sabato 29 marzo 2008

oh, bella coke, bella coke, bella coke coke coke

Leggo su "guerrilla radio" che c'è in giro una petizione da firmare per boicottare la coca-.cola, che avrebbe usato "bella ciao" per uno spot di una bibita (Acuario) in Messico e Argentina.
Ho amato moltissimo "bella ciao" delle mondine dal disco "bella ciao" di Giovanna Marini che ancora conservo religiosamente, e ho spesso e volentieri cantato, strimpellato, e ninnato mio figlio con la versione partigiana: troverei quindi piuttosto deprimente vederla associata alla vendita di un banale oggetto di consumo: la notizia però mi incuriosisce assai, e per tutt'altri motivi. Perchè suona - più che di profanazione - di bufala: ovviamente la storia può essere vera, e anzi, non mi stupirei affatto se lo fosse: noto solo che non si trova traccia del video su you tube o in internet, e quando si risale alla fonte, si fa una scoperta davvero pazzesca: secondo il medesimo sito che per primo ha lanciato l'allarmata notizia dell'atto di Vampirismo Multinazionale Folklorico (e impegnato energie per organizzare il boicottaggio) la fonte è la seguente: "anonimos televidentes".
Telespettatori anonimi.
Posso dire che sembra un po' poco, per lanciare una campagna dai toni infiammati? Il fatto che possa essere vera non significa che lo sia, è una differenza che penso sarebbe bene fosse chiara.
Comunque ho scritto a snopes, il sito che si occupa di leggende metropolitane, segnalando la notizia: di sicuro sulla coca-cola di leggende ne girano a bizzeffe (su snopes le cokelore è uno dei capitoli più cospicui) tanto che qualche dietrologo suppone che siano forme subdole di viral marketing inoculate dalla stessa compagnia per far parlare di se'. Ullah, che scoop: che i nostri infiammati combattenti sian pagati dalla famigerata bibita assassina?
Ci sono - per affermarlo - le stesse prove che esistono a tutt'ora dell'esistenza del jingle vampiro: io penso che più semplicemente i revolucionario da rete abbiano dimostrato ancora una volta di non avere ben chiara la regola aurea secondo la quale "alcune fonti anonime" equivale a "un cacchio di nessunissima fonte", e questo indipendentemente dal fatto che si tratti di una fola o meno: i "telespettatori anonimi" non sono una fonte neppure se dicono la verità.

Aggiungo un videino che ho girato in Australia, al festival di Woodford. Mi ha emozionato molto ritrovarla in quel contesto: Bella Ciao continua a camminare per il mondo, e questa - per me - è una ottima notizia. Coca Cola o no.

venerdì 28 marzo 2008

stranger than fiction

Io ultimamente ho perso qualche colpo al cinema, ma "Stranger than fiction" (Vero come la finzione) non l'avevo proprio sentito. Quindi non so se lamentarmi della mia insipienza o della pochezza nazionale, per evitare figuracce mi tacerò.
Comunque [spoiler] un triste esattore, dalla vita assolutamente squallida e prevedibile un giorno inizia a sentire le voci, anzi una voce. Una voce di donna. E' un narratore, che narra le sue azioni. Da quel giorno la sua piatta esistenza, fondata sulla ripetizione, trova un traino ed inizia a svolgersi, ad avere un arco. Essendo narrata non può che diventare una storia. [fine spoiler] Non si può raccontare di più, si può solo consigliare di affittare il DVD e vederselo [qui il trailer. Per chi è fissata come me, però, dice troppo, quindi non vedetevelo].

giovedì 27 marzo 2008

i lameduck nella storia

Eggià, un altro post che parla di ebrei e di antisemitismo. Chiedo quindi a chi mi conosce di leggere il post tappandosi le orecchie e cantando l'inno nazionale o glory glory alleluyah, perchè non troverà altro che l'ennesima brodazza rimasticata. Niente di originale.
Giuro che è la penultima volta: è che purtroppo in una breve polemica con Lameduck mi sono impegnata ad argomentare perché la seguente affermazione (eh, a sua volta assai poco originale) sia definibile come antisemita:

L'idea [che un politico nero - sic - possa voltare le spalle a Israele] è semplicemente ridicola perchè (sfortunatamente) nessuno può diventare Presidente degli Stati Uniti senza essere uno schiavo di Israele, volente o nolente. Gli ebrei mettono troppo denaro nella campagna elettorale e vi è troppo potere da parte dell'AIPAC e delle altre lobby ebraiche.
Sorvoliamo sul fatto che Lameduck prescinde totalmente dal contenuto e dal merito della frase, e la ritiene immune da antisemitismo perchè pronunciata da un ebreo. E' un argomento inconsistente: esistono gay omofobi, e le loro bastonate non fanno sanguinare meno.

Consiglio quindi a Lameduck, invece di verificare la validità dell'affermazione in base alla identità di chi la afferma - semplicemente - di confrontare la teoria di Silverstein con la realtà dei fatti, pezzetto per pezzetto, come un paziente detective.

Prima di tutto quella affermazione è fondata su un mito che la precede, oppure è fondata su dati osservabili e reali?

Non so se talvolta il mito sia profezia del futuro, ma di certo da sempre il potere dell'ebreo è stato enfatizzato ben al di là della sua reale portata, e che i lameduck contemporanei hanno sempre creduto a quell'enfasi a dispetto di qualsiasi confronto realtà.

L'ebreo del medioevo "avvelenava" i pozzi con la peste, secondo i suoi contemporanei che lo temevano. L'ebreo moriva di peste come il cristiano? Ovviamente sì, non si può dubitarne. Ma per il lameduck medioevale questo dato non rilevava affatto. La realtà non scalfiva per nulla l'ebreo immaginario che albergava nella sua mente.

Era più attinente con la realtà il mito dei savi anziani di Sion, quello stereotipo che fissa in epoca moderna il nuovo clichè di potere e crudeltà, quello del Silverstein finalmente credibile in quanto ebreo?

Sicuramente fu creduto tale fino a maturare in quella catastrofe che non si può nominare di fronte agli antisionisti: il potere e la crudeltà dell'ebreo erano creduti nella Germ-nia naz-sta come verità incontrovertibili. Reggeva il confronto con la realtà, quella credenza?

Di certo non reggeva in Germ-nia, dove il progetto che non si può nominare di fronte agli antisionisti fu messo in atto senza incontrare ostacolo alcuno. Per i lameduck tedeschi di allora, era visibile e manifesto come l'ebraismo mondiale dirigesse nel contempo il capitalismo e il comunismo, e ciò nonostante il lameduck non si avvedeva, ne' si stupiva del fatto che gli ebrei non manifestassero alcun controllo del loro destino.

Una lameduck dell'epoca avrebbe forse sottolineato che il potere degli ebrei era semplicemente - una volta tanto - stato sconfitto. In fondo i naz-sti erano finalmente riusciti ad avere la meglio sulla piovra, e non era quella la loro ragione sociale? Ma questa lameduck dell'epoca allora avrebbe dovuto poi indagare se il "capitalismo mondiale" - Germania a parte - fosse davvero in mano agli ebrei.

Per esempio per confrontare il mito con la realtà sarebbe sufficiente osservare se e quando gli ebrei furono soccorsi dai paesi alleati, dall'Inghilterra, dagli USA.
E la realtà dei fatti dice che gli USA e l'Inghilterra non vollero semplicemente aumentare le quote dei profughi e offrire protezione alle masse di ebrei perseguitati. Nulla di nuovo sotto il sole, ma questo depone per caso in favore di un indubitabile potere ebraico?

E in Unione Sovietica? Lì si manifestò, il potere degli ebrei? A me non pare. Quel che è certo, però è fu senz'altro paventato, denunciato e combattuto dai lameduck sovietici.

Naturalmente si può sorvolare sul maccartismo, sui Ford e su Disney e il loro rapporto con gli ebrei e il potere ebraico, e piombare all'oggi.
Non si può che ammettere che il mito esista, che abbia radici lontane, che sia persistente e che a tutt'oggi non abbia retto il confronto con la realtà, ma oggi si è per caso - magicamente - avverato?

Lascio la moderna lameduck a riflettere sull'inquietante contraddizione: come mai i padroni della più potente nazione del mondo non sono riusciti in sessant'anni a piazzare il proprio culo in modo salubre e stabile in un territorio grande quanto la Lombardia? Come mai hanno conquistato territori in risposta a guerre altrui, e li hanno sempre restituiti quando ricambiati con la pace? Chi ha tanto potere, restituisce i territori quando vince? Precedenti storici? E gli ebrei, sono forse portatori di un pensiero unico sul futuro di Israele? La visione di un ebreo pacifista, religioso, ortodosso , nazionalista, internazionalista, si proietta per forza su una fantomatica "lobby" che rende comuni idee e interessi diversi? L'incredibile libro sulla lobby pro-israele fonda la sua teoria su un sillogismo folle: la dimostrazione che gli interessi americani e israeliani non coincidono, che gli ebrei americani sono tacciabili di doppia fedeltà, e che l'America è eterodiretta da una forza straniera (tutte accuse che venivano fatte dai nazifascisti) consiste nel fatto che...la guerra in Irak è stata un fallimento. Ma se è stata un fallimento per gli USA, non lo è stata anche per Israele? E dove sarebbe allora la divergenza di interessi?
Premesso dunque che da che mondo è mondo il potere si manifesta, e che il mito ha un solido passato, abbiamo per caso qualche ragione per poter formulare in modo argomentato l'ipotesi che quella affermazione di Silverstein non sia fondata sul confronto con la realtà ma su il solito, immarcescibile mito, sulla solita ripetitiva e infondata paranoia a-n-t-i-s-e-m-i-t-a?
Alla moderna lameduck l'ardua sentenza.

mercoledì 26 marzo 2008

martedì 25 marzo 2008

piccoli di porcospino


da questo blog.

