mercoledì 14 aprile 2010

il mistero misterioso

E' impressionante - me ne sono accorta discutendo sul newsgroup dei cristiani - quanto da una parte vivendo in Italia il cattolicesimo sia la amalgama primigenia, ma quanto - al di là dei diktat culturali e del folklore o della superstizione - si fondi sostanzialmente e proprio sulla enunciazione di realtà misteriose e potenti proprio perchè inspiegabili.
Discutevo con un signore colà di ascesi. Io - come scrivevo nel post precedente - non ho proprio nulla contro una scelta di distacco dal sesso (o da qualunque altra cosa "mondana"). Penso, semplicemente, che per chi voglia intraprenderlo si tratti di un percorso complesso e progressivo, fatto di successi e fallimenti, e che l'illusione di rinunciare per sempre e per patto divino alla pulsione più potente dell'essere umano - subito dopo quella ad alimentarsi - negandola, sia illusorio e anche rischioso.
Questa considerazione sta generando una discussione che mi mette a contatto, appunto, con il mistero. Un cattolico colà mi spiega che qualsiasi ascesi lontana dal Cristo è "male", perchè l'ascesi, il sacrificio, senza "amore" è egoismo.
Io non ho capito bene cosa significhi, ma questa considerazione mi ha generato delle considerazioni che riporto qui:

Il "desiderio" per il buddismo (ma forse non solo) è considerato fonte di sofferenza, e la coppia
piacere/sofferenza una inscindibile trappola. L'ascesi è la tendenza ad uscire dalla dualità, ovvero dalla trappola di cui sopra, e aspirare all'unità. Da atea, sono assai meno duale dei buddisti, perchè per me esiste solo ed esclusivamente la carne/materia. Nulla di ciò che è da chi ha fede considerato "anima" è separabile da quella. Ma il loro disegno (mandala, vah), quello dei buddisti, lo vedo e lo capisco, anche se non me ne faccio avvincere fino in fondo.
Arduo è invece il compito di comprendere, a livello emotivo e razionale, il cristianesimo, per chi come me non ne abbia il background familiare e non voglia fermarsi ai puri aspetti di folklore.

Per il cristiano/cattolico Dio è uomo, e già iniziamo con una sorta di paradosso, perchè se per l'ateo esiste solo la carne/materia, e per il buddista esiste l'uno, l'assoluto, che entra nella ruota del mondo, che si "incarna" per diventare duale e comprendere e ritornare a se' stesso, il cristiano non ricompone la dualità. Umano e divino sono separati nel mondo ma...uniti in Cristo.
In questa visione quindi l'ascesi non è l'allontanamento dalla carne, così come concepita dal buddismo, come rappresentazione delle pulsioni umane che fatalmente portano alla sofferenza.

La carne è - può essere - divina, ma sempre, solo ed esclusivamente nella sua polarità di sofferenza. L'altra polarità, quella del desiderio, del piacere è annullata, cancellata e negletta. Demoniaca. Il diamante della ascesi cristiana è la negazione del piacere per l'estasi della sofferenza, perchè Cristo è sì umano - ma solo ed esclusivamente nel suo aspetto più
tragico. L'altra faccia della medaglia è Dio, l'Uno, l'estasi assoluta. E' come se le due polarità fossero un divino necessariamente e sempre "estatico" che deve essere controbilanciato da un umano necessariamente e sempre sofferente.

Qualsiasi percorso di sofferenza - mi pare - avvicina il cattolico a Dio, e qualsiasi percorso di piacere è in se' demoniaco. Non ci sarebbe alcuna contrarietà da parte mia a questa particolare "forma" religiosa, se non fosse destinata a tutti, per amore o per forza, che in Italia anche solo far passare l'uso della terapia del dolore è un problema: io, ebrea atea di osservanza buddista, se avessi una malattia terminale sarei costretta a "dosare" la morfina per potermi gustare a pieno le spine, e i chiodi, di un racconto che non mi appartiene, ne' per nascita ne' per elezione.

