lunedì 19 maggio 2008

i politici son tutti uguali, come le tue palle

A marzo scorso, i giornali riportano questa notizia. Alcuni bambini, figli di rom slavi, vengono dati in adozione in cambio di denaro con il solito metodo: il padre adottivo riconosce il bambino e la madre naturale ci rinuncia. La capobanda - italiana - che gestiva il traffico mettendo in contatto i genitori naturali rom con gli acquirenti italiani viene arrestata insieme ad alcuni zingari.

Il Giornale di ieri riprende la notizia per nessun buon motivo - se non delle generiche voci di "svolte dell'indagine" di cui non si sa assolutamente nulla e - ai fini di manipolare la notizia - taglia tante di quelle informazioni da rendere l'articolo incomprensibile, soprattutto a chi non abbia le antenne per le manipolazioni a scopo di propaganda. Interessante fare il confronto tra gli articoli di marzo e quello di oggi.

Il titolo del Giornale recita: "Così i nomadi vendono i bambini"

La capobanda qui diventa una "insospettabile casalinga", il cui ruolo risulta - alla lettura dell'articolo - farraginoso. Non si dice mai chiaramente che i bambini venduti erano nomadi (si butta solo lì - en passent - che potrebbero esserci anche figli di "italiani poverissimi"), nel momento del bliz dei carabinieri si parla di una macchina con due nomadi a bordo, piena di bambini - negli articoli di marzo scopriamo però che i bambini in questione erano figli degli zingari.

Il Giornale, in pratica, con i campi nomadi ancora in fiamme, sente la pulsione irresistibile di gettare benzina sul fuoco dell'odio riesumando una notizia vecchia che confermerebbe la calunnia mai provata ma tradizionalmente ripetuta nelle favole di paura: Gli zingari rubano i bambini.

Prego coloro - sedicenti antifascisti dotati di acume politico simile a quella dei comunisti tedeschi del '33 - i quali si sono astenuti e/o hanno consigliato l'astensione al voto e ora si lagnano sui massimi sistemi, su quanto il problema è "altrove"...la disgregazione dello stato, l'imperialismo, il precariato..di leggere e meditare sul tono e i contenuti degli articoli di marzo, all'epoca dei fatti veri e l'articolo che oggi rievoca strumentalmente quei fatti - illuminati dalle fiamme dei pogrom.
Prego quelli che sostengono che "i politici sono tutti uguali " "destra e sinistra non cambia nulla" "Franza e Spagna basta che si magna" di leggere e meditare quello che diceva l'allora ministro della famiglia Rosi Bindi, e confrontarlo - chessò - con le dichiarazioni di Bossi: sono pochi mesi e sembrano millenni.

«ed è questa la contraddizione più atroce dell’umanitá, chi dovrebbe essere il più protetto finisce poi per avere meno tutele». La vicenda di Nocera Inferiore «è un caso limite. E’ delinquenza organizzata che va combattuta con tutti gli strumenti possibile dal versante della repressione. Ma - ha aggiunto la Bindi - nessuno può scaricare le proprie responsabilitá solo su chi fa abusi. Quando sono colpiti i più deboli c’è una responsabilitá complessiva della societá»
Sarà pure finito lo stato, le periferie disgregate, l'idrovora capitalista, la globalizzazione, ma voi in questo troiaio avete mandato al governo dei fascisti.

Per chi volesse scrivere una mail di protesta al Giornale, e spero siano in tanti, questa è l'e-mail: lettori@ilgiornale.it

Questo è il testo della mail che ho mandato io: chi vuole lo può usare.

Sul Giornale del 19 marzo, il giornalista Gianmarco Chiocci riprende una notizia di marzo riguardo ad una compravendita di bambini a scopo di adozione. Non c'è alcuna novità riguardo al caso, se non che il commissario avrebbe offerto un caffè all'autore dell'articolo, in compenso ci sono delle omissioni.
Dall'articolo è infatti quasi impossibile capire che:

1) La capobanda è una donna italiana
2) I bambini venduti a marzo erano di zingari
3) I bambini trovati nella macchina, al momento del blitz di marzo, erano figli dei nomadi che si trovavano in macchina

Il titolo inoltre implica una accusa a tutti i "nomadi" per un (presunto) reato di una banda. E' dunque un titolo razzista.

Con i roghi ancora caldi gettare benzina sul fuoco manipolando le notizie vi rende ad ogni effetto corresponsabili delle azioni criminali xenofobe che stanno portando il nostro paese agli "onori" delle cronache mondiali.

sabato 17 maggio 2008

relativismo culturale

E' un giorno qualsiasi di un inverno qualsiasi, la scuola materna chiusa per derattizzazione e una babysitter con l'influenza, e così la piccola Mirna gioca nel suo box, sotto una lama di luce che riscalda l'immensa stanza del laboratorio.

Attacca dei piccoli brandelli di carta alla rete del box, e quando cadono ride forte. Ride forse dell'imperizia delle sue manine, o forse della forza di gravità - per lei ancora non scontata.

Sua madre - Medico della Riproduzione - è nell'atrio della clinica a godersi il suo secondo caffè: in laboratorio Guglielmo, il tecnico, sorride a distanza alla bimba e risponde ai suoi gridolini con dei buffi suoni gutturali, distraendola momentaneamente dal suo gioco e distraendosi mentre sistema i risultati di alcune analisi sulla scrivania.

All'improvviso, una specie di sordo rombo dalle viscere della terra gela il sangue del tecnico, la terra trema.

Trema la terra e trema il laboratorio, all'ottavo piano. Tremano gli armadi, le scansie, i pensili, cadono le carte dalla scrivania.

Una lunga lampada al neon si è parzialmente staccata dal soffitto: pochi secondi e cadrà sulla testa di Mirna, ora sospesa in un istante di silenzio tra la gioia del gioco, bruscamente finito, e il terrore istintivo della terra in rivolta. Cadrà sulla testa di Mirna, uccidendola. Sul lato opposto della vasta stanza, ovociti fecondati pronti per l'impianto tremano vigorosamente nel liquido delle provette: è effetto del sisma, non è paura.
Sono quattrocentocinquantasette, e l'armadio che li contiene ha una zampa bagigia. Pochi istanti, e cadrà.

Il tecnico può salvare Mirna o 457 ovociti, ma deve scegliere, perchè il tempo stringe.

Questo per qualcuno può rappresentare un dilemma etico.

Il mio dilemma etico invece è un altro: posso arrivare ad essere così relativista da accettare che per qualcuno questo...rappresenti un dilemma etico e non una scelta ovvia e obbligata?

venerdì 16 maggio 2008

il fascismo che torna

Le tante forme del fascismo che torna.
Da non perdere, "L'Eurasia raccontata ai profani" di Pierina Broccoli.

giovedì 15 maggio 2008

il problema udinese

Una fattucchiera di etnia udinese ha ipnotizzato una ragazza malata di diabete e l'ha convinta a sospendere l'insulina. La ragazza è entrata in coma ed è morta dopo poche ore.

I residenti hanno circondato e dato alle fiamme un campo di udinesi alle porte della città.

Maurizio Pistone - it.politica.sinistra

mercoledì 14 maggio 2008

tolleranza e legalità


via bakunin

illegalità autoctona

Ma in un paese dove mafia è la prima azienda [hat tip: Ipazia] non sarà normale e ovvio che molti immigrati siano al limite dell'illegalità? Dov'è lo stupore?

martedì 13 maggio 2008

non toccare il mio amico

Da leggere qui, via MMAX.

gli ebrei e la destra

Non entro nel merito della prima parte del post Tsunami, del buon vecchio Nahum, anche perchè mi dà (se pure acidamente, ma non si può cavare il sangue da una rapa) ragione.
Rispondo invece alla seconda parte del suo post, dove dimostra di avere colto granchè di quello che ho scritto.

Innanzi tutto non ho mai detto di "capire" la disperata volontà di legittimazione di Fini.
Ho detto, casomai, che quel primo gesto - andare in Israele - era stato, anche per me, rassicurante. Grazie a quel gesto Fini abbandonava, e solo a livello simbolico, il suo elettorato più violentemente antisemita al suo destino.
Così è stato: gran parte dei suoi ex camerati oggi lo dipingono come servo del giudaismo mondiale, la lacerazione è stata imponente e definitiva, e sotto ogni profilo positiva.

Sospetta e preoccupante è invece la ridondanza attuale : Sventolar di bandiere e di dichiarazioni, processioni in sinagoga, i naziskin picchiano a morte un poveraccio e Fini non trova niente di meglio che tirar fuori la sinistra antisemita. Proprio così: il filogiudaismo mi puzza e mi allarma: siam quattro gatti, portiamo zero voti, che significato ha questa sovraesposizione? da parte di ex fascisti, poi! E' assolutamente speculare all'ossessione antigiudaica: mi pare una visibile trappola e trovo preoccupante che ci si caschi.

Nahum poi si turba perchè ha l'impressione - del tutto sbagliata - che io voglia suggerire agli ebrei quello che devono fare. No: prendo atto semplicemente di una cosa: gran parte dei rappresentanti istituzionali e pubblici delle comunità ebraiche italiane hanno delle posizioni che non condivido (posso essere incazzata con i miei concittadini e noi non i miei correligionari? E perchè mai?)

Se è lecito criticare e/o disprezzare le posizioni di Moni Ovadia, dovremmo astenerci dal farlo con quelle di Pacifici o Fiamma Nirenstein? Dovrei gioire del fatto che gli ebrei votino e si candidino per gente che dichiara che "i Rom sono una mafia, e che bisogna limitare l'accesso di "certe etnie"", solo perchè sventolano un giorno sì e l'altro pure bandiere israeliane?

Ho - come ebrea - un interesse specifico, sissignore, a non mandare clericofascisti al governo, e non apprezzo i miei correligionari che votano Alemanno perchè la sinistra è "antisemita" (ma chi, Veltroni? Rutelli?)

Chi si rallegra della sovraesposizione degli ebrei e di Israele è egocentrico ed ingenuo.

Quanto al fatto che gli ebrei siano antifascisti per definizione o per propria natura, è qualcosa che non ho mai detto e che è contraddetta dai fatti. Gli ebrei sono stati fascisti esattamente come tutti gli altri italiani: è lecito aggiungere che hanno fatto male?

Che non avevano allora - e non hanno neanche ora - alcun interesse ad associarsi con clericofascisti antidemocratici?

lunedì 12 maggio 2008

venerdì 9 maggio 2008

contra cacciari

Provo come un senso di vago sospetto nei confronti dei filosofi (non della filosofia, eh) fatti salvi - inutile dirlo - i miei più cari amici con particolare riferimento a quelli che in questo preciso momento mi stanno leggendo: ma in alcuni casi questo sospetto diventa violenta avversione.

Non parlo di Vattimo - mi limito a chiedermi chi gli abbia dato la patente, a quel grosso pirla ignorante e cattivo.
E' Cacciari il mio filosofo spreferito e andrò ad illustrarvi perché è lui, l'uomo con cui non prenderei neppure un caffè.