lunedì 24 marzo 2008

per il tibet, ma l'anticomunismo l'è morto

Sono amici miei, quelli che hanno aperto questo blog, ed essendo il mio appoggio per il Tibet - per quanto totalmente inutile - scontato (soprattutto se si tratta del Dalai Lama, che anche lì ci sono scalmanati nazionalisti che mi stanno sulle balle come dappertutto) metto sul mio blog la pecetta, che peraltro esteticamente è pure caruccia.
Purtuttavia - essendo la mia specifica ragione sociale quella di scassare la minchia, con particolare riferimento agli amici - decido di metterla in un post e non nell'area eterna del blog per due motivi. Il primo - meno importante - è che ho una idiosincrasia per le pecette. Il secondo è che l'impostazione di questo blog mi pare del tutto anacronistica. Contrariamente a quello che pensa Uriel ritengo che la Cina non sia un paese comunista, ne' penso che "dittatura" e "comunismo" siano sinonimi.
Il comunismo è totalmente, incontrovertibilmente, rovinosamente franato addosso a se' stesso. Esso non esiste più ne' come realtà ne' come prospettiva.
Essere attivamente anticomunisti oggi è come essere antisionisti: significa fondare la propria identità tramite la resurrezione di zombie: una ideologia morta, come il comunismo, o che avrebbe esaurito la sua ragione di essere, come il sionismo, costretto a sopravvivere a se' stesso a causa dei suoi antagonisti. Persino per Berlusconi l'anticomunismo è diventato un'arma troppo logora.
.

giovedì 20 marzo 2008

la fiamma del peccato

E' raro che rimpianga la prima repubblica, ma nel campo della satira i democristiani e i loro satelliti - occorre ammetterlo - avevano ben altra tenuta, consci com'erano della inviolabilità e sacralità del loro potere.
A guerra fredda finita, conclusasi l'epoca della sinecura del potere e dei politici professionisti (oggi infatti è garantita un po' di rotazione) lo humor dei politici - dilettanti e non - sembra averne risentito in modo notevole. Fiamma Nirenstein pensa di potere ad un tempo dichiarare con veemenza il proprio antifascismo, e candidarsi in una coalizione che pullula di ex fascisti, neo fascisti, vetero-fascisti, para-fascisti, cripto-fascisti ed uscirne indenne: quando viene rappresentata come il Frankestein fascio-forzist-sionista, e per di più col capello in disordine e l'occhio maniacale, si offende per questa vignetta e denuncia l'offesa all'autorità costituita. Una rosicona, un castoro, come si dice in usenet.
Nulla di nuovo, lo fece d'Alema con Forattini, per via di quest'altra vignetta, senza che il suo rosicare venisse rappresentato come una censura, come un atto di violenza: non si sentì l'impellente necessità di descriverlo come adepto di una casta di intoccabili, come il portatore di un pericoloso germe di doppia fedeltà o che vignettista venisse esaltato come un coraggioso salvatore del suolo patrio, o che si evocasse l'olocausto, il razzismo, la peste e le cavallette, i profeti offesi. E - a proposito - che dire del paragone tra la banalissima denuncia della Nirenstein e il troiaio immondo seguito alla pubblicazione delle vignette danesi, con boicottaggi di una intera nazione, ambasciate bruciate, morti in piazza e via dicendo? Una querela per calunnia colpisce esclusivamente l'autore della vignetta (nemmeno: colpisce il suo portafoglio) uno stigma su un'intera nazione che ha ospitato un giornale che ha ospitato un direttore che ha ospitato un vignettista che ha fatto una vignetta colpisce invece un sistema, per la precisione quello che concede alla satira di esistere e a ogni vignettista di esercitarla secondo le proprie responsabilità. Parliamo di censura Lameduck, vuoi?

domenica 16 marzo 2008

antibiotico per polirematismi

Fedele alla mia passione censoria nel campo dei neologismi irritanti, accolgo il grido di dolore di Paola e denuncio un focolaio di un nuovo spaventevole polirematismo melensis, il "cibo coccola". E' appena nato, promette bene, chissà se riusciremo ad isolarlo prima che infetti la lingua per decenni.
Oggi siamo a sole 33 occorrenze, è una corsa col tempo, Paola, ce la possiamo fare. Questo blog continuerà il monitoraggio.
Ne approfitto per annunciare che l'agghiacciante locutio necrofilis "avere contezza" si conferma in via di espansione epidemica: è in effetti passato da 3800 occorrenze a 4400.

sabato 15 marzo 2008

c'ho un babbo invasore

"A 5 anni ho potuto apprendere dagli italiani di destra che ero un asiatico che invadeva l'Europa, a 75 per gli italiani di sinistra sono un europeo che invade l'Asia."

A.Z.

giovedì 13 marzo 2008

rachel barnacle risponde a uriel

Ricevo e volentieri pubblico la risposta di Rachel Barnacle a Uriel, in seguito ad una accesa discussione nata nei commenti a questo post.
Aggiungo solo che personalmente ritengo insuperabile la scena della Marsigliese di Casablanca, e obbligatorio piangervi sopra, e che dubito che la mortadella sia stata inventata per tenere lontana la gente dal potenziale rivoluzionario della lingua salmistrata, ne' che debba essere superata dal culatello.

[cut]

Aspetto qualche argomentazione, BTW.Ah si': suppongo che anche le argomentazioni siano sintomo di qualche malattia mentale.Le persone normali discutono di un quadro senza mai menzionarne una qualita' qualsiasi, suppongo.

Nei call center.

Uriel

Innanzi tutto, datti una calmata, che qua non siamo alla fiera della cagata in mezzo all’ortica.
Poi, non era mia intenzione dimostrare un bel niente. Non credo sia necessario: come ho già scritto, ciò che è accaduto negli U.K. (e nel mondo) *contemporaneamente* al “fenomeno Beatles”, è sufficiente per rendere delirante il tuo articolo.
Nello stesso, viene fornita –con enorme supponenza, cosa che probabilmente te lo ha fatto amare così tanto – *la* motivazione del successo dei Beatles: sedare gli animi, imborghesire gli spiriti. Ma non è che *una* tesi, che pur di giungere allo scopo forza assai la mano. Quel che nell’articolo tu chiami “complessità”, in realtà sono due punti ben precisi e distaccati amalgamati nello stesso discorso: il successo immeritato dei Beatles rispetto alla loro scarsità musicale, e il successo negato ad altri artisti più qualificati. L’articolo tira le somme sul fatto che debba esserci stato un complotto affinché i mediocri Beatles prevalessero sull’altrui eccellenza. Mentre i Doors parlavano di serpenti lunghi sette miglia, i simpatici capelli a padella li eclissavano con “Say Goodbye, Say Hello”. Ma le variabili di un successo clamoroso sono molteplici, difficile calcolarle con onestà, e dunque la teoria paranoide (i Beatles strombettanti Prozac delle coscienze ribelli) può stare fianco a fianco con quella fatalista (i Beatles si sono trovati nel posto e non momento giusto per sfondare), o a quella snob (la gente è scema, ama la mediocrità), e così via e così discorrendo. Una vale l’altra. Personalmente, tendo a dar credito alla più pragmatica di tutte: i discografici semplicemente tentano ogni volta di far vendere più dischi. Hanno raccattato quattro musicisti strimpellanti ma con indubbio senso della canzonetta popolare (dunque codificata, riconoscibile, di immediato consumo), li hanno circondati di uno staff coi controcazzi, ed ecco generato l’abnorme successo.
Lo hanno fatto per sedare gli animi?
Se dici sì, hai appena affermato che il tuo amato pueblo pensante non vale un cazzo. Quel pueblo pensante, su cui hai addirittura fatto un post nuovo di zecca (senza linkare questo blog, naturalmente. Finché si parla di limonate sotto la doccia va benissimo linkare, ma quando i commenti son quasi tutti contro allora meglio fare i riservati), questo pueblo dicevo, si lascia abbindolare come niente, e scoppia la Beatles Mania. Amerei ti rendessi conto del paradosso.
Non voglio nominare gli Stones, che hanno farcito in salsa piccante la stessa brodaglia dei Beatles. Ma c’erano gli Who da ascoltare. C’era Bob Dylan, la Joplin, Zappa, i Velvet. I Pink Floyd. E così via. Tutta gente nominata nel tuo amato articolo, messa lì a guisa di grandezza usurpata dai dozzinali Beatles. Devo dunque giungere alla conclusione che il tuo articolo sta affermando che un buon ufficio stampa, un ottimo staff, e un qualcosa di musicalmente facile e godibile è sufficiente per rendere manovrabile la stessa gente che tu sostieni sia in grado di *scegliere*.
Io non la penso così, dunque, torniamo al mio assunto: il tuo articolo è delirante. Io credo che le persone possano scegliere, e che sia loro possibile – anche su grandi numeri – di “crescere” con ciò che è loro più affine. Tu, il principe dell’anti-mainstream dovresti saperne qualche cosa: non credo che mamma Uriel ti abbia tirato delle scopettate in testa per impedirti di ascoltare “Yesterday” al posto dei Razor. Ma sarebbe stupido da parte tua, negare l’evidenza che un prodotto mainstream di facile ascolto – nel caso della musica – avrà sempre più successo di una suite sperimentale e pionieristica, per quanto più immensamente bella sia.
Non mi interessa il perché. E’ un fatto innegabile. Le motivazioni, posso essere lette politicamente, sociologicamente o quant’altro, resteranno sempre e comunque teorie soggettive, e relative.
Questa presunta rivoluzione all’incontrario dei Beatles, abbi pazienza, a me continua a suonare terribilmente ridicola. Nell’articolo viene a proposito minimizzato il fatto che sì i Beatles ebbero un enorme successo, ma che anche altri ne ebbero, di natura probabilmente meno isterica, ma profondo, e planetario. Soprattutto, contemporaneo. Per dire, nell’articolo si parla tanto di contestazioni ed Era dell’Acquario, ma non era necessario attraversare l’oceano atlantico per sentire musica di altro genere: già sulla east coast la musica parlava d’altro.
L’impatto dei Beatles - la loro presunta natura reazionaria - è ben poca cosa alla fine, rispetto al popò di responsabilità che il tuo articolo attribuisce loro: otto anni scarsi. Eccola qua, tutta la faccenda. Otto anni scarsi di (presunto)lavaggio-del-cervello quando contemporaneamente tanta, tantissima gente s’ascoltava Hendrix e compagnia bella. Le grupies che lanciavano le mutandine a Paul McCartney di lì a poco avrebbero cominciarono a strapparsi i capelli per qualcun altro, o ancora meglio, avrebbero cominciarono a farseli crescere come Robert Plant o a colorarseli di blue per stare dietro ai Ramones, o ai Sex Pistol.
Dunque tutto questo rumore per cosa? Un pugno di anni di successo strepitoso, con un apice che - guarda caso - è coinciso con l’inizio della fine della west coast americana, che stava – Beatles o non Beatles – già per diventare qualcosa d’altro. Non dimentichiamoci, che gli amanti viscerali dei Fab Four ci sono sempre stati e sempre ci saranno (come quelli di Elvis o di Carusone, per quel che ne so), ma per tutti gli anni settanta e gran parte degli ottanta era meglio covare il proprio furore amoroso nel segreto della propria cameretta, se non si voleva pigliare un paio d’etti di sogliole in faccia. Ottima mossa: ottundere le masse affinché non facessero la rivoluzione hippie per servirgli sul piatto d’argento quella punk.
Non è che forse, dico forse eh, i Beatles siano semplicemente stati i “Casablanca” della musica? Una struttura semplicissima per mettere a proprio agio l’ascoltatore, con l’aggiunta di un’accozzaglia di generi già ampiamente collaudati, per commuoverlo. E’ un mix che funziona dai tempi di Shakespeare, e non smetterà mai di funzionare. Lo dico come un fatto, non come un merito: ci si commuove quando suona “La Marsigliese” nel Rick’s Bar, perché sì.
E tu, che blateri tanto di “pensiero reazionario”, tu più di chiunque altro dovresti sapere che per superare “La marsigliese” in quella bisca marocchina, bisogna studiare. La raffinatezza, e il piacere del bello, il gusto per le forme d’arte più strutturate hanno una percentuale “naturale” piuttosto bassa. Per non parlare di quel che può succedere quando ci si imbatte in un genere del tutto “alieno” alla propria cultura d’appartenenza. Asserire che il pueblo debba sorbirsi surrogati pacchiani per poter accedere alla “cosa vera”, non suona male perché è insita nel discorso l’idea che il pueblo sia bue. Suona male perché quando si parla di queste cose il pueblo non si dovrebbe neppure nominare. Questa visione di orde illetterate da una parte e masse di Stephen Hawking dall’altra, a me sembrano francamente le due facce della stessa obsoleta medaglia. Magari sarebbe più corretto parlare di individui che hanno abbastanza curiosità e intelligenza per non accontentarsi del surrogato, o di certi surrogati che hanno abbastanza scintilla vitale da stimolare delle domande, una ricerca, una strada non ancora battuta.
E i Beatles quella scintilla, ce l’avevano. Piccola, piccolissima, quel che vuoi tu. Ma c’era. Ecco perché dopo quasi quarant’anni si ascolta ancora con piacere “Eleanor Rigby”, mentre di Rihanna e la sua cazzo di Umbrella non sentiremo mai più parlare. Almeno spero.

