sabato 26 gennaio 2008

prospettive

Figlioccia dell'Inghilterra, alleata degli USA, l'Australia immaginata da qui sembra robba de casa.
E invece, stabilito che l'unica specialità autoctona è il vegemite, una sorta di estratto di lievito spalmabile per cui gli australiani vanno matti, puoi stare giorni a mangiare indonesiano, thailandese, vietnamita, malese senza vedere una sola pizzeria, e ti accorgi presto che non è roba esotica.
E' l'onda del Pacifico, che è lì, lontano ed alieno per noi, ma non per loro: gli australiani non solo mangiano asiatico: cucinano asiatico.
Nella hall della borsa di Sidney, la prima sala - quella gremita - è quella che offre i tabelloni delle borse di Tokio, Singapore: poco più in là, in una sala un po' più piccola, Londra Francoforte e New York. Ma le sedie lì sono tutte vuote, e nel museo di arte contemporanea è Shazia Sikander, artista pakistana, con le sue mutevoli miniature digitali animate a fare entrare in uno strano mandala, tutto orientale, fatto di dissoluzioni e ricomposizioni.
Dall'Australia, che ci piaccia o no, l'Europa è molto, molto lontana.

venerdì 25 gennaio 2008

il mio libro per la biblioteca della memoria

Hans Mayer, austriaco di padre ebreo e madre cristiana, nato e vissuto senza alcun rapporto con la sua origine ebraica, viene deportato ad Auschwitz e diventa ebreo suo malgrado. Un ebreo - come si definisce - senza Dio, senza storia, e senza speranza messianica nazionale. Tradito e abbandonato dalla cultura che lo ha nutrito e gli ha dato una identità, a guerra finita rinuncia al suo nome tedesco, diventa Jean Amery e descrive la sua esperienza di deprivazione identitaria in Intellettuale ad Auschwitz, che è il libro che io scelgo di aggiungere alla virtuale biblioteca della memoria cui il mio amico Mmax mi invita a contribuire.
Ma la perdita di se' non è recuperabile, e Jean Amery muore suicida.
Scelgo questa esperienza estrema e disperata perché Amery è mio fratello, perchè io stessa mi sento ebrea per condizione più che per scelta e nel contempo, grazie anche a lui, sono persuasa che sia non solo possibile ma necessario coltivare una identità ebraica pur essendo lontani dalla religione e dalla tradizione. E scelgo Amery perchè mi pare spazzi via a suo modo qualsiasi tentativo di "normalizzare" il crimine ideologico nazista, qualsiasi tentativo di dare senso. Quel crimine - ne sono convinta - è peculiare, speciale e diverso dai molti crimini che hanno fatto la storia e continuano a plasmarla: una furia autofaga deprivata di qualsiasi ragione razionale e pragmatica, una operazione in perdita, un odio superstizioso che ha il suo scopo e la sua ricompensa in nient'altro che nel suo dispiegarsi.
Ogni violenza che ricerca una ricompensa può essere placata, ma non si può placare la violenza che ha in se' il suo premio.
Passo il testimone alla inquilina di Zulawskiego, ebrea leggiadra, a Falecio, che pur distante mi è simpatico, a Giulietta di Psicocafè, che potrebbe avere qualche libro interessante nel suo campo, al mio amico Maus, che così lo costringo a parlare di cose serie, e alla cara Candide, che così magari si decide ad aggiornare il blog.

venerdì 18 gennaio 2008

strani sogni

Ho sognato, stanotte, di essere l'Australia. Esatto, non di essere in Australia, proprio di essere l'Australia. Il problema è che ritrovandomi così inaspettatamente grossa non riuscivo ad avere il controllo su quello che accadeva al mio enorme corpo continentale. Canguri, aborigeni, metropoli, deserti, cercavo di comprendere e di assorbire la mia natura di sconfinato territorio senza riuscirci, e stavo male.
Sono tornata il 15, ho 40 di febbre, il jet lag e una consegna irrimandabile il ventuno.
L'Italia è veramente uno choc, devono essere le faccende fantapatetiche di questo paese ad avermi ridotto così.

mercoledì 2 gennaio 2008

woodford festival 2007I2008


Centomila persone in una tendopoli allagata, per una settimana di musica strepitosa, balli, canti, immane display di cibi esotici e fricchettume vario: acqua a catinelle sulle coperte e le lenzuola, e gli stivaloni di gomma sono finiti dopo il primo giorno, nel raggio di cento chilometri da Woodford. Gli australiani però sono tosti: dagli zero ai novantanni, circolano nella fanga da un tendone all’altro, dicendo « Don’t worry, it’s just a cyclon« .
Quanto a me, questo tuffo negli anni ‘70 lo prendo come un rito iniziatico di ingresso nella mezza eta’.
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