Intanto l'uomo è talmente convinto del principio filosofico secondo il quale la "realtà è nella percezione", da riuscire a proiettare un'immagine di se' talmente ipertrofica che quasi nessuno osa dubitare della sua rutilante intelligenza (della sua simpatia sì, ma sembra evidente che a lui non importa).

Non so se sia così intelligente, Cacciari. Sicuramente è astuto: la filosofia nelle sue parole non è mai speculazione aperta, ma dogma incrollabile di fronte al quale non è ammesso altro atteggiamento che una mite sottomissione.

Nelle sue mani la filosofia è una specie di clava politica dura e impermeabile, la cui efficacia offensiva è implementata da quantità letali di espressioni scoglionate e stanche, occhi al cielo, sbuffamenti, ostentata indifferenza, sorrisini di scherno e sbotti d'ira indignata).

Il Poco Cordiale Filosofo, ospite all'Infedele sul tema dell'omicidio di Verona, avendo necessità politica di tenere in caldo la passione un potenziale elettorato ormai palesemente preda di smanie leghiste - ha oliato ben bene di boria un paio di clave politico-filosofiche per sfondare il Lerner - il quale tentava di passare un paio di numeri che smentivano gli slogan propagandistici della teppa leghista.

Il primo argomento-clava di questo signore è stata una affermazione vetero marxista piuttosto banale.
Secondo il Filosofo, il problema è strutturale.
Se si cambia la società, se si lavora nel territorio, se vengono dati i soldi per agire nel sociale, nessuno sentirà il bisogno di inventarsi dei nemici e il mondo sarà più felice. Niente omicidi a Verona.

E' un argomento parzialmente vero e certamente inutile che praticavo molto al liceo, quando ero una ingenua bambina di sinistra. Non ci sarà delinquenza, nel mondo perfetto del socialismo, le carceri saranno vuote e metteremo pure un sacco di fiori nei nostri cannoni. La gente uccide perchè si sente insicura, dagli un lavoro fisso e diventerà buonissima. Un argomento banale, sciocco, stanco, talmente abusato da provocare una noia immediata in chiunque, se offerto con quel minimo di garbo e buona educazione che si usa tra persone civili.
Lui - consapevole di questo - invece l'ha urlato fino a farsi venire le vene sul collo - per mascherarne la povertà e l'inutilità: Sgarbi, maestro di vita, altro che Hegel.

Ma è il secondo "argomento clava", quello che più mi ha colpito per l'abuso di argomentazioni filosofiche a scopo manipolatorio. Lerner stava mostrando al suo pubblico statistiche a dimostrazione del fatto che gli assassini sono - negli ultimi sette anni - diminuiti, e che quindi una delle più efficaci armi dell'arsenale della destra è fondata...sul niente. Il filosofo - dopo una breve scarica di espressioni di disprezzo, sarcasmo, noia e scherno - è sbottato in una disgustata indignazione.

E l'argomento con cui ha cercato di impedire al gracilacido conduttore di fare il suo dovere è che "la realtà è nella percezione": dunque le statistiche sono assolutamente inutili, e si vergogni chi non lo capisce e osa contrastare la merda fascista con dei numeri.

Ben ben. E dunque, seguendo il ragionamento dell'autorevole e maleducato filosofo, dovremmo giungere ad alcune strabilianti conclusioni. Se tra la propaganda fondata sul nulla e l'informazione fondata sui numeri non c'è alcuna differenza, l'informazione è dunque virtualmente inutile.

Ne consegue logicamente che non ha nessunissima importanza che Berlusconi ficchi le sue zampe - per dire - pure sul Corriere della Sera e sulla Sette. Alla fine la "percezione" che i negher siano cattivi sorge come un fungo nelle anime delle persone a causa del precariato, dunque il problema dell'informazione è belle che chiuso. Slap slap, doppia leccata di culo: ai leghisti e a Berlusconi.

E ne consegue - ovviamente - che essendo la realtà nella percezione, ed essendo la percezione soggettiva, non esiste oggettività. Non sono filosofa, e non mi intendo di filosofia, ma credo sia argomento piuttosto gettonato dai filosofi moderni. Ma loro non sostengono che sia indifferente consigliare la gente di curarsi la setticemia con i fumenti di incenso piuttosto che con l'antibiotico perché tanto "la realtà è nella percezione".

Almeno, non mi pare. Mi pare che il tema dell'oggettività e della soggettività sia un pochino più complesso, da essere usato con tanta disinvoltura per zittire chi cerca di sostenere che esiste una differenza tra mostrare una statistica dell'ISTAT e usare cartello a led luminosi del comune per insultare gli immigrati. E zittire chi cerca di fare informazione non mi sembra ne' di sinistra ne' civile, mi sembra funzionale ad un sistema che si avvia ad essere un regime.

mercoledì 7 maggio 2008

a gufare sono in tanti, ex fascisti di tutti i colori

Secondo la teoria di Martinez, delle manifestazioni "contro" o si parla male - quando succedono delle cose spiacevoli - o non si parla affatto. E - sempre secondo il Martinez - le manifestazioni servono "a farsi sentire".
Spero di avere capito male, ma se la logica ha un senso - visto che lui a dimostrare ci va - i suoi auspici mi sembrano chiari.
D'altra parte credo che siano in molti a sperare che in quella manifestazione succeda qualcosa, prima di tutto proprio il Fini che butta benzina sul fuoco con le sue boutade al chiaro scopo di dimostrare che i "provocatori di sinistra" sono molto peggio di quelli di destra.
Credo sarebbe cosa buona e saggia spiegargli che in quella manifestazione ci sarà più di un suo ex compagno di battaglia, altroché.

Il Forum Palestina comunque ci rassicura con un tono conciliante:

Fausto Bertinotti potrebbe e dovrebbe scegliere un luogo diverso per il suo grande rientro in pubblico. Partecipare alla Fiera del Libro dedicata ad uno stato che si regge sull’occupazione militare e coloniale e sull’apartheid proprio mentre nelle strade di Torino sfileranno i palestinesi e il popolo della sinistra che ne sostiene i
legittimi diritti e la resistenza, non può che apparire come una inaccettabile provocazione.
Inaccettabile provocazione.

Sono in troppi ad avere interesse in un troiaio alla fiera.

martedì 6 maggio 2008

memoria per dimenticare

L'infelice paragone di Fini tra l'assassinio di un innocente ad opera di quattro naziskin e le manifestazioni di intolleranza nei confronti di Israele da parte di gruppi di estrema sinistra è - con ogni evidenza - del tutto strumentale: si tratta di fenomeni differenti, con esiti grazie al cielo - almeno fino ad ora - diversi. Mettere in uno stesso calderone un omicidio e una bandiera bruciate, un atto di violenza gratuita con un atto di odio mirato e organizzato, un atto di teppismo con una manifestazione di intolleranza ideologica è assurdo.
E' peggio un fulmine o la sismicità?
Una cazzata, una cazzata strumentale.
In generale questi ex-neo-vetero fascisti del nostro governo hanno sentito - in questa occasione - l'impulso irresistibile di minimizzare il fatto. "Molto meno grave della violenza degli extracomunitari" si è affrettato a dire Calderoli, "molto meno grave delle bandiere israeliane bruciate" ha rincalzato Fini. Sarebbe bastato condannare l'atto con aria contrita e solenne e passare ad altro - che poi si tratta di cronaca, triste sanguinosa e terribile - ma sempre cronaca. Invece no.
Il messaggio è sempre e comunque che quel che è successo è sì grave, ma insomma beh ecco mica poi tanto. Son ragazzate.

La strumentalizzazione di Fini però è stratificata su più livelli: non si limita a sminuire il significato e la portata dell'atto di teppismo dei naziskin: che gli ex-neo-vetero fascisti vadano a fare salamelecchi agli ebrei per sdoganarsi è cosa - finchè si mantiene il senso della decenza - comprensibile e tutto sommato persino rassicurante, almeno per me lo è stata.
Il problema però è che da qualche anno i sedicenti ex-vetero-neo sembrano tirare in ballo la questione ebraica, le leggi razziali non tanto per rifarsi una verginità, ma per isolare un "fatto" del fascismo particolarmente increscioso e sterilizzare il resto, un resto fatto di propaganda al potere, di annientamento della libertà di parola, di persecuzione degli oppositori, di guerre deliranti e suicide. "Se si tolgono le leggi razziali" recita il neo luogo comune "il fascismo è stato una gran pacchia". "Hanno bonificato le paludi pontine" dicevano un tempo, timidamente, i criptofascisti: oggi - perso definitivamente il pudore - sfrontatamente cancellano il resto e si apprestano a riscrivere i libri di storia, dove le leggi razziali diventeranno un unico isolato "incidente", un misero errore commesso per colpa dei cattivi tedeschi, qualcosa da ricordare per poter dimenticare il resto.
Ed è triste che molti ebrei sembrino essere del tutto inconsapevoli di essere lo strumento del nuovo revisionismo in base al quale saranno scritti i libri di storia delle future generazioni. Le persecuzioni antiebraiche sono sempre un sintomo di un baco profondo e generale, di uno tsunami che prima o poi travolge tutti. Non c'è dittatura - nazifascismo, comunismo reale, dittature sudamericane - in cui gli ebrei non siano stati perseguitati, così come non esiste democrazia che perseguiti gli ebrei. Pensare che il fascismo si possa "sterilizzare", depurandolo da una delle sue nefandezze è grave errore, e questa attenzione ossessiva nei confronti di una minoranza insignificante (sui giornali di oggi - per non parlar dei blog - il tema principale sono gli ebrei, senza che sia successo una ceppa di niente) - a cui molti miei correligionari reagiscono con sconsiderata gaiezza è tutt'altro che rassicurante, e anzi - temo - foriera di futuri brutti guai.

giovedì 1 maggio 2008

meraviglie del web

Io, ormai, i ricettari li uso pochino. Perchè la cosa bella del web non è tanto la sterminata quantità di ricette a cui puoi accedere, ma l'infinita possibilità di combinare gli ingredienti che hai in casa e trasformarli in manicaretti sublimi: cambia la logica della ricerca, non è che consulti il ricettario e poi vai a fare la spesa: questo sistema ti consete di ottimizzare le risorse. Guardi in frigo, e hai solo del coniglio e una mela? Cerca su Google e vai col tango.
Ed è fantastico, basta incrociare qualsiasi cosa strampalata ci si trovi per le mani, non so: asparagi e liquerizia per ottenere squisitezze sublimi, provare per credere!

ipazia risponde a franco carinci

Leggetevi la risposta di Ipazia ad un articolo di Franco Carinci su Repubblica, che criticava la decisione del preside di Lettere di Bologna di non concedere un aula per consentire a Vattimo di spiegare le ragioni del boicottaggio della Fiera del Libro di Torino.
Mena forte, da non perdere.

mercoledì 30 aprile 2008

gerarchie mediatiche

Secondo Angela Lano - come si può leggere sul blog di Cloro al Clero - l'informazione italiana sarebbe uniformemente e smaccatamente filoisraeliana: talmente prona alla "lobby ebraica" da far gridare alla lesa libertà di stampa:

"Peccato che la realtà [di Gaza ndr] sia molto
diversa, e che il tipo di informazione che circola in Italia ci
garantisca una collocazione sempre più bassa nella classifica
mondiale della libertà di stampa."

