martedì 18 settembre 2007

stromboli 3 - cuore di cappero

Dico, avere il grano a sufficienza per farti svoltare 6 mesi d'estate a Stromboli (che tanto dura lì) a vendere ammennicoli radical chic in una boutique è motivo sufficiente e/o necessario per mettere su una spocchia che financo in un docente di antropologia culturale della Sorbona risulterebbe indigeribile?
"i gechi sono un simbolo dell'isola?" chiede l'ingenua avventrice, poco avvezza per sua sfortuna in Strombologia Simbolica, dopo aver visto l'animaletto stampigliato su ogni singola braga, insegna d'albergo, spilletta, gioiellino, menù di ristorante e fa che t'nabie.
"i gechi sono roba commerciale," sibila con una smorfia di disgusto la Eminente Strombolologa "li vendiamo perché la gente li compra, ma si trovano qui come a Ibiza o a Capri: quale simbolo e simbolo" incalza emettendo una nube di antipatia a dir poco radioattiva.
"Questo!" e sbatte un orrendo cuore rosso fogliato in stile lavoretto in das e vernidas "è l'unico simbolo dell'isola: il cuore di cappero"
Me ne sono andata, per evitare la contaminazione, mentre imperversava una lezione alla avventata avventrice sul bel tempo andato, quando le donne s'arrampicavano su pe' l' vulcano a far capperi e col simbolo strombologico apotropaico ricamato sullo zaino, a metà tra il cristologico e il gastronomico, o forse il cuore è pura anatomia, niente religione: per scongiurare l'infarto sotto la canicola (quello - per intenderci - che io mi sono risparmiata mollando il gruppo di escursionisti a metà gita, neanche a 500 mt sul livello del mare, dei 900 di ripida salita necessari al godimento di sbuffi neri e bianchi, lava, lapilli e umori sulfurei, sarà che non avevo il cuore di cappero con me)

stromboli 2 - meteorologia

"che tempo fa, lì?" mi chiedono al telefono.
Domanda banale, ma quando hai davanti a te una sfera celeste che si produce a partire dalla tua destra e andando verso sinistra , e in assoluta contemporaneità in: nubi plumbee, fulmini e temporali all'orizzonte, squarci di sole che argentizzano il mare, cielo blu orlato solo di una teoria di piccole tenui nubi sangallo all'orizzonte, e - dietro - vulcano con nube di fumo e vapore, beh, la risposta è un po' più complessa.

"variabile" non rende l'idea di sto casino, veramente.
Peccato: mentre buttavo palle di vestiti nello zaino, ho dimenticato la macchina fotografica.

stromboli 1 - la partenza

Se il dentista ha un dubbio diagnostico "uhm, se è gengiva passa, ma se è nervo vedrà le stelle, e dio solo sa come sono i dentisti a Stromboli" se la febbre è salita a 39, e non si riesce neppure a masticare un tortellino frullato, e il lavoro l'è tutto da finire, può essere ragionevole decidere che per questa volta niente vacanze, si resta a casa, e pazienza per il buon vecchio amico Alberto.

O - anche - si può finire il lavoro, appallottolare i vestiti che si trovano in giro - più o meno a casaccio - e gettarli in valigia, e precipitarsi al treno con in borsa termometro, antibiotici, un vasetto di omogeneizzato al tacchino corredato di bottiglietta di wolchester e/o tabasco.

E magari scoprire con gioia, in traghetto, che una fetta di pesce spada sminuzzata e carote bollite ci può pure stare.

lunedì 3 settembre 2007

mal di denti

Le stelle non le vedo, sono fuori dal mio campo visivo.

