lunedì 18 agosto 2008
domenica 17 agosto 2008
cinese uccide neonato
Donna uccide neonato? Donna uccide cinese? Donna cinese uccide neonato cinese?
Macchè.
Cinese uccide neonato. (cinese, eh)
Pubblicato da
Rosa
alle
21:14
1 commenti
sabato 16 agosto 2008
sì, badrone, io no mangia surgelati
Secondo Martinez gli immigrati non dovrebbero (unica eccezione, in mezzo a cani, bambini, donne, impiegati, liberi professionisti, sportivi, pigri, muscolosi, gay, brutti, studenti e chi più ne ha più ne metta) diventare oggetto di attenzione della gente che si occupa professionalmente di VENDERE COSE.
Ora, posso capire che qualcuno aspiri ad un mondo dove venga abolita la moneta, il commercio, il marketing (seppure sarebbe interessante capire cosa ci metterebbe al posto - naturalmente - perchè l'esperimento finora è stato fatto solo da un certo Pol Pot, e non risulta sia stata la migliore manifestazione in cui si è prodotto il genere umano).
Dicevo, passi che si voglia Polpottizzare il mondo, ma con quale ragione razionale si può desiderare che lo straniero venga escluso dalla giostra, in attesa della Luminosa Cambogia? Per quale motivo al mondo chi vende a tutti non dovrebbe includere gli immigrati tra i possibili clienti e dovrebbe anzi astenersi dall'allettarli?
Se una minoranza entra nella giostra macinatutto della pubblicità e del marketing, vuol dire ne' più ne' meno che quella minoranza è vista via via con minore sospetto e con orrore dalla società intera.
La pubblicità riflette, e al tempo stesso condiziona culturalmente: non ti imbarazza - Martinez - ritrovarti in compagnia di chi vuole solo attori ariani nella pubblicità?
Pubblicato da
Rosa
alle
12:06
9
commenti
Etichette: ideologie da supermarket
il terrore corre sulla spiaggia
Il titolo è questo: "violenta la figlia di otto anni in spiaggia".
Ora - a parte il fatto di essere nudi, che si chiama "nudismo" e non ha niente a che fare con lo stupro - quello che è successo sulla spiaggia così come viene raccontato da chi ha assistito, è assolutamente routine. Sistemi i bambini al mare, suggerisci alla piccola di giocare col secchiello, dai una carezza a tua figlia: tutto questo assomiglia a uno stupro come un ciuccio può ricordare un sex toy.
L'uomo è stato linciato e arrestato, però.
A me ricorda moltissimo la famigerata zingara che qualche mese fa avrebbe tentato di "rubare" un figliolo sulla spiaggia: naturalmente non si può escludere che ci sia qualche mentecatto deficiente che si mette a molestare le figlie in pubblico, o a rapire pupi ficcandoli sotto la gonna, ma lo trovo altamente improbabile: tendo a pensare che le campagne di terrore abbiano fatto una nuova vittima.
Pronta a ricredermi, naturalmente.
Pubblicato da
Rosa
alle
10:12
11
commenti
giovedì 14 agosto 2008
i tabloid sono un dono di darwin
Il mio amico Gillipixel è inguaribilmente passatista (etadellorista come dice lui). Io - quando tutta la stampa italiana fu tabloizzata, imitando "La Repubblica" - accesi un cero a Darwin (sì, proprio a lui, e non è un caso: evidentemente anche gli oggetti seguono inevitabilmente e per fortuna le leggi della selezione naturale) : per leggere quelle sleppe di carta da parati al piombo avevo bisogno addirittura di sdraiarmi sul pavimento, e l'alternativa era accendere la radio . Lui - invece - li rimpiange, i dinosauri.
Pubblicato da
Rosa
alle
17:28
3
commenti
Etichette: amici, blog carini
lunedì 11 agosto 2008
fruttivendoli farmacisti
Stamattina a radio 3 il giornalista e gli ascoltatori commentano aspramente l'abuso delle medicine "naturali" in una presunta contrapposizione con la medicina scientifica. La notizia che dà la stura alla livorosa litania (che ovviamente non risparmia i cinesi e i loro massaggi sulle spiagge) è che la papaja e gli agrumi potrebbero creare effetti indesiderati se associati ad alcuni farmaci: presumo che per questi campioni del pensiero razionale sia compito di chi vende la papaya o le arance, associare un bugiardino con le controindicazioni e gli effetti collaterali.
Pubblicato da
Rosa
alle
10:13
7
commenti
Etichette: cazzate, ideologie da supermarket, terapie
venerdì 8 agosto 2008
perle complottiste contro wikipedia
"Perle complottiste" versus Wikipedia.
A quanto pare le voci riguardo all "11 settembre" su Wikipedia erano presidiata da complottisti vari: "Perle" ha dato un pungolo pigliandoli per il culo, si è creata un'area di attenzione, e le voci mano mano sono state corrette; i Wikipedisti però paiono piccati, e difendono le regole dell'enciclopedia collettiva.
Io non so cosa pensare, di quelle regole: la "creatura" che generano è sicuramente poco attendibile scientificamente, in compenso è sociologicamente interessante, soprattutto se (come in questo caso) è monitorata e pungolata dalla rete.
Basta che sia chiaro che Wikipedia non è una fonte attendibile, ma un esperimento.
Pubblicato da
Rosa
alle
18:54
7
commenti
giovedì 7 agosto 2008
l'opinione di ferrara: un confuso incubo
Psalvus mi segnala l'articolo di Ferrara sul Foglio, a proposito di testamento biologico e simili. Secondo lui, a non essere pavloviani ci sarebbe da dargli ragione, io invece sono affascinata e desiderosa di capire: a me l'articolo pare un confuso incubo. Oppure a me mancano i recettori per capirlo e allora qualcuno mi aiuti, perdio. Intanto lo copincollo e lo commento.Solo un sofista come Pannella, drogato della propria urina come l’eroe di Ulisse s’inebriava del rognone di castrato, può assimilare la supplica di Wojtyla morente al testamento biologico. La preghiera di passare da una vita a un’altra, e di tornare alla casa del padre trasmigrando da un mistero in un altro mistero, così come di lì si era nel mistero venuti, e tutto questo perché sia fatta la sua volontà, non la tua, è palesemente il contrario del capriccioso potere legale di negare la vita, rinunciare alla vita, in nome del fatto che si presume di possederla.
Dunque, se capisco bene, Ferrara qui sta dicendo che il discrimine tra Wojtyla e Welby è che Wojtyla crede sicuramente nella vita ultraterrena, e implora di andarsene perchè è lì che è chiamato ad andare, mentre Welby, o la Eluana che aveva espresso la volontà di non vivere in quelle condizioni - sarebbero presuntuosi miscredenti. Secondo questa logica dunque la morte pietosa potrebbe essere concessa, purchè si sia convinti che è il Signore a toglierla.A forza di occultare la verità non restano che interpretazioni relativistiche sempre più simili a corbellerie o a false analogie o a squinternati sillogismi. Bisognava negare a Giovanni Paolo II la sepoltura in chiesa, e darla a Welby.
A chi dare la sepoltura è faccenda che spetta ai preti: forse a Welby non andava concessa perchè Welby si sentiva proprietario della sua vita, mentre Wojtyla voleva rimetterla nelle mani di Dio. Provvederanno quei cattolici che vogliono essere liberati della loro agonia a mentire sulle motivazioni o a modellarle secondo ciò che è accettabile per la loro comunità religiosa, pur di avere il funerale in chiesa. Ma a noi che cosa importa, che cosa cambia, che cosa interessa?
Mentre impazzisce come la maionese la sofistica carità modernista che ti vuole morto perché sei tu a volerlo, morto perché libero e libero perché morto, sta nascendo, anzi è nata, una nuova incresciosa polemica nel mondo che liberamente ruota intorno alla chiesa.
La polemica che segue non mi è chiara, e non ho capito perchè sarebbe "incresciosa", ne' perchè dovrebbe intressarci.
Con molta onestà, un gruppo di seniores della società civile cattolica, guidato da un uomo del cardinal Ruini, Domenico Delle Foglie, ha comunicato che è venuto il momento di discutere della possibilità di una legge di testamento biologico o, per essere più precisi, sul cosiddetto ciclo di fine vita. Il leader del pensiero bioetico dell’Università Cattolica di Milano, Adriano Pessina, non è d’accordo, lo ha detto chiaramente e si è dimesso onestamente da quell’associazione civile nella quale aveva combattuto buone battaglie.
Okay, una querelle teologica. Altrove si discute se è kasher il colorante E 313, o se è halal smaltarsi le unghie. Continuo a chiedermi perchè dovrebbero interessarmi questioni di gente che crede in superstizioni a cui io sono estranea.
Sentivo che c’era qualcosa di insidioso nell’aria. Mi ero premurato di dare il mio solitario e paradossale avviso contro il legalismo e il dettaglismo: l’unica legge di cui c’è bisogno in questo conflitto tra carità e diritto è una legge che vieti di dare la morte clinico-giuridica a chiunque possa ricevere, in qualunque condizione egli sia, cure e assistenza pietose. La mia opinione laica e devota è che nel rapporto privato tra una persona e un medico, tra familiari e amici, nella relazione speciale con una suora o un prete, insomma in un rapporto di cura e carità, tutto può succedere, anche la preghiera di essere aiutati in certe circostanze a passare un confine ha diritto di essere ascoltata senza ipocrisie. Non in nome di una idolatrica dignità del morire, bensì della pietà che sempre e da sempre supera ogni legge.
Questa è assolutamente straordinaria. Dunque il punto è che - secondo Ferrara - esisterebbe un limbo, che attraversa il confine tra la vita e la morte, in cui a decidere dovrebbe essere non la legge, ma una non meglio identificata assemblea di "cari" e di tecnici. E i limiti di questo limbo in cui non sarebbe più valida ne' la legge ne' la volontà del paziente, sarebbero ovviamente sfumati. Se la nonnetta è provvisoriamente sotto respirazione assistita, e magari ha la prospettiva di sopravvivere con il sacco da colostomia, forse i pietosi parenti saranno sopraffatti dalla compassione e decideranno nel silenzio raccolto della spoglia stanzetta di staccare la spina. Forse che la legge può intervenire in faccende di cuore e carità? Sarebbe "legalismo" e "dettaglismo" entrare nel merito del cuore pulsante dei cari che circondano l'agonico, vero Ferrara?
Nell’esemplarità culturale e nella rigidità del diritto positivo, invece, deve essere rigorosamente esclusa la possibilità di autorizzare una qualunque autorità, paterna o statale o sacerdotale o scientifica o giurisdizionale, a stabilire i criteri di dignità del vivere. Finché qualcuno ti ama e si prende cura di te nessuno alzerà la sua mano sul tuo corpo e sul tuo spirito.
Ecco. Quindi, uno per morire deve essere credente, e senza amici. Tutti gli altri devono agonizzare a vita. Oppure?
Pubblicato da
Rosa
alle
15:53
8
commenti
domenica 3 agosto 2008
riflessioni teologiche
Dio crea la respirazione, la cessazione della medesima, il respiratore. Dio crea l'alimentazione, l'impossibilità ad alimentarsi, la fleboclisi. Dio crea il dolore e crea gli antidolorifici, ma niente terapie del dolore: chissà mai un malato terminale si portasse in paradiso una dipendenza da oppiacei: ad ogni buon conto la dipendenza e l'oppio sono fuori dal creato. Per lo meno in Italia, per via del Raggio Energetico Vaticano.