Le informazioni sull'eccidio di Gaza le abbiamo sentite tutte. La sequenza temporale dell'informazione è stata inesorabilmete, su tutti i media, la seguente:

1 ) Uccisi bimbi palestinesi.
2) Uccisi in rappresaglia.
3) Uccisi in seguito ad azione razzi kassam.

Prima sappiamo che sono stati uccisi dei bimbi dall'esercito israeliano.
Soltanto in un secondo momento, a indignazione "bollente", scopriamo che si tratta di una risposta ad una azione di Hamas: ma il dato è buttato nel contenuto dell'articolo con indifferenza, come fosse una descrizione ambientale. L'esercito spara in una notte di luna piena. L'esercito spara dopo un temporale. L'esercito spara in seguito ad un lancio di Kassam.

Ora, ci sono due modi di porgere una notizia. Uno si fonda sul rapporto causa/effetto: è un sistema che privilegia la comprensione alla reazione di pancia. La notizia descriverà il bombardamento israeliano dai risultati drammatici come come conseguenza di quello palestinese, dai risultati nulli. Si sarà portati - in questo caso - a non fermarsi al singolo atto e a riflettere più in generale sulla situazione, sulle forze in campo, sulle possibilità di soluzione, sulle origini della situazione.
L'altro sistema invece enfatizza la gravità delle conseguenze. L'importante nella notizia non è la comprensione del contesto ma il colore, la drammaticità, l'emozione. Questo modo inizierà col descrivere la morte dei bambini e arriverà solo in un secondo tempo a informare sul contesto in cui è avvenuta, ovvero il lancio del famigerati, e fortunatamente inefficienti razzi.

Arriverà quando la logica non potrà più mettersi in moto e , perchè sarà sommersa dalla pancia, dall'indignazione, dal sentimento. Nella fattispecie, un sentimento di disgusto nei confronti di Israele.

Io preferisco la notizia "fredda", capace di suscitare pensiero prima che indignazione, ma credo che sia lecito utilizzare entrambi i sistemi.

E' innegabile però che l'intera stampa italiana, la radio, la televisione, ha privilegiato il secondo modo di porgere la notizia, quello che mediaticamente fa risaltare gli israeliani come carnefici assoluti e i palestinesi come vittime assolute.

Occorre addentrarsi nella notizia per farsi venire il dubbio che la strage non sia un atto di sadismo dettato da volontà infanticida, ma una risposta violenta ad un atto di guerra violento.

A questo proposito può essere molto gustoso e interessante osservare i paradossi di un commentatore di un post dove Dacia Valent coltiva - comme d'abitude - l'immagine di crudeltà e sanguinarietà di noi ebrei tutti (con metafore religiose, fra l'altro: quando inizierai a deliziarci con i palestinesini gesubambini, Daciè?)

Da qualche parte ho letto una definizione dei massacri in atto a Gaza come di un "genostillicidio", una sorta di genocidio a "bassa intensità", non troppe vittime perchè vi sia una qualche reazione della comunità internazionale (?) né troppo poche, in modo da costituire un deterrente - o meglio una bestiale vendetta - per il lancio dei razzi Qassam.
Secondo il lettore di Verbavalent, esiste una gradualità di sfumature tra...una reazione a scopo di deterrenza e un genocidio: la nuance israeliana è li a dimostrarlo. La deterrenza genocida, una bella invenzione: In pratica la stessa gamma che c'è tra una grattatina alla schiena ed un impalamento. Come certuni riescano a non avere il senso del ridicolo è qualcosa che mi lascia perplessa.

Altro che stampa filoisraeliana: i giornali italiani annaffiano le reazioni di pancia, i sentimenti, e l'odio nei confronti di Israele, tanto da portare la gente a formulare assurdità logiche come il "genostillicidio" o la "deterrenza genocida".

lunedì 28 aprile 2008

in attesa

Ecco, la cosa migliore della mia vita in questo momento è l'attesa dei risultati del ballottaggio, e non è che sia bella, anzi: è solo che il resto è una merda.
Perché fra poco saprò se nei prossimi anni Klee e Mirò saranno considerati "arte degenerata", se ci saranno ronde di polizia privata in ogni quartiere, e se si tornerà allo sperpero sfrenato e mafioso dei bei tempi della prima repubblica. Perchè quelli erano i tempi - non so se quella bella gente di sinistra che non vota Rutelli se lo ricorda - in cui si costruivano metropolitane che venivano chiuse ancora prima di essere inaugurate, e se vincono le destre quei tempi torneranno.
Roma, da quando viene amministrata dalle sinistre, non è solo cambiata: è trasformata: in ogni suo aspetto.
Posso concepire l'esistenza di un fascista, di uno che consideri qualsiasi manifestazione culturale un atto di bolscevismo e che non sappia concepire altra manifestazione che la gara di tarantelle e la "festa de noantri". Fa parte del gioco. Ma chi - in apparenza decente - non va alle urne e ci condanna ad anni e anni di buzzurraggine violenta, fascista e ladronesca per non sporcarsi le manine, perchè Rutelli non è abbastanza non-so-cosa, perchè così la sinistra impara, merita solo ed esclusivamente bruciare in eterno nelle fiamme dell'inferno.

venerdì 11 aprile 2008

karma

Cap.Ripley (10:11 PM) :
visto che ogni volta che metti una stracazzo di canzone sul blog io poi la canto per minimo un mese, adesso mi vendico: LOL
Cochin (10:11 PM) :
azz
Cap.Ripley (10:11 PM) :
è il karma, sorella

serendipity

Dopo venticinque ore e cinquanta sacchi condominiali di decluttering, che non descrivo perchè - un'amica pietosa mi ha fatto capire - non è carino ne' decente, as a reward mi porto a casa un grazioso piattino, che giaceva inutilizzato da decenni sul fondo di una vecchia lavapiatti riciclata a contenitore di alien vari.

Questo piattino.


Arrivata a casa, stanca, lo tiro fuori dalla borsa (è piccolino) e scopro che dietro è fatto così:

Beh, che dire: son cose. Finalmente so cosa regalare a Cloro al Clero.

giovedì 10 aprile 2008

dell'antimperialismo come cluttermania

In molti di noi alberga, minaccioso, il clutter collector, ovvero il collezionista di munnizza.

Quei vasetti di vetro ineliminabili (purchè abbiano il coperchio, chiaro....ma anche no) e poi "i libri non si toccano, giammai" (già, nemmeno se il libro in questione è intitolato "come applicare i principi dell'ayurvedica alla podologia - for Dummies"ma è parecchio logoro, scritto in Awhadi, e manca di una cinquantina di pagine centrali?)

E' un fantasma neanche troppo minaccioso finchè non lo incontri davvero il clutter collector tosto, e intendo uno che tiene le confezioni di cartone di farmaci vuote, le avvolge in un pacchetto di kleenex vuoto, le ferma accuratamente con una molletta e replica questo rituale o altri analoghi per tante volte quanti sono i pezzetti di purcugna. Una amorevole coltivazione che va avanti per anni, ed è fatalmente destinata a finire in una trentina di sacchi condominiali pieni, quando qualcuno è costretto a intervenire e il collector è infine troppo debole per opporsi perchè malato, troppo vecchio, troppo morto.

Lui - il collezionista che non discrimina - è il nostro specchio, il nostro spauracchio. Ma perchè lo fa?

Alcuni sostengono che sia uno spostamento affettivo, dalla persona all'oggetto. Questa ipotesi mi lascia assai in dubbio, che se mia mamma mi manda nel mio buio lettino senza cena casomai mi affeziono a un orsetto e non a quello scheletro di cartone di rotolo di carta igienica o a quella vecchia boccetta di propoli scaduta.

A detta di altri è la paura degli stenti e della miseria. Chi ha fatto la guerra - sentenziano - non può sopportare la scarsità.

Sarà, ma la connessione tra l'aver vissuto difficoltà oggettive e stenti e il non voler per nessun motivo convincersi buttare quel tassello di puzzle dei pokemon trovato da tuo nipote 10 anni prima in un ovetto kinder è piuttosto indimostrabile. Inoltre chi colleziona purcugna destinerebbe se' medesimo... ad una una vita di stenti al fine di evitarli? Le umane contraddizioni sono infinite, è vero, ma la teoria non mi avvince.

Una ulteriore ipotesi è l'avarizia. Certo, il clutter collector è talvolta avaro, ma di certo non tutti gli avari collezionano munnizza. Anzi, spesso il tipico avaro "anale" è maniacalmente pulito e odia il disordine. L'avarizia è quindi casomai secondaria alla mania di collezionare la spazzatura. Ne è una conseguenza possibile, anche se non necessaria.

Se nulla deve scorrere in un ciclo, allora neppure il denaro può farlo.

E questa considerazione fa sorgere una serie di possibili ipotesi. Il clutter collector è forse un antimperialista? Spera così di fermare emblematicamente il ciclo di produzione e consumo, la orribile liquidità del mondo, l'inconsistenza del mercato...la mancanza di fede, di certezza, di solidità?

Dubito. Non tutti i clutter collector sono antimperialisti, anche se tutti gli antimperialisti collezionano brandelli di ideologie e di religioni ein sich, incuranti della loro attualità, della loro capacità a produrre benessere e felicità, e in odio alla moderna e oscenamente dinamica e irrefrenabile "scorrevolezza".

Ma entrambi, tanto i clutter collector quanto gli antimperialisti soffrono della stessa patologia.

La paura della morte, l'horror vacui che insorge di fronte alla constatazione che tutto scorre, si trasforma, muta, nasce, muore. Horror vacui che va riempito di contenuto fermo, che dia l'illusione di una atemporalità salvifica.

La vecchia coperta con il buco gigantesco non può essere buttata, anche se l'armadio è pieno di coperte perfettamente sane, perchè nessun oggetto può morire. Gli oggetti integri e di buona qualità, regalati da amici nella vana speranza di liberare dal vizio il collezionista di merda, stanno in armadio e sono "non nati". In questo senso il mantenere intatta la funzione dell'oggetto (o la sua proiezione in un ipotetico indimostrabile "può sempre servire ") ci dà l'illusione di essere infiniti.

I nostri armadi sono pieni di cose bellissime che serviranno in un futuro lontano, perchè noi (e gli oggetti materiali che ci rappresentano) siamo immortali.

Il collezionismo di immondizia, e l'antimperialismo, sono riti apotropaici che allontanano madonna morte.

martedì 8 aprile 2008

declutter my balls

E' una vita che combatto con il mio disordine.
I miei obiettivi sono sempre così, un po' mediocri. Più che cambiare il mondo vorrei cambiare lo sgabuzzo de casa che mi sta peso.
And it's a long way.
Oggi, per una serie di motivi neppure troppo allegri, il tema oggi mi tocca.
Molto.
Infinitamente di più di quanto possiate immaginare.
In Australia (e negli USA : si tratta di paesi adusi all'iperconsumo, e dunque all'accumulo di robaccia) ci sono figure professionali che vengono definite "declutterer", ovvero coloro i quali ti aiutano - praticamente e psicologicamente - a liberarti della tua personale munnizza, chiamata dagli anglofoni "clutter".
A robbaccia, insomma.