domenica 2 settembre 2007

l'assioma del burattinaio

E' un po' un automatismo, diciamocelo, pensare al burattinaio.
E non sto neppure parlando del complottismo, ad esempio di quella paradossale leggenda talmente fascinosa nel suo cretinismo che è stata capace di convincere pure persone del calibro di Helmut Schmidt all'idea che la CIA abbia nottetempo forato i muri del WTC per imbottirli di esplosivo (facendo trovare tutto pulito il mattino dopo) e abbia mandato nelle torri degli aerei telecomandati.
Tutto questo al solo scopo di riprendere una guerra abbandonata - volontariamente - dieci anni prima, e perderla.
No, parlo di una forma diversa - meno palesemente ingenua e al tempo stesso ancora più diffusa - del burattinaismo.
Dicono - ad esempio - i difensori ad oltranza del velo che commentano questo post di Falecio che "anche noi siamo condizionati nel vestire".
Io posso capire che chi lo sostiene senta un impulso irrefrenabile a lisciarsi i capelli e/o a comprare una borsa di Prada, ne' stigmatizzo tali comportamenti, e men che meno le orecchie forate, i maglioni di missoni, le ciabatte di plastica coi buchi, ma da qui a vedere all'azione un burattinaio mi pare veramente paradossale.
E' - anzi - lo stesso pensare che la cascata caotica dell'imitazione, a volte con un una ridda di input contraddittori dall'alto, a volte con moto del tutto orizzontale, e comunque non frenata da proibizioni religiose o sociali, sia "guidata" che ci rende burattini.
Siamo burattini tanto più quanto riteniamo di esserlo.
Gli obesi suicidi, o le anoressiche esangui, sono secondo me vittime soprattutto della perduta capacità di riconoscere il proprio libero arbitrio.

Chi è che guida i giocatori compulsivi?

E persino il mio altrimenti amatissimo Mastroviti, quando stigmatizza con un certo scandalo (e con successo) le lacrime degli inglesi per la Principessa delle Principesse, mi sembra cadere nello stesso buffo errore.
Il marketing? Ma quale, marketing, di chi?
La Principessa ha annientato tutti, dalla povera antipatica regina, all'imbarazzato Blair: Diana aveva un carisma - a me invisibile (ma non mi piace neppure Brad Pitt) che non aveva nulla di studiato, di organizzato, e che - come le borse che crollano su loro stesse per l'effetto farfalla - si autoalimentava senza sosta e senza motivo.
Diana era come re Mida, era magica, ed è riuscita - incredibile! - persino a morire, in modo leggendario.
Ecco, a me quella fanciulla un po' molle eppure rigida, sentimentale e orgogliosa, non ha mai affascinato, in se': ma ha sempre affascinato straordinariamente come fenomeno, proprio per la sua persistenza e inspiegabilità, che nulla ha a che vedere con il puro e semplice "marketing".

O forse - anzi, più probabilmente, come mi porta a riflettere una conversazione con una amica - Diana ha vinto perché le icone della regina brutta e cattiva, del marito sciocco e infedele, e della bella e buona principessa - ruoli interpretati magistralmente da tutti gli attori sul palcoscenico - sono solide, diffuse e preesistenti a qualsiasi "operazione di marketing".
E Diana il ruolo l'ha recitato fino in fondo - e talvolta suo malgrado: dalla sua diafana bellezza, alle sue smancerie verso i bimbi, alla sua incredibile morte.

Io credo, potrei sbagliarmi, che il nostro mondo - proprio perché poco guidato dall'alto, e molto guidato invece da impulsi, da imitazione, da creduloneria e da costellazioni di memi antichi e nuovi, tenda a vedere burattinai un po' ovunque proprio in virtù della loro macroscopica assenza.

sabato 1 settembre 2007

gatto zen




giovedì 30 agosto 2007

teatrino fiorentino

Firenze fa vedere i muscoli, multe salate e gabbio ai lavavetri.
E ai telegiornali si chiacchiera dei racket dei mendicanti, che dovrebbe - a detta dei reporter - essere grazie a questa operazione minato alla radice.
Qualche mese fa sono stata a Firenze, e - a Piazza della Signoria - la girandola anti-ambulanti sembrava una specie di teatrino ad uso e consumo dei turisti ma - soprattutto - degli elettori. Un modo per dire: signori, vigiliamo: state sicuri e tranquilli e - soprattutto - votateci, alla prossima.

BU! facevano i poliziotti.