lunedì 10 marzo 2008

chanson d'amour


hat tip: Marco D'Itri

il piccione impiccione

Il mio amico storico Francesco ha aperto un blog "il piccione impiccione": flautista, esperto di rock, ottimo fotografo e ottimo cuoco.

Ha certamente gusti musicali più complessi e sofisticati dei miei, anche se resto sempre stupita quando qualcuno (mi riferisco ad un articolo incredibile citato integralmente da Uriel nel post "la truffa dei Beatles", ma andateci da soli che i miei link a quel blog vi porterebbero a un pornazzo) teorizza che i Beatles fossero dei mediocri strimpellatori, convenzionali e servi della reazione.
Non saranno stati formalmente rivoluzionari ne' innovatori...e stocazzo ce lo vogliamo poi aggiungere? a me pare che neppure Bach fosse un innovatore: hanno scritto canzoni meravigliose e tanto basta.
Nessun obbligo ad apprezzarli, ci mancherebbe: trovo però stucchevole e ottuso l'approccio ideologico di quell'articolo: mi ricorda i molti revolucionarios de mi nonno che sostengono che Hollywood è nata per distrarre le coscienze del proletariato, come se "A qualcuno piace caldo" togliesse qualcosa all'opera omnia di Tarkowsky, o "Blackbird" servisse a far dimenticare Frank Zappa eseguito da Boulez. Yawn.

domenica 9 marzo 2008

ciao amico, yeah

Veramente lo staff di Casini ha messo su 'sto blog "trasgressivo" per catturare i ggiovani? Vi prego, ditemi che è una presa per il culo.

sabato 8 marzo 2008

alla fiera dell'est

L'eccidio di Gerusalemme è esclusivamente politico? I mezzi di informazione hanno quasi unanimemente sposato questa tesi, e che cioè l'atto criminale costituisca una ritorsione nei confronti della battaglia di Gaza che è una conseguenza del lancio dei razzi (peraltro poco citati), che è una conseguenza dello sgombero da Gaza, che è una conseguenza dell'impossibilità di tenerla, che è una conseguenza della resistenza palestinese all'occupazione, che è una conseguenza dell'occupazione dei territori, che è una conseguenza del tentativo di espansione territoriale di Israele, che è una conseguenza della fondazione di Israele, che è una conseguenza del sionismo.. Tutto dunque risalirebbe al fatto che Dreyfus era un ebreo alsaziano.

L'eccidio di Gerusalemme è esclusivamente religioso? In tal caso sarebbe la conseguenza dell'eccidio di Hevron compiuto da un estremista ebreo del quale non ricordo il nome per volere divino, o senilità (il che, se ci pensate bene, è la stessa cosa), per ritorsione contro l'eccidio di Hevron del 1929 (tempi d'oro, mai sufficientemente rimpianti), per ritorsione contro il tradimento dei Banu Ammar, per ritorsione contro la mancata adesione all'ebraismo di Maometto.

L'eccidio di Gerusalemme è a un tempo politico e religioso?

L'eccidio di Gerusalemme è dovuto a cause sindacali come dimostrerebbe il fatto che l'assassino era autista della Yeshivah?

L'eccidio di Gerusalemme è un'imitazione delle strage dei college americani?
L'assassino provava rancore per l'impossibilità di diventare rabbino?

di A.Z.

giovedì 6 marzo 2008

felicità è

Consegnato il lavoro, trovare questo sito e riuscire a fare senza difficoltà tutti gli accordi strani (tipo midim7aumplus) delle canzungelle dei beatles, che in decenni di strimpellate non erano mai stati ne' cercati ne' trovati. Ah, internette...

venerdì 29 febbraio 2008

solkatten

sionismi

Un post che condivido, del mio amico MMAX.

La pretesa politica che Israele sia "il bastione armato dell'occidente" o che debba essere "una simpatica repubblica paciosa che si fa impiombare" sono delle attribuzioni che non gli competono e che ledono il principio di autodeterminazione del popolo ebraico.
In buona sostanza Israele è un Diritto non un Primato carico di significati terzi , significati che non gli appartengono.

mercoledì 27 febbraio 2008

panzane a gogò

Se sei un antimperialista, vuoi fare un quadro del mondo e ti tocca - come ragione sociale - il compito di appiattire qualsiasi dinamica complessa nei due unici poli di di "imperialismo" e "resistenze", ti ritrovi con l'imbarazzante compito di dover convincere il mondo che l'Iran sia un modello di pluralismo, le battaglie per i diritti civili una maschera dell'imperialismo yanqui, e gli appetiti imperialisti di un dittatore sanguinario una giusta rivendicazione post coloniale.
Il passo che segue - dove si accenna di volata al tentativo di Saddam di ottenere l'egemonia sul petrolio mediorientale, e fanculo al Kuwait - è uno dei più spassosi capolavori di ipocrisia che mi sia mai capitato di incontrare nella vita:

Nel caso del Medio Oriente c’è un elemento in più a favore dell’imperialismo. Si tratta delle cosiddette “frontiere maledette”, in larga misura lascito del colonialismo occidentale. Se uno stato dell’area ne chiede il superamento in virtù della loro assurdità storica (è il caso dell’iniziativa – peraltro politicamente improvvida – di Saddam Hussein nel 1990 nei confronti del Kuwait) questo diventa un casus belli che ne giustifica l’aggressione.

venerdì 22 febbraio 2008

parole e golfini d'angora in soffitta

Mi divertono le mode linguistiche. Tipo che un bel giorno, per ragioni a me ignote, "piuttosto che" è diventato sinonimo di "eccetera", come racconta Massimo Manca in questo suo post.
Il nuovo uso si è diffuso con voluttà: si sentiva che quell'accezione faceva sentire l'utente particolarmente a la page, e la vecchia accezione in breve tempo è stata relegata nella soffitta delle locuzioni in disuso, come robaccia scamuffa: pronta per essere riesumata, come la maxigonna o i golfini d'angora.

E infatti succede anche di questo: è la terza volta in una settimana che sento usare "avere contezza", locuzione che fino a due settimane fa era del tutto in disuso.
A tutt'oggi, su google ci sono 3800 occorrenze e 79 su google gruppi e in questo post si monitorerà l'infezione memetica.

rehab

Oh, a me sta scafaciona mi piace un sacco, e nel pezzo ci ritrovo un po' di "don't pass me by" dei Beatles.

mercoledì 20 febbraio 2008

moderne derive e i sistemi del bel tempo che fu

Psalvus, in un commento al mio post di indagine sulle motivazioni di Ferrara (oggetto misterioso e dunque interessante - anche se fortunatamente non molto rilevante sotto il profilo politico) parla di oggettiva "deriva eugenetica".
A mio avviso non esiste proprio nessuna "deriva eugenetica".
L'eugenetica era una pseudoscienza che si proponeva di migliorare la specie umana (o - peggio - la razza). Aveva proprio un obiettivo di tipo "sociale". Nulla, ma proprio nulla, collega le odierne diagnosi prenatali ad una ideologia sociale, o a ideologie di alcun tipo, quindi non esiste nulla che assomigli neppure un po' a questa deriva di cui tanto si starnazza.
Semplicemente si tratta di prevenire - in maniera sempre più precoce e indolore - disgrazie che ben prima della formulazione della pseudoscienza di cui sopra, e in tempi un po' più rustici sotto il profilo etico, portavano -ad esempio- a sistemi (a dir poco discutibili ma non ideologici) come la Rupe Tarpea: oggi un bambino down è accolto dalla società un po' meglio - mi pare - di come non lo fosse nel paleolitico, nell'Egitto dei faraoni o nel medioevo, e ha sicuramente aspettative e qualità di vita infinitamente migliori di quante non ne avesse anche solo quarant'anni fa.

