sabato 24 maggio 2008

MMAX e la sua richiesta di adesione a Kilombo

Insomma, qualcuno mi ha chiesto di dare il mio parere sulla nuova querelle di Kilombo, la cui redazione tiene in sospeso da più di dieci giorni la richiesta di ammissione all'aggregatore del blog "sinistra per Israele", tenuto dal mio amico MMAX.

Ora, è una domanda da mille punti, questa del mio parere. Per riassumere, quando io e donna Ipazia ce ne andammo da Kilombo, Miguel Martinez - con la correttezza e la gentilezza che gli sono proprie e con argomenti tutto sommato non privi di logica - si dichiarò contento.

Non c'era - spiegò - spazio per due sinistre così diverse: gli orizzonti della sinistra moderata e quelli della sinistra antisistema erano così distanti da renderne impossibile la convivenza all'interno dello stesso spazio.

Al tempo i "moderati"(per quel che significa il termine: pidiessini e margheritini vari insomma) ritennero che non fosse interessante discutere se l'antisionismo di certa sinistra fosse antisemitismo e se l'antisemitismo fosse da bandire in kilombo come forma di razzismo, ne' ritennero di doversi preoccupare del fatto che la nostra dipartita veniva dichiaratamente salutata da una parte di kilombo come "svolta politica". Così, dopo qualche sgradevole insulto al nostro indirizzo se ne impipparono.

Oggi in effetti molti di loro non ci sono più, in Kilombo - evidentemente il Martinez era stato davvero profeta - ed è interessante vedere cosa è diventato l'aggregatore, attraverso la lente di questo microevento - cartina al tornasole che è "la domanda di ammissione di Mmax".

Perchè la domanda è bloccata?

A leggere qua e là nei commenti pare che i maggiori dubbi sulla natura "di sinistra" del Massimo il abbia un tizio il quale afferma - tra le altre - le seguenti cose:

1) Gli albanesi sono un anello di congiunzione tra le zecche e le pulci ma (come ci spiega una sua amica - una che sostiene sui Protocolli la stessa tesi di Hitler ed Evola) lo fa per scherzare.

2) Israele dovrebbe arrivare fino a Damasco.

Qua ci sarebbe già da essere sufficientemente confusi. Mi chiedo infatti se quando Martinez parlava delle due sinistre inconciliabili dicendo:

"C'è gente che sostiene quattro stati per due popoli in Terra Santa (Israele con il 90% del territorio, poi i bantustan palestinesi di Gaza, Hebron e Ramallah, divisi tra di loro). E c'è invece gente che sostiene un unico stato democratico per tutti, tra il Giordano e il mare."
Intendesse questo con "unico stato democratico per tutti": Israele fino a Damasco.

Oppure, come fa notare Cloro, è che queste posizioni manifestamente fasciste (quelle del redattore e - immagino - le sue) sono da accogliere con sollievo e humor, in virtù del fatto che non sarebbero "politicamente corrette" e non sarebbero quindi corrotte dall'odiato "buonismo" di tanta sinistra.

In pratica, la sola clausola di Kilombo - quella contro il razzismo - andrebbe riletta secondo la volontà dei redattori nel seguente modo: se dici che i negri puzzano, gli ebrei sono avidi e gli zingari rubano, non sei "buonista" e quindi nel profondo del tuo cuore sei senz'altro più antirazzista di quelli che sostengono (ipocritamente) che palestinesi ed ebrei dovrebbero mettersi d'accordo.

Occorre - suggerisce Cloro al suo amico redattore fascista antibuonista - fare un profondo ragionamento sul sionismo (beninteso, se buonista. Se fascista a quanto pare va benone) ed è dunque per questo che MMAX sarebbe bloccato. E anche - va detto - mettere in black list i blogger che hanno litigato con lei. Pare infatti sia terribilmente "buonista" negli ultimi tempi anche far rispettare la carta costitutiva di una associazione, ed è invece buona norma inventarsi regole random a seconda degli amici che si vogliono favorire.

Nel frattempo i blogger di Kilombo ignorano per lo più la faccenda, felici come bocce di avere una "vetrina" per i loro post, e stucazzo che la carta sia carta straccia, finchè dura fa verdura, poi si andrà a far pattume altrove.