Dio crea la riproduzione, la sterilità e la provetta, ma è scritto: "tu non coltiverai ovuli in eccedenza come fossero viole del pensiero, ma li limiterai nel numero di tre".
Si tratta del libero arbitrio, che è sì una creatura di Dio ma però va proibito, perchè anche la proibizione del libero arbitrio è - a tutti gli effetti - una creatura di Dio.
Dio crea la legge, il libero arbitrio, e la proibizione ad applicarlo. Dunque la proibizione ad applicare il libero arbitrio, il dolore, i respiratori e le fleboclisi fanno parte del creato mentre gli ovuli in eccedenza e gli oppiacei sono distorsioni tecnologiche frutto del senso d'onnipotenza dell'uomo, che vuole esercitare il libero arbitrio il quale però deve essere a lui inibito, in nome del Dio che l'ha prima concesso ma poi vietato, sicuramente per quel che concerne gli oppiacei e altre cose, come per esempio il preservativo. Perché Dio crea l'AIDS, ma però anche la castità. Non bisogna mai dimenticarlo: dimenticarsi della castità è una cosa che da un punto di vista delle categorie sta insieme agli ovuli in eccedenza e agli oppiacei: tecniche create dalla presunzione umana.
Pubblicato da
Rosa
alle
08:57
6
commenti
Etichette: bizzochi
domenica 20 luglio 2008
venerdì 18 luglio 2008
giovedì 17 luglio 2008
uno scambio senza senso
Per chi non ricordasse, per questo era stato condannato l'assassino che è stato liberato dagli israeliani in cambio di due cadaveri.
Anche a me, come ad MMAX, sfugge il senso dello scambio: è un enorme successo di immagine per Hezbollah e analoghi morti viventi, e una ferita per chiunque abbia ancora un residuo di umanità.
Pubblicato da
Rosa
alle
15:11
1 commenti
Etichette: antisemitismo, israele, medio oriente
martedì 15 luglio 2008
le donne non si toccano nemmeno con un fiore
I pettegolezzi e le irrisioni all'indirizzo della ministra Carfagna hanno provocato indignazione soprattutto a sinistra - a nome di un femminismo un po' curioso, fondato sullo slogan "una donna non si tocca nemmeno con un fiore" - e strani, molto strani paragoni. Ha senso paragonare la Mara con Rutelli, come ha fatto Uriel (si mormora che sia stato l'amante di Pannella) o con Nilde Iotti, come fa oggi Dacia Valent?
Io credo che il punto interessante non sia il affatto sesso, ma la chiarezza intorno ai criteri con cui si investono di prestigiosi e ben pagati incarichi pubblici. Se questi criteri appaiono poco trasparenti, ed emerge una possibile relazione tra l'assunzione di una carica istituzionale di prestigio e il favore che il beneficiario di tale carica ha elargito proprio a chi aveva il potere di investitura, non vedo perchè il cittadino dovrebbe venirne conoscenza sì, ma solo ed esclusivamente se il favore di cui sopra non è di natura sessuale. Che senso ha?
Nilde Iotti, da staffetta partigiana a presidente dell'UDI, viene eletta nel '48 e diventa presidente della Camera nel '79, di certo non grazie a quel che faceva con Togliatti - morto da più di dieci anni. Altrettanto assurdo è il paragone con Rutelli. Posto che inizia la sua militanza politica 79 nel partito Radicale, e nel '90 ha il suo incarico da ministro da Ciampi - non già grazie alla sua fedeltà a Pannella ma invece al suo tradimento - qualsiasi storia di letto di Rutelli è priva di qualsiasi rilevanza o interesse, e non andrebbe neppure nominata, neppure se il presunto amante fosse Ciampi (per quanto la vicenda, lo ammetto, avrebbe un suo appeal).
Ma se un benemerito sconosciuto che fino al giorno prima si è occupato di francobolli diventa ministro, ed è l'amante/dentista/avvocato di chi lo nomina, direi che saperlo - e valutare il criterio dell'incarico - è un diritto. E se il beneficiario dell'incarico è donna e il favore è una faccenda di sesso, pace. Mi pare stoltamente bacchettona l'idea di censurare una notizia di corruzione, solo perchè l'oggetto dello scambio è il sesso. Fra l'altro, lo stipendio da ministro mi pare risarcisca ampiamente anche la sofferenza dell'essere esposti alla satira e al pettegolezzo.
Pubblicato da
Rosa
alle
00:18
13
commenti
Etichette: donne, politica italiana
domenica 13 luglio 2008
antichi memi, nuovi furori
La profanazione dell'ostia è peccato mortale non da oggi, è la violenza e la ingordigia mediatica a fare la differenza: l'autore del brano che pubblico qui sotto era un bambino ebreo, ed era nascosto in un collegio dei Salesiani, con suo fratello, nel '44.
Dopo la Messa, mio fratello mi si avvicinò con l'aria assonnata che assume tuttora quando, in presenza di un dramma, vuole manifestare il supremo controllo dei nervi che non ha. "Dì un po'..." mi disse " mi è successa una disgrazia orribile, mi sono inginocchiato con gli altri, come gli altri ho tirato fuori la lingua e ho visto che il Prete faceva leccare a tutti un pezzetto di carta assorbente; vincendo lo schifo, per prudenza, ho tenuto la lingua fuori, ma quando è arrivato a me, che ero l'ultimo, il prete quella carta assorbente leccata da tutti, dal Maestro Ferrara, pensa, dal Maestro Ferrara con la lingua viola tutta bitorzoluta! me l'ha lasciata in bocca e io per paura l'ho mandata giù. Volevo sputarla, ma il prete mi guardava con una faccia strana, sembrava quasi spaventato, e io ho fatto che inghiottirla. Mi prenderò di sicuro qualche infezione, forse è il caso che vada dall'Infermiere". Allibito per la stranezza di quel rito sconosciuto e indifferente alle infezioni che Roberto si era preso, lo convinsi a non dire niente a nessuno e anzi lo informai che la carta assorbente era disinfettata.
Subito dopo si avvicino Monsignor C. con l'aria niente affatto assonnata, anzi, spaventata "dì un po'..." esclamò stringendomi per un braccio " è vero che tuo fratello ha preso la Comunione?" "Temo di sì" gli risposi con l'aspetto addolorato di chi è conscio di un grave avvenimento cui non ha potuto porre rimedio e dal quale, pur innocente, è sconvolto. Io naturalmente non sapevo in che cosa consistesse la Comunione, se non dal racconto di Roberto, ma ero già in grado di simulare conoscenze che non avevo e sentimenti che non provavo. "è un fatto gravissimo" gemette il povero Prete, "ma non lo potete capire, non lo potete sapere, non fatelo più". E di qui venne il catechismo pratico che Monsignor C. ci impartì nel suo studio, cercando però di non spaventarci, ponendo limiti a una simulazione che lui stesso pretendeva la più perfetta possibile. La clandestinità comporta un continuo andirivieni tra contraddizioni insanabili: per questo è tanto difficile e affascinante.
La domentica successiva, Monsignor C. tenne lui la predica, salì sul pulpito e spiegò a tutti i Collegiali che assumere l'Ostia consacrata in peccato mortale con l'anima immonda, senza essersi confessati, era come costringere il corpo vivente del Cristo a imputridire, avvinto ad un cadavere in disfacimento. Solo io e mio fratello comprendemmo chi era il cadavere marcio e puzzolente, gli altri Collegiali presero la predica come una delle solite, intese genericamente a indurre comportamenti meno spregevoli di quelli ai quali erano adusi.
Ah, non cito l'autore - che m'è stretto consanguineo - ne' la casa editrice e lascio agli stalker professionisti l'onere dell'indagine.
Pubblicato da
Rosa
alle
09:31
0
commenti
Etichette: bizzochi, relazioni ebraico cristiane
mercoledì 9 luglio 2008
due diadi
Il mio amico MMAX si è cacciato in una buffissima polemica con un sito che (mi pare di capire) s'è dato la mission di organizzare blogz in base ad una catalogazione fondata sulla coppia di concetti flessibile/precario".
Sebbene il mio amico MMAX - seppure adorabile - sia effettivamente più ideologico di quanto la mia animuccia possa in certi casi sopportare, debbo dire che questa volta si è innervosito non del tutto a torto.
Si è attaccato alle braghe del concept di costoro, accusandoli di fare del viral marketing della confindustria e di propagandare merda di destra ai fini di piegare definitivamente i già ben fiacchi lavoratori. Ora, non entro nel merito dell'ipotesi: se fossero prezzolati - secondo i miei criteri - sarebbero perdonati: è che temo ci credano sul serio.
Eh, già. Perché alle proteste del mio amico, costoro hanno risposto con ostentata pacatezza che il loro concept nulla ha a che fare con questioni di politica, non sia mai. La loro categoria di organizzazione della mente umana (e della sua proiezione blogghistica) si fonderebbe su una unica diade universale: flessibile/precario.
Ora si dà il piccolo caso che tanto "flessibile" che "precario" abbiano degli opposti molto precisi e definiti, ovvero "rigido" e "stabile". E si dà il piccolo caso che i termini "flessibile" e "precario" siano proditoriamente - e ingiustificatamente - andati a rappresentare una coppia di contrari all'interno di una precisa polemica politica, in cui una destra ipocrita e vigliacca tenta di spacciare per flessibilità i lavori ai call center pagati due lire più calcio in culo, e una sinistra veterocomunista invece di studiare sistemi per rendere più economica la stabilizzazione del lavoratore e far pagar meglio i precari, si attacca ad un modello che non esiste più perché proprio non può più esistere: quello del "lavoro sicuro" e garantito a vita per tutti.
Dunque, cari i miei "flessibili e precari", se davvero state facendo politica senza sapere di farla, allora siete un pochino tonni. Mi auguro quindi per voi che vi paghi la confindustria.
Pubblicato da
Rosa
alle
13:09
5
commenti
Etichette: ideologie da supermarket
che ridere, ieri in piazza
Sono andata alla manifestazione, ieri, spinta da una mail di una cara amica italo-australiana, che ha scritto a tutti i suoi amici: "non è tempo di fare distinguo ideologici, la situazione è grave, andateci anche per me".
Sì, non è tempo di distinguo ideologici e poi mi ritrovo in piazza con Grillo che ci spiega che Veltroni e Berlusconi sono un "unico grande partito"? Quand'è che i DS hanno fatto schedature etniche? Quand'è che hanno fatto leggi anticostituzionali per parare il culo ai propri inquisiti? O per salvare le proprie proprietà? Io non me lo ricordo, quando l'hanno fatto.
Non è tempo di fare distinguo, bisogna essere uniti. Unirsi a chi? A Sabina Guzzanti che dichiara di "non avercela fatta" a votare Rutelli? Ad una manifestazione di appena tredicimila persone? Era una buona occasione per fare autocritica, quella, perché non è solo il "moderatismo" eccessivo di Veltroni - che pure è non solo lecito ma obbligatorio criticare - ad averci fatto perdere ma anche la spocchia di chi non si è sporcato le mani a votare, perché "tanto sono tutti uguali". Il governo Prodi ha fallito perché era debole, e di quella debolezza sono responsabili tutti quelli che hanno disertato le urne, o che hanno rinforzato i guastatori, alla destra e alla sinistra della coalizione.