E' un po' come se i cultori del BDSM, nei confronti dei quali non provo alcuna acrimonia, beninteso - una volta andati al potere fornissero tacchi a spillo e frustino a tutti e proibissero per legge qualsiasi altra espressione nel sesso. Sarebbe nel contempo una cosa molto misteriosa e ancor più preoccupante.

12 commenti:

annarella ha detto...

"Per il cristiano/cattolico Dio è uomo, e già iniziamo con una sorta di paradosso, perchè se per l'ateo esiste solo la carne/materia, e per il buddista esiste l'uno, l'assoluto, che entra nella ruota del mondo, che si "incarna" per diventare duale e comprendere e ritornare a se' stesso, il cristiano non ricompone la dualità. Umano e divino sono separati nel mondo ma...uniti in Cristo.
In questa visione quindi l'ascesi non è l'allontanamento dalla carne, così come concepita dal buddismo, come rappresentazione delle pulsioni umane che fatalmente portano alla sofferenza."

Veramente hai scritto un bel post, eh, peccato tu abbia descritto lo gnosticismo mischiato con la visione cattolic-popolare.

L'ascesi è distacco dalla passione e dalle urgenze fisiche anche nel cristianesimo

Tutto questo per puro amore di precisione, non essendo cristiana

Psalvus ha detto...

"L'altra polarità, quella del desiderio, del piacere è annullata, cancellata e negletta."

Hai una concezione abbastanza idiota del cristianesimo (idiota è usato in senso etimologico). Ma dove l'hai letto o l'hai visto fare questo dosaggio della morfina al risparmio affinchè si debba far soffrire di più il sofferente? Queste estrapolazioni lasciale ai vari ponzatori presi da libidine anticattolica Repubblica style & C.

Mi pare invece da quelli che la pensano come te si voglia imporre una pietà eutanasica, questa sì pericolosa per tutti i sofferenti che verrebbero lasciati nella loro solitudine a farsi quattro conti e a meditare se non siano di peso alla comunità e se non sia meglio che spariscano - certo senza dolore. Insomma una Soluzione Finale aggiornata alla luce dei progressi scientifici.

Tra la morte per scelta stoica individuale (?!) del protagonista de "Le invasioni berbariche" e la istigazione al suicidio il discrimine è sottile.


Avresti il dovere a questo punto di citare le fonti in cui gerarchie cattoliche autorevoli si siano espresse contro la terapia del dolore, che non è stata negata nemmeno a GPII assieme alla mancanza di accanimento terapeutico nei suoi confronti.


(Per favore pero' non citarmi i vescovi di Grosseto e altra simile risma di coglioni)

rosalux ha detto...

Scusa, mi spieghi su che basi si può dialogare quando usi il termine "imporre" a chi è
favorevole alla libertà di scelta?
Come fai a pervertire il linguaggio fino a questo punto, ci vuole un bel coraggio!

Quanto alla terapia del dolore, non c'è stata una posizione del Vaticano esplicitamente contraria, ma sono del parere che il grave ritardo con cui le terapie del dolore vengono praticate in Italia, e la tendenza di molti medici a nicchiare, quando queste terapie vengono chieste, dipendano in larga misura da una concezione - cattolica - del dolore come via spirituale. Concezione che mi pare non sia contraddetta da nessuno, nel ng in cui sto discutendo. La vita è una valle di lacrime, e la vita oltre la morte è luce e gloria. Oh, cazzo, adesso bisogna pure dire che siete degli allegroni? E dai.

falecius ha detto...

No, ha ragione Annarella.
Allora, la questione e' abbastanza complicata, ma se va a guardare al pensiero dei Padri e dei Dottori della chiesa cattolica (che comunque, va sempre ribadito, non e' l'unico cristianesimo che esiste) la materia non e' rifiutata o respinta.
In generale, anzi, il mondo e' materiale e' ritenuto buono, perche' opera di Dio.
Quella che tu descrivi e' una delle possibili concezioni cristiane, che esiste (anche all'interno del cattolicesimo), ma che non e' l'ortodossia cattolica.
Tra l'altro, ascesi e sofferenza sono cose diverse.
Cristo stesso ha fatto un percorso segnato senza dubbio dalla sofferenza: al centro della dottrina cristiana c'e' la Passione. Ma il senso della Passione non sta nella sofferenza, sta nella Resurrezione.
Molto meno si troverebbe nei Vangeli canonici in merito al suo ascetismo. Cristo si ritira nel deserto a pregare e resiste alle Tentazioni, MA POI TORNA NEL MONDO. In questo senso somiglia molto piu' ai mistici musulmani che ai monaci cristiani.
Sempre discutendo in termini di Vangelo, il suo primo miracolo, alle nozze di Cana, e' trasformare l'acqua in vino, PER UNA FESTA. Potrebbe essere letto come un invito alla gioia di vivere (tralascio la strana tesi dei Mormoni per cui quello era vino analcolico).