La mia opinione? Già, me l'avevano chiesta. La mia opinione è che questo sviluppo di Kilombo rappresenti in piccolo lo stato psicofisiopatologico del nostro paese, e il mio consiglio ad MMAX è il seguente:

Si metta una molletta al naso, si cali le brache e sventoli l' uccello precedentemente intinto in inchiostro di china: si faccia le treccine ai peli delle ascelle ed appenda ad ogni estremità una piccola caccola, poi se ne vada in giro inondando i presenti di litri di bava. Si infili in testa una cresta di gallo e inizi a scoreggiare.

Mi pare probabile che così riuscirà a farsi ammettere in Kilombo, l' "aggregatore delle sinistre". Se ci tiene, val la pena di tentare.

venerdì 23 maggio 2008

il romantico masochismo dell'astensionista

Rachel Barnacle, in un commento ad un mio post in cui lanciavo strali contro l'astensionismo si è arrabbiata, e il suo commento è stato riportato sul mio blog e menzionato su quello di In Minoranza.

Mi spiace aver offeso i due brittitaliani: li stimo entrambi e mi sono assai simpatici, e proverò a spiegare qui un po' meglio il mio punto di vista.

A mio parere - semplificando al massimo - un comune cittadino può fare politica su tre piani diversi. Un primo piano è quello della comunicazione, dello scambio, dell'espressione e della circolazione di idee: è il piano che non ha rapporti con il potere, ed è per questo più libero. Fecondo, se e quando le idee sono ad un tempo buone, originali e contagiose, fondamentale per lo sviluppo di nuovi paradigmi, irrinunciabile. E' un livello che può essere garantito esclusivamente dalle democrazie, perché fondato sulla libertà di parola e di opinione. Molti si limitano a rimasticare le linee politiche del loro partito, ma altri sono voci critiche e altri ancora - pochi - tentano analisi originali.

Si sviluppa sulle piazze, nei bar, nelle camere da letto, nelle serate tra amici, in internet, nelle associazioni volontarie e anche nei media indipendenti, nei giornali e nelle radio.

Il secondo piano è quello della militanza politica. Il militante fa da cerniera tra il comune cittadino e il professionista della politica. Lambisce il potere, fa da portavoce della base, media. E' un piano molto importante, perchè quando è ben sviluppato, maturo e salubre consente di fare pressione dal basso. E' stato - purtroppo - quasi completamente abbandonato a sinistra e recuperato a destra.

Il terzo piano è quello del voto, ed è - al contrario dei primi due - ne' più ne' meno che un imbuto. La libertà, l'espressione di se', l'individualismo sono in questo semplice - ma potente atto - da dimenticare: inutile zavorra.

L'atto del voto è matematica: le carte sono quelle, e solo con quelle è possibile giocare. Occorre valutare le opzioni possibili e optare non già per il miglior partito - quello sarebbe un atto pericolosamente romantico - ma per quello che ha maggiori possibilità di trovarsi nelle condizioni di poter realizzare il miglior risultato - nei termini di sviluppo sociale, economico, culturale, urbano, internazionale. Chi non gioca non ha - mai - alcuna retribuzione - semplicemente accetta passivamente le scelte di chi lo fa.

E se il miglior risultato coincide con il minor danno - mi dispiace signori - le buone ragioni per votare non vengono meno, anzi: sono molto più serie.

Quando infatti la scelta è tra due opzioni "buone" l'atto del voto è assai meno necessario che quando la scelta - come nel nostro caso - è tra due opzioni cattive. Se la scelta è tra un cioccolatino e una caramella, posso senz'altro concedermi il lusso far scegliere a qualcun'altro, ma se la scelta è tra un calcio sulle gengive e una pistolettata alla nuca - semplicemente - non me lo posso permettere.

In altri paesi più pragmatici del nostro questo semplice fatto è del tutto scontato. Quando i francesi al secondo turno si sono ritrovati a dover scegliere tra Chirac e Le Pen, la sinistra non si è persa in mille drammi di coscienza, concioni sui massimi sistemi, pippe al sugo sulla impossibilità psicofisica di apporre con la propria preziosissima creativa e anarchica mano immacolata una crocetta su quella merda di Chirac.