Queste posizioni oltranziste sono dichiarazioni di impotenza, e di fronte all'enorme sfida cui siamo di fronte - mondiale e inevitabile - che sarà gestita chissà come e da chi nel nostro paese fanno venire veramente il latte alle ginocchia: e anche se non vado in piazza per spurgare qualche tossina appresso a una signora che sa dire "pompino" e insultare il papa, non sono gli insulti, le parolacce o le gigionerie a farmi infuriare, ma le posizioni impotenti e pretenziose di chi d'abitudine preferisce - perché è assai più facile - governare gli umori delle piazze che il paese.
Pubblicato da
Rosa
alle
10:37
6
commenti
Etichette: beppe grillo, cazzate, politica italiana
giovedì 3 luglio 2008
i teorici della vox populi
Le considerazioni di Umberto Eco in un contesto normale dovrebbero essere ritenute banalità, ma oggi è necessario che qualcuno si prenda la briga di esprimere l'ovvio, se questo è misconosciuto. Per molto tempo, su ICQ, ho discusso con qualcuno che cercava quotidianamente di convertirmi alla religione della vox populi: gli zingari erano secondo lui una associazione a delinquere perché "questo è quello che pensa la maggioranza". La sinistra - sosteneva - è una accolita di snob: oggi questo pensiero va per la maggiore, e la conversione alla Verità delle Masse - virili e rudi - fa tendenza. Filosofi che in televisione spiegano che la "percezione" è la realtà fingendo di non sapere che la percezione è plasmata dall'informazione, e che l'informazione monopolistica tende per assenza di contrappesi a farsi propaganda; blogger anarchici affetti da etimologismo che spiegano che "populismo" è termine privo di significato perchè non ha un contrario: già: basta eliminare la parola e si elimina anche il concetto: per costoro, da oggi chi abusa dell'accesso all'informazione buggerando la gente con bugie e semplificazioni per accattivarsene il consenso non ha più un nome legittimo, e dunque non esiste*: D'altra parte, quando il popolo è fonte di Verità, la logica non può che diventare un optional, non serve più. E c'è chi postula - sull'onda di questa (nuova?) ideologia - l'impossibilità di occuparsi se non di "politica interna": se la verità è emanata dal popolo e decretata dal voto, come indagarla se non si ha la cittadinanza per esprimerlo?
E questo è tanto più desolante perché la democrazia NON è - ne' aspira ad essere - fonte di Verità, ma strumento di amministrazione. Quando il popolo si autoelegge fonte di verità, la democrazia si suicida.
I nazisti hanno vinto alle elezioni, nel '33.
* eppure non solo quei lemmi che condensano più significati (come appunto demagogia o populismo) hanno spesso bisogno - ovviamente - di intere locuzioni per definire il contrario, ma persino termini chiari e inequivocabili come "misoginia" si appoggiano a giri di parole per esprimere il concetto opposto.
Pubblicato da
Rosa
alle
09:05
2
commenti
Etichette: ideologie da supermarket
lunedì 30 giugno 2008
cibo per lucertole
Tupaia - o dea delle creature strane - com'è che le lucertole di tutto il mondo alla vista dell'umano scappano, mentre queste qua hanno la presunzione di cibarsi di te, tanto da non lasciarti prendere il sole senza aggredirti e morderti in continuazione?
Mi dicono che si tratta delle lucertole di malta: queste sono linosane, però.
Pubblicato da
Rosa
alle
09:23
10
commenti
Etichette: bestiacce, rosalucsemquark, vacanze
sabato 21 giugno 2008
zoocessi
E dopo l'avvistamento di un Opossum Cessosis a Melbourn e un Pito Cessarium a Brisbane, ecco un felix Cessicat immortalato nel gabinetto di casa mia, mentre lotta disperatamente per uscire dalle dalla morsa letale delle tubature.
Pubblicato da
Rosa
alle
07:17
5
commenti
Etichette: bestiacce
venerdì 13 giugno 2008
le porte del paradiso
Ne era affetta Teresa D'avila, che pensava fossero le Porte del Paradiso, e ne parla Oliver Sacks nel suo libro "Emicrania".
Inizia come un puntino brillante e si allarga a mezza luna, una corona di punte colorate e luminose, lasciando un area di cecità. Dopo un quarto d'ora è finito, ma se viene in macchina tocca fermarsi e aspettare che passi. E' lo scotoma scintillante, e il modo migliore per far capire com'è è disegnarlo, mentre mi funesta la serata.
Chi vuole provare insieme a me e a Teresa l'esperienza mistica, può ingrandire l'immagine qua sotto, cliccandoci sopra.
Pubblicato da
Rosa
alle
22:41
9
commenti
Etichette: vita quotidiana
giovedì 12 giugno 2008
il vero problema delle donne
Svolto l'angolo su un marciapiede, in una delle mie scarsissime uscite di questi giorni di lavoro lavoro e lavoro, e ti vado a incrociare due omarini sui trent'anni che parlano fitto fitto, concentrati e un po' mesti. Uno bassino e cicciottello, con gli occhiali e una specie di pizzetto, l'altro un po' più alto e magro, di quelli che hanno l'aria giovane ma sono già pelati, e con la pelle leggermente provata dall'acne giovanile. Lo sai - fa il bassino con espressione dolente - qual è il vero, enorme problema delle donne?
E scompaiono, inghiottiti dalla traversa e dai rumori della strada, senza lasciarmi neppure un indizio.
Pubblicato da
Rosa
alle
14:51
4
commenti
Etichette: vita quotidiana
domenica 8 giugno 2008
le gioie della vita
Quando penso che fra poco razzoleremo nel fango a Villa Borghese alla ricerca di legna da ardere nei cortili per cuocerci qualche radice che abbiamo strappato ad un vecchietto che raspava nelle aiuole, sono felice.
Sì, sono felice perchè a raspare nelle aiuole ci saranno anche quelle *TESTE DI CAZZO* degli avvocati che nel mio palazzo alle nove di mattina di una domenica di giugno gelida (stamattina ho il golfino) raffreddano i loro uffici vuoti accendendo una decina di condizionatori d'aria che sparano in cortile rumori allucinanti e aria malata, perchè "il loro timer funziona così".
Felice, sarò.
Pubblicato da
Rosa
alle
09:09
4
commenti
venerdì 6 giugno 2008
baciapile di tutto il mondo, unitevi - 2
"Per quel che riguarda l'ONU, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo è morta. La libertà di espressione non è più un diritto ma anzi una violazione del diritto, e soggetti di diritto non sono più (solo) gli esseri umani ma le idee, più precisamente le idee religiose."
Da "E' stato bello, addio" su "In Minoranza".
Pubblicato da
Rosa
alle
12:49
2
commenti
giovedì 5 giugno 2008
mercoledì 28 maggio 2008
sì alla sicurezza, no al razzismo
Con un po' di ritardo, questa petizione di parlamentari ebrei contro l'ondata di razzismo e xenofobia [hat tip: MMAX] : si può firmare scrivendo a questa email: direzione@unita.it.
Pubblicato da
Rosa
alle
20:12
0
commenti
Etichette: razzismo
il cappellino dall'aura magica
Gli è che gli ebrei, quando entrano in Sinagoga in particolar modo, o durante i riti ma volendo sempre, si devono mettere codesto cappellino - la kippà, che in famiglia mia veniva chiamata non senza una punta di livornese ironia "la papalina". Ora, non è dovere soltanto degli ebrei di coprirsi il capo in certe circostanze - non necessariamente con quel copricapo - ma di tutti i presenti - ebrei o meno - nel cerchio temporale o spaziale in cui si svolge una ricorrenza, un rito, una celebrazione ebraica.
A me pare che l'abitudine di indossare il folkorico abito dell'ospite ospitante sia costumanza affatto offensiva, per amici parenti e conterranei dell'ospite ospite, ma non c'è modo di passare sotto silenzio un ospite ospite con la papalina in testa. Chi la indossa - spiegano certi i nemici o gli amici delusi - lo fa per deferenza verso l'ebreo, per sottomissione, e l'ebreo sicuramente ride per l'umiliazione inferta all'ospite ospite.
In tutto il mondo i non mussulmani in Moschea si cavan le scarpe - dell'odiato neocon ebreo Wolfowitz senza scarpe in una Moschea turca la sola umiliazione che si ricordi è quella ...dei suoi calzini bucati- i non cristiani in Chiesa si scoprono il capo, e gli sciattoni al casinò indossano - magari riottosamente - la cravatta, senza che questa minima regola d'etichetta debba passare per sottomissione o umiliazione, ma la papalina...è la resa al giudeo.
La cosa che più mi stranisce, di questo fatto, è che questa lettura surreale del cappellino dall'aura magica umiliante è talmente diffusa che è oramai una costumanza: non si riflette più, si dà assolutamente per scontato che nell'imporre all'ospite il capo coperto ci sia non già una regola religiosa, ma una volontà di sopraffazione: credo che l'antisemitismo non sia visibile proprio per questo: i pesi e le misure sono starati, ma è tradizione che sia così.
Pubblicato da
Rosa
alle
17:22
1 commenti
Etichette: antisemitismo
martedì 27 maggio 2008
baciapile di tutto il mondo, unitevi 1
Una Bibbia, un Corano e una Foresta rischiano di bruciare per mano di un losco individuo, che ha aperto il sito unethical ransoms. Il tipo non scherza, il ricatto è di 10.000 dollari, accorrete numerosi.
Pubblicato da
Rosa
alle
19:27
1 commenti
sabato 24 maggio 2008
MMAX e la sua richiesta di adesione a Kilombo
Insomma, qualcuno mi ha chiesto di dare il mio parere sulla nuova querelle di Kilombo, la cui redazione tiene in sospeso da più di dieci giorni la richiesta di ammissione all'aggregatore del blog "sinistra per Israele", tenuto dal mio amico MMAX.
Ora, è una domanda da mille punti, questa del mio parere. Per riassumere, quando io e donna Ipazia ce ne andammo da Kilombo, Miguel Martinez - con la correttezza e la gentilezza che gli sono proprie e con argomenti tutto sommato non privi di logica - si dichiarò contento.
Non c'era - spiegò - spazio per due sinistre così diverse: gli orizzonti della sinistra moderata e quelli della sinistra antisistema erano così distanti da renderne impossibile la convivenza all'interno dello stesso spazio.
Al tempo i "moderati"(per quel che significa il termine: pidiessini e margheritini vari insomma) ritennero che non fosse interessante discutere se l'antisionismo di certa sinistra fosse antisemitismo e se l'antisemitismo fosse da bandire in kilombo come forma di razzismo, ne' ritennero di doversi preoccupare del fatto che la nostra dipartita veniva dichiaratamente salutata da una parte di kilombo come "svolta politica". Così, dopo qualche sgradevole insulto al nostro indirizzo se ne impipparono.
Oggi in effetti molti di loro non ci sono più, in Kilombo - evidentemente il Martinez era stato davvero profeta - ed è interessante vedere cosa è diventato l'aggregatore, attraverso la lente di questo microevento - cartina al tornasole che è "la domanda di ammissione di Mmax".
