 731 -3) 22.800 - 4) 77.300 - 5) 113.000 - 6) 31.200
google blog search 1) 32 - 2) 147 - 3) 204 - 4)255 - 5)310 - 6) 1.643
"simonino"
google 1) 16.100 - 2) 17.200 - 3) 18.600 - 4) 19.600 - 5) 24.000 - 6) 15.700
google blog search 1) 26 - 2) 33 3) 37 - 4)45 - 5) 55 - 6) 2.706
"blood libel"
google 1) 246.000 - 2) 319.000 - 3) 322.000 - 4)280.000 - 5) 306.000 - 6) 447.000
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Rosa
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due parole sui miei avi cannibali
Ma due parole le voglio dire lo stesso.
La prima accusa di omicidio rituale risale al XII secolo, e a tutt'oggi è uno strumento sempreverde ed efficace di denigrazione degli ebrei . Sono passati mille anni: quella calunnia ripetuta in quest'arco infinite volte, è stata un motore di stragi perpetuo e ciclico. Anna Foa dice - su Repubblica - e con quanta ragione! che una dichiarazione come questa avrebbe dovuto essere documentata da fatti molto solidi, da fonti nuove e incontrovertibili.
Così non è: la tesi millantata come nuova è vecchissima: non ci sono però nuove fonti, il perno sono le stesse dichiarazioni degli accusati, sotto tortura, che avevano scagionato gli ebrei da quella accusa.
In quest'epoca tormentata, dove la scomparsa delle distanze tra luogo e luogo rende le identità più incerte, dove la fine incombente delle riserve energetiche sta spaccando il mondo in due, e dove gli ebrei hanno la disavventura di abitare un territorio di confine, gravido di minacce e pericoli, l'odio antiebraico cova sotto le ceneri. Da sempre considerati gli agenti occulti della mondializzazione, e causa prima di tutte le guerre, gli ebrei incarnano un ruolo. Poco importa la Cina, il petrolio arabo, la crisi energetica, i computer: intervistati sulle cause della grave situazione internazionale, la maggior parte degli italiani non ha dubbi. La causa è Israele. Ovvero gli ebrei.
Una inibizione tuttora forte fortunatamente impedisce di rilasciare dichiarazioni apertamente antisemite sui media, ma la domanda c'è, eccome se c'è. Da un po' di tempo noto che per un ebreo, salire agli onori delle cronache e guadagnare denaro facile può essere estremamente semplice e poco impegnativo. Basta diventare un ebreo che denigra gli ebrei. Israel Shamir, Finkelstein, Gilad Azmon: personaggi spesso di nessuno spessore umano ne' culturale, improvvisamente diventano interessanti, famosi, conosciuti. E campano di una rendita di posizione data da un'unica attività: denigrare gli ebrei.
Chi vuole parlare dell' "industria dell'Olocausto" della "manipolazione mediatica" e cavalcare allegramente tutti i buoni vecchi cavalli di battaglia - sempre uguali - dell'odio antiebraico, ha lì pronto un testo di un qualche perfetta nullità - dotata dell'unica caratteristica di essere un ebreo antisemita. Se lo dice lui che è ebreo, non può essere una dichiarazione razzista.
Ho sentito Ariel Toaff alla radio (Farenheit, si può ascoltare da qui) dire "sono stato un ingenuo, non pensavo che il mio libro suscitasse reazioni tanto emotive" e ancora "non vedo che collegamenti ci possono essere tra [la credenza degli] omicidi rituali e la Shoah.
Si può davvero pensare che questa "ingenuità" sia credibile? Un libro che rimette in discussione gli studi precedenti, che scagionavano gli ebrei dall'accusa?
Forse chi non è molto addentro a questioni ebraiche, può pensarlo, ma un ebreo (uno storico ebreo) non può neanche per un attimo pensare che il sostenere che gli ebrei (alcuni, pochi, molti) impastassero effettivamente le azzime con il sangue, che Simonino da Trento sia stata una vittima di un omicidio rituale, sia una cosa che "non suscita reazioni emotive" leggi terrore negli ebrei.
Questa sua immagine di storico/entomologo, preso a sezionare i suoi insetti, scienziato e incurante del contesto, è patetica, assurda, e tradisce malafede.
Certo, è impossibile sapere se A.Toaff abbia resuscitato il cadavere della calunnia del sangue per denaro, per il successo, per ribellione all'autorità paterna, autoaffermazione, per nutrire il suo ego di "scienziato che non si ferma di fronte a nulla" ma è bene che sappia che la sua "ingenuità" non è minimamente, assolutamente credibile.
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mercoledì 7 febbraio 2007
martedì 6 febbraio 2007
debutto rovinato?
Finalmente decido di rendere pubblica la mia immagine, addobbando addirittura il mio sobrio e pensoso cranio con una vezzosa coroncina di ciliegie per aderire al progetto 2000 blogger italiani - da un idea di Tino Buntic - e scopro che Tecnorati si indigna, trovandolo un sistema truffaldino per ottenere un buon ranking nelle classifiche. Io non ho bene capito qual è il problema: mi risulta che un link si svaluti, quando appare su un sito che ne riporta molti, quindi il vantaggio di partecipare sarebbe minimo e non così penalizzante per chi resta fuori. Al contrario mi pare normale che chi ha l'iniziativa sia superlinkato, ne' penso che potrebbe diventare un' abitudine: è un idea che una volta avuta è bruciata... non so, forse mi sfugge qualcosa, ma mi pare molto rumore per nulla. Comunque Sid05, che ha lanciato il progetto italiano, dice che l'iniziativa va avanti...
