venerdì 30 novembre 2007

mercoledì 28 novembre 2007

perle complottiste

E meno male che qualcuno ci pensa, a fare un sito così. [hat tip MMAX]

lunedì 26 novembre 2007

sabato 24 novembre 2007

world music anni 60

Ho sentito dire che "Rain" è stata scritta dai Beatles al ritorno da un viaggio in Sardegna, e che riprenda le sonorità dei tenores sardi. Non so se sia vero, ma in effetti il ritornello ha un po' quel sapore lì. Ad ogni buon conto è bella.

venerdì 23 novembre 2007

tu mi fai girar, come fossi una bambola

L'ottimo Psicocafè riporta un video di un esperimento degli anni '60, che tendeva dimostrare come il comportamento aggressivo fosse appreso, dai bambini. I bambini che avevano visto un adulto picchiare un pupazzo, il Bobo doll, tendevano - una volta rimasti soli col pupazzo - a riprodurre il comportamento aggressivo, inventando anzi nuovi modi e più creativi di pestarlo, laddove i bambini che non avevano assistito al pestaggio non lo trattavano con violenza.
Sarebbe interessante secondo me capire se il pestaggio del Bobo rende i bambini più aggressivi anche con altri tipi di bambole. In pratica mi chiedo se sia l'aggressività, l'oggetto dell'apprendimento, oppure il target dell'aggressività. Tipo che l'adulto, con il suo esempio, dà il via libera a pestare il Bobo (o il negro, l'ebreo, lo zingaro)

lunedì 19 novembre 2007

l'eterno femminino, e la lotta per monopolizzarlo

Premetto a scanso di equivoci che sostengo incondizionatamente la proibizione a somministrare latte in polvere negli ospedali, o a indurre le madri a optare per l'allattamento artificiale attraverso campagne bugiarde e truffaldine, operazioni luride che sono causa di impoverimento e - nei luoghi dove la disponibilità di acqua potabile è limitata - possono portare alla morte.
Premetto che trovo cosa buona e giusta che la puerpera venga ben consigliata riguardo all'impostazione corretta dell'allattamento al seno: spesso si arriva alla maternità tardi, e magari con pregiudizi e cattiva informazione. Ben vengano la lega del latte, le pubblicazioni scientifiche, le ginecologhe consapevoli, le ostetriche militanti e tutto quel sostegno che una famiglia mononucleare e urbana difficilmente può avere dalla rete di donne della famiglia allargata, mai troppo rimpianta ma pur sempre alquanto defunta.
Purché - ve prego - tutto ciò non si trasformi in una predicazione in stile "esercito della salvezza", però.
Purché l'aiuto e l'informazione alla puerpera non diventino l'occasione per formulare nuove definizioni generali e onnicomprensive sulla "femminilità" giusta e corretta, o sulla demonizzazione di femminilità deviate e corrotte.
"Ne' puttane ne' madonne" diceva un vecchio slogan, e alla fine è buono ancora oggi.
Una casa produttrice di passeggini e ammenicoli vari sostiene, nelle sue pagine web (anzi: sosteneva. Ha prontamente cancellato l'eresia) che il latte in polvere è da preferire a quello al seno, perché quest'ultimo renderebbe la donna una specie di mucca odorosa di stracchino.
Una risibile cazzata, indubitabilmente, ma questa pagina irritante e grondate pensiero unico, suscita indignazione e fa fiorire nuovi pensieri unici sulla femminilità: come sarebbe a dire che una donna è "poco donna" quando allatta? Una donna è al culmine della sua propria Donnesca Donnità Donnea quando allatta, che diamine!
Negli USA corre la battuta - quando si parla di persone stronze, criminali, individui aridi o efferati: "la mamma non l'ha allattato al seno, vero?"
Però no, scusate: le donne, così come gli uomini, non sono una categoria unica e definibile. Ci sono donne poco attratte dell'aspetto "animalo" della gravidanza e del parto, o magari con lavori impegnativi, che crescono i loro figli con dedizione e cura pur non allattandoli al seno per scelta volontaria, così come ci sono donne tutte autocompiaciute e imbozzolite nella loro retorica della Nutrice Universale, che crescono dei mocciosi egocentrici, violenti e per nulla felici.
Non ho conosciuto un solo bambino allattato col latte in polvere che abbia avuto salute cagionevole più della media degli altri bambini. In condizioni di igiene normale, l'altalena di influenze e influenzine e influenzette della scuola materna costruisce ottimi sistemi immunitari, nei bimbi allattati al seno e non.
Inoltre la donna che rifiuta il seno al pupo "per compiacere il marito", forse lo fa anche per il piacere suo, no? E forse, ma forse, può anche essere rispettata e trattata come individuo senziente, per lo meno finchè non abbandona/maltratta/affama la prole!
Qua non si tratta di rifiutare il ruolo di donne sexy, o di donne mucche, o di donne manager, qua si tratta di stabilire - una volta per tutte - che una donna è un individuo, e che quindi ha il diritto - finchè non viene meno ai suoi doveri - di dare le priorità a ciò che più ama e desidera e sceglie di coltivare per se' e per la sua vita.
Abbiamo il diritto di non essere monopolizzate da un "pensiero unico" sulla femminilità, che questo riguardi quanti centimetri mostrare, come allattare i nostri figlioli, quante ore lavorare, abbiamo diritto di essere donne biologiche, donne bioniche, manager di successo, bombe di sesso, mamme devote.
E non fate le comari, suvvia!