Perchè la domanda è bloccata?
A leggere qua e là nei commenti pare che i maggiori dubbi sulla natura "di sinistra" del Massimo il abbia un tizio il quale afferma - tra le altre - le seguenti cose:
1) Gli albanesi sono un anello di congiunzione tra le zecche e le pulci ma (come ci spiega una sua amica - una che sostiene sui Protocolli la stessa tesi di Hitler ed Evola) lo fa per scherzare.
2) Israele dovrebbe arrivare fino a Damasco.
Qua ci sarebbe già da essere sufficientemente confusi. Mi chiedo infatti se quando Martinez parlava delle due sinistre inconciliabili dicendo:
"C'è gente che sostiene quattro stati per due popoli in Terra Santa (Israele con il 90% del territorio, poi i bantustan palestinesi di Gaza, Hebron e Ramallah, divisi tra di loro). E c'è invece gente che sostiene un unico stato democratico per tutti, tra il Giordano e il mare."Intendesse questo con "unico stato democratico per tutti": Israele fino a Damasco.
Oppure, come fa notare Cloro, è che queste posizioni manifestamente fasciste (quelle del redattore e - immagino - le sue) sono da accogliere con sollievo e humor, in virtù del fatto che non sarebbero "politicamente corrette" e non sarebbero quindi corrotte dall'odiato "buonismo" di tanta sinistra.
In pratica, la sola clausola di Kilombo - quella contro il razzismo - andrebbe riletta secondo la volontà dei redattori nel seguente modo: se dici che i negri puzzano, gli ebrei sono avidi e gli zingari rubano, non sei "buonista" e quindi nel profondo del tuo cuore sei senz'altro più antirazzista di quelli che sostengono (ipocritamente) che palestinesi ed ebrei dovrebbero mettersi d'accordo.
Occorre - suggerisce Cloro al suo amico redattore fascista antibuonista - fare un profondo ragionamento sul sionismo (beninteso, se buonista. Se fascista a quanto pare va benone) ed è dunque per questo che MMAX sarebbe bloccato. E anche - va detto - mettere in black list i blogger che hanno litigato con lei. Pare infatti sia terribilmente "buonista" negli ultimi tempi anche far rispettare la carta costitutiva di una associazione, ed è invece buona norma inventarsi regole random a seconda degli amici che si vogliono favorire.
Nel frattempo i blogger di Kilombo ignorano per lo più la faccenda, felici come bocce di avere una "vetrina" per i loro post, e stucazzo che la carta sia carta straccia, finchè dura fa verdura, poi si andrà a far pattume altrove.
La mia opinione? Già, me l'avevano chiesta. La mia opinione è che questo sviluppo di Kilombo rappresenti in piccolo lo stato psicofisiopatologico del nostro paese, e il mio consiglio ad MMAX è il seguente:
Si metta una molletta al naso, si cali le brache e sventoli l' uccello precedentemente intinto in inchiostro di china: si faccia le treccine ai peli delle ascelle ed appenda ad ogni estremità una piccola caccola, poi se ne vada in giro inondando i presenti di litri di bava. Si infili in testa una cresta di gallo e inizi a scoreggiare.
Mi pare probabile che così riuscirà a farsi ammettere in Kilombo, l' "aggregatore delle sinistre". Se ci tiene, val la pena di tentare.
Pubblicato da
Rosa
alle
18:24
6
commenti
Etichette: cazzate, kilombo, politica italiana
venerdì 23 maggio 2008
il romantico masochismo dell'astensionista
Rachel Barnacle, in un commento ad un mio post in cui lanciavo strali contro l'astensionismo si è arrabbiata, e il suo commento è stato riportato sul mio blog e menzionato su quello di In Minoranza.
Mi spiace aver offeso i due brittitaliani: li stimo entrambi e mi sono assai simpatici, e proverò a spiegare qui un po' meglio il mio punto di vista.
A mio parere - semplificando al massimo - un comune cittadino può fare politica su tre piani diversi. Un primo piano è quello della comunicazione, dello scambio, dell'espressione e della circolazione di idee: è il piano che non ha rapporti con il potere, ed è per questo più libero. Fecondo, se e quando le idee sono ad un tempo buone, originali e contagiose, fondamentale per lo sviluppo di nuovi paradigmi, irrinunciabile. E' un livello che può essere garantito esclusivamente dalle democrazie, perché fondato sulla libertà di parola e di opinione. Molti si limitano a rimasticare le linee politiche del loro partito, ma altri sono voci critiche e altri ancora - pochi - tentano analisi originali.
Si sviluppa sulle piazze, nei bar, nelle camere da letto, nelle serate tra amici, in internet, nelle associazioni volontarie e anche nei media indipendenti, nei giornali e nelle radio.
Il secondo piano è quello della militanza politica. Il militante fa da cerniera tra il comune cittadino e il professionista della politica. Lambisce il potere, fa da portavoce della base, media. E' un piano molto importante, perchè quando è ben sviluppato, maturo e salubre consente di fare pressione dal basso. E' stato - purtroppo - quasi completamente abbandonato a sinistra e recuperato a destra.
Il terzo piano è quello del voto, ed è - al contrario dei primi due - ne' più ne' meno che un imbuto. La libertà, l'espressione di se', l'individualismo sono in questo semplice - ma potente atto - da dimenticare: inutile zavorra.
L'atto del voto è matematica: le carte sono quelle, e solo con quelle è possibile giocare. Occorre valutare le opzioni possibili e optare non già per il miglior partito - quello sarebbe un atto pericolosamente romantico - ma per quello che ha maggiori possibilità di trovarsi nelle condizioni di poter realizzare il miglior risultato - nei termini di sviluppo sociale, economico, culturale, urbano, internazionale. Chi non gioca non ha - mai - alcuna retribuzione - semplicemente accetta passivamente le scelte di chi lo fa.
E se il miglior risultato coincide con il minor danno - mi dispiace signori - le buone ragioni per votare non vengono meno, anzi: sono molto più serie.
Quando infatti la scelta è tra due opzioni "buone" l'atto del voto è assai meno necessario che quando la scelta - come nel nostro caso - è tra due opzioni cattive. Se la scelta è tra un cioccolatino e una caramella, posso senz'altro concedermi il lusso far scegliere a qualcun'altro, ma se la scelta è tra un calcio sulle gengive e una pistolettata alla nuca - semplicemente - non me lo posso permettere.
In altri paesi più pragmatici del nostro questo semplice fatto è del tutto scontato. Quando i francesi al secondo turno si sono ritrovati a dover scegliere tra Chirac e Le Pen, la sinistra non si è persa in mille drammi di coscienza, concioni sui massimi sistemi, pippe al sugo sulla impossibilità psicofisica di apporre con la propria preziosissima creativa e anarchica mano immacolata una crocetta su quella merda di Chirac.
I francesi antifascisti hanno - compattamente - votato Chirac.
So anch'io che la sinistra italiana non va: tra la sinistra antagonista, sfascista e incosciente, e la sinistra cosiddetta "moderata" che non ha saputo risolvere il conflitto di interessi, non ha affrontato il degrado urbano, poteva utilizzare i fondi europei per l'integrazione dei rom e non l'ha fatto, è che come se non bastasse è complice del sistema di raccomandazioni e di corruzione italiano c'è poco da stare allegri. Però vogliamo parlare - chessò - della Bossi Fini? La Bossi Fini è una legge che è fatta per eternare il problema dei clandestini fingendo di risolverlo: nessun immigrato spenderà le cifre che occorrono per tornare al suo paese e regolarizzarsi, e resterà clandestino e quindi schiavo a tutti gli effetti di chi lo sfrutta facendolo lavorare al nero. Vogliamo parlare dell'emendamento "salva rete 4"? Della riscrittura dei libri di storia? Parliamo della legge sulla fecondazione assistita? Serve continuare? Perchè signori, se l'argomento è che un aristocratico è peggio di un fascista, francamente passo.
Detto questo, Barnacle e Mastroviti se ne stanno a Londra, e non hanno votato in base ad una semplice legge di natura: si tende a curare il proprio territorio. Fuori dalla pressione della necessità, non avrei votato neppure io. Il comportamento di chi non vota pur avendo un preciso e indiscutibile interesse a votare, invece, mi lascia invece del tutto interdetta.
Pubblicato da
Rosa
alle
11:52
2
commenti
Etichette: politica italiana
giovedì 22 maggio 2008
ruby red shoes
Pubblico il commento di RB al mio post precedente, e appena consegno il lavoro rispondo.
"Prego coloro - sedicenti antifascisti dotati di acume politico simile a quella dei comunisti tedeschi del '33 - i quali si sono astenuti e/o hanno consigliato l'astensione al voto e ora si lagnano sui massimi sistemi, su quanto il problema è "altrove"...la disgregazione dello stato, l'imperialismo, il precariato..di leggere e meditare sul tono e i contenuti degli articoli di marzo, all'epoca dei fatti veri e l'articolo che oggi rievoca strumentalmente quei fatti - illuminati dalle fiamme dei pogrom."
Ho meditato.
Queste righe che ho quotato – nonostante siano chiaramente indirizzate a Uriel – riguardano anche me: per sedici anni ho sempre votato quando è stato il momento, non questa volta. A differenza delle svariate crocette che ho quasi sempre tracciato con un retrogusto d’inquietudine, questa crocetta non tracciata ha la triste e granitica certezza della coscienza apposto.
Ed è per questo – per la misera certezza di essere stata costretta a non scegliere – che il tuo parallelo storico mi offende. Quell’infelice esempio che mi dipinge collaborazionista al *Male* per ignavia, dipinge te incapace di misurare con lucidità la distanza tra il tuo sentire politico e il partito che avrebbe dovuto rappresentarti.
Se vuoi fare il Frank Stella della politica – dove è la forma che detta la sostanza, e non il contrario, dove l’astenersi dal votare un fascismo al cilicio è una causa, e non una reazione coerente – accomodati.
Ma se io sono la comunista tedesca del ’33, tu sei Dorothy nel simpatico mondo di Oz.
Il tuo sentierino giallo è fatto di viottoli democristiani e bacchettoni, vicoli ciechi estremisti al salone del libro, infinite confluenze becere di gentaglia incartapecorita che ormai di quello che è (o dovrebbe essere) una sinistra accettabile non ha più nulla.
La dimostrazione lampante è nel come questa immonda marmaglia si sta comportando ora, dal suo angolo di opposizione.
Che una carta da culo come “Il Giornale” vinca i suoi record di salto in basso, è scontato. Che il PD stampi poster che inneggiano allo sgombero, un po’ meno.
Ecco, ora tu medita su questo. Questa è la gente che hai votato.
E’ la stessa gente che ha sempre coccolato a parole le minoranze etniche, senza dar loro alcuna possibilità di riscatto morale, o emancipazione. Il “problema” Rom non è cosa di oggi, esiste da decenni. Ma tutto quello che la politica (sia di destra che di sinistra) ha mai fatto per questa gente è stato usarla come esempio ideologico di qualcos’altro, fottendosene delle reali necessità e disagi che hanno subito e – di conseguenza – hanno fatto subire.
Non vedo con quale coraggio tu possa scrivere un post intitolato “i politici sono tutti uguali come le tue palle”, a soli pochi giorni dall’exploit murale del PD.