Un bambino, però, non una morula: se gli integralisti cattolici o gli atei devoti non riescono a vedere la differenza fra un bambino e una morula (e starnazzano all'eugenetica invece di battersi contro le barriere architettoniche) mi pare che sia un problema davvero tutto quanto loro: le persone che hanno un'anima e un cuore la differenza tra un bimbo e una morula la sanno vedere.

(Ah, Psalvus, se non vedi il post, rimandalo. Ripeto, io non modero i contenuti.)

martedì 19 febbraio 2008

dialogo tra salvatore musumeci e pol pot

Dialogo surreale socio-filosofico tra Salvatore Musumeci (cioè Cochin, cioè io) e Pol Pot (cioè MMAX), intorno alla menzogna femminile nel sesso, alla perfezione e alla perfettibilità dell'essere umano.
La veterofemminista è lui, sia ben chiaro.

Cochin (01:56 PM) :
tu fai una apologia della sincerità, a me interessa una tendenza alla sincerità, non un patto eterno con l'inferno per i trasgressori

MMAX (01:57 PM) :
io credo sinceramente che tu abbia abdicato ad una possibilita' ..e che ti appoggi a questa negazione .
Non è un problema di linguaggi..perchè il punto preciso è "fingere o non fingere" e le culture e modalita' relazionale che ruotano attorno a questo.
MMAX (01:57 PM) :
ma quale inferno...ma c'e' un problema se questa trasparenza viene meno..

Cochin (01:57 PM) :
no, non ho abdicato a un cazzo NON CREDO alla perfezione degli esseri umani, punto e diffido di chi ci crede
Cochin (01:58 PM) :
ti confesso che questo tuo fervore mi inquieta
Cochin (01:58 PM) :
l'idea di fare di una materia come il sesso un terreno di disquisizioni ideologiche, e dichiarazioni burocratiche, mi spaventa
Cochin (01:59 PM) :
perchè tra un uomo e una donna c'è anche un territorio più oscuro, più incerto, in cui occorre poter stare senza terrore
Cochin (01:59 PM) :
che non vuoi dire torbidume ovunque, vuoi dire una zona meno certamente visibile

MMAX (02:00 PM) :
alla perfettibilita'..al dialogo..cazzo in una relazione di anni? in un ambito circoscritto? Scusa ma questo tuo generalizzare forzato lo trovo non corretto.
Sono stato molto chiaro..con i massimi sistemi mi ci pulisco il culo..si ' l'Uomo non è perfetto,,sono d'accordo..ma tu neghi il miglioramento possibile nel grado zero del pregiudizio possibile..ovvero l'amore.
E' sinceramente terribile

Cochin (02:00 PM) :
no

MMAX (02:00 PM) :
vuol dire meno visibile se uno ha dei problemi dati da una cultura
MMAX (02:00 PM) :
si

Cochin (02:00 PM) :
non nego il miglioramento. Nego la perfezione come nego la verità
Cochin (02:00 PM) :
e non penso che la menzogna sia niente di culturale
Cochin (02:00 PM) :
inoltre ci metti una rabbia in questo discorso che mi spaventa

MMAX (02:01 PM) :
allora di questo parlo..in un letto lavorare per la trasparenza e la leggerezza è migliorare

Cochin (02:01 PM) :
mi pare di discutere con bin laden

MMAX (02:01 PM) :
no la rabbia ce la metto perchè mi sembra di parlare con un maschio intervistato da pasolini nel 66

Cochin (02:01 PM) :
cazzate
Cochin (02:01 PM) :
davvero sai?
Cochin (02:01 PM) :
pol pot
Cochin (02:01 PM) :
ecco chi mi ricordi
Cochin (02:02 PM) :
uno che porta nelle braghe dei calzoni il libretto di mao

MMAX (02:02 PM) :
salvatore musumeci agricoltore siciliano di 60anni "La fimmina paradiso della minGhia deve essere"

orientamenti e vocazioni

Scopro con Google Analytics che il mio post "Suore Nude", oltre ad avere un successo strepitoso (è in assoluto il primo con cui vengo trovata, e infatti ho raggiunto la vetta di google per quelle parole chiave) genera un bounce rate decisamente più basso di "intervista a primo Levi", l'altro great hit del mio blog.
In altri termini, i pornazzari che cercano immagini di suore nude e mi raggiungono, sembrano essere più interessati al resto del mio blog di chi cerca notizie su Primo Levi, il che getta una luce interessante sulla ghianda vocazionale di questo spazio, i suoi futuri orientamenti e il sul suo destino.
Per intanto:

Nei commenti a questo post è attualmente in corso un interessante e acceso dibattito sul rapporto tra obesità e posizione alla pecorina.

venerdì 15 febbraio 2008

il perfido pupino prolife

Io forse sono tonta, ma ci ho messo un po' a capirlo.
La ragione sociale del partito di Ferrara è quella di spezzare il Partito Democratico.
L'arma clericale è stata fin dall'inizio quella principale della destra: i PACS, la fecondazione assistita, e l'ala maggioritaria del neonato Partito Democratico ha rinunciato senza troppo dolore a battersi far valere quei diritti, di pochi e quindi "non interessanti"un po' come le malattie rare per le case farmacologiche. Le coppie omosessuali e quelle sterili son pur sempre una minoranza, andassero a farsi fecondare in Svizzera che ormai abbiamo l'Europa e non rompessero i coglioni.
Questa linea - molto cinica ma probabilmente indispensabile alla loro sopravvivenza - aveva fatto sì che la destra avesse poco margine per impostare la campagna elettorale sul tormentone etico. Dopotutto la 194 era talmente intoccabile da non poter essere toccata neppure dai partiti cattolici e di destra, senza un serio rischio di perdere molti, molti voti.
Ed ecco che dal ventre immenso del cinico e ributtante giornalista neonasce il perfido pupino prolife, che non ha come ragione sociale ne' la vittoria elettorale ne' aborto, ma l'uccisione in culla del neonato pupone democratico.
Per questo questa petizione che mi è arrivata stamattina in mail mi lascia perplessa.
Questo blog è favorevole senza alcuna esitazione non solo alla 194, ma alle unioni civili, alla fecondazione assistita e alla RSU 486, ma nel contempo ritiene che si debba evitare in ogni modo di impostare la campagna elettorale prossima ventura sui temi etici, come invece vogliono strumentalmente le destre e il Vaticano per mezzo dell'osceno cabarettista teocon.

mercoledì 13 febbraio 2008

ma Ferrara a sua moglie

...dico a lei, a letto, la sera. Non so. Ma che cosa le dice, tipo: "haahahahahaha c'è caduto faccia di velluto" pensando a Casini, si scola mezza boccia di gin la mette a pecora e la tromba, oppure veramente tra di loro si raccontano che insomma, che c'è lo scontro di civiltà, che bisogna davvero contrapporre idee forti per fermare l'avanzata dei mori? Che cosa?
La domanda è: per mentire con efficacia agli altri, fino a che punto si può essere sinceri con se' stessi e con i propri cari più prossimi?

Cosa si dicono in privato, a letto, Ferrara e sua moglie?

bilance fasciste

E sul web fioriscono paragoni su paragoni, tutta una corsa ad ogni possibile manifestazione di intolleranza (e ce ne sono, oh, se ce ne sono) per per rendere bene evidente che l'attività di pubblicare liste di ebrei a scopo di denigrazione è attività ludica e di poco conto e soprattutto - che sia ben chiaro - isolata. Il vero razzismo è sempre altrove.

MMAX descrive la faccenda in modo molto efficace.

Fascisti che altri fascisti stanno usando per coprire la montagna di merda antisemita..

martedì 12 febbraio 2008

il prencipe Romano e la fazion di Ceppaloni

Ebbene sì, i blog possono produrre capolavori.

lunedì 11 febbraio 2008

hai mai letto kundèra?

la notte dei cristalli viene per tutti

Il nostro futuro Presidente del Consiglio è un razzista conclamato, ma - evidentemente - per gli antisionisti e i combattenti antimperialisti (quelli - per intenderci - che non si sono sporcati e mai si sporcheranno le mani a votare per impedire al succitato razzista di diventare Presidente del consiglio: ah, il voto, questo costume ovvibilmente plebeo) la colpa, la connivenza...yessir, è degli ebrei.
Ora, vivendo questi tempi amari, respirandone il clima a pieni polmoni, si vedono e si sentono tante belle cosette.
Pestaggi di zingari, svastiche contro gli scrittori ebrei, neri o arabi accusati di delitti che non hanno commesso, omosessualità usata come insulto in parlamento, le profanazioni di tombe, suicidi di ragazzini gay, liste di proscrizione, cattolici integralisti antisemiti che diventano maitre a penser: Un incubo, e se la rete è - come credo - uno specchio riflesso dell'ondata di intolleranza che viene cavalcata strumentalmente da politici, sappiamo tutti (anche se qualcuno purtroppo fa colpevolmente finta di non vederlo) che la lista di proscrizione del demente non è che uno sputo in un oceano di odio, insulti, di pregiudizi e di violenza: il settanta per cento del nostro mondo è convinta che gli zingari rapiscano i bambini e un altro settanta per cento è convinto che gli ebrei li lascino crepare sulle torri in fiamme. (ovviamente i due insiemi si incrociano)
Caro Martinez, sappi che l'unica, la sola voce che ho sentito parlare contro l'odio antizingaro, è stata ieri in radio ed era la voce di Michele Sarfatti, un ebreo: una persona a differenza di te e correttamente associava i diversi razzismi in un unico fenomeno, piuttosto che denunciarne uno solo promuovendone strumentalmente un altro, per infiammare le menti con nuovo odio.
Non è una operazione innocente, quella di fare distinguo tra razzismi, quella di far finta che siano fenomeni diversi, usando l'artificio retorico - d'effetto, intendiamoci, ma vile - del paragone: non è innocente perché quando il clima si fa così brutto la notte dei cristalli arriva davvero, e ce n'è per tutti: zingari, ebrei, mussulmani, immigrati, neri, omosessuali e a sguazzare nell'intolleranza e nell'odio come fai tu ci si sporca le mani. Molto di più che a votare.

intercettazioni

Una conversazione ICQ tra due noti antisionisti, intercettata da MMAX.