A seguire le dieci regole (zen o ammeregane? Stoca, funzionano) per "declutterarsi" casa e vivere felici:

1. Dedica al decluttering 15 minuti al giorno.
E’ sorprendente quanto sia produttivo dedicare a questa attività anche solo un breve lasso di tempo.

2. Prima regola: vietato introdurre oggetti in casa
Che tu sia agli inizi della tua carriera di declutterer o che tu abbia finito di declutterare casa tua, smettila di introdurre nuovi oggetti nel tuo spazio a partire da ORA. Se dovessi scegliere tra tutte una sola misura di decluttering, questa sarebbe la prima: E' proibito introdurre nuovi oggetti nel tuo spazio. Se non altro, quando inizierai a declutterare, non rischierai di peggiorare la situazione. Immaginati di vuotare una barca con lo scafo bucato.
Che senso ha buttare fuori l’acqua, se quella rientra dal buco?

3. Regala la roba che hai scartato.
Ti sentirai meno colpevole ad eliminarla.

4. Creati degli obiettivi minimi da raggiungere, e mantienili.
Che sia una volta al giorno o tre volte a settimana, annotati i giorni dedicati al decluttering: rispettare le scadenze ti farà sentire la coscienza a posto.

5. Inizia dall’angolo dietro alla porta, e prosegui in senso orario,
Prima i compiti più superficiali. Vuota il cestino della carta, eccetera. Al secondo giro, fai qualcosina in più: apri gli armadi.

6. Anche se hai solo bollito l’acqua per il tè, riordina la cucina.
E se la cucina è in ordine, vai a sistemare la stanza accanto.
Ci vogliono tre minuti, ma sono essenziali per essere sempre sulla cresta dell’onda. Gli arretrati tolgono energia.

7. Imponiti la regola “Se entra una cosa, ne escono due”
Ogni volta che introduci in casa un nuovo articolo, ne devi buttare due. All’inizio imbroglierai, buttando via due pezzetti di carta, ma presto sarai costretto a passare ad oggetti più ingombrati.

8. Riduci lo spazio dedicato ad immagazzinare roba.
Se hai spazio, fatalmente tenderai a riempirlo.

9. Regola del vestiario.
Se non lo indossi da sei mesi, vendilo o regalalo.

10. Lo scatolone annuale.
Metti tutta la roba che non sai se eliminare o no (del genere: "forse un giorno potrebbe tornarmi utile") in uno scatolone, chiudilo con lo scotch, e scrivici sopra la data dell'anno prossimo. Se arriverà il giorno fatidico senza che tu abbia mai sentito l’esigenza di aprire lo scatolone, donalo senza aprirlo. Probabilmente non ti ricorderai neppure cosa contiene.

11. Opera il decluttering in una stanza per volta (compresi gli armadi, le scrivanie, etc.) prima di iniziare la successiva. Una volta completata l’opera in una stanza, sarà talmente facile mantenerla in ordine che ti sentirai motivato a terminare il lavoro nel resto della casa.

12. Stila un elenco sulla tua agenda dal titolo: “Non mi serve, non lo voglio.” Quando vai in giro a fare shopping e ti imbatti in un oggetto che brami, non comprarlo e scrivilo sulla lista. Avrai del tempo utile per ripensare all’acquisto. Inoltre avere sotto gli occhi una lista di oggetti che hai rischiato di acquistare sull'onda dell'impulso fa riflettere.

13. Tieni presente che la roba non acquista valore solo perché è tua. E’ robaccia. E renditi conto che il suo valore casomai aumenta, se riesci a condividerla. L’accumulo è un atto di egoismo, e al tempo stesso non è remunerativo.

14. Quando devi valutare la roba da buttare, fatti aiutare. Gli altri non hanno l’attaccamento emotivo che hai tu per le tue cose, ma hanno abbastanza sale in zucca da non farti buttare roba utile.

15. Qualsiasi cosa può diventare un regalo. Ricicla un libro che hai appena letto regalandolo a un amico, un parente o alla biblioteca locale. Se compri una nuova consolle per videogiochi, regala quella vecchia, con tutti i suoi giochi.

sabato 5 aprile 2008

barak 'o bollywood

venerdì 4 aprile 2008

una via alternativa al marxismo

Apprendo che un nuovo movimento anticapitalista è nato, e fa fremere la rete dei radical di una nuova speranza, un nuovo paradigma capace di mutare nella sostanza gli orrori capitalismo:
La finanza islamica (rendite del petrolio?) investe una quota dei profitti in scolarizzazione e il tema di detta scolarizzazione è "islamic economics" ovvero, I presume, come far rendere meglio le rendite del petrolio.

Una vera botta, per il sistema: Paola Cariddi, via Lia di haramlik.

audite audite

L'ha fatto alla chetichella, sperando che non se ne accorga nessuno, ma purtroppo gli ha detto male: Signore e signori...........

MMAX HA APERTO I COMMENTI!!!

mercoledì 2 aprile 2008

c'è gossip e gossip

aggiornamento: il post di quella buontempona di Tupaia era un pesce d'aprile!


Come in effetti la tracina dalla bocca larga ha tempestivamente intuito, si trattava di un pesce (crostaceo) d’aprile e non esiste nessun Thermaganius sharpei.

Devo dire che non e’ stato facile mettere insieme questo post.
Il soggetto della foto e’ l’etichetta sfilacciata della mia sciarpa che ho distrutto per noia in treno, accorgendomi poi della sua forma vagamente da crostaceo. Un tocco di photoshop ha cancellato i polverosi sedili di un eurostar dallo sfondo (ma il numero uno che ha visto la tracina non c’era, al massimo c’erano le istruzioni per il lavaggio).


Di vittime impotenti e di carnefici efferati, di personaggi eterodiretti e inconsapevoli, di torture e di morte, di imperialismo razzista e di quanto la luce nasconda dietro un'apparenza mirifica ombre sinistre.
Se non è un pesce d'aprile (ma se lo è non cambia nulla, per avere qualche dubbio sulla moralità della natura bastano i cuculi e Leopardi) è uno scoop, pare che fra un po' la cosa arriverà ai giornali. Buon divertimento.

martedì 1 aprile 2008

Martinez, dicci invece cosa ci metterai nel piatto

Resto sempre affascinata da chi ha una visione fantasy della politica - dove non è data alcuna articolazione tra il bene che è proprietà intera del popolo della luce e un male che appartiene integralmente al popolo delle tenebre.
E così - se sciti e sunniti si scannano oppure - in versione frattale da microcosmo blogghistico - due signore abbandonano il loro (beh, oddio) aplombe borghese e si prendono a pesciate in faccia - il problema è sempre e comunque il "nemico", immaginato come intento ad irritare ogni nervo scoperto e ad approfittare di ogni defaillance.
La visione fantasy della politica non ammette la possibilità del caos, ovvero lo immagina patrimonio esclusivo dell'altro da se', e attribuisce alla propria schiera qualità cristalline di ordine e di luminosità. Martinez scrive:

I nostri nemici non hanno esattamente delle idee: hanno confusi grumi di pulsioni, identità impazzite, paure e rancori. Per questo, possono solo ricorrere a cronaca nera, titoli di giornali e pettegolezzi per costruire i loro discorsi, quando non falsificano direttamente i fatti.
Chissà se - per dirne uno - il Popper de "La società aperta e i suoi nemici", nemico sì degli efferati sistemi ideologici, ma tutt'altro che pazzo o rancoroso, sarebbe stato interessato ai pettegolezzi o alle pesciate in faccia di due signore che ritengono - in buona concordia - che ogni male sgorghi dal ventre corrotto dell'occidente, e che le teocrazie islamiche siano all'avanguardia di un luminoso futuro della civiltà, dove le differenze tra poveri e ricchi, fortunati e sfortunati, belli e brutti saranno appianate per sempre?
Io credo che Marinez - e non solo lui - abbia un'idea molto fiabesca e ingenua dei suoi nemici.
Da questa parte si osserva l'entropia come fenomeno universale, il caos lo si percepisce come oggetto, non si attribuisce ad un nemico ne' tanto meno lo si evoca per combatterlo, e casomai si tenta - ci si illude - di poterlo conoscere e studiare, nella speranza dove possibile non dico governarlo ma arginarlo e di ridurre il danno. E non ci si dimentica che crollata la Puttana Occidentale, Babilonia, i suoi vizi, le sue città, le sue puttane, i suoi supermercati ( e può crollare, oh, se può crollare) non verrà punto la luce come per magia - luce che non è mai esistita se non nelle saghe - come invece vorrebbero far credere i maghetti antimperialisti, ma i compenso i nostri piatti (anche quello di Martinez) saranno desolatamente vuoti.
Sarebbe interessante sentire qualche riflessione su questo, dal maghetto Martinez, su cosa conta lui, che si ritiene il bene, di mettere nei piatti di noi futuri orfani dell'occidente, invece che vederlo bacchettare le sue rissose amiche, per il timore un po' patetico che la loro imprudenza possa guastare il buon nome dei Cavalieri della Verità.

sabato 29 marzo 2008

oh, bella coke, bella coke, bella coke coke coke

Leggo su "guerrilla radio" che c'è in giro una petizione da firmare per boicottare la coca-.cola, che avrebbe usato "bella ciao" per uno spot di una bibita (Acuario) in Messico e Argentina.
Ho amato moltissimo "bella ciao" delle mondine dal disco "bella ciao" di Giovanna Marini che ancora conservo religiosamente, e ho spesso e volentieri cantato, strimpellato, e ninnato mio figlio con la versione partigiana: troverei quindi piuttosto deprimente vederla associata alla vendita di un banale oggetto di consumo: la notizia però mi incuriosisce assai, e per tutt'altri motivi. Perchè suona - più che di profanazione - di bufala: ovviamente la storia può essere vera, e anzi, non mi stupirei affatto se lo fosse: noto solo che non si trova traccia del video su you tube o in internet, e quando si risale alla fonte, si fa una scoperta davvero pazzesca: secondo il medesimo sito che per primo ha lanciato l'allarmata notizia dell'atto di Vampirismo Multinazionale Folklorico (e impegnato energie per organizzare il boicottaggio) la fonte è la seguente: "anonimos televidentes".
Telespettatori anonimi.
Posso dire che sembra un po' poco, per lanciare una campagna dai toni infiammati? Il fatto che possa essere vera non significa che lo sia, è una differenza che penso sarebbe bene fosse chiara.
Comunque ho scritto a snopes, il sito che si occupa di leggende metropolitane, segnalando la notizia: di sicuro sulla coca-cola di leggende ne girano a bizzeffe (su snopes le cokelore è uno dei capitoli più cospicui) tanto che qualche dietrologo suppone che siano forme subdole di viral marketing inoculate dalla stessa compagnia per far parlare di se'. Ullah, che scoop: che i nostri infiammati combattenti sian pagati dalla famigerata bibita assassina?
Ci sono - per affermarlo - le stesse prove che esistono a tutt'ora dell'esistenza del jingle vampiro: io penso che più semplicemente i revolucionario da rete abbiano dimostrato ancora una volta di non avere ben chiara la regola aurea secondo la quale "alcune fonti anonime" equivale a "un cacchio di nessunissima fonte", e questo indipendentemente dal fatto che si tratti di una fola o meno: i "telespettatori anonimi" non sono una fonte neppure se dicono la verità.