Fuggi fuggi degli ambulanti. La macchina della pula si allontanava e gli ambulanti tornavano, in secondi due, ad aprire le loro pezze piene di orecchini/borsette/foulard.
Questo per ore ed ore.
Insomma, esattamente come a Roma, ma con un grande quanto inutile dispendio di energie, e sicuramente qualche arbitrio in più.
Fare le indagini per toccare il racket, è - presumo - cosa meno vistosa, teatrale e un po' più laboriosa, sgradevole e pericolosa: implica rapporti con gli ambulanti, interrogatori, traduttori, perquisizioni: tutte azioni da portare avanti con passo felpato, circospezione e discrezione: roba che frutta molto in termini di legalità e nulla in termini di propaganda.
E se poi sia mai si andasse a parare su qualche fiorentino/romano/veneziano amico?

mercoledì 29 agosto 2007

come un fiammifero

E così, la Grecia è bruciata come un fiammifero.
Sessanta morti, ognuno con la sua catena di dolore, paesi evacuati, distrutti, una terra desolata.
Scrivere un post su questo evento è difficile perché è un po' come scrivere su un buco, una voragine, un nulla. Gli incendi boschivi, si sa, sono spesso collegati alla speculazione edilizia, e là dove si fa valere il divieto di costruire sopra le terre bruciate, sugli interessi di chi si occupa del rimboschimento: interessi privati che si manifestano ora qua, o là: a macchia di leopardo.
Orrenda routine, ma routine.
Quello che è successo in Grecia - invece - non è routine, ma dà l'impressione di derivare da un male che sembra troppo assoluto per poter essere legato a interessi particolari.
Ventotto focolai accesi tutti insieme, una regia, e - sentivo alla rassegna mattutina della stampa internazionale - molte ipotesi dietrologiche.
Le elezioni alle porte, e una velata accusa all'opposizione, e/o ai partitini minori, di voler raccogliere lo scontento e attribuire responsabilità e inefficienza al governo.
Insomma, gli avversari politici sarebbero del freak senza altro altro sogno che governare un mucchio di macerie.
Poi si mormora che sia stata la Turchia, per distruggere il turismo Greco. Mammaliturchi.
E infine l'ipotesi terrorismo, un ipotesi vaga, una scatola vuota che spiega tutto e non spiega nulla, un terrorismo finora senza volto e senza ragione, che non può godere di ritorni di immagine, ne' far sentire la sua lugubre voce, perché non rivendica.
Qualcuno vorrebbe terrorizzare la Grecia, e non si capisce perché.
Ognuna di queste ipotesi presenta un ritorno in termini di interessi troppo piccolo rispetto alla spaventosa enormità dall'atto.
Dietrologia per dietrologia, così, mi chiedo, non c'è forse chi vuole operare il male al puro scopo di operare il male, un puro e semplice cupio dissolvi - magari verniciato con il fantasma di qualche idea?
Voglio dire, se sei un impotente, sfasciare una cabina ti gratifica perché genera una piccola realtà alternativa, un universo parallelo a quello giusto in cui qualcuno non potrà telefonare a causa tua, e molto meglio se la telefonata era importante.
Crea un disagio, però limitato.
Tirare giù massi da un ponte deve dare una grande soddisfazione, a chi non ha altro modo di manifestare se' stesso. Ma la scia di sofferenza che provocherà sarà circoscritta. Qualche vedova, qualche orfano, molte lacrime e poi finisce lì.
Molti dicono che i virus informatici sono creati dalle case produttrici di antivirus. Tutto può essere, ma non ci ho mai creduto. Inventi una roba che butta giù come birilli milioni di computer al mondo, che si espande, una specie di prole maligna che viene dalle tue mani e genera disagi e fastidi e una meravigliosa sensazione di potere, un potere che nasce da te e ha la proprietà di espandersi al di fuori di te. Come un incendio, come l'apprendista stregone e le sue scope, ma con dolo e senza pentimento - povero topolino. Trenta persone, trenta fanatici tipo suicidi di massa o buontemponi malefici che si mettono d'accordo per annientare la Grecia al puro scopo di farlo?
E' assurdo, lo ammetto, e non vuole affatto essere una ipotesi, ma solo una speculazzata, un ennesimo, inutile e sciocco tentativo di dare un'identità al cupio dissolvi, che è - nelle sue manifestazioni diverse e convergenti - una strana caratteristica dell'epoca.
E' che il male sarà banale, ma è al tempo stesso incomprensibile.

sabato 25 agosto 2007

cria cuervos

Dedicato a chi nel '75 i suoi 14 anni se li sparava dentro fumosi cineclub: su you tube c'è la memoria di tutti. Cria Cuervos.

ma degenerati sarete voi!