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domenica 4 febbraio 2007
reincarnazione multipla
Ho due CD strepitosi, loro, e qui cantano "volta la carta" di De Andrè.
Io - per quello che mi riguarda - nella mia prossima vita voglio reincarnarmi nelle Balentes. Ma proprio in tutto il gruppo, eh.
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venerdì 2 febbraio 2007
rashomon, le notizie elastico, e i profeti francesi
Una notizia - con le sue aggiunte e omissioni - riflette il fatto , il giudizio di chi lo commenta (il fatto) e il giudizio di chi la consuma (la notizia). Il "vuoto" può essere estremamente utile, per costruire una notizia-elastico, pronta ad adattarsi al lettore, onnidigeribile.
La notizia che il Griso riporta oggi mi pare un esemplare notevole di notizia-elastico: un articolo di repubblica ci racconta di cessi separati per mussulmani in una università australiana, e quello che apprendiamo come "fatto" è che 1) i mussulmani si lavavano i piedi nei lavandini comuni 2) la cosa creava problemi ai non mussulmani 3) il rettore non mussulmano ha istituito dei bagni "privati" muslim only 4) dei non mussulmani hanno denunciato il razzismo mussulmano del cesso separato.
In pratica, il solo "fatto" che vede i mussulmani come "attori", è il loro lavaggio dei piedi: fatto forse discutibile ma che nulla ha a che vedere con un presunto "razzismo" di chi si abluge. Poco sappiamo dell'entità delle proteste, se fosse scoppiato un "caso" abluzioni, se ci fossero state discussioni nelle sedi preposte, denunce degli studenti, allarme igienico. Nulla. Sappiamo però che il rettore prende una decisione drastica: il salto logico ovviamente potrebbe - ma così non è - essere colmato da presunte minacce islamiche, stile "ci faremo esplodere in aula magna se non ci date dei cessi privati": quello che manca dalla notizia - in pratica - è la sola domanda interessante: cosa mai ha portato il rettore a prendere una decisione tanto stupida e/o drastica? e perché? Io per esempio - avessi dovuto intervistare qualcuno - avrei chiesto al rettore la cosa più ovvia: "perchè non optare per un lavandino a livello piedi, aperto a tutti? Quell'oggetto che i francesi, forse presaghi dello scontro di civiltà e fari della medesima, hanno inventato e chiamato bidet? "
Non ho trovato nessuna notizia sul web a colmare questa lacuna, e insieme al dubbio intorno ai fatti, mi resta una certezza: lo scontro di civiltà esiste, e si svolge nel luogo ad esso più adatto: i cessi.
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giovedì 1 febbraio 2007
uriel
L'ho conosciuto qualche anno fa su un newsgroup di cultura ebraica, Uriel, ed abbiamo avuto modo di polemizzare a lungo, se pure senza massacri. Poi l'ho reincontrato in blog altrui, e - ahimè - anche nel suo, in un incontro che Tarantino in confronto è roba da coro dell'antoniano. Avevo un'altro nick, e spero solo che lui non mi abbia riconosciuta. A tutt'oggi, mio malgrado, sono ricaduta nel tunnel, e ho ricominciato a leggere il suo blog. Mi fa incazzare da bestia e vorrei andargli sotto a rompergli i coglioni, ma non posso perché ho una fifa blu.
Sissignori, io ho paura di uriel, perché è sveglio e molto, molto cattivo.
Però, però, alle volte fa ridere, eh, se fa ridere. Mi secca ridere, perché sono anche incazzata, ma non c'è niente da fare, mi fa ridere.
Inoltre, alcuni suoi brand, a suo dire suo malgrado e nonostante lui fanno una gran presa e diventano mainstream (eh sì, mi è capitato di leggere le sue teorie, anche quelle a mio avviso meno convincenti, in altri blog).
Per esempio , c'è un termine da lui coniato che rulla dentro di me come uno djembè, che mi fa accodare a lui in un delirio di mainstream, ed è "tamarreide". Come definire altrimenti tutto ciò?
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lieide - canto VII
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mercoledì 31 gennaio 2007
anatomia all'uncinetto
Ecco un museo che espone riproduzioni di cervelli in pura lana vergine. Sulla homepage si legge: "Il museo espone la più vasta collezione del mondo di cervelli in stoffa anatomicamente corretti"
Una domanda sorge spontanea: perchè, ce ne sono molte altre, di collezioni del genere?
[hat tip: psicocafè , di cui segnalo anche una bella collezione di cervelli artistici]
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veronica copia le blogstar
E la sputtanata mediatica della moglie offesa diventa una moda nazionale.
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l'ambasciata di svezia sì e io no?
Io dico, ma tutti qui a cagarmi il cazzo perché vado a spasso su Second Life e poi scopro che l'ambasciata svedese vuole aprire una sede in quel mondo?