domenica 10 febbraio 2008

una modesta proposta

In merito al recupero ratzingeriano della preghiera per la conversione degli ebrei che ha destato vive preoccupazioni sul futuro delle relazioni ebraico-cristiane, in una riunione familiare è emersa la seguente proposta per il Santo Padre: noi ebrei ci facciamo battezzare in massa, però in cambio tutti i cattolici dovranno farsi circoncidere.

venerdì 8 febbraio 2008

socrate show

Su Ipazia, un avvincente plot filosofico a puntate.

giovedì 7 febbraio 2008

il tempo del viaggio

C'è uno strano rapporto - inversamente proporzionale - nella percezione del tempo, almeno per me. Se è tempo denso di eventi e di emozioni, corre veloce mentre lo vivi ma rallenta sui lassi temporali più estesi: acquista profondità. Al contrario, una giornata di routine sembra infinita, dieci anni di routine passano in un fiato. Forse la percezione del tempo è così diversa, soprattutto nell'infanzia ma anche nell'adolescenza, proprio perché ogni giornata è - indipendentemente dagli eventi - densa. Di conoscenza, di novità, di paura, di concentrazione, di felicità e di traumi.
E così, il tempo del viaggio, del viaggio lungo e lontano, diventa una specie di bolla in cui le regole del tempo normale e adulto, il tempo di routine, scompaiono e si ritorna alla percezione infantile. Più o meno così:
creando una buffa distorsione: quando si torna e si rientra al tempo di routine, ciò che è accaduto prima del viaggio...sembra assai più vicino di quello che è accaduto durante.
Questo è solo perché avevo voglia di dire che sono contenta di avere condiviso il tempo esteso e intenso di imprevisti, gioie e difficoltà di un lungo viaggio con un certo ragazzotto che oggi compie giusto diciassette anni, e che presto - come natura vuole - prenderà il volo e i lunghi viaggi se li farà da se'.

nel nome della letteratura

L'appello di Nazione Indiana di solidarietà agli organizzatori della Fiera del Libro.

"In particolare, l’idea che le opinioni critiche, che chiunque fra noi è libero di avere nei confronti di aspetti specifici della politica dell’attuale amministrazione israeliana, possono tranquillamente, diremmo perfino banalmente!, coesistere con il più grande affetto e riconoscimento per la cultura ebraica e le sue manifestazioni letterarie dentro e fuori Israele."

mercoledì 6 febbraio 2008

escher e il demone israello

E così alla Fiera del Libro sarà ospite nientepopodimeno che il demone Israello, rappresentato da alcuni scrittori peraltro davvero niente male.
Mi rifiuto di sottolineare - come hanno fatto in molti - le posizioni politiche dei vari Oz, Grossman, Yehoshua, eccetera, che pure appassionatamente condivido: sarebbe assai poco interessante una fiera che filtrasse le opere letterarie da ospitare in base alle opinioni politiche dei rispettivi autori.
Ricordo invece che nei paesi dove è garantita la libertà di espressione - e Israele, che piaccia o no ai suoi nemici - è uno di questi, non c'è mai, in nessun caso, ne' dicotomia ne' identità tra intellettuali e stato, come invece purtroppo accade - inevitabilmente - sotto tutte le dittature.
I sostenitori del boicottaggio invece, fervidi seguaci del pensiero unico (il loro) sembrano considerare organico al potere chiunque non abbia una posizione eversiva, di totale appoggio a chi vuole che quello stato non esista più. Come se Umberto Eco dovesse essere considerato d'ufficio berlusconiano solo perché non sostiene l'internazionalismo proletario e la lotta contro gli Stati Imperialisti delle Multinazionali tramite attentati delle BR.
E' difficile - e francamente neppure così interessante - seguire la cronologia degli inviti, le disdette, le strumentalizzazioni politiche fatte scoppiare ad arte a ridosso della Fiera.
E' interessante notare invece che c'è chi chiede, per lenire le atroci ferite inferte dall'imperare alla fiera del Demone Israello, che vengano rappresentati gli scrittori palestinesi.
Richiesta assolutamente sensata, a me pare, se non fosse che gli stessi richiedenti - come appare straordinariamente evidente in questa bizzarra lettera al Manifesto pubblicata da Lia, chiedono di essere rappresentati vicino a degli scrittori vicino ai quali...non vogliono per nessun motivo e giammai essere rappresentati.
Ci sarebbe da scervellarsi su bizzarrie simili come su certe figure impossibili di Escher, se non fosse che - invece - trattasi di banale - se pur contorto - chiagni e fotti.
Quello che - ovviamente e tanto per cambiare - tra gli alti lai a sostegno dei poveri egiziani esclusi, viene attribuito, invece - per oliare un po' i luoghi comuni dovessero mai arrugginirsi - ...alla proverbiale lagnosità giudaica.
Ovviamente, inutile dirlo, in un indignato post di chiagni e fotti.

lunedì 4 febbraio 2008

le ragioni per non tacere

Al contrario di Uriel (e di molti amici e parenti) sono tendenzialmente dell'idea che contrastare le bubbole, le leggende metropolitane, le "arcaiche cazzate" con una buona dose di argomenti sia opera assolutamente benemerita, fondamentale e irrinunciabile.
La teoria è che le bubbole, se incontrastate, si dissolvono spontaneamente come ogni moda. Io non credo. Prima di tutto le mode sono ricorrenti: per molti (oggi come duecento anni fa) gli zingari rapiscono i bambini, i gatti neri portano male e io sono responsabile della morte di Gesù. I i tempi e le modalità di superamento di una moda, poi, non sono scritti da nessuna parte: le teorie farlocche in certi casi devono provocare qualche milione di morti, prima di essere superate per benino e di essere riconosciute come cazzate, e nessuno garantisce che i mezzi di comunicazione siano "dalla parte" di una seria, ponderosa e argomentata ricerca , anzi: sono invece spesso schierati con i portatori sani (e non) di baggianate.
Infine non esiste affatto una legge naturale che porta le società umane a propendere verso la ragione allontanandole dalla superstizione.
Se ad uno storico italoisraeliano figlio di un famoso rabbino prende la vena di fare il botto di vendite con un libro che riesuma la calunnia del sangue, cavalcando la moda anti- correttezza politica, e i mezzi di comunicazione gli danno - come è prevedibile - corda non è certo ignorando il tutto che si contrasta l'ennesimo ricorso del vetusto boom memetico, ma contrastando e argomentando con pazienza. Come - grazie al cielo - ha fatto la comunità scientifica mondiale nel caso Toaff, e come ha fatto - per esempio - Dawkings in "L'illusione di Dio",nel caso dei creazionisti.

sabato 26 gennaio 2008

prospettive

Figlioccia dell'Inghilterra, alleata degli USA, l'Australia immaginata da qui sembra robba de casa.
E invece, stabilito che l'unica specialità autoctona è il vegemite, una sorta di estratto di lievito spalmabile per cui gli australiani vanno matti, puoi stare giorni a mangiare indonesiano, thailandese, vietnamita, malese senza vedere una sola pizzeria, e ti accorgi presto che non è roba esotica.
E' l'onda del Pacifico, che è lì, lontano ed alieno per noi, ma non per loro: gli australiani non solo mangiano asiatico: cucinano asiatico.
Nella hall della borsa di Sidney, la prima sala - quella gremita - è quella che offre i tabelloni delle borse di Tokio, Singapore: poco più in là, in una sala un po' più piccola, Londra Francoforte e New York. Ma le sedie lì sono tutte vuote, e nel museo di arte contemporanea è Shazia Sikander, artista pakistana, con le sue mutevoli miniature digitali animate a fare entrare in uno strano mandala, tutto orientale, fatto di dissoluzioni e ricomposizioni.
Dall'Australia, che ci piaccia o no, l'Europa è molto, molto lontana.

venerdì 25 gennaio 2008

il mio libro per la biblioteca della memoria

Hans Mayer, austriaco di padre ebreo e madre cristiana, nato e vissuto senza alcun rapporto con la sua origine ebraica, viene deportato ad Auschwitz e diventa ebreo suo malgrado. Un ebreo - come si definisce - senza Dio, senza storia, e senza speranza messianica nazionale. Tradito e abbandonato dalla cultura che lo ha nutrito e gli ha dato una identità, a guerra finita rinuncia al suo nome tedesco, diventa Jean Amery e descrive la sua esperienza di deprivazione identitaria in Intellettuale ad Auschwitz, che è il libro che io scelgo di aggiungere alla virtuale biblioteca della memoria cui il mio amico Mmax mi invita a contribuire.
Ma la perdita di se' non è recuperabile, e Jean Amery muore suicida.
Scelgo questa esperienza estrema e disperata perché Amery è mio fratello, perchè io stessa mi sento ebrea per condizione più che per scelta e nel contempo, grazie anche a lui, sono persuasa che sia non solo possibile ma necessario coltivare una identità ebraica pur essendo lontani dalla religione e dalla tradizione. E scelgo Amery perchè mi pare spazzi via a suo modo qualsiasi tentativo di "normalizzare" il crimine ideologico nazista, qualsiasi tentativo di dare senso. Quel crimine - ne sono convinta - è peculiare, speciale e diverso dai molti crimini che hanno fatto la storia e continuano a plasmarla: una furia autofaga deprivata di qualsiasi ragione razionale e pragmatica, una operazione in perdita, un odio superstizioso che ha il suo scopo e la sua ricompensa in nient'altro che nel suo dispiegarsi.
Ogni violenza che ricerca una ricompensa può essere placata, ma non si può placare la violenza che ha in se' il suo premio.
Passo il testimone alla inquilina di Zulawskiego, ebrea leggiadra, a Falecio, che pur distante mi è simpatico, a Giulietta di Psicocafè, che potrebbe avere qualche libro interessante nel suo campo, al mio amico Maus, che così lo costringo a parlare di cose serie, e alla cara Candide, che così magari si decide ad aggiornare il blog.

venerdì 18 gennaio 2008

strani sogni

Ho sognato, stanotte, di essere l'Australia. Esatto, non di essere in Australia, proprio di essere l'Australia. Il problema è che ritrovandomi così inaspettatamente grossa non riuscivo ad avere il controllo su quello che accadeva al mio enorme corpo continentale. Canguri, aborigeni, metropoli, deserti, cercavo di comprendere e di assorbire la mia natura di sconfinato territorio senza riuscirci, e stavo male.
Sono tornata il 15, ho 40 di febbre, il jet lag e una consegna irrimandabile il ventuno.
L'Italia è veramente uno choc, devono essere le faccende fantapatetiche di questo paese ad avermi ridotto così.