Sono stata, a Luglio, a visitare il Museo Madre di Napoli, che mi era stato consigliato da amici.
Al di là della collocazione, del restauro e dell'integrazione della chiesa sconsacrata, a loro modo suggestivi anche se niente di che, devo dire che non mi è piaciuto affatto.
Durante tutta la visita, culminata all'ultimo piano con la mostra Temporanea su Manzoni, ho pensato...a Manzoni, e alla sua merda d'artista. Molta arte piattamente decorativa (stanze/opera mediocremente decorate) molta arte ideologica, un paio di pezzi per epater le bourgeois, tipo una raccapricciante pecora morta in formalina, qualche sala su mostri sacri del passato, Burri, Fontana.
E ho pensato a Manzoni perché se ci si dovesse basare - per giudicare l'arte contemporanea - su quel museo si avrebbe la sensazione - vagamente nauseabonda - che da 40 anni a questa parte tutto quello che sanno dire gli artisti è che essa è defunta. Che l'arte anzi non esiste affatto, essendo essa soltanto mercato. Forse non è mai esistita, da 40 anni riflettono incessantemente gli artisti figurativi, equivalenti pittorici di quei musicisti che - probabilmente stremati della loro stessa cacofonia - si son messi a scrivere musica e a metterla nel cassetto.
Manzoni, e la sua Merda d'Artista, potevano avere una potenza satirica negli anni 50 o 60, in una situazione in cui il furore straordinariamente creativo dell'arte dei primi del novecento - l'espressionismo, il cubismo, il surrealismo, dada, si andava estenuando in esperimenti sempre più scarnificati, intellettuali, allontanandosi sempre di più dalla funzione espressiva.
Manzoni ho l'impressione che in qualche modo celebrasse le esequie dell'arte, e nel contempo la perennità dell'artista. Un po' un modo più simpatico per definire l'arte del novecento a lui precedente, "arte degenerata", questa volta non per esaltarne come durante il nazismo il pericolo eversivo socialista quanto piuttosto la degenerazione capitalistica: l'oggetto-mercato per eccellenza: nessun contenuto, solo molto plusvalore: e il pluslavoro è cagare in una scatola. Naomi Kleine non ha scoperto niente, si direbbe.
Qualcuno, e non solo gli artisti ma evidentemente anche i mercanti d'arte, deve aver creduto alla frottola moralista e ideologica che l'arte è morta e vive solo il mercato, altrimenti al Madre non ci sarebbero una pletora di artisti contemporanei che continuano a farfugliare lo stesso elogio funebre e mercanti d'arte che li gratificano.
Ma se è proprio vero, che l'arte è morta, perchè Banski - geniale graffitaro - nottetempo aggiunge - invece di rubarli - i suoi quadri nei musei, per il godimento e la gioia di chi lo guarda? Se è proprio vero, che l'arte è morta, perchè allora Tim Noble e Sue Western osano fare delle meravigliose, straordinarie sculture d'ombra deliziando i loro spettatori? [hat tip: psicocafè] (andate a vedere i link, vale la pena)
Il sospetto è che non sia l'arte ad essere morta, ma la fantasia di chi allestisce i musei di arte contemporanea italiani. Resto in speranzosa e preoccupata attesa dell'apertura del nuovo museo di arte contemporanea progettato dall'architetta iraniana Zaha Hadid, nel quartiere Flaminio a Roma.

giovedì 23 agosto 2007

la frontiera dello scontro

Il vilipendio alla religione è una notizia?
Quando, come in tutte le classi di liceali che si rispettino, dalla mia classe da un gruppo di buontemponi fu tolto il crocefisso e venne sostituito con il biglietto "torno subito" ci fu un piccolo scandalo locale, che mi sorprese molto. Non avevo partecipato al vilipendio - sono, ipersensibilità da ebrea, istintivamente cauta (per paura intendiamoci, non già per nobili sentimenti) nell'offendere i simboli altrui - anche se - sì - li preferirei assenti dai luoghi pubblici - ma nel contempo razionalmente non capivo come potesse un semplice scherzo suscitare tanta indignazione.
Insensibilità di atea.
Mai più immaginavo che bravate simili - anche se più gravi e antipatiche - potessero riempire per giorni pagine di giornali, ma tant'è: la difesa delle identità, priorità ormai assai comune e trasversale ha reso il nostro mondo un luogo spinoso e irto di suscettibilità.