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martedì 30 gennaio 2007
sono favorevole ai tecnopalliativi
Leggo sul sempre interessante blog Petrolio che l'allarme degli scienziati è unanime: mancherebbero dieci anni a rendere irreversibili i cambiamenti climatici globali dovuti all'effetto serra, con conseguenze catastrofiche per il pianeta. Pochi giorni fa in un post, l'autrice dello stesso blog si ribellava indignata all'idea dei tecnopalliativi proposti a soluzione del problema: uno schermo per bloccare i raggi solari (basterebbe - pare - bloccarne l'uno per cento per risolvere il problema). Ora: io sono convinta che il capitalismo sia destinato ad estinguersi, per la banale considerazione che qualsiasi sistema economico/sociale è destinato ad avere un arco: un'inizio, un climax, una fine. Chi ritiene che il capitalismo sia "natura" e abbia caratteristiche di eternità, spaccia una bubbola ideologica tanto quanto chi pensa che il comunismo sia il destino ultimo dell'umanità. Certamente sarebbe molto seccante che la fine del capitalismo - il suo limite ultimo - coincidesse con la fine dell'umanità tutta: se devo dunque avere in sorte la ventura di assistere alla fine del capitalismo, non è questa quella che mi auguro. Ma - sappiamo da Petrolio - mancano dieci anni al casino totale. Ogni soluzione che riguardi i cambiamenti del comportamenti dei singoli - sebbene necessaria - è fatalmente destinata ad avere uno sviluppo estremamente più lento: basti pensare che da anni in Italia c'è la raccolta differenziata, che costa nessun denaro a chi la pratica e un impegno minimo, e a farla sono una minoranza assoluta di persone di buona volontà. Una caccola, una goccia nel mare: figuriamoci se dovessimo convincere cinquanta milioni di persone al baratto via internet, a rinunciare alle fiorentine in favore di una dieta vegana, alle ferie, all'automobile, a glocalizzarsi i cavolfiori in terrazzo, gestendo ovviamente gli effetti collaterali inevitabili della disoccupazione. ... vogliamo invece purparlè vagliare l'ipotesi di arrivare alla fine del capitalismo per via rivoluzionaria? Perfetto: occorre prima di tutto strutturare un'ideologia che non sia il comunismo - che con quello avremmo già dato - poi iniziare la mattanza consistente in sangue, epidemie, morte per fame, e verificare infine - a patto di sopravvivere - se l'uomo nuovo stavolta funziona davvero.
Ah, ovviamente convincendo l'intero globo, della bontà del progetto.
Al di là del fatto che l'idea della mattanza globale mi attira ancor meno del tramonto della civiltà per mezzo dell'effetto serra, ma mi domando: basterebbero dieci anni?
Dunque perchè prendersela tanto con l'innocuo schermo per raggi solari? Intanto per carità, sviluppiamo organismi internazionali, pannelliamoci, mangiamo meno hamburger... ma senza troppo indignarci per i tecno-palliativi.
A questo proposito, qui potete leggere una petizione che mi è arrivata via mail. E' forse un po' ingenua, non so se sia utile, ma male non fa e mi è arrivata da una persona a cui voglio molto bene, quindi la pubblico.
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lieide - VI canto
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midomi
Non so se felicitarmene o meno ma il mio periodo di disoccupazione è allietato da nuove fantasmagoriche attività ludiche in rete. Come dire, finchè ho la connessione...
Oggi, poco dopo essermi fatta una passeggiata in un giardino incantato in SL con la mia amica RB, ho ricevuto una bella segnalazione da Marco d' Itri : il sito midomi , dove è possibile trovare una musica semplicemente canticchiandola al microfono del PC.
Ci si può registrare e si può arricchire l'archivio (fra l'altro c'è pochissima roba non in inglese).
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domenica 28 gennaio 2007
scoop: avvistata cloro su mondo virtuale
A pochi giorni dalle dichiarazioni severamente sarcastiche rilasciate nei commenti di questo blog, la nota revolucionaria filosofa Cloro al Clero è stata avvistata su second life, intenta a costruire con la bacchetta magica un oggetto di forma cilindrica.
"Ma i mondi virtuali non erano passatempi borghesi, indegni di una vera filosofa da barricata?" ha chiesto il nostro inviato virtuale.
"Stavo costruendo un candelotto di dinamite" si è giustificato l'avatar. "Morte al dio linden dollar, morte ai bannaggi dalle villette in pixel marmorizzati! Que viva la revolucion!"
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sabato 27 gennaio 2007
la mia non-posizione sulla poligamia
Dietro sollecitazione di Uriel, provo a chiarire la mia non-posizione sulla poligamia.
L'essere umano, in particolar modo per quel che riguarda la sessualità, ha - diversamente dagli animali - un arco (se pure limitato) di comportamenti che possono venire messi o meno in atto, a seconda del contesto culturale o delle condizioni ambientali in cui ci si trova a vivere. La poligamia è la norma per certi primati, mentre alcuni uccelli sono rigorosamente monogami: per gli uomini il comportamento poligamo non è necessario, ma è una variabile comune e trasversale alle culture, anche se alcune lo accettano e lo istituzionalizzano e altre lo esecrano e lo condannano. E' - per quello che si può osservare - una variabile naturale del comportamento sessuale umano, va detto - soprattutto di quello maschile. Premetto che sarò felicissima di addentrarmi in una discussione con Ipazia sull'inesistenza della natura, se e quando vorrà farlo. Nel frattempo, per convenzione e per poter continuare il discorso qui uso il termine natura come contrapposto a cultura. E' chiaro che - come mi facevano notare Ipazia e Uriel - non tutto ciò che è natura è buono, e che anzi è sovente assai cattivo. Il furto altro non è che un modo per rifornirsi di provviste e il comportamento del ladro è naturale tanto quanto quello del poligamo: non è un buon motivo per legalizzare il furto. Il punto è che se è certo che il furto e l'omicidio si basano sulla sopraffazione e realizzano un danno su un individuo ad opera di un altro, non sono altrettanto sicura che per la poligamia si possa dire lo stesso. La poligamia istituzionale è davvero un sistema che avvantaggia i maschi a discapito delle donne? Nelle società fortemente stratificate e a bassa mobilità sociale, la poligamia consente una maggiore mobilità sociale delle donne, e una distribuzione di risorse più equa. Alcune donne al vertice della piramide sociale sposeranno un uomo in matrimonio poligamo, le altre sposeranno monogamicamente. Le vere vittime della poligamia sono semmai gli uomini poveri, che si trovano ad avere meno donne a disposizione. Aggiungo poi che non c'è personaggio più sfigato e meno protetto dell'occidentalissima figura della amante eterna, personaggio destinato a vivere nell'ombra, senza alcun riconoscimento economico o sociale.