Al contrario, se alle prossime elezioni ti ritroverai a votare uno schieramento ancora un pochino più lontano dal tuo modo di pensare, un pochino più nauseante di questo, ringrazia te stessa e gli altri campioni olimpionici di tappata di naso.
Che a naso tappato si sa, è difficile riconoscere la puzza di merda.
Anche dopo averla pestata.
Saluti,
Rachel Barnacle
Pubblicato da
Rosa
alle
06:45
0
commenti
Etichette: i politici sono tutti uguali
lunedì 19 maggio 2008
i politici son tutti uguali, come le tue palle
A marzo scorso, i giornali riportano questa notizia. Alcuni bambini, figli di rom slavi, vengono dati in adozione in cambio di denaro con il solito metodo: il padre adottivo riconosce il bambino e la madre naturale ci rinuncia. La capobanda - italiana - che gestiva il traffico mettendo in contatto i genitori naturali rom con gli acquirenti italiani viene arrestata insieme ad alcuni zingari.
Il Giornale di ieri riprende la notizia per nessun buon motivo - se non delle generiche voci di "svolte dell'indagine" di cui non si sa assolutamente nulla e - ai fini di manipolare la notizia - taglia tante di quelle informazioni da rendere l'articolo incomprensibile, soprattutto a chi non abbia le antenne per le manipolazioni a scopo di propaganda. Interessante fare il confronto tra gli articoli di marzo e quello di oggi.
Il titolo del Giornale recita: "Così i nomadi vendono i bambini"
La capobanda qui diventa una "insospettabile casalinga", il cui ruolo risulta - alla lettura dell'articolo - farraginoso. Non si dice mai chiaramente che i bambini venduti erano nomadi (si butta solo lì - en passent - che potrebbero esserci anche figli di "italiani poverissimi"), nel momento del bliz dei carabinieri si parla di una macchina con due nomadi a bordo, piena di bambini - negli articoli di marzo scopriamo però che i bambini in questione erano figli degli zingari.
Il Giornale, in pratica, con i campi nomadi ancora in fiamme, sente la pulsione irresistibile di gettare benzina sul fuoco dell'odio riesumando una notizia vecchia che confermerebbe la calunnia mai provata ma tradizionalmente ripetuta nelle favole di paura: Gli zingari rubano i bambini.
Prego coloro - sedicenti antifascisti dotati di acume politico simile a quella dei comunisti tedeschi del '33 - i quali si sono astenuti e/o hanno consigliato l'astensione al voto e ora si lagnano sui massimi sistemi, su quanto il problema è "altrove"...la disgregazione dello stato, l'imperialismo, il precariato..di leggere e meditare sul tono e i contenuti degli articoli di marzo, all'epoca dei fatti veri e l'articolo che oggi rievoca strumentalmente quei fatti - illuminati dalle fiamme dei pogrom.
Prego quelli che sostengono che "i politici sono tutti uguali " "destra e sinistra non cambia nulla" "Franza e Spagna basta che si magna" di leggere e meditare quello che diceva l'allora ministro della famiglia Rosi Bindi, e confrontarlo - chessò - con le dichiarazioni di Bossi: sono pochi mesi e sembrano millenni.
«ed è questa la contraddizione più atroce dell’umanitá, chi dovrebbe essere il più protetto finisce poi per avere meno tutele». La vicenda di Nocera Inferiore «è un caso limite. E’ delinquenza organizzata che va combattuta con tutti gli strumenti possibile dal versante della repressione. Ma - ha aggiunto la Bindi - nessuno può scaricare le proprie responsabilitá solo su chi fa abusi. Quando sono colpiti i più deboli c’è una responsabilitá complessiva della societá»Sarà pure finito lo stato, le periferie disgregate, l'idrovora capitalista, la globalizzazione, ma voi in questo troiaio avete mandato al governo dei fascisti.
Per chi volesse scrivere una mail di protesta al Giornale, e spero siano in tanti, questa è l'e-mail: lettori@ilgiornale.it
Questo è il testo della mail che ho mandato io: chi vuole lo può usare.
Sul Giornale del 19 marzo, il giornalista Gianmarco Chiocci riprende una notizia di marzo riguardo ad una compravendita di bambini a scopo di adozione. Non c'è alcuna novità riguardo al caso, se non che il commissario avrebbe offerto un caffè all'autore dell'articolo, in compenso ci sono delle omissioni.
Dall'articolo è infatti quasi impossibile capire che:
1) La capobanda è una donna italiana
2) I bambini venduti a marzo erano di zingari
3) I bambini trovati nella macchina, al momento del blitz di marzo, erano figli dei nomadi che si trovavano in macchina
Il titolo inoltre implica una accusa a tutti i "nomadi" per un (presunto) reato di una banda. E' dunque un titolo razzista.
Con i roghi ancora caldi gettare benzina sul fuoco manipolando le notizie vi rende ad ogni effetto corresponsabili delle azioni criminali xenofobe che stanno portando il nostro paese agli "onori" delle cronache mondiali.
Pubblicato da
Rosa
alle
17:30
10
commenti
Etichette: fascismo, i politici sono tutti uguali, politica italiana, zingari
sabato 17 maggio 2008
relativismo culturale
E' un giorno qualsiasi di un inverno qualsiasi, la scuola materna chiusa per derattizzazione e una babysitter con l'influenza, e così la piccola Mirna gioca nel suo box, sotto una lama di luce che riscalda l'immensa stanza del laboratorio.
Attacca dei piccoli brandelli di carta alla rete del box, e quando cadono ride forte. Ride forse dell'imperizia delle sue manine, o forse della forza di gravità - per lei ancora non scontata.
Sua madre - Medico della Riproduzione - è nell'atrio della clinica a godersi il suo secondo caffè: in laboratorio Guglielmo, il tecnico, sorride a distanza alla bimba e risponde ai suoi gridolini con dei buffi suoni gutturali, distraendola momentaneamente dal suo gioco e distraendosi mentre sistema i risultati di alcune analisi sulla scrivania.
All'improvviso, una specie di sordo rombo dalle viscere della terra gela il sangue del tecnico, la terra trema.
Trema la terra e trema il laboratorio, all'ottavo piano. Tremano gli armadi, le scansie, i pensili, cadono le carte dalla scrivania.
Una lunga lampada al neon si è parzialmente staccata dal soffitto: pochi secondi e cadrà sulla testa di Mirna, ora sospesa in un istante di silenzio tra la gioia del gioco, bruscamente finito, e il terrore istintivo della terra in rivolta. Cadrà sulla testa di Mirna, uccidendola. Sul lato opposto della vasta stanza, ovociti fecondati pronti per l'impianto tremano vigorosamente nel liquido delle provette: è effetto del sisma, non è paura.
Sono quattrocentocinquantasette, e l'armadio che li contiene ha una zampa bagigia. Pochi istanti, e cadrà.
Il tecnico può salvare Mirna o 457 ovociti, ma deve scegliere, perchè il tempo stringe.
Questo per qualcuno può rappresentare un dilemma etico.
Il mio dilemma etico invece è un altro: posso arrivare ad essere così relativista da accettare che per qualcuno questo...rappresenti un dilemma etico e non una scelta ovvia e obbligata?
Pubblicato da
Rosa
alle
10:02
13
commenti
Etichette: aborto, bizzochi, relativismo
venerdì 16 maggio 2008
il fascismo che torna
Le tante forme del fascismo che torna.
Da non perdere, "L'Eurasia raccontata ai profani" di Pierina Broccoli.
Pubblicato da
Rosa
alle
11:26
1 commenti
Etichette: fascismo
giovedì 15 maggio 2008
il problema udinese
Una fattucchiera di etnia udinese ha ipnotizzato una ragazza malata di diabete e l'ha convinta a sospendere l'insulina. La ragazza è entrata in coma ed è morta dopo poche ore.
I residenti hanno circondato e dato alle fiamme un campo di udinesi alle porte della città.
Maurizio Pistone - it.politica.sinistra
Pubblicato da
Rosa
alle
13:52
4
commenti
Etichette: politica italiana, razzismo
mercoledì 14 maggio 2008
tolleranza e legalità
via bakunin
Pubblicato da
Rosa
alle
15:37
0
commenti
Etichette: politica italiana, razzismo, zingari
illegalità autoctona
Ma in un paese dove mafia è la prima azienda [hat tip: Ipazia] non sarà normale e ovvio che molti immigrati siano al limite dell'illegalità? Dov'è lo stupore?
Pubblicato da
Rosa
alle
00:13
0
commenti
martedì 13 maggio 2008
gli ebrei e la destra
Non entro nel merito della prima parte del post Tsunami, del buon vecchio Nahum, anche perchè mi dà (se pure acidamente, ma non si può cavare il sangue da una rapa) ragione.
Rispondo invece alla seconda parte del suo post, dove dimostra di avere colto granchè di quello che ho scritto.
Innanzi tutto non ho mai detto di "capire" la disperata volontà di legittimazione di Fini.
Ho detto, casomai, che quel primo gesto - andare in Israele - era stato, anche per me, rassicurante. Grazie a quel gesto Fini abbandonava, e solo a livello simbolico, il suo elettorato più violentemente antisemita al suo destino.
Così è stato: gran parte dei suoi ex camerati oggi lo dipingono come servo del giudaismo mondiale, la lacerazione è stata imponente e definitiva, e sotto ogni profilo positiva.
Sospetta e preoccupante è invece la ridondanza attuale : Sventolar di bandiere e di dichiarazioni, processioni in sinagoga, i naziskin picchiano a morte un poveraccio e Fini non trova niente di meglio che tirar fuori la sinistra antisemita. Proprio così: il filogiudaismo mi puzza e mi allarma: siam quattro gatti, portiamo zero voti, che significato ha questa sovraesposizione? da parte di ex fascisti, poi! E' assolutamente speculare all'ossessione antigiudaica: mi pare una visibile trappola e trovo preoccupante che ci si caschi.
Nahum poi si turba perchè ha l'impressione - del tutto sbagliata - che io voglia suggerire agli ebrei quello che devono fare. No: prendo atto semplicemente di una cosa: gran parte dei rappresentanti istituzionali e pubblici delle comunità ebraiche italiane hanno delle posizioni che non condivido (posso essere incazzata con i miei concittadini e noi non i miei correligionari? E perchè mai?)
Se è lecito criticare e/o disprezzare le posizioni di Moni Ovadia, dovremmo astenerci dal farlo con quelle di Pacifici o Fiamma Nirenstein? Dovrei gioire del fatto che gli ebrei votino e si candidino per gente che dichiara che "i Rom sono una mafia, e che bisogna limitare l'accesso di "certe etnie"", solo perchè sventolano un giorno sì e l'altro pure bandiere israeliane?
Ho - come ebrea - un interesse specifico, sissignore, a non mandare clericofascisti al governo, e non apprezzo i miei correligionari che votano Alemanno perchè la sinistra è "antisemita" (ma chi, Veltroni? Rutelli?)
Chi si rallegra della sovraesposizione degli ebrei e di Israele è egocentrico ed ingenuo.
Quanto al fatto che gli ebrei siano antifascisti per definizione o per propria natura, è qualcosa che non ho mai detto e che è contraddetta dai fatti. Gli ebrei sono stati fascisti esattamente come tutti gli altri italiani: è lecito aggiungere che hanno fatto male?