Aggiungo un videino che ho girato in Australia, al festival di Woodford. Mi ha emozionato molto ritrovarla in quel contesto: Bella Ciao continua a camminare per il mondo, e questa - per me - è una ottima notizia. Coca Cola o no.

venerdì 28 marzo 2008

stranger than fiction

Io ultimamente ho perso qualche colpo al cinema, ma "Stranger than fiction" (Vero come la finzione) non l'avevo proprio sentito. Quindi non so se lamentarmi della mia insipienza o della pochezza nazionale, per evitare figuracce mi tacerò.
Comunque [spoiler] un triste esattore, dalla vita assolutamente squallida e prevedibile un giorno inizia a sentire le voci, anzi una voce. Una voce di donna. E' un narratore, che narra le sue azioni. Da quel giorno la sua piatta esistenza, fondata sulla ripetizione, trova un traino ed inizia a svolgersi, ad avere un arco. Essendo narrata non può che diventare una storia. [fine spoiler] Non si può raccontare di più, si può solo consigliare di affittare il DVD e vederselo [qui il trailer. Per chi è fissata come me, però, dice troppo, quindi non vedetevelo].

giovedì 27 marzo 2008

i lameduck nella storia

Eggià, un altro post che parla di ebrei e di antisemitismo. Chiedo quindi a chi mi conosce di leggere il post tappandosi le orecchie e cantando l'inno nazionale o glory glory alleluyah, perchè non troverà altro che l'ennesima brodazza rimasticata. Niente di originale.
Giuro che è la penultima volta: è che purtroppo in una breve polemica con Lameduck mi sono impegnata ad argomentare perché la seguente affermazione (eh, a sua volta assai poco originale) sia definibile come antisemita:

L'idea [che un politico nero - sic - possa voltare le spalle a Israele] è semplicemente ridicola perchè (sfortunatamente) nessuno può diventare Presidente degli Stati Uniti senza essere uno schiavo di Israele, volente o nolente. Gli ebrei mettono troppo denaro nella campagna elettorale e vi è troppo potere da parte dell'AIPAC e delle altre lobby ebraiche.
Sorvoliamo sul fatto che Lameduck prescinde totalmente dal contenuto e dal merito della frase, e la ritiene immune da antisemitismo perchè pronunciata da un ebreo. E' un argomento inconsistente: esistono gay omofobi, e le loro bastonate non fanno sanguinare meno.

Consiglio quindi a Lameduck, invece di verificare la validità dell'affermazione in base alla identità di chi la afferma - semplicemente - di confrontare la teoria di Silverstein con la realtà dei fatti, pezzetto per pezzetto, come un paziente detective.

Prima di tutto quella affermazione è fondata su un mito che la precede, oppure è fondata su dati osservabili e reali?

Non so se talvolta il mito sia profezia del futuro, ma di certo da sempre il potere dell'ebreo è stato enfatizzato ben al di là della sua reale portata, e che i lameduck contemporanei hanno sempre creduto a quell'enfasi a dispetto di qualsiasi confronto realtà.

L'ebreo del medioevo "avvelenava" i pozzi con la peste, secondo i suoi contemporanei che lo temevano. L'ebreo moriva di peste come il cristiano? Ovviamente sì, non si può dubitarne. Ma per il lameduck medioevale questo dato non rilevava affatto. La realtà non scalfiva per nulla l'ebreo immaginario che albergava nella sua mente.

Era più attinente con la realtà il mito dei savi anziani di Sion, quello stereotipo che fissa in epoca moderna il nuovo clichè di potere e crudeltà, quello del Silverstein finalmente credibile in quanto ebreo?

Sicuramente fu creduto tale fino a maturare in quella catastrofe che non si può nominare di fronte agli antisionisti: il potere e la crudeltà dell'ebreo erano creduti nella Germ-nia naz-sta come verità incontrovertibili. Reggeva il confronto con la realtà, quella credenza?

Di certo non reggeva in Germ-nia, dove il progetto che non si può nominare di fronte agli antisionisti fu messo in atto senza incontrare ostacolo alcuno. Per i lameduck tedeschi di allora, era visibile e manifesto come l'ebraismo mondiale dirigesse nel contempo il capitalismo e il comunismo, e ciò nonostante il lameduck non si avvedeva, ne' si stupiva del fatto che gli ebrei non manifestassero alcun controllo del loro destino.

Una lameduck dell'epoca avrebbe forse sottolineato che il potere degli ebrei era semplicemente - una volta tanto - stato sconfitto. In fondo i naz-sti erano finalmente riusciti ad avere la meglio sulla piovra, e non era quella la loro ragione sociale? Ma questa lameduck dell'epoca allora avrebbe dovuto poi indagare se il "capitalismo mondiale" - Germania a parte - fosse davvero in mano agli ebrei.

Per esempio per confrontare il mito con la realtà sarebbe sufficiente osservare se e quando gli ebrei furono soccorsi dai paesi alleati, dall'Inghilterra, dagli USA.
E la realtà dei fatti dice che gli USA e l'Inghilterra non vollero semplicemente aumentare le quote dei profughi e offrire protezione alle masse di ebrei perseguitati. Nulla di nuovo sotto il sole, ma questo depone per caso in favore di un indubitabile potere ebraico?

E in Unione Sovietica? Lì si manifestò, il potere degli ebrei? A me non pare. Quel che è certo, però è fu senz'altro paventato, denunciato e combattuto dai lameduck sovietici.

Naturalmente si può sorvolare sul maccartismo, sui Ford e su Disney e il loro rapporto con gli ebrei e il potere ebraico, e piombare all'oggi.
Non si può che ammettere che il mito esista, che abbia radici lontane, che sia persistente e che a tutt'oggi non abbia retto il confronto con la realtà, ma oggi si è per caso - magicamente - avverato?

Lascio la moderna lameduck a riflettere sull'inquietante contraddizione: come mai i padroni della più potente nazione del mondo non sono riusciti in sessant'anni a piazzare il proprio culo in modo salubre e stabile in un territorio grande quanto la Lombardia? Come mai hanno conquistato territori in risposta a guerre altrui, e li hanno sempre restituiti quando ricambiati con la pace? Chi ha tanto potere, restituisce i territori quando vince? Precedenti storici? E gli ebrei, sono forse portatori di un pensiero unico sul futuro di Israele? La visione di un ebreo pacifista, religioso, ortodosso , nazionalista, internazionalista, si proietta per forza su una fantomatica "lobby" che rende comuni idee e interessi diversi? L'incredibile libro sulla lobby pro-israele fonda la sua teoria su un sillogismo folle: la dimostrazione che gli interessi americani e israeliani non coincidono, che gli ebrei americani sono tacciabili di doppia fedeltà, e che l'America è eterodiretta da una forza straniera (tutte accuse che venivano fatte dai nazifascisti) consiste nel fatto che...la guerra in Irak è stata un fallimento. Ma se è stata un fallimento per gli USA, non lo è stata anche per Israele? E dove sarebbe allora la divergenza di interessi?
Premesso dunque che da che mondo è mondo il potere si manifesta, e che il mito ha un solido passato, abbiamo per caso qualche ragione per poter formulare in modo argomentato l'ipotesi che quella affermazione di Silverstein non sia fondata sul confronto con la realtà ma su il solito, immarcescibile mito, sulla solita ripetitiva e infondata paranoia a-n-t-i-s-e-m-i-t-a?
Alla moderna lameduck l'ardua sentenza.

mercoledì 26 marzo 2008

martedì 25 marzo 2008

piccoli di porcospino


da questo blog.

lunedì 24 marzo 2008

per il tibet, ma l'anticomunismo l'è morto

Sono amici miei, quelli che hanno aperto questo blog, ed essendo il mio appoggio per il Tibet - per quanto totalmente inutile - scontato (soprattutto se si tratta del Dalai Lama, che anche lì ci sono scalmanati nazionalisti che mi stanno sulle balle come dappertutto) metto sul mio blog la pecetta, che peraltro esteticamente è pure caruccia.
Purtuttavia - essendo la mia specifica ragione sociale quella di scassare la minchia, con particolare riferimento agli amici - decido di metterla in un post e non nell'area eterna del blog per due motivi. Il primo - meno importante - è che ho una idiosincrasia per le pecette. Il secondo è che l'impostazione di questo blog mi pare del tutto anacronistica. Contrariamente a quello che pensa Uriel ritengo che la Cina non sia un paese comunista, ne' penso che "dittatura" e "comunismo" siano sinonimi.
Il comunismo è totalmente, incontrovertibilmente, rovinosamente franato addosso a se' stesso. Esso non esiste più ne' come realtà ne' come prospettiva.
Essere attivamente anticomunisti oggi è come essere antisionisti: significa fondare la propria identità tramite la resurrezione di zombie: una ideologia morta, come il comunismo, o che avrebbe esaurito la sua ragione di essere, come il sionismo, costretto a sopravvivere a se' stesso a causa dei suoi antagonisti. Persino per Berlusconi l'anticomunismo è diventato un'arma troppo logora.
.

giovedì 20 marzo 2008

la fiamma del peccato

E' raro che rimpianga la prima repubblica, ma nel campo della satira i democristiani e i loro satelliti - occorre ammetterlo - avevano ben altra tenuta, consci com'erano della inviolabilità e sacralità del loro potere.
A guerra fredda finita, conclusasi l'epoca della sinecura del potere e dei politici professionisti (oggi infatti è garantita un po' di rotazione) lo humor dei politici - dilettanti e non - sembra averne risentito in modo notevole. Fiamma Nirenstein pensa di potere ad un tempo dichiarare con veemenza il proprio antifascismo, e candidarsi in una coalizione che pullula di ex fascisti, neo fascisti, vetero-fascisti, para-fascisti, cripto-fascisti ed uscirne indenne: quando viene rappresentata come il Frankestein fascio-forzist-sionista, e per di più col capello in disordine e l'occhio maniacale, si offende per questa vignetta e denuncia l'offesa all'autorità costituita. Una rosicona, un castoro, come si dice in usenet.
Nulla di nuovo, lo fece d'Alema con Forattini, per via di quest'altra vignetta, senza che il suo rosicare venisse rappresentato come una censura, come un atto di violenza: non si sentì l'impellente necessità di descriverlo come adepto di una casta di intoccabili, come il portatore di un pericoloso germe di doppia fedeltà o che vignettista venisse esaltato come un coraggioso salvatore del suolo patrio, o che si evocasse l'olocausto, il razzismo, la peste e le cavallette, i profeti offesi. E - a proposito - che dire del paragone tra la banalissima denuncia della Nirenstein e il troiaio immondo seguito alla pubblicazione delle vignette danesi, con boicottaggi di una intera nazione, ambasciate bruciate, morti in piazza e via dicendo? Una querela per calunnia colpisce esclusivamente l'autore della vignetta (nemmeno: colpisce il suo portafoglio) uno stigma su un'intera nazione che ha ospitato un giornale che ha ospitato un direttore che ha ospitato un vignettista che ha fatto una vignetta colpisce invece un sistema, per la precisione quello che concede alla satira di esistere e a ogni vignettista di esercitarla secondo le proprie responsabilità. Parliamo di censura Lameduck, vuoi?