Naturalmente vedere il problema esclusivamente sotto il profilo economico è cinico e riduttivo: ogni promesso sposo dovrebbe - se mai venisse introdotta la possibilità del matrimonio poligamo - all'atto matrimoniale dichiararsi aperto o meno a matrimoni successivi, e dubito che sarebbero in molte, nelle società urbane ed industrializzate, ad accettarlo. In una società che non si fonda sul lavoro agricolo, con una larga fascia di classe media, e sorretta dal lavoro femminile tanto quanto quello maschile, probabilmente resterebbe un fenomeno del tutto marginale, limitatissimo: e dubito che l'istituto della poligamia potrebbe di riflesso rendere meno urbane o più stratificate le nostre società. Non dico che la poligamia sia una buona cosa, ne' che vada concessa: ma la reazione di scandalo istintivamente mi repelle. Se è vero che la poligamia è una variabile naturale del comportamento sessuale umano che , al pari ad esempio dell'omosessualità, non è lesiva di per se' allora con quale giustificazione etica proibirla?
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venerdì 26 gennaio 2007
nuove cronache da second life
Ieri parlavo con una mia buona amica di rete di Second Life. Era piuttosto sconcertata allo scoprire che la moneta in corso su quel mondo virtuale ha un cambio con il dollaro, e che una volta lì si possono fare acquisti "virtuali": dalla casa allo steap tease al viaggio con tanto di percentuale da versare all'agenzia turistica virtuale.
Di per se' a me la cosa non turba. Controbattevo che - comprando un libro - di certo non si acquista carta, ma contenuto "virtuale", e non necessariamente di qualità eccelsa! Un film non ti resta in mano, e un viaggio, quando l'hai finito, resta solo nella memoria. Gran parte delle cose che acquistiamo sono "virtuali", e ci interessano più per il loro contenuto fantastico che per la loro "consistenza molecolare". Volendo, teoricamente, un mondo dove rimanga solo il contenuto "fantastico" e scompaia la "consistenza molecolare" avrebbe un impatto ambientale assolutamente inconsistente. Perchè no?
E così mi sono fatta un altro giro. Chi sa mai che avventure possono accadere, anche a chi va in giro senza linden dollars.
Una tristezza. La gente per lo più è intenta a farsi il make up. Ci si possono costruire avatar affascinanti, facce-facce, eppure ti guardi intorno e son tutte Barbie. Posti belli se ne trovano, ma rari: per lo più si trovano stanzoni desolati e pieni di pubblicità: inquietanti.
Ti avvicini ad un gruppo di Barbie vestite da drop outs, e scopri che parlano delle pappe che danno ai bambini nella vita reale.
Costerà anche molto poco, la vita su second life, ma per ora non mi trasferisco.
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giovedì 25 gennaio 2007
ritorno al baratto?
Il blog Petrolio dà spesso delle informazioni interessanti, anche se l'impostazione è un po' tanto eco-ideologica per i miei gusti. L'ultimo post, però - dove raccomanda il sito ZeroRelativo (una sorta di e-bay del baratto) non l'ho proprio capito. Non ho nulla contro il baratto anche se francamente dubito che possa avere il successo di e-bay; (sì, certo che voglio liberarmi di quel vecchio tappetino in vacchetta, ma perchè mai dovrei desiderare una lampada di sassi marini, o qualche arretrato di Martin Mystere?). Può essere un'iniziativa divertente, un bel passatempo, barattare via internet, ma quello che mi preme capire è: per quale motivo l'uso del denaro per gli scambi sarebbe meno ecologico/etico/giusto? Cosa c'è in se' che non va nella comoda invenzione della valuta?
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il mammo
MMAX, o delle gioie e dei dolori dell'esser mammo.
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mercoledì 24 gennaio 2007
alcune riflessioni sulla memoria della Shoah
Come ogni anno mio padre andrà nelle scuole a parlare ai ragazzini di quegli eventi lontani. Questo è un suo articolo - inedito - di riflessione al riguardo, che pubblico molto volentieri qui.
La memoria della Shoah, che perdura da ben 62 anni, è assoggettata, come altri fatti umani, anche alla legge della domanda e dell’offerta e pertanto, nelle sue alterne vicende nel tempo, è paragonabile a modelli di mercato, quelli cioè nei quali domanda e offerta di un prodotto si influenzano reciprocamente. [leggi tutto]
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martedì 23 gennaio 2007
lunedì 22 gennaio 2007
lieide - canto II
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scoop: fotografata in un cesso virtuale

Eccomi fedelmente ritratta nel posto dove mi sono persa tra ieri e oggi per colpa di MMAX, che se mi avesse offerto la cocaina sarebbe stato meglio, non bastassero i blog, i newsgroup, la soap divorzile con piscine di fango e tutto il resto.
E chi mi conosce non rida dell'avatar.
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sabato 20 gennaio 2007
quell'antica onda di riflusso [seconda parte]
Qui la prima parte.
L'origine del mondo - Gustave Courbet
Il femminismo, quello che stava via via prendendo corpo negli anni settanta e che veniva spiegato a noi pivelle, non era un'istanza relativa, parziale, negoziabile ma un'ideologia complessiva, salvifica e totalitaria: non già un movimento teso a mutare la condizione di asservimento femminile, ne' a rendere le donne titolari di diritti al pari degli uomini, ma a mutare i rapporti di potere per sempre, rovesciandoli.