Che non avevano allora - e non hanno neanche ora - alcun interesse ad associarsi con clericofascisti antidemocratici?
Pubblicato da
Rosa
alle
10:23
8
commenti
Etichette: ebraismo, fascismo, israele, politica italiana
lunedì 12 maggio 2008
venerdì 9 maggio 2008
contra cacciari
Provo come un senso di vago sospetto nei confronti dei filosofi (non della filosofia, eh) fatti salvi - inutile dirlo - i miei più cari amici con particolare riferimento a quelli che in questo preciso momento mi stanno leggendo: ma in alcuni casi questo sospetto diventa violenta avversione.
Non parlo di Vattimo - mi limito a chiedermi chi gli abbia dato la patente, a quel grosso pirla ignorante e cattivo.
E' Cacciari il mio filosofo spreferito e andrò ad illustrarvi perché è lui, l'uomo con cui non prenderei neppure un caffè.
Intanto l'uomo è talmente convinto del principio filosofico secondo il quale la "realtà è nella percezione", da riuscire a proiettare un'immagine di se' talmente ipertrofica che quasi nessuno osa dubitare della sua rutilante intelligenza (della sua simpatia sì, ma sembra evidente che a lui non importa).
Non so se sia così intelligente, Cacciari. Sicuramente è astuto: la filosofia nelle sue parole non è mai speculazione aperta, ma dogma incrollabile di fronte al quale non è ammesso altro atteggiamento che una mite sottomissione.
Nelle sue mani la filosofia è una specie di clava politica dura e impermeabile, la cui efficacia offensiva è implementata da quantità letali di espressioni scoglionate e stanche, occhi al cielo, sbuffamenti, ostentata indifferenza, sorrisini di scherno e sbotti d'ira indignata).
Il Poco Cordiale Filosofo, ospite all'Infedele sul tema dell'omicidio di Verona, avendo necessità politica di tenere in caldo la passione un potenziale elettorato ormai palesemente preda di smanie leghiste - ha oliato ben bene di boria un paio di clave politico-filosofiche per sfondare il Lerner - il quale tentava di passare un paio di numeri che smentivano gli slogan propagandistici della teppa leghista.
Il primo argomento-clava di questo signore è stata una affermazione vetero marxista piuttosto banale.
Secondo il Filosofo, il problema è strutturale.
Se si cambia la società, se si lavora nel territorio, se vengono dati i soldi per agire nel sociale, nessuno sentirà il bisogno di inventarsi dei nemici e il mondo sarà più felice. Niente omicidi a Verona.
E' un argomento parzialmente vero e certamente inutile che praticavo molto al liceo, quando ero una ingenua bambina di sinistra. Non ci sarà delinquenza, nel mondo perfetto del socialismo, le carceri saranno vuote e metteremo pure un sacco di fiori nei nostri cannoni. La gente uccide perchè si sente insicura, dagli un lavoro fisso e diventerà buonissima. Un argomento banale, sciocco, stanco, talmente abusato da provocare una noia immediata in chiunque, se offerto con quel minimo di garbo e buona educazione che si usa tra persone civili.
Lui - consapevole di questo - invece l'ha urlato fino a farsi venire le vene sul collo - per mascherarne la povertà e l'inutilità: Sgarbi, maestro di vita, altro che Hegel.
Ma è il secondo "argomento clava", quello che più mi ha colpito per l'abuso di argomentazioni filosofiche a scopo manipolatorio. Lerner stava mostrando al suo pubblico statistiche a dimostrazione del fatto che gli assassini sono - negli ultimi sette anni - diminuiti, e che quindi una delle più efficaci armi dell'arsenale della destra è fondata...sul niente. Il filosofo - dopo una breve scarica di espressioni di disprezzo, sarcasmo, noia e scherno - è sbottato in una disgustata indignazione.
E l'argomento con cui ha cercato di impedire al gracilacido conduttore di fare il suo dovere è che "la realtà è nella percezione": dunque le statistiche sono assolutamente inutili, e si vergogni chi non lo capisce e osa contrastare la merda fascista con dei numeri.
Ben ben. E dunque, seguendo il ragionamento dell'autorevole e maleducato filosofo, dovremmo giungere ad alcune strabilianti conclusioni. Se tra la propaganda fondata sul nulla e l'informazione fondata sui numeri non c'è alcuna differenza, l'informazione è dunque virtualmente inutile.
Ne consegue logicamente che non ha nessunissima importanza che Berlusconi ficchi le sue zampe - per dire - pure sul Corriere della Sera e sulla Sette. Alla fine la "percezione" che i negher siano cattivi sorge come un fungo nelle anime delle persone a causa del precariato, dunque il problema dell'informazione è belle che chiuso. Slap slap, doppia leccata di culo: ai leghisti e a Berlusconi.
E ne consegue - ovviamente - che essendo la realtà nella percezione, ed essendo la percezione soggettiva, non esiste oggettività. Non sono filosofa, e non mi intendo di filosofia, ma credo sia argomento piuttosto gettonato dai filosofi moderni. Ma loro non sostengono che sia indifferente consigliare la gente di curarsi la setticemia con i fumenti di incenso piuttosto che con l'antibiotico perché tanto "la realtà è nella percezione".
Almeno, non mi pare. Mi pare che il tema dell'oggettività e della soggettività sia un pochino più complesso, da essere usato con tanta disinvoltura per zittire chi cerca di sostenere che esiste una differenza tra mostrare una statistica dell'ISTAT e usare cartello a led luminosi del comune per insultare gli immigrati. E zittire chi cerca di fare informazione non mi sembra ne' di sinistra ne' civile, mi sembra funzionale ad un sistema che si avvia ad essere un regime.
Pubblicato da
Rosa
alle
15:25
7
commenti
Etichette: filosofia, politica italiana
mercoledì 7 maggio 2008
a gufare sono in tanti, ex fascisti di tutti i colori
Secondo la teoria di Martinez, delle manifestazioni "contro" o si parla male - quando succedono delle cose spiacevoli - o non si parla affatto. E - sempre secondo il Martinez - le manifestazioni servono "a farsi sentire".
Spero di avere capito male, ma se la logica ha un senso - visto che lui a dimostrare ci va - i suoi auspici mi sembrano chiari.
D'altra parte credo che siano in molti a sperare che in quella manifestazione succeda qualcosa, prima di tutto proprio il Fini che butta benzina sul fuoco con le sue boutade al chiaro scopo di dimostrare che i "provocatori di sinistra" sono molto peggio di quelli di destra.
Credo sarebbe cosa buona e saggia spiegargli che in quella manifestazione ci sarà più di un suo ex compagno di battaglia, altroché.
Il Forum Palestina comunque ci rassicura con un tono conciliante:
Fausto Bertinotti potrebbe e dovrebbe scegliere un luogo diverso per il suo grande rientro in pubblico. Partecipare alla Fiera del Libro dedicata ad uno stato che si regge sull’occupazione militare e coloniale e sull’apartheid proprio mentre nelle strade di Torino sfileranno i palestinesi e il popolo della sinistra che ne sostiene iInaccettabile provocazione.
legittimi diritti e la resistenza, non può che apparire come una inaccettabile provocazione.
Sono in troppi ad avere interesse in un troiaio alla fiera.
Pubblicato da
Rosa
alle
20:30
3
commenti
Etichette: cazzate, fascismo, fiera del libro
martedì 6 maggio 2008
memoria per dimenticare
L'infelice paragone di Fini tra l'assassinio di un innocente ad opera di quattro naziskin e le manifestazioni di intolleranza nei confronti di Israele da parte di gruppi di estrema sinistra è - con ogni evidenza - del tutto strumentale: si tratta di fenomeni differenti, con esiti grazie al cielo - almeno fino ad ora - diversi. Mettere in uno stesso calderone un omicidio e una bandiera bruciate, un atto di violenza gratuita con un atto di odio mirato e organizzato, un atto di teppismo con una manifestazione di intolleranza ideologica è assurdo.
E' peggio un fulmine o la sismicità?
Una cazzata, una cazzata strumentale.
In generale questi ex-neo-vetero fascisti del nostro governo hanno sentito - in questa occasione - l'impulso irresistibile di minimizzare il fatto. "Molto meno grave della violenza degli extracomunitari" si è affrettato a dire Calderoli, "molto meno grave delle bandiere israeliane bruciate" ha rincalzato Fini. Sarebbe bastato condannare l'atto con aria contrita e solenne e passare ad altro - che poi si tratta di cronaca, triste sanguinosa e terribile - ma sempre cronaca. Invece no.
Il messaggio è sempre e comunque che quel che è successo è sì grave, ma insomma beh ecco mica poi tanto. Son ragazzate.
La strumentalizzazione di Fini però è stratificata su più livelli: non si limita a sminuire il significato e la portata dell'atto di teppismo dei naziskin: che gli ex-neo-vetero fascisti vadano a fare salamelecchi agli ebrei per sdoganarsi è cosa - finchè si mantiene il senso della decenza - comprensibile e tutto sommato persino rassicurante, almeno per me lo è stata.
Il problema però è che da qualche anno i sedicenti ex-vetero-neo sembrano tirare in ballo la questione ebraica, le leggi razziali non tanto per rifarsi una verginità, ma per isolare un "fatto" del fascismo particolarmente increscioso e sterilizzare il resto, un resto fatto di propaganda al potere, di annientamento della libertà di parola, di persecuzione degli oppositori, di guerre deliranti e suicide. "Se si tolgono le leggi razziali" recita il neo luogo comune "il fascismo è stato una gran pacchia". "Hanno bonificato le paludi pontine" dicevano un tempo, timidamente, i criptofascisti: oggi - perso definitivamente il pudore - sfrontatamente cancellano il resto e si apprestano a riscrivere i libri di storia, dove le leggi razziali diventeranno un unico isolato "incidente", un misero errore commesso per colpa dei cattivi tedeschi, qualcosa da ricordare per poter dimenticare il resto.
Ed è triste che molti ebrei sembrino essere del tutto inconsapevoli di essere lo strumento del nuovo revisionismo in base al quale saranno scritti i libri di storia delle future generazioni. Le persecuzioni antiebraiche sono sempre un sintomo di un baco profondo e generale, di uno tsunami che prima o poi travolge tutti. Non c'è dittatura - nazifascismo, comunismo reale, dittature sudamericane - in cui gli ebrei non siano stati perseguitati, così come non esiste democrazia che perseguiti gli ebrei. Pensare che il fascismo si possa "sterilizzare", depurandolo da una delle sue nefandezze è grave errore, e questa attenzione ossessiva nei confronti di una minoranza insignificante (sui giornali di oggi - per non parlar dei blog - il tema principale sono gli ebrei, senza che sia successo una ceppa di niente) - a cui molti miei correligionari reagiscono con sconsiderata gaiezza è tutt'altro che rassicurante, e anzi - temo - foriera di futuri brutti guai.