mercoledì 2 gennaio 2008

woodford festival 2007I2008


Centomila persone in una tendopoli allagata, per una settimana di musica strepitosa, balli, canti, immane display di cibi esotici e fricchettume vario: acqua a catinelle sulle coperte e le lenzuola, e gli stivaloni di gomma sono finiti dopo il primo giorno, nel raggio di cento chilometri da Woodford. Gli australiani però sono tosti: dagli zero ai novantanni, circolano nella fanga da un tendone all’altro, dicendo « Don’t worry, it’s just a cyclon« .
Quanto a me, questo tuffo negli anni ‘70 lo prendo come un rito iniziatico di ingresso nella mezza eta’.

venerdì 28 dicembre 2007

pipistrelli e grattacieli a Sidney

per palmiro pangloss

Eccotelo il tuo vombato. Vado assomigliandogli ogni giorno di piu'.

logiche conseguenze

Ci si potrebbe chiedere come mai, in un remoto paese della tasmania, la gente dipinga le loro case di murales, si dedichi alla topiaria, e porti a spasso animaletti domestici come questo, come se in Australia non ci fossero gia' bestie abbastanza strampalate per andarle a cercare altrove:



Non ne sono certa, ma potrebbe forse essere perche' a pochi chilometri da li si trovano campi come questo? La Tasmania, primo produttore mondiale di oppio per usi legali, non mette che un filo spinato e qualche cartello, a difesa dei preziosi fiorellini.

confermo, va in senso antiorario

bestie marziane

In Tasmania, Tupaia e' stata evocata piu volte. Avrei voluto fare un post per chiederle parere, riguardo a ste meduse stronziformi trasparenti sulla spiaggia, in qualita' di protettrice delle creature bizzarre della terra, ma la connessione li'era pessima, e lo faccio ora.



A proposito di bestie bizzarre, ma certo che i registi americani di fantascienza non hanno inventato niente, eh?



quarantena

E' strana, questa natura australiana. Sovrabbondante, rigogliosa, primordiale, un po' marziana, e - ahime' - fragile. Un po' perche' isolata per moltissimo tempo, un po' perche legata ad un territorio amaro e infertile e quindi fondata su equilibri delicati: quando, entrati a Melbourne, hanno sequestrato e assassinato con un coltello (a titolo di dimostrazione) delle morbide palline da giocoliere imbottite che mio figlio si era portato nello zainetto , perche' ai raggi x avevano visto del verde (e quindi vegetale) nell'imbottitura, abbiamo pensato fossero un po' fissati con sta storia della quarantena. Ma poi, vedendo come la fitosfora ha fatto stragi di eucalipti, come i conigli e le volpi hanno annientato intere speci di marsupiali, la faccenda diventa un po' piu chiara> ogni cosa introdotta qui ha creato un casino.

Il cagnetto qua sotto non e'antidroga, e' un cagnetto che identifica avanzi di panini all'entrata in Tasmania (dall'Australia, eh, non dall'europa)


sabato 15 dicembre 2007

zitti zitti

Hobart e' una specie di paradiso allucinato, casette vittoriane e minigrattacieli che si estendono su fiordi, golfi, lagune, il tutto in una luce abbacinante e surreale.
Il mio amico Tim dice che l'Australia gli ricorda l'America. Bah, qui ad esempio, alle quattro di sabato i negozi sono tutti chiusi, tranne le enoteche al porto, che offrono a buon prezzo vinello tasmano, pesce fritto e patatine. Poco fervore ideologico, identitario, molta gente orientata seriamente a godersi la vita.
Mi chiedevo: Hobart, e su un'altra scala anche l'Australia, fanno parlare poco di se':sara' perche' non vogliono che qualcuno se ne accorga?

pinguini

In una delle tante spiagge incontaminate non lontano da Melbourne, dopo il tramonto (in questo periodo alle otto di sera) la nostra specie si riunisce in un rito collettivo internazionale, che consiste nell'osservazione dei pinguini che attraversano la spiaggia per entrare nel 'bush' la macchia mediterranea non mediterranea australiana, a dormire.
Verso le otto di sera veniamo sistemati in una specie di teatro a gradoni da una serie di ranger burberi ma buoni, che hanno il duplice compito di dare spiegazioni zoologiche e cioncare le mani a quelli che tirano fuori la macchina fotografica: se qualcuno sgarra, viene allontanato dal teatro. Non c'e' l'ombra di un pinguino, all'inizio, ma i gabbiani tentano di rubare la scena, mettendosi di fronte al compatto schieramento umano nella speranza di ottenere un po' di cibo, che puntualmente ottengono dai bambini annoiati dall'attesa.
La scena dei gabbiani - consueta - viene interrotta dagli 'oooh' e dagli 'aaah' di qualcuno; sul fondo iniziano ad emergere, a gruppetti, dei puntini bianchi e neri, e tra loro si stacca una prima creaturina barcollante ed impavida e attraversa la spiaggia.
L'emozione dell'evento viene leggermente rovinata dalla stuporosa meraviglia dei turisti giapponesi, che con i loro commenti per un attimo ci fanno piombare uno di quei manga pre-scolari tenerelli. Penso che sarebbe bello vedere questa scena in solitudine, e mi chiedo se e'quella l'unica spiaggia favorita e perche'.
I pinguini escono a gruppetti di venti, trenta. L'attraversamento della spiaggia e' un momento di grave tensione: si sentono scoperti e vulnerabili e camminano con l'aria di chi vuole sbrigare la faccenda con la maggior fretta possibile, senza distrazioni di sorta e con la massima concentrazione.
Qualche bestiola isolata infatti viene circondata subito da gabbiani, piu'per una sorta di bullismo animale che di reale intenzione di nuocere, e un gruppo di pinguini spaventato si rituffa in massa in acqua. I gruppi si contano a decine, i pinguini sono migliaia, ma il tutto non dura piu' di tre quarti d'ora.
Scopro da un ranger burbero ma buono un paradosso: non e' quella l'unica spiaggia utilizzata per entrare nel bush, ma i pinguini -bestie territoriali- utilizzano sempre la stessa spiaggia, e questa colonia e' abituata agli umani e non si spaventa piu'.
Paradossalmente, si vedono quindi molti piu' pinguini li' che altrove, e si e' molto meno nocivi che non rendendosi indipendenti. Sopportare la manghizzazione dell'evento e' dunque indispensabile e positivo.
Quando ormai anche gli ultimi pinguini sono emersi, ci si avvia alla base attraverso la lunga passerella, ma lo spettacolo e' tutt'altro che finito.
Questa e'la stagione degli amori, il tragitto nella boscaglia e' costellato di coppie di pinguini che si sbaciucchiano e amoreggiano, vicinissimi a noi e indifferenti alla nostra presenza e tutto il bush e' una sinfonia di grida di piacere e di lotta: neppure i commenti in giapponese riescono a spegnere lo stupore.


La foto che potete ammirare qua sotto e'stata senza flash dall'interno dell'interno della manica della mia felpa, a scopo di aggiramento dei ranger burberi ma buoni.
Non rende l'idea ma di certo non ha disturbato i pinguini.

mercoledì 12 dicembre 2007

prime notizie dagli antipodi

Strano a dirsi, ma a stare a testa in giu' non ci va, il sangue alla testa.

lunedì 10 dicembre 2007

men vo'

E va bene, lo ammetto.
Io dopodomani a quest'ora sono a Melbourne, in mezzo ai pinguini.
Anzi, sarò a cena con l'amica Mirna: è un viaggio che sogno da anni.

Il giro è questo, con puntata al festival di Woodford.



Vedrò amici cari e parenti mai conosciuti.



Il bambino vestito da marinaretto della foto ora ha ottant'anni, Roberto d'Australia, e io lo conoscerò. (e la seconda in alto da destra è mia nonna Eugenia, da cui ho ereditato lo sguardo truce)

Non so se scriverò, dipende da quanto sono ingorgati gli internet point, e soprattutto da quanto essere in un altro mondo sia estraniante o stimolante, rispetto alla routine internettiana.
Comunque, se non mi sciolgo per abuso di bellezze tasmane, non vengo divorata da un coccodrillo, non fuggo con un canguro o non vengo arrestata per passato limite d'età nell'uso degli di ostelli della gioventù, a metà gennaio son di nuovo qui.

domenica 9 dicembre 2007

peculiari considerazioni sui semiti

C'è uno, sul newsgroup di politica internazionale, che sostiene con molta serietà che sono in tanti a "spacciare il retropensiero craxiano per retropensiero semita".

sabato 8 dicembre 2007

viaggi nel tempo

Fa sorridere e fa piangere: è il post di oggi di MMAX.

venerdì 7 dicembre 2007

dividi ed impera

Già. Noi dello zog ne sappiamo una più del diavolo. Da Perle Complottiste.

mercoledì 5 dicembre 2007

dedicato ai dubitosi

Questa la dedico ai dubitosi miei, 'che di creduloni ne conosco pochi.

"Dubitare di tutto o credere a tutto
sono due strategie altrettanto comode.
Con entrambe eliminiamo la necessità di riflettere."

Henri Poincaire

lunedì 3 dicembre 2007

e io cago nel tuo giardino

Ora, ci sono dei cartelli fatti con i led, pagati con i denari pubblici, che servono ad informare i cittadini di qualcosa.

A Roma, i cartelli con i LED informano del traffico, punto.

Da qui a piazza Trilussa, traffico scorrevole/intenso/congestionato.

Naturalmente i cartelli con i LED possono (possono) informare delle iniziative del comune.

Che ne so. I costumi della tradizione tirolese secondo la visione del paesaggista Wolf Strohnz.

Sticazzi, a non me ne frega nulla ma quel sindaco lì ha pensato che fosse una buona iniziativa, e la pubblicizza. Non l'ho votato, ma contenta i suoi elettori e li informa.

Veltroni può - pari merito - pubblicizzare il suo festival del cinema, buono o cattivo che sia.

A dire il vero c'è anzi da chiedersi - veramente - perchè non l'abbia fatto, e non l'ha fatto. Vivo a Roma e il cartello con i LED non mi ha mai detto "oggi all'arena Sarcazzo diamo il film Fanculo".