E' curioso come le ideologie complessive e salvifiche - che in quegli anni sbocciavano come funghi - abbiano dei tratti in comune. Tutte si fondano sul mito e si nutrono della sua estetica. E infatti si rispolverava in quei contesti l'antica favola del matriarcato, ipotizzata senza prove e archiviata dagli antropologi come mera leggenda senza fondamento. Dal potente e morbido ventre femminile era nata l'umanità, e il cerchio si sarebbe di certo richiuso, con la fine prossima ventura della fallocrazia: in verità, non era sempre così morbido e privo di violenza e autoritarismo, questo progetto rivoluzionario: qualche ragazza già sognava la possibile totale eliminazione del genere maschile - in quell'epoca lontana (ma neanche tanto) dai temi della clonazione e della fecondazione artificiale. La maggior parte di noi però si rassegnava alla necessità ineludibile di interagire con gli uomini, ma da una mutata posizione di forza che sarebbe avvenuta magicamente grazie ad una rinnovata consapevolezza del nostro potere biologico: il nostro corpo era il tempio della nuova religione. Ma il matriarcato non era l'unica leggenda a cui ci si abbeverava in quegli anni. Le streghe - simbolo di tante manifestazioni di piazza - non erano vittime innocenti della superstizione medioevale, ma martiri uccise in virtù del loro effettivo e numinoso potere femminile. Come ogni ideologia salvifica, complessiva e totalitaria, quel femminismo - diversamente da quello che lo aveva preceduto - aveva bisogno di una identificazione collettiva "forte". Le sue fondamenta erano però le stesse della cultura che in apparenza rifiutava: il potere razionale degli uomini sarebbe stato reso impotente dal potere istintuale, magico, naturale e corporeo, della femmina fattrice.
Noi tutte volevamo essere icone, rappresentare questa nuova colorata e potente collettività delle donne, ma il riferirci alla realtà biologica, il riconoscere nel nostro utero il nostro potere di genere era in realtà un ritorno al potere che - in negativo e in positivo - da sempre ci veniva attribuito: quello riconosciuto e adorato da tutte le religioni, il potere delle fattrici, da esercitarsi strettamente in famiglia: quello sociale degli uomini veniva ignorato e snobbato, e infatti loro - ben lieti - hanno continuato e continuano tranquilli a coltivarne un esercizio quanto più esclusivo possibile, con tanti ringraziamenti. Per questo non mi stupisce che delle mie coetanee e reduci come me del femminismo biologico, arrivino ad attingere il Corano come fonte primaria e ineguagliabile di diritto a salvaguardia delle donne, ne' mi stupiscono la Tavello e la Di pietro, femministe giunte a teorizzare insieme al movimento per la vita la vergogna scientista della fecondazione artificiale, intesa come violenza del maschio/scienza sul corpo delle donne/natura, o come Anna Bravo a ridiscutere in coro con Ruini la legge sull'aborto.
L'amore per le donne - teorizzato da tutte le religioni - o quanto meno dai tre monoteismi - altro non è che l'amore per la madre e per la sposa: al di fuori di questa cornice strettissima di grande e sentito entusiasmo per la funzione demografica, la donna semplicemente non è, o peggio: è da esecrare. Niente di male ad usare questo modello come fonte di ispirazione, ma sarebbe meglio non chiamarlo "femminismo".
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lieide
Esce la prima puntata di "Lieide": Un feuilleton multimediale e multiculturale.
Testi: Il Griso.
Immagini: Rosalux.
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mercoledì 17 gennaio 2007
eh, le ingiustizie della vita
Ma insomma, io ho sostenuto fin dall'inizio che l'iniziativa di Lia era una cefula che puzzava di parrocchietta: che era faccenda da bigotti, inutile alle povere immigrate e dannosa per noi fieri assertori della causa laica e mangiatori di preti, mullah, bonzi e rabbini. Ora scopro nell'ordine che: Lia è diventata la Monica Lewinski de noantri suo malgrado, che Magdi Allam balla sul cadavere del del suo nemico, che Forza Italia grida allo scandalo poligamia, che l'imam di sarcazzo sostiene che Piccardo è da coprire di vergogna perché l'è un gran purcun e i purcun non son punto cari ad allah, e a fronte di sta parata di bigottume vario e prevedibile e infatti da me prevista, di fronte a sta accolita di preti del piffero che danza felice su questa storia grottesca e pazzesca, storia che gioverà alle povere immigrate marocchine meno di una sega ma in compenso farà suonare la fanfara leghista, io me medesima che pur - lo ammetto - prendendo per il culo fin dal primo momento ho sempre ed esclusivamente argomentato sul merito politico della personalissima faccenda scandalistica, mi devo sentir dare della "crumira" da quel fiore candido che è Dacia Valent, e della "crudele sionista" che getta fango da quella volpe di cloro al clero?
(a proposito, Clo, ma chissssssà perchè Lia ce l'ha con la Valent. Oh, i misteri della tavola rotonda, eh? Oh, le insondabili faccende! Oh, gli enigmi! Siam tutti qui che ci scervelliamo, Clo)
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il triumvirato di allah
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polipi on the web
Mi ha sempre lasciato perplessa da distinzione tra vita reale e virtuale, ma la riflessione di Ipazia sui blog come "amplificatori dell'ego" è interessante. In rete, sui blog, newsgroup, mailing list, mail, in effetti manca quel tempo di riflessione che ti impone la scrittura della lettera cartacea, la sua imbustatura, il tempo di camminare fino al telefono e prendere in mano la cornetta: basta un click e la tua "verità" - giusta, sbagliata, calunniosa, reale, fittizia, diventa una roba che corre, e - in questo non sono d'accordo con Ipazia - modifica eccome la realtà. Magari in modo distorto e patologico.
