giovedì 3 luglio 2008

i teorici della vox populi

Le considerazioni di Umberto Eco in un contesto normale dovrebbero essere ritenute banalità, ma oggi è necessario che qualcuno si prenda la briga di esprimere l'ovvio, se questo è misconosciuto. Per molto tempo, su ICQ, ho discusso con qualcuno che cercava quotidianamente di convertirmi alla religione della vox populi: gli zingari erano secondo lui una associazione a delinquere perché "questo è quello che pensa la maggioranza". La sinistra - sosteneva - è una accolita di snob: oggi questo pensiero va per la maggiore, e la conversione alla Verità delle Masse - virili e rudi - fa tendenza. Filosofi che in televisione spiegano che la "percezione" è la realtà fingendo di non sapere che la percezione è plasmata dall'informazione, e che l'informazione monopolistica tende per assenza di contrappesi a farsi propaganda; blogger anarchici affetti da etimologismo che spiegano che "populismo" è termine privo di significato perchè non ha un contrario: già: basta eliminare la parola e si elimina anche il concetto: per costoro, da oggi chi abusa dell'accesso all'informazione buggerando la gente con bugie e semplificazioni per accattivarsene il consenso non ha più un nome legittimo, e dunque non esiste*: D'altra parte, quando il popolo è fonte di Verità, la logica non può che diventare un optional, non serve più. E c'è chi postula - sull'onda di questa (nuova?) ideologia - l'impossibilità di occuparsi se non di "politica interna": se la verità è emanata dal popolo e decretata dal voto, come indagarla se non si ha la cittadinanza per esprimerlo?
E questo è tanto più desolante perché la democrazia NON è - ne' aspira ad essere - fonte di Verità, ma strumento di amministrazione. Quando il popolo si autoelegge fonte di verità, la democrazia si suicida.
I nazisti hanno vinto alle elezioni, nel '33.

* eppure non solo quei lemmi che condensano più significati (come appunto demagogia o populismo) hanno spesso bisogno - ovviamente - di intere locuzioni per definire il contrario, ma persino termini chiari e inequivocabili come "misoginia" si appoggiano a giri di parole per esprimere il concetto opposto.

2 commenti:

gillipixel ha detto...

A proposito di vox populi…Theodor Ludwig Wiesengrund, anche noto come Adorno :-), nel suo ponderoso tomo intitolato "Terminologia filofica", individua, fra gli altri capisaldi caratteristici del percorso filosofico, la capacità di nutrire un certo sospetto per l'opinione comune, sospetto che può all'occasione ragionevolmente e legittimamente spaziare nell'ambito del disprezzo o persino della ripugnanza. Non va dimenticato nemmeno il fatto che da Prometeo in poi è noto come l’accrescimento della conoscenza comporti sempre un parallelo incremento della personale dimensione di dolore esistenziale percepito. Ma a tal proposito mi sovviene pure un simpatico detto dialettale usato dalle mie parti quando si intende riportare alle giuste proporzioni la felicità delle menti semplici: “…al sta bén al mònd pàrché al mangia, al béva e ‘l capésa un caass…” :-) (trad. “…sta bene al mondo perché mangia, beve e non capisce un c….”)

gillipixel ha detto...

«...nel suo ponderoso tomo intitolato "Terminologia filofica"...»...
...ehm...come un lapsus (freudiano?)può ridimensionare un commento intriso di dotte velleità, atterrandolo all'infima quota della vox populi per eccellenza, che più o meno suona: "W la f..." :-)