lunedì 5 giugno 2006

il fascino discreto dell'autarchia


Osservavo i gusci delle telline, sulla spiaggia di Ostia ai cancelli, e al tempo stesso la mia mente che si lanciava in una buffa e ingenua fantasia autarchica: quante telline, in fondo ci si potrebbe anche vivere. Una capannuccia sulla spiaggia e vai: telline a gogò, per tutta la vita. Un brandello di infanzia che fa capolino, una fantasia molto profonda e gratificante, nella sua assurdità, e mi chiedo se solo mia. Quando ero piccola, e passeggiavo nei boschi, non c'era rovo di more, cespuglio di lamponi che non me la scatenasse. Una capannuccia saldamente ancorata tra i rami, e mi pareva che con quelle more, quei lamponi e magari qualche fungo ben scelto ce ne potesse essere per quel che mi restava da vivere, infatti da grande mi sono comprata il Cetto, vol I e II, e di funghi ne so qualcosa (anche se porcini e ovoli li trovo esclusivamente sulle pagine di quel libro).
E anche quando di notte non riuscivo a dormire, spesso mi immaginavo naufraga su un isola deserta, a mangiare pesce e ricci di mare (passione - anche quella - che coltivo ancora) davanti,savasandir, all'immancabile autarchica solida capannuccia di frasche. Persino ora, quando immagino la casa dei miei sogni, la penso prudentemente con camino e pannelli solari: di questi tempi non si sa mai. Una versione post picco della capannuccia di frasche, altro che galline, ovetti e pomodori: colza per l'olio della lanterna, che a leggere la sera - fosse anche la ricetta della ribollita - non ci voglio rinunciare. E' ovviamente una fantasia sciocchina (come spesso lo sono le fantasie, non so le vostre) ma mi sono chiesta se non sorga da una sorta di nucleo duro umano e istintivo. Non faccio un discorso politico - che sono convinta che la globalizzazione sia un fenomeno nato all'età della pietra, inevitabile anche se dove possibile da governare - ma chissà, mi chiedo, se l'idea di questa rete così fitta di dipendenza con tutti gli altri individui del mondo non sia sotto sotto antropologicamente inquietante, e se in cuor nostro ognuno di noi non coltivi il sogno di una ingenua, infantile, rassicurante perfezione autarchica...

1 commenti:

filomeno ha detto...

una delle due lezioni del corso di dispositivi elettronici che io ricordi è quella in cui il prof raccontava del capo del settore ricerca IBM (?) il quale dopo aver risolto brillantemente un problema che consentì alla sua industria di essere leader nel settore.... si ritirò in una baita in una di quelle immense foreste del nordovest americano , a vivere come un boscaiolo.


ehehe l'autarchia è una porta sfondata per un irpino cresciuto con i film del west americano!!

credo che il desiderio sia la possibilità di non avere i contatti quando vogliamo non averli... oggi purtroppo è impossibile (e non bisogna neanche trascurare il contatto con la Natura e l'utilizzo del fisico, il nostro ambiente naturale NON è la città e la scrivania)

saluti

p.s.
l'altra lezione che ricordo è quella in cui il prof continuava a dire (parlando di un elettrone): " essere tuta kolpa di quel pezo di drogato! "
drogato=atomo che è stato alterato dalla sua normale situazione
il prof era tedesco ... e non si rendeva conto della ilarità generale, ehehe effetti collaterali della globalizzazione