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martedì 16 gennaio 2007
la natura non esiste
Poligamia, prostituzione e le le leggi di natura: istruzioni per fottersi un'ora su ICQ. (elementi fondamentali: avere arretrati di lavoro e un'amica filosofa). [leggi tutto]
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haramlik: da qualche parte bisogna iniziare
Dal Corriere della Sera, nuovi risvolti del caso haramlik. Allam diabolico scrive, citando la lamentela Lia rimasta senza aiuto nel trasloco:
"ma soprattutto rivela il prevalere di un comportamento morboso per il sesso: "se adesso venissi da te, slurp, ti farei questo e quello".
O ho conosciuto solo uomini che hanno comportamenti morbosi per il sesso, oppure signori, abbiamo a che fare con una spaventevole accolita di orridi puritani. La mia solidarietà per il povero Hamza Piccardo: e non è la prima volta, anch'io sono contrarissima ai crocifissi nelle aule, e pure a dare i soldi alla caritas.
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lunedì 15 gennaio 2007
quell'antica onda di riflusso [prima parte]
Quando, più o a metà degli anni settanta, si varcava la soglia del liceo il primo giorno di scuola della quarta ginnasio, si veniva travolti da una marea di input ad iscriversi/partecipare /simpatizzare a questo o a quel gruppo politico.
E così fui coinvolta, da subito anche se per breve periodo, nel collettivo femminista della mia scuola. Le attività del collettivo erano fondamentalmente due: la prima era organizzare gruppi di autocoscienza: le navigate liceali da una parte organizzavano gruppi tra loro - escludendo noi quartine - ai fini di sviscerare sconfinate e stratosferiche esperienze sessuali, e a noi dall'altra non restava che approfittare della privacy del gruppo ristretto per sparlare delle grandi che ci avevano escluse con tanta puzza sotto al naso dalle loro torride confidenze. In fondo qualche pomiciata l'avevamo fatta anche noi, e neanche solo.
La seconda era il mettere a punto, il chiarirci, lo sviscerare le fondamenta del Nuovo Femminismo, del tutto diverso e forse addirittura opposto a quello che avevano portato avanti una ristretta avanguardia della generazione delle nostre madri (o addirittura nonne).
Eva, alta magra e dai bruni ricci e Antonella, molto piccola, tonda e dai lunghissimi capelli biondi, ci spiegavano che era proibito o quanto meno molto malvisto parlare di indipendenza economica femminile, o di farsi strada nel mondo del lavoro. Quegli argomenti non interessavano nessuna, ed erano anzi visti con un certo sospetto, dalle Nuove Femministe, neanche sotto sotto si volesse commettere il peggiore dei peccati già bruciati dalle nostre nonne suffragette: il voler assomigliare agli uomini. Il Nuovo Femminismo aveva costruito il suo bozzolo ideologico intorno ad un nucleo diverso e contrario. Era un femminismo fortemente sessualizzato, dove l'importante non era più l'eguaglianza, ma anzi - la diversità. Importante non era ciò che ci rendeva simili, ma ciò che ci differenziava dagli uomini. La Vagina, l'Utero, erano bandiere del nostro diverso rapporto con il potere, che non puntava ad una semplice conquista di eguaglianza sociale, ma ad una vera e propria rivoluzione. [fine prima parte]
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domenica 14 gennaio 2007
ambite ristrettezze
Che cosa bisogna fare, per dare valore a qualcosa che c'è in abbondanza? Renderla artificialmente "rara". Credo che sia questo curioso meccanismo, quello che ha fatto funzionare un'idea molto stramba fino a rendere milionario chi la avuta. Vendere a caro prezzo i pixel della sua pagina, creando così un area ristretta, con nessun altro valore se non quello di essere, appunto, "ristretta". The million dollar homepage.
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sabato 13 gennaio 2007
dental OGM
Lilli, la mia dentista, vuole creare una specie di colibrì ogiemme simbiotici ai pazienti. Sono con lei.