E così un marocchino ha tentato di murare una madonnina.

Il Martinez sul suo blog rileva - correttamente - quanto sia osceno il chiasso mediatico sulla madonnina murata a fronte del debole mormorio sugli attacchi alle moschee e macellerie hallal.
Il paradosso, però, è che la ragionevolezza di Martinez svanisce nel nulla, e anzi appare un po' pelosa, quando si consideri che appena un paio di post prima stigmatizzava con disgusto l'atto provocatorio di Charles Merrill, che aveva bruciato un prezioso corano di sua proprietà.
Martinez si scandalizzava per la performance di Merrill perchè questa sottolineava l'osceno materialismo occidentale, che dà valore alla proprietà materiale e svaluta il simbolo.
Non c'è coerenza, in questa posizione.
La madonnina è un simbolo religioso, prima che un bene materiale, la macelleria è un bene materiale, prima che un simbolo religioso.
O accettiamo la logica di Merrill, e nella convivenza civile decidiamo che sia penalmente rilevante e mediaticamente interessante l'offesa alla persona e ai beni materiali e non al simbolo, tesi che io condivido pur non avendo alcuna simpatia per performance che prevedono rogo di libri, oppure sposiamo l'ipotesi opposta, che ha peraltro il suo culmine nell'atto del suicida religioso/ideologico: Nessun valore alla persona o ai beni materiali, e tutto il valore al simbolo.

La terza ipotesi, quella cui sembrerebbe accennare Martinez nei suoi commenti, secondo la quale sarebbe opportuno tener conto dei "sentimenti" dell'offeso e dell'offensore piuttosto che valutare l'atto in se', mi pare decisamente rischiosa da praticare.
La logica secondo la quale chi più si offende (e manifesta l'offesa) debba essere più protetto di chi sente e manifesta l'offesa in modo debole e non violento, è una logica che accende i conflitti invece che spegnerli, che provoca suscettibilità identitaria, e sposta la frontiera dello scontro su confini etnici e religiosi.

domenica 19 agosto 2007

passeggiate

Io e il mio amico Giorgio, in passeggiata sui monti della Laga, gravati dai nostri pesanti fardelli di paranoie.

domenica 12 agosto 2007

no pasaran

Evabbuò, me ne vado una settimana in montagna.

Mi spiace non poter consentire i commenti, e non so se riuscirò a moderare (dove vado io, niente connessione ne' internet point) ma purtroppo ad agosto la follia si slatentizza, e il mio pazzo personale si è frazionato in una pletora di personaggi della comunità ebraica di Torino (ma quanto hai cercato su google, castu?) che ora vengono sul mio blog a dirmi che ero una bambina grassa e antipatica. (giuro, signori, secondo lui pure la moglie del rabbino sarebbe venuta sul blog a dirmi che ero antipatica e non mi lasciava giocare con il suo bambino - ROTFL)

E siccome sarò stata anche grassa, ma ero una bimba buonissima, il mio motto è: no pasaran.

giovedì 9 agosto 2007

in medio stat virtus

In medio stat virtus, la virtù sta nel mezzo.
E non tanto perchè la moderazione sia virtuosa in se' (e lo è) ma perché la moderazione implica per definizione lo sforzo del pensiero, l'analisi, il ragionamento.
Gli estremi sono delle grucce, cui appoggiarsi. Prendiamo una qualsiasi tendenza educativa nei confronti dei figli. Facilmente i genitori rientreranno più facilmente in uno degli estremi delle coppie di opposti, piuttosto che in una aurea mediocritas: severo/indulgente, apprensivo/impavido, moralista/libertino. Appoggiarsi ad un estremo ha lo straordinario vantaggio di offrire una pezza d'appoggio valida in ogni circostanza, di risparmiare alla mente lo sforzo di valutazione, la fatica della decisione, l'onere della responsabilità.