Pubblicato da
Rosa
alle
21:44
6
commenti
Etichette: antisemitismo, cazzate, fascismo
giovedì 1 maggio 2008
meraviglie del web
Io, ormai, i ricettari li uso pochino. Perchè la cosa bella del web non è tanto la sterminata quantità di ricette a cui puoi accedere, ma l'infinita possibilità di combinare gli ingredienti che hai in casa e trasformarli in manicaretti sublimi: cambia la logica della ricerca, non è che consulti il ricettario e poi vai a fare la spesa: questo sistema ti consete di ottimizzare le risorse. Guardi in frigo, e hai solo del coniglio e una mela? Cerca su Google e vai col tango.
Ed è fantastico, basta incrociare qualsiasi cosa strampalata ci si trovi per le mani, non so: asparagi e liquerizia per ottenere squisitezze sublimi, provare per credere!
Pubblicato da
Rosa
alle
18:07
0
commenti
ipazia risponde a franco carinci
Leggetevi la risposta di Ipazia ad un articolo di Franco Carinci su Repubblica, che criticava la decisione del preside di Lettere di Bologna di non concedere un aula per consentire a Vattimo di spiegare le ragioni del boicottaggio della Fiera del Libro di Torino.
Mena forte, da non perdere.
Pubblicato da
Rosa
alle
15:36
0
commenti
Etichette: antisemitismo, fiera del libro
mercoledì 30 aprile 2008
gerarchie mediatiche
Secondo Angela Lano - come si può leggere sul blog di Cloro al Clero - l'informazione italiana sarebbe uniformemente e smaccatamente filoisraeliana: talmente prona alla "lobby ebraica" da far gridare alla lesa libertà di stampa:
"Peccato che la realtà [di Gaza ndr] sia moltoLe informazioni sull'eccidio di Gaza le abbiamo sentite tutte. La sequenza temporale dell'informazione è stata inesorabilmete, su tutti i media, la seguente:
diversa, e che il tipo di informazione che circola in Italia ci
garantisca una collocazione sempre più bassa nella classifica
mondiale della libertà di stampa."
1 ) Uccisi bimbi palestinesi.
2) Uccisi in rappresaglia.
3) Uccisi in seguito ad azione razzi kassam.
Prima sappiamo che sono stati uccisi dei bimbi dall'esercito israeliano.
Soltanto in un secondo momento, a indignazione "bollente", scopriamo che si tratta di una risposta ad una azione di Hamas: ma il dato è buttato nel contenuto dell'articolo con indifferenza, come fosse una descrizione ambientale. L'esercito spara in una notte di luna piena. L'esercito spara dopo un temporale. L'esercito spara in seguito ad un lancio di Kassam.
Ora, ci sono due modi di porgere una notizia. Uno si fonda sul rapporto causa/effetto: è un sistema che privilegia la comprensione alla reazione di pancia. La notizia descriverà il bombardamento israeliano dai risultati drammatici come come conseguenza di quello palestinese, dai risultati nulli. Si sarà portati - in questo caso - a non fermarsi al singolo atto e a riflettere più in generale sulla situazione, sulle forze in campo, sulle possibilità di soluzione, sulle origini della situazione.
L'altro sistema invece enfatizza la gravità delle conseguenze. L'importante nella notizia non è la comprensione del contesto ma il colore, la drammaticità, l'emozione. Questo modo inizierà col descrivere la morte dei bambini e arriverà solo in un secondo tempo a informare sul contesto in cui è avvenuta, ovvero il lancio del famigerati, e fortunatamente inefficienti razzi.
Arriverà quando la logica non potrà più mettersi in moto e , perchè sarà sommersa dalla pancia, dall'indignazione, dal sentimento. Nella fattispecie, un sentimento di disgusto nei confronti di Israele.
Io preferisco la notizia "fredda", capace di suscitare pensiero prima che indignazione, ma credo che sia lecito utilizzare entrambi i sistemi.
E' innegabile però che l'intera stampa italiana, la radio, la televisione, ha privilegiato il secondo modo di porgere la notizia, quello che mediaticamente fa risaltare gli israeliani come carnefici assoluti e i palestinesi come vittime assolute.
Occorre addentrarsi nella notizia per farsi venire il dubbio che la strage non sia un atto di sadismo dettato da volontà infanticida, ma una risposta violenta ad un atto di guerra violento.
A questo proposito può essere molto gustoso e interessante osservare i paradossi di un commentatore di un post dove Dacia Valent coltiva - comme d'abitude - l'immagine di crudeltà e sanguinarietà di noi ebrei tutti (con metafore religiose, fra l'altro: quando inizierai a deliziarci con i palestinesini gesubambini, Daciè?)
Da qualche parte ho letto una definizione dei massacri in atto a Gaza come di un "genostillicidio", una sorta di genocidio a "bassa intensità", non troppe vittime perchè vi sia una qualche reazione della comunità internazionale (?) né troppo poche, in modo da costituire un deterrente - o meglio una bestiale vendetta - per il lancio dei razzi Qassam.Secondo il lettore di Verbavalent, esiste una gradualità di sfumature tra...una reazione a scopo di deterrenza e un genocidio: la nuance israeliana è li a dimostrarlo. La deterrenza genocida, una bella invenzione: In pratica la stessa gamma che c'è tra una grattatina alla schiena ed un impalamento. Come certuni riescano a non avere il senso del ridicolo è qualcosa che mi lascia perplessa.
Altro che stampa filoisraeliana: i giornali italiani annaffiano le reazioni di pancia, i sentimenti, e l'odio nei confronti di Israele, tanto da portare la gente a formulare assurdità logiche come il "genostillicidio" o la "deterrenza genocida".
Pubblicato da
Rosa
alle
01:42
10
commenti
Etichette: israele, medio oriente
lunedì 28 aprile 2008
in attesa
Ecco, la cosa migliore della mia vita in questo momento è l'attesa dei risultati del ballottaggio, e non è che sia bella, anzi: è solo che il resto è una merda.
Perché fra poco saprò se nei prossimi anni Klee e Mirò saranno considerati "arte degenerata", se ci saranno ronde di polizia privata in ogni quartiere, e se si tornerà allo sperpero sfrenato e mafioso dei bei tempi della prima repubblica. Perchè quelli erano i tempi - non so se quella bella gente di sinistra che non vota Rutelli se lo ricorda - in cui si costruivano metropolitane che venivano chiuse ancora prima di essere inaugurate, e se vincono le destre quei tempi torneranno.
Roma, da quando viene amministrata dalle sinistre, non è solo cambiata: è trasformata: in ogni suo aspetto.
Posso concepire l'esistenza di un fascista, di uno che consideri qualsiasi manifestazione culturale un atto di bolscevismo e che non sappia concepire altra manifestazione che la gara di tarantelle e la "festa de noantri". Fa parte del gioco. Ma chi - in apparenza decente - non va alle urne e ci condanna ad anni e anni di buzzurraggine violenta, fascista e ladronesca per non sporcarsi le manine, perchè Rutelli non è abbastanza non-so-cosa, perchè così la sinistra impara, merita solo ed esclusivamente bruciare in eterno nelle fiamme dell'inferno.
Pubblicato da
Rosa
alle
14:24
3
commenti
Etichette: politica italiana
venerdì 11 aprile 2008
karma
Cap.Ripley (10:11 PM) :
visto che ogni volta che metti una stracazzo di canzone sul blog io poi la canto per minimo un mese, adesso mi vendico: LOL
Cochin (10:11 PM) :
azz
Cap.Ripley (10:11 PM) :
è il karma, sorella
Pubblicato da
Rosa
alle
22:14
2
commenti
serendipity
Dopo venticinque ore e cinquanta sacchi condominiali di decluttering, che non descrivo perchè - un'amica pietosa mi ha fatto capire - non è carino ne' decente, as a reward mi porto a casa un grazioso piattino, che giaceva inutilizzato da decenni sul fondo di una vecchia lavapiatti riciclata a contenitore di alien vari.
Questo piattino.
Arrivata a casa, stanca, lo tiro fuori dalla borsa (è piccolino) e scopro che dietro è fatto così:Beh, che dire: son cose. Finalmente so cosa regalare a Cloro al Clero.
Pubblicato da
Rosa
alle
01:13
10
commenti
Etichette: decluttering
giovedì 10 aprile 2008
dell'antimperialismo come cluttermania
In molti di noi alberga, minaccioso, il clutter collector, ovvero il collezionista di munnizza.
Quei vasetti di vetro ineliminabili (purchè abbiano il coperchio, chiaro....ma anche no) e poi "i libri non si toccano, giammai" (già, nemmeno se il libro in questione è intitolato "come applicare i principi dell'ayurvedica alla podologia - for Dummies"ma è parecchio logoro, scritto in Awhadi, e manca di una cinquantina di pagine centrali?)
E' un fantasma neanche troppo minaccioso finchè non lo incontri davvero il clutter collector tosto, e intendo uno che tiene le confezioni di cartone di farmaci vuote, le avvolge in un pacchetto di kleenex vuoto, le ferma accuratamente con una molletta e replica questo rituale o altri analoghi per tante volte quanti sono i pezzetti di purcugna. Una amorevole coltivazione che va avanti per anni, ed è fatalmente destinata a finire in una trentina di sacchi condominiali pieni, quando qualcuno è costretto a intervenire e il collector è infine troppo debole per opporsi perchè malato, troppo vecchio, troppo morto.
Lui - il collezionista che non discrimina - è il nostro specchio, il nostro spauracchio. Ma perchè lo fa?
Alcuni sostengono che sia uno spostamento affettivo, dalla persona all'oggetto. Questa ipotesi mi lascia assai in dubbio, che se mia mamma mi manda nel mio buio lettino senza cena casomai mi affeziono a un orsetto e non a quello scheletro di cartone di rotolo di carta igienica o a quella vecchia boccetta di propoli scaduta.
A detta di altri è la paura degli stenti e della miseria. Chi ha fatto la guerra - sentenziano - non può sopportare la scarsità.
Sarà, ma la connessione tra l'aver vissuto difficoltà oggettive e stenti e il non voler per nessun motivo convincersi buttare quel tassello di puzzle dei pokemon trovato da tuo nipote 10 anni prima in un ovetto kinder è piuttosto indimostrabile. Inoltre chi colleziona purcugna destinerebbe se' medesimo... ad una una vita di stenti al fine di evitarli? Le umane contraddizioni sono infinite, è vero, ma la teoria non mi avvince.
Una ulteriore ipotesi è l'avarizia. Certo, il clutter collector è talvolta avaro, ma di certo non tutti gli avari collezionano munnizza. Anzi, spesso il tipico avaro "anale" è maniacalmente pulito e odia il disordine. L'avarizia è quindi casomai secondaria alla mania di collezionare la spazzatura. Ne è una conseguenza possibile, anche se non necessaria.
Se nulla deve scorrere in un ciclo, allora neppure il denaro può farlo.
E questa considerazione fa sorgere una serie di possibili ipotesi. Il clutter collector è forse un antimperialista? Spera così di fermare emblematicamente il ciclo di produzione e consumo, la orribile liquidità del mondo, l'inconsistenza del mercato...la mancanza di fede, di certezza, di solidità?
Dubito. Non tutti i clutter collector sono antimperialisti, anche se tutti gli antimperialisti collezionano brandelli di ideologie e di religioni ein sich, incuranti della loro attualità, della loro capacità a produrre benessere e felicità, e in odio alla moderna e oscenamente dinamica e irrefrenabile "scorrevolezza".
Ma entrambi, tanto i clutter collector quanto gli antimperialisti soffrono della stessa patologia.