I francesi antifascisti hanno - compattamente - votato Chirac.

So anch'io che la sinistra italiana non va: tra la sinistra antagonista, sfascista e incosciente, e la sinistra cosiddetta "moderata" che non ha saputo risolvere il conflitto di interessi, non ha affrontato il degrado urbano, poteva utilizzare i fondi europei per l'integrazione dei rom e non l'ha fatto, è che come se non bastasse è complice del sistema di raccomandazioni e di corruzione italiano c'è poco da stare allegri. Però vogliamo parlare - chessò - della Bossi Fini? La Bossi Fini è una legge che è fatta per eternare il problema dei clandestini fingendo di risolverlo: nessun immigrato spenderà le cifre che occorrono per tornare al suo paese e regolarizzarsi, e resterà clandestino e quindi schiavo a tutti gli effetti di chi lo sfrutta facendolo lavorare al nero. Vogliamo parlare dell'emendamento "salva rete 4"? Della riscrittura dei libri di storia? Parliamo della legge sulla fecondazione assistita? Serve continuare? Perchè signori, se l'argomento è che un aristocratico è peggio di un fascista, francamente passo.

Detto questo, Barnacle e Mastroviti se ne stanno a Londra, e non hanno votato in base ad una semplice legge di natura: si tende a curare il proprio territorio. Fuori dalla pressione della necessità, non avrei votato neppure io. Il comportamento di chi non vota pur avendo un preciso e indiscutibile interesse a votare, invece, mi lascia invece del tutto interdetta.

giovedì 22 maggio 2008

ruby red shoes

Pubblico il commento di RB al mio post precedente, e appena consegno il lavoro rispondo.

"Prego coloro - sedicenti antifascisti dotati di acume politico simile a quella dei comunisti tedeschi del '33 - i quali si sono astenuti e/o hanno consigliato l'astensione al voto e ora si lagnano sui massimi sistemi, su quanto il problema è "altrove"...la disgregazione dello stato, l'imperialismo, il precariato..di leggere e meditare sul tono e i contenuti degli articoli di marzo, all'epoca dei fatti veri e l'articolo che oggi rievoca strumentalmente quei fatti - illuminati dalle fiamme dei pogrom."

Ho meditato.
Queste righe che ho quotato – nonostante siano chiaramente indirizzate a Uriel – riguardano anche me: per sedici anni ho sempre votato quando è stato il momento, non questa volta. A differenza delle svariate crocette che ho quasi sempre tracciato con un retrogusto d’inquietudine, questa crocetta non tracciata ha la triste e granitica certezza della coscienza apposto.
Ed è per questo – per la misera certezza di essere stata costretta a non scegliere – che il tuo parallelo storico mi offende. Quell’infelice esempio che mi dipinge collaborazionista al *Male* per ignavia, dipinge te incapace di misurare con lucidità la distanza tra il tuo sentire politico e il partito che avrebbe dovuto rappresentarti.
Se vuoi fare il Frank Stella della politica – dove è la forma che detta la sostanza, e non il contrario, dove l’astenersi dal votare un fascismo al cilicio è una causa, e non una reazione coerente – accomodati.
Ma se io sono la comunista tedesca del ’33, tu sei Dorothy nel simpatico mondo di Oz.
Il tuo sentierino giallo è fatto di viottoli democristiani e bacchettoni, vicoli ciechi estremisti al salone del libro, infinite confluenze becere di gentaglia incartapecorita che ormai di quello che è (o dovrebbe essere) una sinistra accettabile non ha più nulla.
La dimostrazione lampante è nel come questa immonda marmaglia si sta comportando ora, dal suo angolo di opposizione.
Che una carta da culo come “Il Giornale” vinca i suoi record di salto in basso, è scontato. Che il PD stampi poster che inneggiano allo sgombero, un po’ meno.
Ecco, ora tu medita su questo. Questa è la gente che hai votato.
E’ la stessa gente che ha sempre coccolato a parole le minoranze etniche, senza dar loro alcuna possibilità di riscatto morale, o emancipazione. Il “problema” Rom non è cosa di oggi, esiste da decenni. Ma tutto quello che la politica (sia di destra che di sinistra) ha mai fatto per questa gente è stato usarla come esempio ideologico di qualcos’altro, fottendosene delle reali necessità e disagi che hanno subito e – di conseguenza – hanno fatto subire.
Non vedo con quale coraggio tu possa scrivere un post intitolato “i politici sono tutti uguali come le tue palle”, a soli pochi giorni dall’exploit murale del PD.
Al contrario, se alle prossime elezioni ti ritroverai a votare uno schieramento ancora un pochino più lontano dal tuo modo di pensare, un pochino più nauseante di questo, ringrazia te stessa e gli altri campioni olimpionici di tappata di naso.
Che a naso tappato si sa, è difficile riconoscere la puzza di merda.
Anche dopo averla pestata.