domenica 16 marzo 2008

antibiotico per polirematismi

Fedele alla mia passione censoria nel campo dei neologismi irritanti, accolgo il grido di dolore di Paola e denuncio un focolaio di un nuovo spaventevole polirematismo melensis, il "cibo coccola". E' appena nato, promette bene, chissà se riusciremo ad isolarlo prima che infetti la lingua per decenni.
Oggi siamo a sole 33 occorrenze, è una corsa col tempo, Paola, ce la possiamo fare. Questo blog continuerà il monitoraggio.
Ne approfitto per annunciare che l'agghiacciante locutio necrofilis "avere contezza" si conferma in via di espansione epidemica: è in effetti passato da 3800 occorrenze a 4400.

sabato 15 marzo 2008

c'ho un babbo invasore

"A 5 anni ho potuto apprendere dagli italiani di destra che ero un asiatico che invadeva l'Europa, a 75 per gli italiani di sinistra sono un europeo che invade l'Asia."

A.Z.

giovedì 13 marzo 2008

rachel barnacle risponde a uriel

Ricevo e volentieri pubblico la risposta di Rachel Barnacle a Uriel, in seguito ad una accesa discussione nata nei commenti a questo post.
Aggiungo solo che personalmente ritengo insuperabile la scena della Marsigliese di Casablanca, e obbligatorio piangervi sopra, e che dubito che la mortadella sia stata inventata per tenere lontana la gente dal potenziale rivoluzionario della lingua salmistrata, ne' che debba essere superata dal culatello.

[cut]

Aspetto qualche argomentazione, BTW.Ah si': suppongo che anche le argomentazioni siano sintomo di qualche malattia mentale.Le persone normali discutono di un quadro senza mai menzionarne una qualita' qualsiasi, suppongo.

Nei call center.

Uriel

Innanzi tutto, datti una calmata, che qua non siamo alla fiera della cagata in mezzo all’ortica.
Poi, non era mia intenzione dimostrare un bel niente. Non credo sia necessario: come ho già scritto, ciò che è accaduto negli U.K. (e nel mondo) *contemporaneamente* al “fenomeno Beatles”, è sufficiente per rendere delirante il tuo articolo.
Nello stesso, viene fornita –con enorme supponenza, cosa che probabilmente te lo ha fatto amare così tanto – *la* motivazione del successo dei Beatles: sedare gli animi, imborghesire gli spiriti. Ma non è che *una* tesi, che pur di giungere allo scopo forza assai la mano. Quel che nell’articolo tu chiami “complessità”, in realtà sono due punti ben precisi e distaccati amalgamati nello stesso discorso: il successo immeritato dei Beatles rispetto alla loro scarsità musicale, e il successo negato ad altri artisti più qualificati. L’articolo tira le somme sul fatto che debba esserci stato un complotto affinché i mediocri Beatles prevalessero sull’altrui eccellenza. Mentre i Doors parlavano di serpenti lunghi sette miglia, i simpatici capelli a padella li eclissavano con “Say Goodbye, Say Hello”. Ma le variabili di un successo clamoroso sono molteplici, difficile calcolarle con onestà, e dunque la teoria paranoide (i Beatles strombettanti Prozac delle coscienze ribelli) può stare fianco a fianco con quella fatalista (i Beatles si sono trovati nel posto e non momento giusto per sfondare), o a quella snob (la gente è scema, ama la mediocrità), e così via e così discorrendo. Una vale l’altra. Personalmente, tendo a dar credito alla più pragmatica di tutte: i discografici semplicemente tentano ogni volta di far vendere più dischi. Hanno raccattato quattro musicisti strimpellanti ma con indubbio senso della canzonetta popolare (dunque codificata, riconoscibile, di immediato consumo), li hanno circondati di uno staff coi controcazzi, ed ecco generato l’abnorme successo.
Lo hanno fatto per sedare gli animi?
Se dici sì, hai appena affermato che il tuo amato pueblo pensante non vale un cazzo. Quel pueblo pensante, su cui hai addirittura fatto un post nuovo di zecca (senza linkare questo blog, naturalmente. Finché si parla di limonate sotto la doccia va benissimo linkare, ma quando i commenti son quasi tutti contro allora meglio fare i riservati), questo pueblo dicevo, si lascia abbindolare come niente, e scoppia la Beatles Mania. Amerei ti rendessi conto del paradosso.
Non voglio nominare gli Stones, che hanno farcito in salsa piccante la stessa brodaglia dei Beatles. Ma c’erano gli Who da ascoltare. C’era Bob Dylan, la Joplin, Zappa, i Velvet. I Pink Floyd. E così via. Tutta gente nominata nel tuo amato articolo, messa lì a guisa di grandezza usurpata dai dozzinali Beatles. Devo dunque giungere alla conclusione che il tuo articolo sta affermando che un buon ufficio stampa, un ottimo staff, e un qualcosa di musicalmente facile e godibile è sufficiente per rendere manovrabile la stessa gente che tu sostieni sia in grado di *scegliere*.
Io non la penso così, dunque, torniamo al mio assunto: il tuo articolo è delirante. Io credo che le persone possano scegliere, e che sia loro possibile – anche su grandi numeri – di “crescere” con ciò che è loro più affine. Tu, il principe dell’anti-mainstream dovresti saperne qualche cosa: non credo che mamma Uriel ti abbia tirato delle scopettate in testa per impedirti di ascoltare “Yesterday” al posto dei Razor. Ma sarebbe stupido da parte tua, negare l’evidenza che un prodotto mainstream di facile ascolto – nel caso della musica – avrà sempre più successo di una suite sperimentale e pionieristica, per quanto più immensamente bella sia.
Non mi interessa il perché. E’ un fatto innegabile. Le motivazioni, posso essere lette politicamente, sociologicamente o quant’altro, resteranno sempre e comunque teorie soggettive, e relative.
Questa presunta rivoluzione all’incontrario dei Beatles, abbi pazienza, a me continua a suonare terribilmente ridicola. Nell’articolo viene a proposito minimizzato il fatto che sì i Beatles ebbero un enorme successo, ma che anche altri ne ebbero, di natura probabilmente meno isterica, ma profondo, e planetario. Soprattutto, contemporaneo. Per dire, nell’articolo si parla tanto di contestazioni ed Era dell’Acquario, ma non era necessario attraversare l’oceano atlantico per sentire musica di altro genere: già sulla east coast la musica parlava d’altro.
L’impatto dei Beatles - la loro presunta natura reazionaria - è ben poca cosa alla fine, rispetto al popò di responsabilità che il tuo articolo attribuisce loro: otto anni scarsi. Eccola qua, tutta la faccenda. Otto anni scarsi di (presunto)lavaggio-del-cervello quando contemporaneamente tanta, tantissima gente s’ascoltava Hendrix e compagnia bella. Le grupies che lanciavano le mutandine a Paul McCartney di lì a poco avrebbero cominciarono a strapparsi i capelli per qualcun altro, o ancora meglio, avrebbero cominciarono a farseli crescere come Robert Plant o a colorarseli di blue per stare dietro ai Ramones, o ai Sex Pistol.
Dunque tutto questo rumore per cosa? Un pugno di anni di successo strepitoso, con un apice che - guarda caso - è coinciso con l’inizio della fine della west coast americana, che stava – Beatles o non Beatles – già per diventare qualcosa d’altro. Non dimentichiamoci, che gli amanti viscerali dei Fab Four ci sono sempre stati e sempre ci saranno (come quelli di Elvis o di Carusone, per quel che ne so), ma per tutti gli anni settanta e gran parte degli ottanta era meglio covare il proprio furore amoroso nel segreto della propria cameretta, se non si voleva pigliare un paio d’etti di sogliole in faccia. Ottima mossa: ottundere le masse affinché non facessero la rivoluzione hippie per servirgli sul piatto d’argento quella punk.
Non è che forse, dico forse eh, i Beatles siano semplicemente stati i “Casablanca” della musica? Una struttura semplicissima per mettere a proprio agio l’ascoltatore, con l’aggiunta di un’accozzaglia di generi già ampiamente collaudati, per commuoverlo. E’ un mix che funziona dai tempi di Shakespeare, e non smetterà mai di funzionare. Lo dico come un fatto, non come un merito: ci si commuove quando suona “La Marsigliese” nel Rick’s Bar, perché sì.
E tu, che blateri tanto di “pensiero reazionario”, tu più di chiunque altro dovresti sapere che per superare “La marsigliese” in quella bisca marocchina, bisogna studiare. La raffinatezza, e il piacere del bello, il gusto per le forme d’arte più strutturate hanno una percentuale “naturale” piuttosto bassa. Per non parlare di quel che può succedere quando ci si imbatte in un genere del tutto “alieno” alla propria cultura d’appartenenza. Asserire che il pueblo debba sorbirsi surrogati pacchiani per poter accedere alla “cosa vera”, non suona male perché è insita nel discorso l’idea che il pueblo sia bue. Suona male perché quando si parla di queste cose il pueblo non si dovrebbe neppure nominare. Questa visione di orde illetterate da una parte e masse di Stephen Hawking dall’altra, a me sembrano francamente le due facce della stessa obsoleta medaglia. Magari sarebbe più corretto parlare di individui che hanno abbastanza curiosità e intelligenza per non accontentarsi del surrogato, o di certi surrogati che hanno abbastanza scintilla vitale da stimolare delle domande, una ricerca, una strada non ancora battuta.
E i Beatles quella scintilla, ce l’avevano. Piccola, piccolissima, quel che vuoi tu. Ma c’era. Ecco perché dopo quasi quarant’anni si ascolta ancora con piacere “Eleanor Rigby”, mentre di Rihanna e la sua cazzo di Umbrella non sentiremo mai più parlare. Almeno spero.

lunedì 10 marzo 2008

chanson d'amour


hat tip: Marco D'Itri

il piccione impiccione

Il mio amico storico Francesco ha aperto un blog "il piccione impiccione": flautista, esperto di rock, ottimo fotografo e ottimo cuoco.