rosalux ha detto...

x falecius: temo che ci sia un equivoco. Non avevo intenzione, desiderio, ne' capacità di fare disquisizioni dotte intorno a questioni teologiche (sono fra l'altro questioni di cui so meno di niente): queste impressioni le ho ricavate inseguito a conversazioni con cattolici, e alla pura e semplice osservazione: mi pare che la rinuncia al sesso non venga vissuta come percorso di rinuncia alle cose materiali, ma come recisione di una parte vitale e vissuta come negativa.
Tu stesso poi mi parli di passione (nella terra) e di resurrezione (in cielo). Non mi confermi allora quello che dicevo io? Che la "terra", la vita nel mondo, assorbe - e deve assorbire - totalmente la polarità "sofferenza", mentre l'altra polarità - la gloria, l'estasi - è assorbita dalla vita eterna, quella dopo la resurrezione?

Oltretutto non mi riferivo al Vangelo. Mi pare che la distanza tra il Vaticano e il Vangelo, quanto a temi trattati e a stili di vita, sia siderale.

Psalvus ha detto...

azz, cancellato il mio mega commento? eppure l'aveva accettato...mavaff...

rosalux ha detto...

Non ho cancellato un bel niente, il tuo megacommento si vede benissimo.

Anonimo ha detto...

no, era posteriore al tuo delle 13, vabbe' lo riscrivo

falecius ha detto...

"Non mi confermi allora quello che dicevo io? "
No, perche' Cristo, secondo i Vangeli (la cui veridicita' non e' ovviamente pertinente in questa sede) resuscita su questa terra. Viene visto ad Emmaus. Tommaso tocca le sue ferite.
Comunque, non nego che l'atteggiamento di cui tu parli esista e possa anche essere diffuso tra i credenti*. Nego solo che sia dottrina della Chiesa.

* Io sono credente, ma non credo di avere un'idea molto chiara delle concezioni del cattolico italiano "tipico" ammesso che esista. Ho sempre avuto l'impressione di vivere a una notevole distanza dal suo mondo.
E comunque una notevole percentuale delle persone che frequento e stimo non e' cattolica e se lo e' non lo e' in modo ortodosso

Psalvus ha detto...

sono scomparsi - vedo - altri post più recenti e siamo a un post che credo ti stia molto più a cuore.

Ti copioincollo la posizione ufficiale della chiesa cattolica sull'argomento, che piu' ufficiale di così si muore. L'ho presa dal un'enciclica di questo papa tanto antipatico quanto poco ascoltato. Ecco : "La messa in disparte della parola eros, insieme alla nuova visione dell'amore che si esprime attraverso la parola agape, denota indubbiamente nella novità del cristianesimo qualcosa di essenziale, proprio a riguardo della comprensione dell'amore. Nella critica al cristianesimo che si è sviluppata con crescente radicalità a partire dall'illuminismo, questa novità è stata valutata in modo assolutamente negativo. Il cristianesimo, secondo Friedrich Nietzsche, avrebbe dato da bere del veleno all'eros, che, pur non morendone, ne avrebbe tratto la spinta a degenerare in vizio [1]. Con ciò il filosofo tedesco esprimeva una percezione molto diffusa: la Chiesa con i suoi comandamenti e divieti non ci rende forse amara la cosa più bella della vita? Non innalza forse cartelli di divieto proprio là dove la gioia, predisposta per noi dal Creatore, ci offre una felicità che ci fa pregustare qualcosa del Divino?