venerdì 16 novembre 2007

tout passe, tout casse , tout lasse

Tout se remplace, Gil: lasciamo ad altri la boria futurista
per celebrare le gioie del nostro tempo
ma piangere il mondo andato è foia necrofila

"Memoria non è peccato finché giova"
diceva il maestro

Dunque celebriamo il lutto, se vuoi
ma celebriamo, oh Gil
anche
la rinascita del tutto!

mercoledì 14 novembre 2007

del venir meno dei ruoli

Eggià, gli attacchi delle tifoserie alle caserme sono un segnale di disgregazione sociale.
Un poliziotto spara a un tifoso, due minuti dopo i tifosi attaccano le caserme: tribalismo, quello che da origini alle più basse pulsioni razziste. L'individuo non ha più consistenza, hanno consistenza solo le identità di gruppo. "Lazio - Roma", "comunisti - fascisti", "tifosi - polizia", "bianchi-neri": una logica, questa della contrapposizione tribale, che colonizza a macchia d'olio le coscienze di vaste categorie sociali.
Ed è curioso che questa disgregazione sociale, percepita da tutti, venga interpretata da ognuno con teoremi diversi, tutti con qualche debole fondamento e tutti falsi nella sostanza. Secondo il luogo comune cattolico, la disgregazione avrebbe origine da una crisi valoriale dovuta alla secolarizzazione, per la destra la causa sarebbe la crisi identitaria data dall'immigrazione - e per la sinistra, naturalmente, la disperazione sociale dovuta al precariato.
Non nego che alcune di queste analisi abbiano una loro quota di verità: credo però che queste interpretazioni settoriali contribuiscano ad alimentarla, la disgregazione: interpretare un fenomeno con il proprio asfittico filtro ideologico, rinunciando ad analizzarlo pragmaticamente, significa giustificarlo. Infatti ci sarà disgregazione finchè non avremo cacciato tutti gli immigrati/ripristinato la religione di stato/fondato una società di euguali. Questi pensieri assoluti e ideologici tendono quindi a ritardare la formazione di nuovi patti e nuove forme sociali, sulla ceneri di quelle polverizzate in un mondo in rapido cambiamento, e a sostituirvi vani propositi di purificazione sociale estrema, da attendersi in un fantomatico e indefinito mondo a venire.
E questa storia dei tifosi versus polizia mi pare sia proprio un paradigma, di questa polverizzazione dei ruoli sociali.
Un agente di polizia commette un omicidio? Invece di rassicurare che il colpevole verrà punito, ci si sente raccontare storie di balistica fantasy: il proiettile è stato per caso deviato da un fantomatico sasso che l'ha improvvisamente orizzontalizzato. Me cojons.
E con pari deficit di ruolo, quando orde di decerebrati assaltano le caserme, la polizia non reagisce e la festa finisce con un botto di agenti feriti.
Cioè, in pratica stiamo dicendo che i poliziotti possono sparare impuniti, ma che se per avventura colpiscono una fazione sufficientemente vasta e cattiva della popolazione, poi devono accettare una aggressione armata senza reagire.
Ecco, questo venire meno dei ruoli, sia di tipo verticale e gerarchico che orizzontale e collaborativo, che è osservabile - mi dicono - a tutti i livelli, nel mondo del lavoro e altrove - è secondo me il fattore che sta consegnando la nostra società al tribalismo, con la attiva collaborazione di uomini di destra, di sinistra e di centro.