Ha certamente gusti musicali più complessi e sofisticati dei miei, anche se resto sempre stupita quando qualcuno (mi riferisco ad un articolo incredibile citato integralmente da Uriel nel post "la truffa dei Beatles", ma andateci da soli che i miei link a quel blog vi porterebbero a un pornazzo) teorizza che i Beatles fossero dei mediocri strimpellatori, convenzionali e servi della reazione.
Non saranno stati formalmente rivoluzionari ne' innovatori...e stocazzo ce lo vogliamo poi aggiungere? a me pare che neppure Bach fosse un innovatore: hanno scritto canzoni meravigliose e tanto basta.
Nessun obbligo ad apprezzarli, ci mancherebbe: trovo però stucchevole e ottuso l'approccio ideologico di quell'articolo: mi ricorda i molti revolucionarios de mi nonno che sostengono che Hollywood è nata per distrarre le coscienze del proletariato, come se "A qualcuno piace caldo" togliesse qualcosa all'opera omnia di Tarkowsky, o "Blackbird" servisse a far dimenticare Frank Zappa eseguito da Boulez. Yawn.

domenica 9 marzo 2008

ciao amico, yeah

Veramente lo staff di Casini ha messo su 'sto blog "trasgressivo" per catturare i ggiovani? Vi prego, ditemi che è una presa per il culo.

sabato 8 marzo 2008

alla fiera dell'est

L'eccidio di Gerusalemme è esclusivamente politico? I mezzi di informazione hanno quasi unanimemente sposato questa tesi, e che cioè l'atto criminale costituisca una ritorsione nei confronti della battaglia di Gaza che è una conseguenza del lancio dei razzi (peraltro poco citati), che è una conseguenza dello sgombero da Gaza, che è una conseguenza dell'impossibilità di tenerla, che è una conseguenza della resistenza palestinese all'occupazione, che è una conseguenza dell'occupazione dei territori, che è una conseguenza del tentativo di espansione territoriale di Israele, che è una conseguenza della fondazione di Israele, che è una conseguenza del sionismo.. Tutto dunque risalirebbe al fatto che Dreyfus era un ebreo alsaziano.

L'eccidio di Gerusalemme è esclusivamente religioso? In tal caso sarebbe la conseguenza dell'eccidio di Hevron compiuto da un estremista ebreo del quale non ricordo il nome per volere divino, o senilità (il che, se ci pensate bene, è la stessa cosa), per ritorsione contro l'eccidio di Hevron del 1929 (tempi d'oro, mai sufficientemente rimpianti), per ritorsione contro il tradimento dei Banu Ammar, per ritorsione contro la mancata adesione all'ebraismo di Maometto.

L'eccidio di Gerusalemme è a un tempo politico e religioso?

L'eccidio di Gerusalemme è dovuto a cause sindacali come dimostrerebbe il fatto che l'assassino era autista della Yeshivah?

L'eccidio di Gerusalemme è un'imitazione delle strage dei college americani?
L'assassino provava rancore per l'impossibilità di diventare rabbino?

di A.Z.

giovedì 6 marzo 2008

felicità è

Consegnato il lavoro, trovare questo sito e riuscire a fare senza difficoltà tutti gli accordi strani (tipo midim7aumplus) delle canzungelle dei beatles, che in decenni di strimpellate non erano mai stati ne' cercati ne' trovati. Ah, internette...

venerdì 29 febbraio 2008

solkatten

sionismi

Un post che condivido, del mio amico MMAX.

La pretesa politica che Israele sia "il bastione armato dell'occidente" o che debba essere "una simpatica repubblica paciosa che si fa impiombare" sono delle attribuzioni che non gli competono e che ledono il principio di autodeterminazione del popolo ebraico.
In buona sostanza Israele è un Diritto non un Primato carico di significati terzi , significati che non gli appartengono.

mercoledì 27 febbraio 2008

panzane a gogò

Se sei un antimperialista, vuoi fare un quadro del mondo e ti tocca - come ragione sociale - il compito di appiattire qualsiasi dinamica complessa nei due unici poli di di "imperialismo" e "resistenze", ti ritrovi con l'imbarazzante compito di dover convincere il mondo che l'Iran sia un modello di pluralismo, le battaglie per i diritti civili una maschera dell'imperialismo yanqui, e gli appetiti imperialisti di un dittatore sanguinario una giusta rivendicazione post coloniale.
Il passo che segue - dove si accenna di volata al tentativo di Saddam di ottenere l'egemonia sul petrolio mediorientale, e fanculo al Kuwait - è uno dei più spassosi capolavori di ipocrisia che mi sia mai capitato di incontrare nella vita:

Nel caso del Medio Oriente c’è un elemento in più a favore dell’imperialismo. Si tratta delle cosiddette “frontiere maledette”, in larga misura lascito del colonialismo occidentale. Se uno stato dell’area ne chiede il superamento in virtù della loro assurdità storica (è il caso dell’iniziativa – peraltro politicamente improvvida – di Saddam Hussein nel 1990 nei confronti del Kuwait) questo diventa un casus belli che ne giustifica l’aggressione.

venerdì 22 febbraio 2008

parole e golfini d'angora in soffitta

Mi divertono le mode linguistiche. Tipo che un bel giorno, per ragioni a me ignote, "piuttosto che" è diventato sinonimo di "eccetera", come racconta Massimo Manca in questo suo post.
Il nuovo uso si è diffuso con voluttà: si sentiva che quell'accezione faceva sentire l'utente particolarmente a la page, e la vecchia accezione in breve tempo è stata relegata nella soffitta delle locuzioni in disuso, come robaccia scamuffa: pronta per essere riesumata, come la maxigonna o i golfini d'angora.

E infatti succede anche di questo: è la terza volta in una settimana che sento usare "avere contezza", locuzione che fino a due settimane fa era del tutto in disuso.
A tutt'oggi, su google ci sono 3800 occorrenze e 79 su google gruppi e in questo post si monitorerà l'infezione memetica.

rehab

Oh, a me sta scafaciona mi piace un sacco, e nel pezzo ci ritrovo un po' di "don't pass me by" dei Beatles.

mercoledì 20 febbraio 2008

moderne derive e i sistemi del bel tempo che fu

Psalvus, in un commento al mio post di indagine sulle motivazioni di Ferrara (oggetto misterioso e dunque interessante - anche se fortunatamente non molto rilevante sotto il profilo politico) parla di oggettiva "deriva eugenetica".
A mio avviso non esiste proprio nessuna "deriva eugenetica".
L'eugenetica era una pseudoscienza che si proponeva di migliorare la specie umana (o - peggio - la razza). Aveva proprio un obiettivo di tipo "sociale". Nulla, ma proprio nulla, collega le odierne diagnosi prenatali ad una ideologia sociale, o a ideologie di alcun tipo, quindi non esiste nulla che assomigli neppure un po' a questa deriva di cui tanto si starnazza.
Semplicemente si tratta di prevenire - in maniera sempre più precoce e indolore - disgrazie che ben prima della formulazione della pseudoscienza di cui sopra, e in tempi un po' più rustici sotto il profilo etico, portavano -ad esempio- a sistemi (a dir poco discutibili ma non ideologici) come la Rupe Tarpea: oggi un bambino down è accolto dalla società un po' meglio - mi pare - di come non lo fosse nel paleolitico, nell'Egitto dei faraoni o nel medioevo, e ha sicuramente aspettative e qualità di vita infinitamente migliori di quante non ne avesse anche solo quarant'anni fa.

Un bambino, però, non una morula: se gli integralisti cattolici o gli atei devoti non riescono a vedere la differenza fra un bambino e una morula (e starnazzano all'eugenetica invece di battersi contro le barriere architettoniche) mi pare che sia un problema davvero tutto quanto loro: le persone che hanno un'anima e un cuore la differenza tra un bimbo e una morula la sanno vedere.

(Ah, Psalvus, se non vedi il post, rimandalo. Ripeto, io non modero i contenuti.)

martedì 19 febbraio 2008

dialogo tra salvatore musumeci e pol pot

Dialogo surreale socio-filosofico tra Salvatore Musumeci (cioè Cochin, cioè io) e Pol Pot (cioè MMAX), intorno alla menzogna femminile nel sesso, alla perfezione e alla perfettibilità dell'essere umano.
La veterofemminista è lui, sia ben chiaro.

Cochin (01:56 PM) :
tu fai una apologia della sincerità, a me interessa una tendenza alla sincerità, non un patto eterno con l'inferno per i trasgressori

MMAX (01:57 PM) :
io credo sinceramente che tu abbia abdicato ad una possibilita' ..e che ti appoggi a questa negazione .
Non è un problema di linguaggi..perchè il punto preciso è "fingere o non fingere" e le culture e modalita' relazionale che ruotano attorno a questo.
MMAX (01:57 PM) :
ma quale inferno...ma c'e' un problema se questa trasparenza viene meno..

Cochin (01:57 PM) :
no, non ho abdicato a un cazzo NON CREDO alla perfezione degli esseri umani, punto e diffido di chi ci crede
Cochin (01:58 PM) :
ti confesso che questo tuo fervore mi inquieta
Cochin (01:58 PM) :
l'idea di fare di una materia come il sesso un terreno di disquisizioni ideologiche, e dichiarazioni burocratiche, mi spaventa
Cochin (01:59 PM) :
perchè tra un uomo e una donna c'è anche un territorio più oscuro, più incerto, in cui occorre poter stare senza terrore
Cochin (01:59 PM) :
che non vuoi dire torbidume ovunque, vuoi dire una zona meno certamente visibile

MMAX (02:00 PM) :
alla perfettibilita'..al dialogo..cazzo in una relazione di anni? in un ambito circoscritto? Scusa ma questo tuo generalizzare forzato lo trovo non corretto.
Sono stato molto chiaro..con i massimi sistemi mi ci pulisco il culo..si ' l'Uomo non è perfetto,,sono d'accordo..ma tu neghi il miglioramento possibile nel grado zero del pregiudizio possibile..ovvero l'amore.
E' sinceramente terribile

Cochin (02:00 PM) :
no

MMAX (02:00 PM) :
vuol dire meno visibile se uno ha dei problemi dati da una cultura
MMAX (02:00 PM) :
si

Cochin (02:00 PM) :
non nego il miglioramento. Nego la perfezione come nego la verità
Cochin (02:00 PM) :
e non penso che la menzogna sia niente di culturale
Cochin (02:00 PM) :
inoltre ci metti una rabbia in questo discorso che mi spaventa

MMAX (02:01 PM) :
allora di questo parlo..in un letto lavorare per la trasparenza e la leggerezza è migliorare

Cochin (02:01 PM) :
mi pare di discutere con bin laden

MMAX (02:01 PM) :
no la rabbia ce la metto perchè mi sembra di parlare con un maschio intervistato da pasolini nel 66

Cochin (02:01 PM) :
cazzate
Cochin (02:01 PM) :
davvero sai?
Cochin (02:01 PM) :
pol pot
Cochin (02:01 PM) :
ecco chi mi ricordi
Cochin (02:02 PM) :
uno che porta nelle braghe dei calzoni il libretto di mao