Saluti,

Rachel Barnacle

lunedì 19 maggio 2008

i politici son tutti uguali, come le tue palle

A marzo scorso, i giornali riportano questa notizia. Alcuni bambini, figli di rom slavi, vengono dati in adozione in cambio di denaro con il solito metodo: il padre adottivo riconosce il bambino e la madre naturale ci rinuncia. La capobanda - italiana - che gestiva il traffico mettendo in contatto i genitori naturali rom con gli acquirenti italiani viene arrestata insieme ad alcuni zingari.

Il Giornale di ieri riprende la notizia per nessun buon motivo - se non delle generiche voci di "svolte dell'indagine" di cui non si sa assolutamente nulla e - ai fini di manipolare la notizia - taglia tante di quelle informazioni da rendere l'articolo incomprensibile, soprattutto a chi non abbia le antenne per le manipolazioni a scopo di propaganda. Interessante fare il confronto tra gli articoli di marzo e quello di oggi.

Il titolo del Giornale recita: "Così i nomadi vendono i bambini"

La capobanda qui diventa una "insospettabile casalinga", il cui ruolo risulta - alla lettura dell'articolo - farraginoso. Non si dice mai chiaramente che i bambini venduti erano nomadi (si butta solo lì - en passent - che potrebbero esserci anche figli di "italiani poverissimi"), nel momento del bliz dei carabinieri si parla di una macchina con due nomadi a bordo, piena di bambini - negli articoli di marzo scopriamo però che i bambini in questione erano figli degli zingari.

Il Giornale, in pratica, con i campi nomadi ancora in fiamme, sente la pulsione irresistibile di gettare benzina sul fuoco dell'odio riesumando una notizia vecchia che confermerebbe la calunnia mai provata ma tradizionalmente ripetuta nelle favole di paura: Gli zingari rubano i bambini.

Prego coloro - sedicenti antifascisti dotati di acume politico simile a quella dei comunisti tedeschi del '33 - i quali si sono astenuti e/o hanno consigliato l'astensione al voto e ora si lagnano sui massimi sistemi, su quanto il problema è "altrove"...la disgregazione dello stato, l'imperialismo, il precariato..di leggere e meditare sul tono e i contenuti degli articoli di marzo, all'epoca dei fatti veri e l'articolo che oggi rievoca strumentalmente quei fatti - illuminati dalle fiamme dei pogrom.
Prego quelli che sostengono che "i politici sono tutti uguali " "destra e sinistra non cambia nulla" "Franza e Spagna basta che si magna" di leggere e meditare quello che diceva l'allora ministro della famiglia Rosi Bindi, e confrontarlo - chessò - con le dichiarazioni di Bossi: sono pochi mesi e sembrano millenni.

«ed è questa la contraddizione più atroce dell’umanitá, chi dovrebbe essere il più protetto finisce poi per avere meno tutele». La vicenda di Nocera Inferiore «è un caso limite. E’ delinquenza organizzata che va combattuta con tutti gli strumenti possibile dal versante della repressione. Ma - ha aggiunto la Bindi - nessuno può scaricare le proprie responsabilitá solo su chi fa abusi. Quando sono colpiti i più deboli c’è una responsabilitá complessiva della societá»
Sarà pure finito lo stato, le periferie disgregate, l'idrovora capitalista, la globalizzazione, ma voi in questo troiaio avete mandato al governo dei fascisti.