4. Ma è veramente così? Il cristianesimo ha davvero distrutto l'eros? Guardiamo al mondo pre-cristiano. I greci — senz'altro in analogia con altre culture — hanno visto nell'eros innanzitutto l'ebbrezza, la sopraffazione della ragione da parte di una « pazzia divina » che strappa l'uomo alla limitatezza della sua esistenza e, in questo essere sconvolto da una potenza divina, gli fa sperimentare la più alta beatitudine. Tutte le altre potenze tra il cielo e la terra appaiono, così, d'importanza secondaria: « Omnia vincit amor », afferma Virgilio nelle Bucoliche — l'amore vince tutto — e aggiunge: « et nos cedamus amori » — cediamo anche noi all'amore [2]. Nelle religioni questo atteggiamento si è tradotto nei culti della fertilità, ai quali appartiene la prostituzione « sacra » che fioriva in molti templi. L'eros venne quindi celebrato come forza divina, come comunione col Divino.
"

tutta la prima parte dell'enciclica, molto interessante su questo argomento la puoi leggere più comodamete lì - il sito vaticano tecnicamente è uno dei migliori del mondo...

:-))

Psalvus ha detto...

sono scomparsi - vedo - altri post più recenti e siamo a un post che credo ti stia molto più a cuore.

Ti copioincollo la posizione ufficiale della chiesa cattolica sull'argomento, che piu' ufficiale di così si muore. L'ho presa dal un'enciclica di questo papa tanto antipatico quanto poco ascoltato. Ecco : "La messa in disparte della parola eros, insieme alla nuova visione dell'amore che si esprime attraverso la parola agape, denota indubbiamente nella novità del cristianesimo qualcosa di essenziale, proprio a riguardo della comprensione dell'amore. Nella critica al cristianesimo che si è sviluppata con crescente radicalità a partire dall'illuminismo, questa novità è stata valutata in modo assolutamente negativo. Il cristianesimo, secondo Friedrich Nietzsche, avrebbe dato da bere del veleno all'eros, che, pur non morendone, ne avrebbe tratto la spinta a degenerare in vizio [1]. Con ciò il filosofo tedesco esprimeva una percezione molto diffusa: la Chiesa con i suoi comandamenti e divieti non ci rende forse amara la cosa più bella della vita? Non innalza forse cartelli di divieto proprio là dove la gioia, predisposta per noi dal Creatore, ci offre una felicità che ci fa pregustare qualcosa del Divino?

4. Ma è veramente così? Il cristianesimo ha davvero distrutto l'eros? Guardiamo al mondo pre-cristiano. I greci — senz'altro in analogia con altre culture — hanno visto nell'eros innanzitutto l'ebbrezza, la sopraffazione della ragione da parte di una « pazzia divina » che strappa l'uomo alla limitatezza della sua esistenza e, in questo essere sconvolto da una potenza divina, gli fa sperimentare la più alta beatitudine. Tutte le altre potenze tra il cielo e la terra appaiono, così, d'importanza secondaria: « Omnia vincit amor », afferma Virgilio nelle Bucoliche — l'amore vince tutto — e aggiunge: « et nos cedamus amori » — cediamo anche noi all'amore [2]. Nelle religioni questo atteggiamento si è tradotto nei culti della fertilità, ai quali appartiene la prostituzione « sacra » che fioriva in molti templi. L'eros venne quindi celebrato come forza divina, come comunione col Divino.
"

tutta la prima parte dell'enciclica, molto interessante su questo argomento la puoi leggere più comodamete lì - il sito vaticano tecnicamente è uno dei migliori del mondo...

:-))

rosalux ha detto...

L'aspetto "eros" era una parte del mio post. La mia impressione è che nel cattolicesimo reale ci sia una forte enfasi e polarizzazione sull'aspetto "sofferenza", nel mondo, che verrà riscattato dopo la vita. Sicuramente lo stesso concetto di "amore" è drasticamente lontano dal piacere. L'amore di Cristo, la matrice dell'amore, passa attraverso la condivisione della sua carne e il suo sacrificio. E il sacrificio implica di per se' la sofferenza, e l'allontanamento dal piacere.