MMAX (02:02 PM) :
salvatore musumeci agricoltore siciliano di 60anni "La fimmina paradiso della minGhia deve essere"

orientamenti e vocazioni

Scopro con Google Analytics che il mio post "Suore Nude", oltre ad avere un successo strepitoso (è in assoluto il primo con cui vengo trovata, e infatti ho raggiunto la vetta di google per quelle parole chiave) genera un bounce rate decisamente più basso di "intervista a primo Levi", l'altro great hit del mio blog.
In altri termini, i pornazzari che cercano immagini di suore nude e mi raggiungono, sembrano essere più interessati al resto del mio blog di chi cerca notizie su Primo Levi, il che getta una luce interessante sulla ghianda vocazionale di questo spazio, i suoi futuri orientamenti e il sul suo destino.
Per intanto:

Nei commenti a questo post è attualmente in corso un interessante e acceso dibattito sul rapporto tra obesità e posizione alla pecorina.

venerdì 15 febbraio 2008

il perfido pupino prolife

Io forse sono tonta, ma ci ho messo un po' a capirlo.
La ragione sociale del partito di Ferrara è quella di spezzare il Partito Democratico.
L'arma clericale è stata fin dall'inizio quella principale della destra: i PACS, la fecondazione assistita, e l'ala maggioritaria del neonato Partito Democratico ha rinunciato senza troppo dolore a battersi far valere quei diritti, di pochi e quindi "non interessanti"un po' come le malattie rare per le case farmacologiche. Le coppie omosessuali e quelle sterili son pur sempre una minoranza, andassero a farsi fecondare in Svizzera che ormai abbiamo l'Europa e non rompessero i coglioni.
Questa linea - molto cinica ma probabilmente indispensabile alla loro sopravvivenza - aveva fatto sì che la destra avesse poco margine per impostare la campagna elettorale sul tormentone etico. Dopotutto la 194 era talmente intoccabile da non poter essere toccata neppure dai partiti cattolici e di destra, senza un serio rischio di perdere molti, molti voti.
Ed ecco che dal ventre immenso del cinico e ributtante giornalista neonasce il perfido pupino prolife, che non ha come ragione sociale ne' la vittoria elettorale ne' aborto, ma l'uccisione in culla del neonato pupone democratico.
Per questo questa petizione che mi è arrivata stamattina in mail mi lascia perplessa.
Questo blog è favorevole senza alcuna esitazione non solo alla 194, ma alle unioni civili, alla fecondazione assistita e alla RSU 486, ma nel contempo ritiene che si debba evitare in ogni modo di impostare la campagna elettorale prossima ventura sui temi etici, come invece vogliono strumentalmente le destre e il Vaticano per mezzo dell'osceno cabarettista teocon.

mercoledì 13 febbraio 2008

ma Ferrara a sua moglie

...dico a lei, a letto, la sera. Non so. Ma che cosa le dice, tipo: "haahahahahaha c'è caduto faccia di velluto" pensando a Casini, si scola mezza boccia di gin la mette a pecora e la tromba, oppure veramente tra di loro si raccontano che insomma, che c'è lo scontro di civiltà, che bisogna davvero contrapporre idee forti per fermare l'avanzata dei mori? Che cosa?
La domanda è: per mentire con efficacia agli altri, fino a che punto si può essere sinceri con se' stessi e con i propri cari più prossimi?

Cosa si dicono in privato, a letto, Ferrara e sua moglie?

bilance fasciste

E sul web fioriscono paragoni su paragoni, tutta una corsa ad ogni possibile manifestazione di intolleranza (e ce ne sono, oh, se ce ne sono) per per rendere bene evidente che l'attività di pubblicare liste di ebrei a scopo di denigrazione è attività ludica e di poco conto e soprattutto - che sia ben chiaro - isolata. Il vero razzismo è sempre altrove.

MMAX descrive la faccenda in modo molto efficace.

Fascisti che altri fascisti stanno usando per coprire la montagna di merda antisemita..

martedì 12 febbraio 2008

il prencipe Romano e la fazion di Ceppaloni

Ebbene sì, i blog possono produrre capolavori.

lunedì 11 febbraio 2008

hai mai letto kundèra?

la notte dei cristalli viene per tutti

Il nostro futuro Presidente del Consiglio è un razzista conclamato, ma - evidentemente - per gli antisionisti e i combattenti antimperialisti (quelli - per intenderci - che non si sono sporcati e mai si sporcheranno le mani a votare per impedire al succitato razzista di diventare Presidente del consiglio: ah, il voto, questo costume ovvibilmente plebeo) la colpa, la connivenza...yessir, è degli ebrei.
Ora, vivendo questi tempi amari, respirandone il clima a pieni polmoni, si vedono e si sentono tante belle cosette.
Pestaggi di zingari, svastiche contro gli scrittori ebrei, neri o arabi accusati di delitti che non hanno commesso, omosessualità usata come insulto in parlamento, le profanazioni di tombe, suicidi di ragazzini gay, liste di proscrizione, cattolici integralisti antisemiti che diventano maitre a penser: Un incubo, e se la rete è - come credo - uno specchio riflesso dell'ondata di intolleranza che viene cavalcata strumentalmente da politici, sappiamo tutti (anche se qualcuno purtroppo fa colpevolmente finta di non vederlo) che la lista di proscrizione del demente non è che uno sputo in un oceano di odio, insulti, di pregiudizi e di violenza: il settanta per cento del nostro mondo è convinta che gli zingari rapiscano i bambini e un altro settanta per cento è convinto che gli ebrei li lascino crepare sulle torri in fiamme. (ovviamente i due insiemi si incrociano)
Caro Martinez, sappi che l'unica, la sola voce che ho sentito parlare contro l'odio antizingaro, è stata ieri in radio ed era la voce di Michele Sarfatti, un ebreo: una persona a differenza di te e correttamente associava i diversi razzismi in un unico fenomeno, piuttosto che denunciarne uno solo promuovendone strumentalmente un altro, per infiammare le menti con nuovo odio.
Non è una operazione innocente, quella di fare distinguo tra razzismi, quella di far finta che siano fenomeni diversi, usando l'artificio retorico - d'effetto, intendiamoci, ma vile - del paragone: non è innocente perché quando il clima si fa così brutto la notte dei cristalli arriva davvero, e ce n'è per tutti: zingari, ebrei, mussulmani, immigrati, neri, omosessuali e a sguazzare nell'intolleranza e nell'odio come fai tu ci si sporca le mani. Molto di più che a votare.

intercettazioni

Una conversazione ICQ tra due noti antisionisti, intercettata da MMAX.

domenica 10 febbraio 2008

una modesta proposta

In merito al recupero ratzingeriano della preghiera per la conversione degli ebrei che ha destato vive preoccupazioni sul futuro delle relazioni ebraico-cristiane, in una riunione familiare è emersa la seguente proposta per il Santo Padre: noi ebrei ci facciamo battezzare in massa, però in cambio tutti i cattolici dovranno farsi circoncidere.

venerdì 8 febbraio 2008

socrate show

Su Ipazia, un avvincente plot filosofico a puntate.

giovedì 7 febbraio 2008

il tempo del viaggio

C'è uno strano rapporto - inversamente proporzionale - nella percezione del tempo, almeno per me. Se è tempo denso di eventi e di emozioni, corre veloce mentre lo vivi ma rallenta sui lassi temporali più estesi: acquista profondità. Al contrario, una giornata di routine sembra infinita, dieci anni di routine passano in un fiato. Forse la percezione del tempo è così diversa, soprattutto nell'infanzia ma anche nell'adolescenza, proprio perché ogni giornata è - indipendentemente dagli eventi - densa. Di conoscenza, di novità, di paura, di concentrazione, di felicità e di traumi.
E così, il tempo del viaggio, del viaggio lungo e lontano, diventa una specie di bolla in cui le regole del tempo normale e adulto, il tempo di routine, scompaiono e si ritorna alla percezione infantile. Più o meno così:
creando una buffa distorsione: quando si torna e si rientra al tempo di routine, ciò che è accaduto prima del viaggio...sembra assai più vicino di quello che è accaduto durante.
Questo è solo perché avevo voglia di dire che sono contenta di avere condiviso il tempo esteso e intenso di imprevisti, gioie e difficoltà di un lungo viaggio con un certo ragazzotto che oggi compie giusto diciassette anni, e che presto - come natura vuole - prenderà il volo e i lunghi viaggi se li farà da se'.

nel nome della letteratura

L'appello di Nazione Indiana di solidarietà agli organizzatori della Fiera del Libro.

"In particolare, l’idea che le opinioni critiche, che chiunque fra noi è libero di avere nei confronti di aspetti specifici della politica dell’attuale amministrazione israeliana, possono tranquillamente, diremmo perfino banalmente!, coesistere con il più grande affetto e riconoscimento per la cultura ebraica e le sue manifestazioni letterarie dentro e fuori Israele."

mercoledì 6 febbraio 2008

escher e il demone israello

E così alla Fiera del Libro sarà ospite nientepopodimeno che il demone Israello, rappresentato da alcuni scrittori peraltro davvero niente male.
Mi rifiuto di sottolineare - come hanno fatto in molti - le posizioni politiche dei vari Oz, Grossman, Yehoshua, eccetera, che pure appassionatamente condivido: sarebbe assai poco interessante una fiera che filtrasse le opere letterarie da ospitare in base alle opinioni politiche dei rispettivi autori.
Ricordo invece che nei paesi dove è garantita la libertà di espressione - e Israele, che piaccia o no ai suoi nemici - è uno di questi, non c'è mai, in nessun caso, ne' dicotomia ne' identità tra intellettuali e stato, come invece purtroppo accade - inevitabilmente - sotto tutte le dittature.
I sostenitori del boicottaggio invece, fervidi seguaci del pensiero unico (il loro) sembrano considerare organico al potere chiunque non abbia una posizione eversiva, di totale appoggio a chi vuole che quello stato non esista più. Come se Umberto Eco dovesse essere considerato d'ufficio berlusconiano solo perché non sostiene l'internazionalismo proletario e la lotta contro gli Stati Imperialisti delle Multinazionali tramite attentati delle BR.
E' difficile - e francamente neppure così interessante - seguire la cronologia degli inviti, le disdette, le strumentalizzazioni politiche fatte scoppiare ad arte a ridosso della Fiera.
E' interessante notare invece che c'è chi chiede, per lenire le atroci ferite inferte dall'imperare alla fiera del Demone Israello, che vengano rappresentati gli scrittori palestinesi.
Richiesta assolutamente sensata, a me pare, se non fosse che gli stessi richiedenti - come appare straordinariamente evidente in questa bizzarra lettera al Manifesto pubblicata da Lia, chiedono di essere rappresentati vicino a degli scrittori vicino ai quali...non vogliono per nessun motivo e giammai essere rappresentati.
Ci sarebbe da scervellarsi su bizzarrie simili come su certe figure impossibili di Escher, se non fosse che - invece - trattasi di banale - se pur contorto - chiagni e fotti.
Quello che - ovviamente e tanto per cambiare - tra gli alti lai a sostegno dei poveri egiziani esclusi, viene attribuito, invece - per oliare un po' i luoghi comuni dovessero mai arrugginirsi - ...alla proverbiale lagnosità giudaica.
Ovviamente, inutile dirlo, in un indignato post di chiagni e fotti.