Ma che bel post. Sembra proprio scritto da Alberoni, porca troia.

lunedì 6 agosto 2007

passerotti al posto dei pensieri

Cari tutti,
a parte che un lapsus freudiano da parte di un prete fra ebraico e massone è di una gravità eccezionale, anche in un prete che, probabilmente per la sua tarda età è rimasto fermo agli inizi del secolo scorso quando i due termini si equivalevano - e quando i predecessori del "subito santo della droga" si rifiutarono di aiutare le organizzazioni internazionali, compresa la massoneria, che si adoperavano per salvare la vita all'Uomo di Kiev, accusato di omicidio rituale - voglio rimarcare il fatto grave che, mentre tutti i telegiornali e i giornali, di destra di sinistra e di centro, si sono occupati di questa incresciosa vicenda, solo il TG3 di Di Bella e di quella cara ragazza dal volto cordiale che si chiama Berlinguer, ha ignorato totalmente la questione dedicando l'intero TG della sera a varie curiosità balneari.

È ovvio che qui non si tratta di destra o sinistra, ma di puttane e figli di puttana.

Attendo con ansia la nuova edizione del libro di Ariel Toaff, nella quale si sosterrà che anche l'uomo di Kiev potrebbe, in linea di principio, aver compiuto l'omicidio, non già come omicidio rituale, ma come atto di pedofilia assassina.

Infatti bisognerebbe chiedere ai nostri sommi rabbini qual'è la mitzvah, fra le 613, che colpisce la pedofilia: non quella, ohibò, di un uomo adulto con un bambino neonato, ma quella di un uomo adulto con una bambina neonata. Ho la vaga sensazione che le mitzvoth si occupino più di penetrazione che di sesso degenerato, cosicché è proibito, per illazione, a ogni maschio ebreo di penetrare bulloni, tubi di rame, accessori di falegnameria mentre non ci si occupa del grave fenomeno del lesbismo tecnomane quando una donna se la fa, per esempio, con un'Audi, berliccando (piemontese per leccare) lo spinterogeno.

Di tutto ciò dovrebbe essere edotto monsignor Gelmini a cura di Ariel Toaff, dato che i preti accusavano i massoni di rapire i bambini, proprio come gli zingari.

Il delirio dilaga. Perché proprio io dovrei esserne immune? Proprio io, aduso come sono a compiere nefandezze ai danni delle orchidee, quelle bonazze lussuriose?

Mi dici quando ci metteremo in coro, finalmente, a gridare: " Viva Spinoza"? oppure anche questa è una sovrastruttura borghese perchè l'importante è sostenere la classe operaia che sabota i tapisroulant di Fiumicino ai primi di agosto allo scopo di lottare contro il turismo, avanguardia dell'imperialismo americano?

Ho visto don Ciotti che sodomizzava un cavallo da giostra e purtroppo mi posso occupare poco di questi gravi problemi sociali perché debbo difendermi tutto il giorno da branchi di ragazze diciassettenni gerontofile che attentano la mia virtù abramitica.

Aldo

domenica 5 agosto 2007

dio tace e la natura si fa i cazzi suoi

Non esiste una morale naturale (e dunque universale).
E grazie al cazzo.
E hanno ragione i relativisti, dunque, se Dio tace o parla attraverso scritture ambigue, se la natura parla una lingua amorale: non c'è una direttiva per tutti, non c'è una bussola.
Un uomo si può dunque accarezzare, torturare, mangiare, sputare, sgozzare, baciare, inculare, abbracciare, decapitare a seconda della nuance culturale che ci è capitata in sorte.
Altro che storie, altro che minimum set.
Dove ci sono due ragioni, l'opzione è uccidere o convivere, solo che l'opzione di convivere richiede la partecipazione di entrambe le ragioni, oppure è sconfitta di partenza.
Per questo Dio tace o parla strano, la natura si fa i cazzi suoi, e io scelgo di stare con chi vuole la convivenza, o - in alternativa, e assai di malavoglia - di combattere.
Questa è la mia nuance, quella che voglio imporre non perché la mia cultura "vale" più delle altre, ma perché non voglio uccidere il mio nemico ne' soccombergli.
Non può questo diventare un universale? Lo chiedo ai relativisti.
Per questo non sono pacifista, e credo che il potere (e la gerarchia) e la reciprocità (o la collaborazione) siano due opzioni naturali, entrambe, due modi di vivere che esistono in una gamma di possibilità contenuta nell'hardware umano, e che si alternano in epoche e contesti culturali diversi.