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venerdì 12 gennaio 2007
riflessioni su un treno
Non metterai le autoreggenti e le minuscole braghe fiorate per gelarti le chiappe su una panca a meno cinque. Ne' per esibire il tuo culo a tutto il vagone, che la gonna leggera si incastra nell'elastico quando esci inconsapevole dal cesso. Donna! Amica! Madre! Quando la pianterai di elencare le doti della tua prole? Io vorrei andare al cinema, invece! Ho visto anche zingari felici, ma la donna seduta sulla panca della stazione non lo era, e neppure la sua bambina. La smetta di parlare al cellulare, maleducato! (altro treno) La smetta di cantare neanche fosse la Callas, che io devo pure studiare! (breve pausa) Capotreno! La signorina canta! "Hai un amante anche tu" "ma lui non sa decidersi" "Neanche tu" "Ma non l'ho mai lasciato, a causa dell'altra" "Neanche lui ha lasciato tua sorella per l'altra, così dice" "Non è la stessa cosa, perchè lui è uno stronzo. Mi raccontasti una lugubre leggenda per farti beffe di me, e ora ti risenti perchè ne rido? Ehi, occhi vuoti, ruski iasik, è la seconda volta che ti trucchi. Te lo riesci a pittare un bagliore di intelligenza, una sfumatura di interesse, un tocco di curiosità? In questa dimensione i filari di alberi spogli mi riempiono il cuore di noia (nell'altra non saprei) Ha delle belle borse sotto gli occhi, il signore, ma eviterei la blefaroplastica. Tanto cammina comunque come un vecchio. Mi ricordo quel posto lunare dove andammo con Giulia. Peccato, si sia convertita, anche se a dire il vero non mi è mai stata simpatica. Quello studente pelato mi guarda sempre. L'ho colpito? Gli faccio senso? Usa la mia faccia come un comodino per gli occhi? Opto per la numero 3. Piccolo dilemma sul treno: sprecare o meno l'elegante taccuino nuovo? Non sono israeliana, sono ebrea, non sono ebrea, sono giudaizzante, non sono giudaico cristiano, sono ebreo, non sono ebrea, sono italiana, non sono religiosa, sono ebrea, non sono ebrea, sono atea. Sei ebrea? Sì. Allora non sei italiana. Sei ebrea? Sì. Mi sai dire perchè trattate i palestinesi come i nazisti hanno trattato voi? Sei ebrea? Sì. Allora ti hanno avvertito di stare alla larga dal WTC. Io lo posso dire, perchè mio nonno era ebreo. Sei ebrea? Sì. Allora non guidi di sabato. E' sabato, e sto guidando. Per quello hai il cambio automatico. Sei ebrea? Sì. Allora perchè tua madre si chiama Badussaro? Sei ebrea? Sì. Allora perchè sei bionda? Gli ebrei sono orientali! Sei ebrea? Sì. Allora perchè sei scura? Gli ebrei sono occidentali! Sei ebrea? Sì! Sorella maggiore, vieni che ti faccio strada con la candela. Sei ebrea? No. Ho mangiato un grumo di molecole che sapevano di vol aux vent.
Fonti:
Il treno (clicca qui)
Il taccuino (clicca qui)
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mercoledì 10 gennaio 2007
non adorerai giulio carlo argan
Nel corso della mia breve - ma convintamente dedita alla pigrizia e perciò intensa - vacanzina piemontese, sono andata a visitare Palazzo Madama, da poco riaperto al pubblico dopo una chiusura per restauro durata nove anni (bellissimo). Visitando il piano dedicato al gotico e al primo rinascimento, mi colpisce subito una grossa statua in legno rappresentante una pietà. Una enorme Madonna dolente tiene in braccio un piccolissimo Cristo morto. Mi ritrovo a rovistare nella mia mente - che ammetto non essere dotata di un campionario particolarmente fornito - quali altre immagini riportino una tale enfasi sulla Madonna rispetto al Cristo che - in generale - senza nulla togliere a sua madre, non è proprio una figura di secondo piano del cristianesimo. Si sa che nel medioevo le dimensioni dell'oggetto non rappresentavano la distanza dall'osservatore o un dato fisico, ma l'importanza del medesimo nell'economia della narrazione. Improvvisamente mi coglie un pensiero blasfemo (rispetto alle letture arganiane, non evangeliche). E se lo scultore si fosse trovato per le mani un pezzo di legno evocativo della pietà, ma imperfetto sul piano delle proporzioni? Mentre lo immaginavo, a opera finita, scuotere la testa preoccupato sull'effetto vagamente goffo della scultura, butto l'occhio sullo spiegone dell'opera, in basso a destra. Esordisce con un dato sul virtuosismo tecnico: la pietà è stata eseguita da un unico pezzo di legno. "Ah" penso tra me e me, "tana per lo scultore". Poi continuando l'autore dello spiegone - ovviamente storico dell'arte - non può fare a meno di notare le ridotte dimensioni del Cristo, ma nel farlo sente - probabilmente colto lui stesso dal medesimo terrore di blasfemia anti-arganiana - il bisogno di una sorta di excusatio non petita postuma: "L'artista" afferma "scolpisce un Cristo volutamente più piccolo rispetto alla Madonna". Io ho molto amato l'Argan, non senza una certa irritazione per la sua tendenza alle frasi involute e alla complicazione accademica, ma la religione dei miei padri mi impedisce di adorare gli storici dell'arte.
Per me, lo scultore aveva sbagliato ciocco.
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lunedì 8 gennaio 2007
fatta la legge, trovato l'inganno
Lia afferma sul suo blog due cose interessanti, che forse mi saranno utili a chiarire - finalmente -la mia posizione.
La prima cosa che afferma è - mi pare - una verità incontrovertibile: i matrimoni fittizi sono escamotage per fare sesso senza prendere gravosi impegni matrimoniali.
La seconda è - mi pare altrettanto incontrovertibilmente - falsa: Lia sostiene che questa scappatoia sarebbe una faccenda estranea ai paesi islamici, e praticata esclusivamente dalla comunità italiana, poco ligia ai dettami coranici.
Ora, questo è ciò che trovo scritto nel primo sito (non so quanto attendibile, ma di certo non italiano) che si trova su google con parole chiave "temporary marriage": L'articolo si intitola"temporary marriage in islamic law" e recità così:
"A woman with whom temporary marriage is contracted, is not entitled to subsistence even if she becomes pregnant."
Niente grana: neppure se rimane incinta.
A quanto pare, a dare una scorsa ai primi siti dei 67.500 (!) sull'argomento, la questione sembra proprio essere questa: un escamotage per evitare i doveri matrimoniali concedendosi passione, a partire dal sesso con le prostitute per arrivare agli amori contrastati: amori impossibili in ambienti culturali bigotti, eppure necessari e inevitabili per mera spinta sentimentale e biologica: quella corrente che porta da sempre uomini e donne appartenenti alla specia umana ad amarsi indipendentemente dal giudizio del clero: Paolo e Francesca - privi ahiloro dei vantaggi di origine divina concessi ai mussulmani - ne pagarono se ben si ricorda conseguenze assai peggiori del faticoso ottenimento del rimborso della nostra.