Macchè. Come ogni giorno: traffico da qui a piazza Trilussa: scorrevole/intenso/congestionato.

E - viceversa - la povera Rosy ha trovato i suoi rapper da mettere su you tube e se li è pagati. No? E' una roba privata, la vedete la differenza?



Il sindaco di merda di Montegrotto invece ha una bella pensata.

Perchè, il cartellone coi LED destinato ad informare la cittadinanza, non può essere usato per cagarci dentro i miei pensierini di merda? Tipo: viva la lazzio, a kasa gli immigrati, fankulo ai rikkioni, bianki di merda bruciatevi le borsette firmate, immigrati tornate a kasa vostra?

Ed ecco che un nuovo mattone del caos è stato posto.

Che differenza c'è - mi chiede un mio amico sedicente radicale ma in odore di leghismo occulto - tra il pubblicizzare il festival del cinema e il pubblicizzare la pupù del sindaco?

Chi non vede la differenza tra la merda e la cioccolata, può provare a farsi una plastica alle papille gustative. Mi pare difficile che possa spiegargliela io.

west bank story

sabato 1 dicembre 2007

mind the gap

Quando, in Kerala, giovani e intrepidi turisti in viaggio di nozze accettammo - per ben due giorni - l'ospitalità di una simpatica coppia, Satchindram e Mala, conosciuta in un tempio dove eravamo andati a sentire musica classica indiana, non sapevamo ancora che avremmo avuto l'esperienza più bella e difficile della nostra vita.

Il gap che ci divide dalle altre culture è pericolosissimo perché è invisibile. Una volta arrivati a casa loro, Mala mi presentò una anziana donna vestita di stracci, come "our great mother".

Satchindram e Mala vivevano in una casetta meravigliosa, con giardino, ma totalmente priva di tutte le comodità elettriche per noi scontate, la cucina era un focolare nero di fumo: altro che lavastoviglie, non c'era neppure la cucina economica.

"Our great mother", dicevo, disse. E chiesi a Mala se la vecchia stracciona era sua madre.

La mia ospite, tanto gentile e ad un tempo tanto lontana, pur essendo un'insegnante colta e non sprovveduta, reagì con evidente stizza. Come potevo pensare che una donna vestita di stracci potesse essere sua madre? "

"She's our servant" mi rispose piccata.

Era, la serva, una serva per la verità più simile a una schiava e quanto di più lontano immaginabile da una colf: in cambio del suo lavoro riceveva solo ed esclusivamente cibo e una branda per dormire. Per una persona vissuta in una società fondata su caste chiuse la mia domanda era un'offesa: non poteva immaginare, Mala, un mondo - il nostro - dove una quota non piccola dei laureati ha dei nonni contadini, peraltro dotati essi stessi, e da decenni, di ogni sorta di elettrodomestico. Ne' noi potevamo immaginare quello che pure sapevamo, ovvero che i muri tra casta sono pressoché invalicabili.

Furono due giorni meravigliosi e difficili, punteggiati da continui errori. Io restavo imperterrita accanto al mio novello sposo e agli altri uomini, impedendo loro di rilassarsi con un bicchierino, senza accorgermi che le donne mi aspettavano in cucina - festose - insieme ai bambini. Non doveva essere facile neppure per loro avere una coppia di simili zotici per casa e presentarli agli amici: eppure lo fecero con festosità e generosità immensa, perdonando le nostre topiche, e sarò loro grata per sempre.

E' stato difficile ma non è stato un errore, accettare quell'ospitalità, perché quel mondo lontano, classista e diverso - nel bene e nel male - non frusta, non reclude, non chiede la pena di morte a chi non vede i gap culturali.

Gillian Gibbons, invece, ha commesso un errore grave.

Non l'errore - difficilmente evitabile - di dare un nome comune ad un orsetto di Pelouche. Il gap culturale per lei era invisibile: non c'è nulla di meno bestiale di un Teddy Bear, più simile al caro amico immaginario che ci consola nei momenti di solitudine che al puzzolente e poco cordale bestione che popola foreste e ghiacci polari: e presumo sia pieno il mondo di Muhammad (così come di Giovanni, Jerry e Pedro) bruttini, poco intelligenti o antipatici, offese involontarie e ambulanti al Profeta assai più del tenero pelouche.

O forse è proprio la somiglianza del Teddy Bear - consolatore immaginario e sostitutivo della presenza genitoriale - ad una sorta di divinità, ad aver fatto scattare la molla dell'esecrazione. Come fa notare Dawkins la stessa idea di un Dio Personale potrebbe essere un frutto collaterale e secondario della nostra tendenza a produrre il Binker, il Consolatore Interno sempre presente nel momento del bisogno.

Era in realtà proprio il gioco di dare il nome all'orso, in se', foriero di pericoli invisibili. Perché il pelouche è un oggetto, perchè rappresenta un animale, perché l'uso del pelouche come sostitutivo delle carezze della mamma quando il bambino viene allontanato di malavoglia dal lettone è un uso occidentale e presumibilmente del tutto esotico, per un sudanese.

L'affetto per il pelouche, e l'atto - banalissimo e usuale per noi che chiameremmo senza indugi "Cristina" , "Matteo", "Moses" un pelouche - di chiamarlo con il nome del Profeta è in Sudan percepito come bestemmia, o peggio idolatria.

Ma l'errore da gap - come dicevo più su - non è purtroppo evitabile, perché è per l'appunto invisibile. E' un errore molto più complesso di quanto non sia apparso dai commenti sui giornali, e una maestra è una maestra, non è un antropologo culturale.

Temo piuttosto che il vero errore della Gibbons - errore evitabile - sia stato quello di farsi assumere in un paese dove gli equivoci culturali vengono denunciati alle autorità giudiziarie e trattati con il carcere e con le frustate, ovvero dove le differenze culturali non siano sanabili con un semplice reciproco e salutare scambio di informazioni.

Si tratta - semplicemente - di non andare mai e per nessun motivo in paesi così.

venerdì 30 novembre 2007

ahem, evabbeh

mercoledì 28 novembre 2007

perle complottiste

E meno male che qualcuno ci pensa, a fare un sito così. [hat tip MMAX]

lunedì 26 novembre 2007

germania vs grecia

sabato 24 novembre 2007

world music anni 60

Ho sentito dire che "Rain" è stata scritta dai Beatles al ritorno da un viaggio in Sardegna, e che riprenda le sonorità dei tenores sardi. Non so se sia vero, ma in effetti il ritornello ha un po' quel sapore lì. Ad ogni buon conto è bella.

venerdì 23 novembre 2007

tu mi fai girar, come fossi una bambola

L'ottimo Psicocafè riporta un video di un esperimento degli anni '60, che tendeva dimostrare come il comportamento aggressivo fosse appreso, dai bambini. I bambini che avevano visto un adulto picchiare un pupazzo, il Bobo doll, tendevano - una volta rimasti soli col pupazzo - a riprodurre il comportamento aggressivo, inventando anzi nuovi modi e più creativi di pestarlo, laddove i bambini che non avevano assistito al pestaggio non lo trattavano con violenza.
Sarebbe interessante secondo me capire se il pestaggio del Bobo rende i bambini più aggressivi anche con altri tipi di bambole. In pratica mi chiedo se sia l'aggressività, l'oggetto dell'apprendimento, oppure il target dell'aggressività. Tipo che l'adulto, con il suo esempio, dà il via libera a pestare il Bobo (o il negro, l'ebreo, lo zingaro)

lunedì 19 novembre 2007

l'eterno femminino, e la lotta per monopolizzarlo

Premetto a scanso di equivoci che sostengo incondizionatamente la proibizione a somministrare latte in polvere negli ospedali, o a indurre le madri a optare per l'allattamento artificiale attraverso campagne bugiarde e truffaldine, operazioni luride che sono causa di impoverimento e - nei luoghi dove la disponibilità di acqua potabile è limitata - possono portare alla morte.
Premetto che trovo cosa buona e giusta che la puerpera venga ben consigliata riguardo all'impostazione corretta dell'allattamento al seno: spesso si arriva alla maternità tardi, e magari con pregiudizi e cattiva informazione. Ben vengano la lega del latte, le pubblicazioni scientifiche, le ginecologhe consapevoli, le ostetriche militanti e tutto quel sostegno che una famiglia mononucleare e urbana difficilmente può avere dalla rete di donne della famiglia allargata, mai troppo rimpianta ma pur sempre alquanto defunta.
Purché - ve prego - tutto ciò non si trasformi in una predicazione in stile "esercito della salvezza", però.
Purché l'aiuto e l'informazione alla puerpera non diventino l'occasione per formulare nuove definizioni generali e onnicomprensive sulla "femminilità" giusta e corretta, o sulla demonizzazione di femminilità deviate e corrotte.
"Ne' puttane ne' madonne" diceva un vecchio slogan, e alla fine è buono ancora oggi.
Una casa produttrice di passeggini e ammenicoli vari sostiene, nelle sue pagine web (anzi: sosteneva. Ha prontamente cancellato l'eresia) che il latte in polvere è da preferire a quello al seno, perché quest'ultimo renderebbe la donna una specie di mucca odorosa di stracchino.
Una risibile cazzata, indubitabilmente, ma questa pagina irritante e grondate pensiero unico, suscita indignazione e fa fiorire nuovi pensieri unici sulla femminilità: come sarebbe a dire che una donna è "poco donna" quando allatta? Una donna è al culmine della sua propria Donnesca Donnità Donnea quando allatta, che diamine!
Negli USA corre la battuta - quando si parla di persone stronze, criminali, individui aridi o efferati: "la mamma non l'ha allattato al seno, vero?"
Però no, scusate: le donne, così come gli uomini, non sono una categoria unica e definibile. Ci sono donne poco attratte dell'aspetto "animalo" della gravidanza e del parto, o magari con lavori impegnativi, che crescono i loro figli con dedizione e cura pur non allattandoli al seno per scelta volontaria, così come ci sono donne tutte autocompiaciute e imbozzolite nella loro retorica della Nutrice Universale, che crescono dei mocciosi egocentrici, violenti e per nulla felici.
Non ho conosciuto un solo bambino allattato col latte in polvere che abbia avuto salute cagionevole più della media degli altri bambini. In condizioni di igiene normale, l'altalena di influenze e influenzine e influenzette della scuola materna costruisce ottimi sistemi immunitari, nei bimbi allattati al seno e non.
Inoltre la donna che rifiuta il seno al pupo "per compiacere il marito", forse lo fa anche per il piacere suo, no? E forse, ma forse, può anche essere rispettata e trattata come individuo senziente, per lo meno finchè non abbandona/maltratta/affama la prole!
Qua non si tratta di rifiutare il ruolo di donne sexy, o di donne mucche, o di donne manager, qua si tratta di stabilire - una volta per tutte - che una donna è un individuo, e che quindi ha il diritto - finchè non viene meno ai suoi doveri - di dare le priorità a ciò che più ama e desidera e sceglie di coltivare per se' e per la sua vita.
Abbiamo il diritto di non essere monopolizzate da un "pensiero unico" sulla femminilità, che questo riguardi quanti centimetri mostrare, come allattare i nostri figlioli, quante ore lavorare, abbiamo diritto di essere donne biologiche, donne bioniche, manager di successo, bombe di sesso, mamme devote.
E non fate le comari, suvvia!