sigh, sniff, sob, gulp

lunedì 12 novembre 2007

vanità delle vanità, dice Qoèlet

La mia impressione - da incolta e sporadica praticante di yoga e meditazione - è che le filosofie orientali siano "filosofie pratiche", e poco speculative, rispetto alla filosofia occidentale (ma perchè "la filosofia occidentale" si declina al singolare, mentre "le filosofie orientali" al plurale? Forse dovrebbe essere il contrario! Anzi, dovrebbe essere il contrario!) .
Il buddismo, e le sue "tecniche", che ho avuto la preziosa occasione di praticare all'Ameco, luogo tutt'altro che modaiolo, sembrano orientate a indurre la consapevolezza di un unico dato - fondamentale ma a quanto pare trascurato - che appartiene al mondo del fenomeni: l'impermanenza e caducità di tutte le manifestazioni dell'universo.
E', la meditazione, uno straordinario e non dogmatico percorso di accettazione della morte e - conseguentemente - della vita, e delle sue molte piccole morti.
Discutevo, sabato, con una amica furiosamente irritata dalla "moda" delle filosofie orientali: condivido il fastidio per la superficialità e l'amore per l'esotismo con cui la moda new age si butta negli aspetti più stucchevolmente esoterici e distorti delle filosofie orientali, eppure la sua considerazione sul paradosso di un buddismo praticato in occidente mi lascia fredda.
Sono sostanzialmente sempre più avversa ad ogni forma di ricerca di purezza culturale, men che meno riguardo ad una pratica religiosa che - preziosa eccezione - sembra coniugare l'universalismo alla tolleranza: curiosamente la mia amica sottolineava gli aspetti anacronistici: l'occidente rifiuta la consapevolezza della morte, l'occidente è attaccato ai beni materiali, alle cose, l'occidente è egoico, individualista, e blablà. Ma se il buddismo ha studiato una tecnica che pazientemente lavora per illuminare proprio sulla non permanenza e sulla futilità dell'attaccamento, in primis alle cose e alla fine - ultimo baluardo - proprio all'ego, verrebbe da pensare che quelle caratteristiche - che la mia amica applica come etichette dell'occidente - siano ben più trasversali alle culture, e in realtà profondamente umane. Che bisogno avrebbe avuto il buddismo di impegnarsi in quella laboriosa e paziente ricerca, se l'oriente fosse dotato in se' di accettazione e distacco? E non è proprio la baldanza del conquistatore a dover essere non dico distrutta, ma quanto meno temperata dalla pacata rassegnazione del saggio?
Il grido di lucido dolore delle Ecclesiaste, non è - in fondo e nella sostanza - la stessa identica riflessione del Siddharta Gauthama? Sono sempre più convinta che il vasto arco delle possibili manifestazioni, psicologiche e culturali dell'essere umano sia contenuto nella sua biologia, e che - per dirla in altri termini - l'umanità sia una sola. (e - naturalmente - anche una sòla)

giovedì 8 novembre 2007

teoria, prassi e la cottura del cavolfiore

La cucina è un bel campo in cui sperimentare l'acrobatico rapporto tra teoria e prassi.
Perché lì è più che mai evidente che esistono molte verità: spesso a discutere di cucina si finisce col sventolare una qualche bandiera di vero questo o quell'altro. La "vera amatriciana" ha il pecorino versus parmigiano, il guanciale versus pancetta, cipolle versus aglio versus niente del tutto, e ognuno è devoto alla sua versione come fosse la patria, la bandiera, il Libro.

Eppure una banalità come la cottura delle verdure può richiedere e richiede ore di discussione e non ce l'ha, una risposta assoluta. Io - ad esempio - stracuocevo gli spinaci come d'abitudine italiana, quando il mio amico Tim, americano, mi ha iniziato alla verdura appena scottata. Eh, sì, perchè gli yankee - che non sempre corrispondono all'immagine di consumatori di noodles da supermercato, pringles e pollo fritto che ci facciamo noialtri del resto del mondo: hanno abitudini diverse e non sempre esecrabili, a volte cucinano e neppure malaccio devo dire.

E così, ho imparato a fare la verza appena scottata con un po' di finocchio, e anche gli spinaci, o il cavolfiore appena cotto e scrocchierello, con un po' di erbette aromatiche fresche a scelta, non è punto male.

Ma tra i blog preferiti c'è quello di petula, una appassionata di cucina macrobiotica che mi è simpatica, e che il cavolo lo stracuoce, insieme alle patate, in un insieme di stracottume antiamericano e delizioso, con profumi di curcuma, cumino e cardamomo (ma com'è che le spezie buone inziano tutte con la C?) cotto nella pentola di coccio, che mi va avanti da ieri e non ha ancora stufato.

E pensare che è uno stufato.

lunedì 5 novembre 2007

pogrom mediatico

(di Maurizio Pistone: continua su it.politica.sinistra)

Guardo raramente ma oggi, all'ora di pranzo, ho pensato che fosse mio dovere civile non sottrarmi alla quotidiana Mezz'ora di odio, per rendermi conto di quanto sia grave la situazione.
A mente fredda, mi rendo conto che è sempre così, almeno da un paio decenni, quando si sente aria di elezioni. Ma la violenza, e l'accurata pianificazione di questo pogrom mediatico mi è ugualmente sembrato senza precedenti.
Invito esplicitamente e calorosamente chi ha ancora un minimo di freddezza e di coscienza a farsi sentire, in ogni sede possibile.

sabato 3 novembre 2007

gli argomenti degli evoluzionisti

Un interessante dibattito tra un evoluzionista che espone - argomentando - le sue teorie (per la verità affatto canoniche e piuttosto originali) e una banda di creazionisti scettici, che controbattono istericamente, senza argomenti e con classico stile dogmatico.
Era il 1967, a quei tempi sì che la RAI faceva un vero servizio pubblico.

venerdì 2 novembre 2007