Non sto sostenendo che lo scandalo, circoscritto da Lia alla comunità islamica italiana, vada esteso all'intero mondo mussulmano: al contrario.
A quanto pare l'istituto del matrimonio temporaneo è in certi casi - anzi - una salvezza.
In questo articolo, si narra di una storia d'amore in Iran, resa possibile dall'istituto del matrimonio temporaneo, in assenza del quale - lì - accadrebbe questo:
"even though unmarried couples who have sex or even date and hold hands can be arrested, fined, even flogged"
Con quale logica possiamo invocare il corano come fonte di diritto quando si tratta dei diritti della sposa, e negarlo quando si tratta del divieto dei rapporti prematrimoniali, e delle severe punizioni che da quello discendono?
Dal mio punto di vista i matrimoni temporanei non sono il problema, ma la conseguenza inevitabile (come è inevitabile l'escamotage dell'annullamento di sacra rota) di un problema assai più grave: la volontà regolare i rapporti tra i sessi con inflessibile rigore. Un mondo antico che si impone sul moderno senza mediazioni: sarebbe bello che questo fosse oggetto di una battaglia culturale interna all'islam. Il compito dei laici, invece, resta quello di tenere lontani i libri sacri da quelli di giurisprudenza, e vigliare perchè nessuno li confonda.
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domenica 7 gennaio 2007
dei romanisti già si sapeva, ma...
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venerdì 5 gennaio 2007
handle with care
Diamo per buono (tanto per discutere di massimi sistemi, che è assai più divertente che far beccate da pollaio) che Lia nel suo commento al mio post non voglia lanciare una frecciatina ma voglia intendere qualcosa di più serio. Stiamo, io e lei, dibattendo di temi politici o piuttosto ci troviamo su versanti opposti dal punto di vista esistenziale? Io davvero sono convinta che sia l'una e l'altra cosa: per questo amerei discutere con lei, se argomentasse, e per questo insisto.
La questione femminile, esistenziale, sociologica ma anche politica - dunque - mi vede su un versante opposto al suo e sarà argomento di un prossimo post, per non appesantire questo.
Oggi sono in tanti a non considerare la laicità un tema di grande rilevanza politica e attualità. I cattolici e gli atei devoti accusano di "laicismo", insieme alla destra, mentre troppi a sinistra considerano la questione come una sorta di capriccio borghese e di scarsa rilevanza (così come i diritti civili).
Intanto - e i balcani e la questione mediorientale ne sono un esempio fulgido, la fine della guerra fredda ha liberato in modo estremamente potente il tribalismo, fino all'89 congelato dal tallone di ferro delle due potenze. Tribalismo che contagia con la rapidità di un ebola l'intero globo, ormai minuscolo, in frenetica comunicazione, e fatalmente interconnesso suo malgrado. Tanti così si sentono chiamati a schierarsi con passione da uno dei lati dello "scontro di civiltà": il nuovo secolo americano ha colori religiosi, i deliri di odio della Fallaci evocano odi ancestrali e mistici, e mentre alcuni milanesi ritengono loro dovere bruciare i campi rom, una tranquilla signora della stessa città, scontenta dello smog e del clima infernale, diventa nientepodimeno che una "militante filo-islamica" e identifica me - appartenente per nascita a una tribù nemica - come nemica ontologica dei mussulmani. Che ridere.
Io non mi schiero con nessuna nomenklatura, ho reagito e commentato - prima scherzosamente e poi più seriamente - la faccenda del divorzio islamico perchè davvero trovo inquietante la confusione tra questioni politiche - di rilevanza generale, e quelle religiose - di rilevanza particolare. E' ben noto - restando in tema di divorzi - quale sia ad esempio il comportamento della Sacra Rota, che nega il divorzio riservando di concedere l'annullamento a chi possa permetterselo. Le religioni monoteiste fanno riferimento a dei libri antichi, contraddittori, affascinanti e strani, pieni di odio e pieni di amore. La parola di questi libri è ancestrale, e dunque si profila la necessità di tradirla reinterpretandola oppure di trovare degli escamotage ipocriti per aggirarla. Il limite dell'ancestralità, che genera inevitabilmente o riforma, o integralismo, o ipocrisia, è un limite intrinseco e invalicabile: un pendolo tra regole immutabili e necessità particolari: chi decide di sottostare alle regole esplicite e implicite di quei club deve conoscerle e non piangere. Quale aiuto si può dare a chi si lamenti dell'imparzialità della sacra rota? Che possibilità ho io di mutare le regole dettate da quel libro, e interpretate da quel clero? Altra cosa è la legge di uno stato laico, quella legge che non è fondata su una verità a priori, e che deve garantire un patto sociale di tutte le parti che lo compongono modellando pragmaticamente (e politicamente) via via verità parziali e contingenti. Paradossalmente Lia si è seccata molto dell'intervento stupidino di Magdi Allam in suo onore, visto che l'uomo è passato alla tribù nemica e speculare a lei; si è seccata ma non ha saputo controbatterlo (diversamente da Paniscus) proprio nella sua assurda contraddittorietà. Infatti l'unico sistema di "regolare" il matrimonio e il divorzio islamico, sarebbe quello di riconoscerlo! Propongo un dibattito sulla questione: io tendenzialmente non sono contraria neppure a istituire la possibilità del matrimonio poligamico: parliamone. Ma che non mi si venga a chiedere di considerare un testo sacro - radiattivo se letto in un ottica religiosa e non storica o letteraria, "handle with care", come fonte di diritto.
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