venerdì 16 novembre 2007

tout passe, tout casse , tout lasse

Tout se remplace, Gil: lasciamo ad altri la boria futurista
per celebrare le gioie del nostro tempo
ma piangere il mondo andato è foia necrofila

"Memoria non è peccato finché giova"
diceva il maestro

Dunque celebriamo il lutto, se vuoi
ma celebriamo, oh Gil
anche
la rinascita del tutto!

mercoledì 14 novembre 2007

del venir meno dei ruoli

Eggià, gli attacchi delle tifoserie alle caserme sono un segnale di disgregazione sociale.
Un poliziotto spara a un tifoso, due minuti dopo i tifosi attaccano le caserme: tribalismo, quello che da origini alle più basse pulsioni razziste. L'individuo non ha più consistenza, hanno consistenza solo le identità di gruppo. "Lazio - Roma", "comunisti - fascisti", "tifosi - polizia", "bianchi-neri": una logica, questa della contrapposizione tribale, che colonizza a macchia d'olio le coscienze di vaste categorie sociali.
Ed è curioso che questa disgregazione sociale, percepita da tutti, venga interpretata da ognuno con teoremi diversi, tutti con qualche debole fondamento e tutti falsi nella sostanza. Secondo il luogo comune cattolico, la disgregazione avrebbe origine da una crisi valoriale dovuta alla secolarizzazione, per la destra la causa sarebbe la crisi identitaria data dall'immigrazione - e per la sinistra, naturalmente, la disperazione sociale dovuta al precariato.
Non nego che alcune di queste analisi abbiano una loro quota di verità: credo però che queste interpretazioni settoriali contribuiscano ad alimentarla, la disgregazione: interpretare un fenomeno con il proprio asfittico filtro ideologico, rinunciando ad analizzarlo pragmaticamente, significa giustificarlo. Infatti ci sarà disgregazione finchè non avremo cacciato tutti gli immigrati/ripristinato la religione di stato/fondato una società di euguali. Questi pensieri assoluti e ideologici tendono quindi a ritardare la formazione di nuovi patti e nuove forme sociali, sulla ceneri di quelle polverizzate in un mondo in rapido cambiamento, e a sostituirvi vani propositi di purificazione sociale estrema, da attendersi in un fantomatico e indefinito mondo a venire.
E questa storia dei tifosi versus polizia mi pare sia proprio un paradigma, di questa polverizzazione dei ruoli sociali.
Un agente di polizia commette un omicidio? Invece di rassicurare che il colpevole verrà punito, ci si sente raccontare storie di balistica fantasy: il proiettile è stato per caso deviato da un fantomatico sasso che l'ha improvvisamente orizzontalizzato. Me cojons.
E con pari deficit di ruolo, quando orde di decerebrati assaltano le caserme, la polizia non reagisce e la festa finisce con un botto di agenti feriti.
Cioè, in pratica stiamo dicendo che i poliziotti possono sparare impuniti, ma che se per avventura colpiscono una fazione sufficientemente vasta e cattiva della popolazione, poi devono accettare una aggressione armata senza reagire.
Ecco, questo venire meno dei ruoli, sia di tipo verticale e gerarchico che orizzontale e collaborativo, che è osservabile - mi dicono - a tutti i livelli, nel mondo del lavoro e altrove - è secondo me il fattore che sta consegnando la nostra società al tribalismo, con la attiva collaborazione di uomini di destra, di sinistra e di centro.

sigh, sniff, sob, gulp

lunedì 12 novembre 2007

vanità delle vanità, dice Qoèlet

La mia impressione - da incolta e sporadica praticante di yoga e meditazione - è che le filosofie orientali siano "filosofie pratiche", e poco speculative, rispetto alla filosofia occidentale (ma perchè "la filosofia occidentale" si declina al singolare, mentre "le filosofie orientali" al plurale? Forse dovrebbe essere il contrario! Anzi, dovrebbe essere il contrario!) .
Il buddismo, e le sue "tecniche", che ho avuto la preziosa occasione di praticare all'Ameco, luogo tutt'altro che modaiolo, sembrano orientate a indurre la consapevolezza di un unico dato - fondamentale ma a quanto pare trascurato - che appartiene al mondo del fenomeni: l'impermanenza e caducità di tutte le manifestazioni dell'universo.
E', la meditazione, uno straordinario e non dogmatico percorso di accettazione della morte e - conseguentemente - della vita, e delle sue molte piccole morti.
Discutevo, sabato, con una amica furiosamente irritata dalla "moda" delle filosofie orientali: condivido il fastidio per la superficialità e l'amore per l'esotismo con cui la moda new age si butta negli aspetti più stucchevolmente esoterici e distorti delle filosofie orientali, eppure la sua considerazione sul paradosso di un buddismo praticato in occidente mi lascia fredda.
Sono sostanzialmente sempre più avversa ad ogni forma di ricerca di purezza culturale, men che meno riguardo ad una pratica religiosa che - preziosa eccezione - sembra coniugare l'universalismo alla tolleranza: curiosamente la mia amica sottolineava gli aspetti anacronistici: l'occidente rifiuta la consapevolezza della morte, l'occidente è attaccato ai beni materiali, alle cose, l'occidente è egoico, individualista, e blablà. Ma se il buddismo ha studiato una tecnica che pazientemente lavora per illuminare proprio sulla non permanenza e sulla futilità dell'attaccamento, in primis alle cose e alla fine - ultimo baluardo - proprio all'ego, verrebbe da pensare che quelle caratteristiche - che la mia amica applica come etichette dell'occidente - siano ben più trasversali alle culture, e in realtà profondamente umane. Che bisogno avrebbe avuto il buddismo di impegnarsi in quella laboriosa e paziente ricerca, se l'oriente fosse dotato in se' di accettazione e distacco? E non è proprio la baldanza del conquistatore a dover essere non dico distrutta, ma quanto meno temperata dalla pacata rassegnazione del saggio?
Il grido di lucido dolore delle Ecclesiaste, non è - in fondo e nella sostanza - la stessa identica riflessione del Siddharta Gauthama? Sono sempre più convinta che il vasto arco delle possibili manifestazioni, psicologiche e culturali dell'essere umano sia contenuto nella sua biologia, e che - per dirla in altri termini - l'umanità sia una sola. (e - naturalmente - anche una sòla)

giovedì 8 novembre 2007

teoria, prassi e la cottura del cavolfiore

La cucina è un bel campo in cui sperimentare l'acrobatico rapporto tra teoria e prassi.
Perché lì è più che mai evidente che esistono molte verità: spesso a discutere di cucina si finisce col sventolare una qualche bandiera di vero questo o quell'altro. La "vera amatriciana" ha il pecorino versus parmigiano, il guanciale versus pancetta, cipolle versus aglio versus niente del tutto, e ognuno è devoto alla sua versione come fosse la patria, la bandiera, il Libro.

Eppure una banalità come la cottura delle verdure può richiedere e richiede ore di discussione e non ce l'ha, una risposta assoluta. Io - ad esempio - stracuocevo gli spinaci come d'abitudine italiana, quando il mio amico Tim, americano, mi ha iniziato alla verdura appena scottata. Eh, sì, perchè gli yankee - che non sempre corrispondono all'immagine di consumatori di noodles da supermercato, pringles e pollo fritto che ci facciamo noialtri del resto del mondo: hanno abitudini diverse e non sempre esecrabili, a volte cucinano e neppure malaccio devo dire.

E così, ho imparato a fare la verza appena scottata con un po' di finocchio, e anche gli spinaci, o il cavolfiore appena cotto e scrocchierello, con un po' di erbette aromatiche fresche a scelta, non è punto male.

Ma tra i blog preferiti c'è quello di petula, una appassionata di cucina macrobiotica che mi è simpatica, e che il cavolo lo stracuoce, insieme alle patate, in un insieme di stracottume antiamericano e delizioso, con profumi di curcuma, cumino e cardamomo (ma com'è che le spezie buone inziano tutte con la C?) cotto nella pentola di coccio, che mi va avanti da ieri e non ha ancora stufato.

E pensare che è uno stufato.

lunedì 5 novembre 2007

pogrom mediatico

(di Maurizio Pistone: continua su it.politica.sinistra)

Guardo raramente ma oggi, all'ora di pranzo, ho pensato che fosse mio dovere civile non sottrarmi alla quotidiana Mezz'ora di odio, per rendermi conto di quanto sia grave la situazione.
A mente fredda, mi rendo conto che è sempre così, almeno da un paio decenni, quando si sente aria di elezioni. Ma la violenza, e l'accurata pianificazione di questo pogrom mediatico mi è ugualmente sembrato senza precedenti.
Invito esplicitamente e calorosamente chi ha ancora un minimo di freddezza e di coscienza a farsi sentire, in ogni sede possibile.

sabato 3 novembre 2007

gli argomenti degli evoluzionisti

Un interessante dibattito tra un evoluzionista che espone - argomentando - le sue teorie (per la verità affatto canoniche e piuttosto originali) e una banda di creazionisti scettici, che controbattono istericamente, senza argomenti e con classico stile dogmatico.
Era il 1967, a quei tempi sì che la RAI faceva un vero servizio pubblico.

venerdì 2 novembre 2007

peur du noire