La paura della morte, l'horror vacui che insorge di fronte alla constatazione che tutto scorre, si trasforma, muta, nasce, muore. Horror vacui che va riempito di contenuto fermo, che dia l'illusione di una atemporalità salvifica.
La vecchia coperta con il buco gigantesco non può essere buttata, anche se l'armadio è pieno di coperte perfettamente sane, perchè nessun oggetto può morire. Gli oggetti integri e di buona qualità, regalati da amici nella vana speranza di liberare dal vizio il collezionista di merda, stanno in armadio e sono "non nati". In questo senso il mantenere intatta la funzione dell'oggetto (o la sua proiezione in un ipotetico indimostrabile "può sempre servire ") ci dà l'illusione di essere infiniti.
I nostri armadi sono pieni di cose bellissime che serviranno in un futuro lontano, perchè noi (e gli oggetti materiali che ci rappresentano) siamo immortali.
Il collezionismo di immondizia, e l'antimperialismo, sono riti apotropaici che allontanano madonna morte.
Pubblicato da
Rosa
alle
00:04
2
commenti
Etichette: decluttering
martedì 8 aprile 2008
declutter my balls
E' una vita che combatto con il mio disordine.
I miei obiettivi sono sempre così, un po' mediocri. Più che cambiare il mondo vorrei cambiare lo sgabuzzo de casa che mi sta peso.
And it's a long way.
Oggi, per una serie di motivi neppure troppo allegri, il tema oggi mi tocca.
Molto.
Infinitamente di più di quanto possiate immaginare.
In Australia (e negli USA : si tratta di paesi adusi all'iperconsumo, e dunque all'accumulo di robaccia) ci sono figure professionali che vengono definite "declutterer", ovvero coloro i quali ti aiutano - praticamente e psicologicamente - a liberarti della tua personale munnizza, chiamata dagli anglofoni "clutter".
A robbaccia, insomma.
A seguire le dieci regole (zen o ammeregane? Stoca, funzionano) per "declutterarsi" casa e vivere felici:
1. Dedica al decluttering 15 minuti al giorno.
E’ sorprendente quanto sia produttivo dedicare a questa attività anche solo un breve lasso di tempo.
2. Prima regola: vietato introdurre oggetti in casa
Che tu sia agli inizi della tua carriera di declutterer o che tu abbia finito di declutterare casa tua, smettila di introdurre nuovi oggetti nel tuo spazio a partire da ORA. Se dovessi scegliere tra tutte una sola misura di decluttering, questa sarebbe la prima: E' proibito introdurre nuovi oggetti nel tuo spazio. Se non altro, quando inizierai a declutterare, non rischierai di peggiorare la situazione. Immaginati di vuotare una barca con lo scafo bucato.
Che senso ha buttare fuori l’acqua, se quella rientra dal buco?
3. Regala la roba che hai scartato.
Ti sentirai meno colpevole ad eliminarla.
4. Creati degli obiettivi minimi da raggiungere, e mantienili.
Che sia una volta al giorno o tre volte a settimana, annotati i giorni dedicati al decluttering: rispettare le scadenze ti farà sentire la coscienza a posto.
5. Inizia dall’angolo dietro alla porta, e prosegui in senso orario,
Prima i compiti più superficiali. Vuota il cestino della carta, eccetera. Al secondo giro, fai qualcosina in più: apri gli armadi.
6. Anche se hai solo bollito l’acqua per il tè, riordina la cucina.
E se la cucina è in ordine, vai a sistemare la stanza accanto.
Ci vogliono tre minuti, ma sono essenziali per essere sempre sulla cresta dell’onda. Gli arretrati tolgono energia.
7. Imponiti la regola “Se entra una cosa, ne escono due”
Ogni volta che introduci in casa un nuovo articolo, ne devi buttare due. All’inizio imbroglierai, buttando via due pezzetti di carta, ma presto sarai costretto a passare ad oggetti più ingombrati.
8. Riduci lo spazio dedicato ad immagazzinare roba.
Se hai spazio, fatalmente tenderai a riempirlo.
9. Regola del vestiario.
Se non lo indossi da sei mesi, vendilo o regalalo.
10. Lo scatolone annuale.
Metti tutta la roba che non sai se eliminare o no (del genere: "forse un giorno potrebbe tornarmi utile") in uno scatolone, chiudilo con lo scotch, e scrivici sopra la data dell'anno prossimo. Se arriverà il giorno fatidico senza che tu abbia mai sentito l’esigenza di aprire lo scatolone, donalo senza aprirlo. Probabilmente non ti ricorderai neppure cosa contiene.
11. Opera il decluttering in una stanza per volta (compresi gli armadi, le scrivanie, etc.) prima di iniziare la successiva. Una volta completata l’opera in una stanza, sarà talmente facile mantenerla in ordine che ti sentirai motivato a terminare il lavoro nel resto della casa.
12. Stila un elenco sulla tua agenda dal titolo: “Non mi serve, non lo voglio.” Quando vai in giro a fare shopping e ti imbatti in un oggetto che brami, non comprarlo e scrivilo sulla lista. Avrai del tempo utile per ripensare all’acquisto. Inoltre avere sotto gli occhi una lista di oggetti che hai rischiato di acquistare sull'onda dell'impulso fa riflettere.
13. Tieni presente che la roba non acquista valore solo perché è tua. E’ robaccia. E renditi conto che il suo valore casomai aumenta, se riesci a condividerla. L’accumulo è un atto di egoismo, e al tempo stesso non è remunerativo.
14. Quando devi valutare la roba da buttare, fatti aiutare. Gli altri non hanno l’attaccamento emotivo che hai tu per le tue cose, ma hanno abbastanza sale in zucca da non farti buttare roba utile.
15. Qualsiasi cosa può diventare un regalo. Ricicla un libro che hai appena letto regalandolo a un amico, un parente o alla biblioteca locale. Se compri una nuova consolle per videogiochi, regala quella vecchia, con tutti i suoi giochi.
Pubblicato da
Rosa
alle
00:49
10
commenti
Etichette: decluttering
sabato 5 aprile 2008
venerdì 4 aprile 2008
una via alternativa al marxismo
Apprendo che un nuovo movimento anticapitalista è nato, e fa fremere la rete dei radical di una nuova speranza, un nuovo paradigma capace di mutare nella sostanza gli orrori capitalismo:
La finanza islamica (rendite del petrolio?) investe una quota dei profitti in scolarizzazione e il tema di detta scolarizzazione è "islamic economics" ovvero, I presume, come far rendere meglio le rendite del petrolio.
Una vera botta, per il sistema: Paola Cariddi, via Lia di haramlik.
Pubblicato da
Rosa
alle
19:59
0
commenti
Etichette: cazzate
audite audite
L'ha fatto alla chetichella, sperando che non se ne accorga nessuno, ma purtroppo gli ha detto male: Signore e signori...........
Pubblicato da
Rosa
alle
15:30
0
commenti
mercoledì 2 aprile 2008
c'è gossip e gossip
aggiornamento: il post di quella buontempona di Tupaia era un pesce d'aprile!
Come in effetti la tracina dalla bocca larga ha tempestivamente intuito, si trattava di un pesce (crostaceo) d’aprile e non esiste nessun Thermaganius sharpei.
Devo dire che non e’ stato facile mettere insieme questo post.
Il soggetto della foto e’ l’etichetta sfilacciata della mia sciarpa che ho distrutto per noia in treno, accorgendomi poi della sua forma vagamente da crostaceo. Un tocco di photoshop ha cancellato i polverosi sedili di un eurostar dallo sfondo (ma il numero uno che ha visto la tracina non c’era, al massimo c’erano le istruzioni per il lavaggio).
Di vittime impotenti e di carnefici efferati, di personaggi eterodiretti e inconsapevoli, di torture e di morte, di imperialismo razzista e di quanto la luce nasconda dietro un'apparenza mirifica ombre sinistre.
Se non è un pesce d'aprile (ma se lo è non cambia nulla, per avere qualche dubbio sulla moralità della natura bastano i cuculi e Leopardi) è uno scoop, pare che fra un po' la cosa arriverà ai giornali. Buon divertimento.
Pubblicato da
Rosa
alle
00:00
6
commenti
Etichette: bestiacce
martedì 1 aprile 2008
Martinez, dicci invece cosa ci metterai nel piatto
Resto sempre affascinata da chi ha una visione fantasy della politica - dove non è data alcuna articolazione tra il bene che è proprietà intera del popolo della luce e un male che appartiene integralmente al popolo delle tenebre.
E così - se sciti e sunniti si scannano oppure - in versione frattale da microcosmo blogghistico - due signore abbandonano il loro (beh, oddio) aplombe borghese e si prendono a pesciate in faccia - il problema è sempre e comunque il "nemico", immaginato come intento ad irritare ogni nervo scoperto e ad approfittare di ogni defaillance.
La visione fantasy della politica non ammette la possibilità del caos, ovvero lo immagina patrimonio esclusivo dell'altro da se', e attribuisce alla propria schiera qualità cristalline di ordine e di luminosità. Martinez scrive:
I nostri nemici non hanno esattamente delle idee: hanno confusi grumi di pulsioni, identità impazzite, paure e rancori. Per questo, possono solo ricorrere a cronaca nera, titoli di giornali e pettegolezzi per costruire i loro discorsi, quando non falsificano direttamente i fatti.Chissà se - per dirne uno - il Popper de "La società aperta e i suoi nemici", nemico sì degli efferati sistemi ideologici, ma tutt'altro che pazzo o rancoroso, sarebbe stato interessato ai pettegolezzi o alle pesciate in faccia di due signore che ritengono - in buona concordia - che ogni male sgorghi dal ventre corrotto dell'occidente, e che le teocrazie islamiche siano all'avanguardia di un luminoso futuro della civiltà, dove le differenze tra poveri e ricchi, fortunati e sfortunati, belli e brutti saranno appianate per sempre?
Io credo che Marinez - e non solo lui - abbia un'idea molto fiabesca e ingenua dei suoi nemici.
Da questa parte si osserva l'entropia come fenomeno universale, il caos lo si percepisce come oggetto, non si attribuisce ad un nemico ne' tanto meno lo si evoca per combatterlo, e casomai si tenta - ci si illude - di poterlo conoscere e studiare, nella speranza dove possibile non dico governarlo ma arginarlo e di ridurre il danno. E non ci si dimentica che crollata la Puttana Occidentale, Babilonia, i suoi vizi, le sue città, le sue puttane, i suoi supermercati ( e può crollare, oh, se può crollare) non verrà punto la luce come per magia - luce che non è mai esistita se non nelle saghe - come invece vorrebbero far credere i maghetti antimperialisti, ma i compenso i nostri piatti (anche quello di Martinez) saranno desolatamente vuoti.
Sarebbe interessante sentire qualche riflessione su questo, dal maghetto Martinez, su cosa conta lui, che si ritiene il bene, di mettere nei piatti di noi futuri orfani dell'occidente, invece che vederlo bacchettare le sue rissose amiche, per il timore un po' patetico che la loro imprudenza possa guastare il buon nome dei Cavalieri della Verità.
Pubblicato da
Rosa
alle
16:06
3
commenti
Etichette: blogwar, cazzate, ideologie da supermarket