Per chi volesse scrivere una mail di protesta al Giornale, e spero siano in tanti, questa è l'e-mail: lettori@ilgiornale.it

Questo è il testo della mail che ho mandato io: chi vuole lo può usare.

Sul Giornale del 19 marzo, il giornalista Gianmarco Chiocci riprende una notizia di marzo riguardo ad una compravendita di bambini a scopo di adozione. Non c'è alcuna novità riguardo al caso, se non che il commissario avrebbe offerto un caffè all'autore dell'articolo, in compenso ci sono delle omissioni.
Dall'articolo è infatti quasi impossibile capire che:

1) La capobanda è una donna italiana
2) I bambini venduti a marzo erano di zingari
3) I bambini trovati nella macchina, al momento del blitz di marzo, erano figli dei nomadi che si trovavano in macchina

Il titolo inoltre implica una accusa a tutti i "nomadi" per un (presunto) reato di una banda. E' dunque un titolo razzista.

Con i roghi ancora caldi gettare benzina sul fuoco manipolando le notizie vi rende ad ogni effetto corresponsabili delle azioni criminali xenofobe che stanno portando il nostro paese agli "onori" delle cronache mondiali.

sabato 17 maggio 2008

relativismo culturale

E' un giorno qualsiasi di un inverno qualsiasi, la scuola materna chiusa per derattizzazione e una babysitter con l'influenza, e così la piccola Mirna gioca nel suo box, sotto una lama di luce che riscalda l'immensa stanza del laboratorio.

Attacca dei piccoli brandelli di carta alla rete del box, e quando cadono ride forte. Ride forse dell'imperizia delle sue manine, o forse della forza di gravità - per lei ancora non scontata.

Sua madre - Medico della Riproduzione - è nell'atrio della clinica a godersi il suo secondo caffè: in laboratorio Guglielmo, il tecnico, sorride a distanza alla bimba e risponde ai suoi gridolini con dei buffi suoni gutturali, distraendola momentaneamente dal suo gioco e distraendosi mentre sistema i risultati di alcune analisi sulla scrivania.

All'improvviso, una specie di sordo rombo dalle viscere della terra gela il sangue del tecnico, la terra trema.

Trema la terra e trema il laboratorio, all'ottavo piano. Tremano gli armadi, le scansie, i pensili, cadono le carte dalla scrivania.

Una lunga lampada al neon si è parzialmente staccata dal soffitto: pochi secondi e cadrà sulla testa di Mirna, ora sospesa in un istante di silenzio tra la gioia del gioco, bruscamente finito, e il terrore istintivo della terra in rivolta. Cadrà sulla testa di Mirna, uccidendola. Sul lato opposto della vasta stanza, ovociti fecondati pronti per l'impianto tremano vigorosamente nel liquido delle provette: è effetto del sisma, non è paura.
Sono quattrocentocinquantasette, e l'armadio che li contiene ha una zampa bagigia. Pochi istanti, e cadrà.

Il tecnico può salvare Mirna o 457 ovociti, ma deve scegliere, perchè il tempo stringe.

Questo per qualcuno può rappresentare un dilemma etico.

Il mio dilemma etico invece è un altro: posso arrivare ad essere così relativista da accettare che per qualcuno questo...rappresenti un dilemma etico e non una scelta ovvia e obbligata?

venerdì 16 maggio 2008

il fascismo che torna

Le tante forme del fascismo che torna.
Da non perdere, "L'Eurasia raccontata ai profani" di Pierina Broccoli.

giovedì 15 maggio 2008

il problema udinese

Una fattucchiera di etnia udinese ha ipnotizzato una ragazza malata di diabete e l'ha convinta a sospendere l'insulina. La ragazza è entrata in coma ed è morta dopo poche ore.

I residenti hanno circondato e dato alle fiamme un campo di udinesi alle porte della città.

Maurizio Pistone - it.politica.sinistra