Amos Oz accennava questo aneddoto: «Da piccolo mia nonna mi spiegò con parole semplici la differenza tra ebrei e cristiani. I cristiani, disse, credono che il Messia sia già arrivato e che un giorno tornerà. Gli ebrei invece credono che debba ancora arrivare e che lo farà presto. Questi due modi di vedere hanno causato molti spargimenti di sangue, persecuzioni, discriminazioni e odio. E per cosa?, si domandava mia nonna, e suggeriva: invece di versare sangue si potrebbe semplicemente stare a vedere che succede. Se il Messia arriverà e dirà: “Salve, è bello rivedervi”, gli ebrei dovranno ammettere di essersi sbagliati. Ma se dirà: “Piacere di conoscervi”, saranno i cristiani a dover chiedere scusa agli ebrei. Ed è questa l’unica soluzione per la spianata delle Moschee e per quella del Muro del Pianto: vivi e lascia vivere».

mercoledì 1 agosto 2007

quella sfigata legge dell'entropia

Credo che esista un comune equivoco, dalle conseguenze gravi.
Premesso che la tendenza verso l'entropia è nell'universo - a quanto purtroppo mi informano - inevitabile, e stabilito altresì che l'umana specie - oltre che vantare una pletora di affascinanti attributi - sembra essere un potente fattore di accelerazione dell'entropia (entropia locale, beninteso, che all'universo assai gliene fotte) curiosamente è ormai considerata verità di fede che la velocità di entropizzazione sia direttamente proporzionale allo sviluppo tecnologico. A ciò che in altri tempi, più felici e ottimistici, veniva chiamato "progresso".
Ovviamente esiste una correlazione, perché il consumo di energia è il fattore entropizzante, ma la diretta proporzionalità non è - a mio parere - condizione automatica.
Consumare beni - e quindi energia - avrà sempre un costo, ma questo costo è variabile e dipendente da una quantità di fattori complessi: la demografia, la tipologia dei consumi, il tipo di energia impiegata per il consumo, la capacità di riciclaggio. Tutte queste caratteristiche - e probabilmente molte altre - creano trend entropici molto diversi.
Curiosamente, poi, questa legge falsificabile e finora non falsificata, quale quella della fatale e universale tendenza all'entropia, sembra generare la convinzione che esista una regola considerata per simpatia altrettanto universale - ma non supportata da prove - fondata sulla analogia con legge dei vasi comunicanti.
Se qualcuno sta molto bene, recita quella legge a mio avviso farlocca, per forza qualcuno altrove starà molto male. Il benessere qui, crea malessere là.
Se oggi staremo molto bene, sicuramente domani staremo molto male.
Se tu godi io soffro, se tu soffri io godo, finchè non ci sarà un perfetto equilibrio tra me e te, ciò che è mio toglierà a te e ciò che e tuo toglierà a me.
Chiarisco da subito che non c'è da parte mia volontà di lavare colpe, o di assolvere e neppure di sostenere il "sistema": le colpe, le responsabilità, esistono. Esiste l'ingiustizia, la violenza e la sopraffazione.
Quello che non esiste è l'automatismo di cui sono convinte le mamme e i no global: non si tratta di mangiare anche la porzione dei poveri, come sostengono le mamme colpevolizzando i bambini che non mangiano, e non si tratta di togliere ai ricchi per dare ai poveri, come sostengono i no global, soprattutto quelli cattolici, ne' penso che una diminuzione dei consumi in occidente creerebbe per simpatia un aumento del benessere nel terzo mondo.

Mi sembrano, queste teorie, delle semplificazione ridicola di quella già abbastanza sfigata "legge dell'entropia".

lunedì 30 luglio 2007

omaggio a Bergman

Aveva annunciato che avrebbe smesso per sempre di fare cinema e - a differenza di molti che fanno e disfano - ha tenuto fede alla sua decisione: con il teatro però ha continuato per molti anni ancora.
Io ho avuto l'onore di vedere una sua regia teatrale , durante la prima e unica vacanza da sola della mia vita, una settimana a Edimburgo per il Fringe Festival.
Era "la signorina Julie", e un regista con la personalità e la fama di Bergman affrontava Strindberg con una fedeltà, una neutralità, una pulizia, e una tale mancanza di "ego" che - abituata alle regie italiote, tutte genio, intellettualità, barocca creatività, mancanza di rispetto per il testo, e passione per gli effettacci puttaneschi - mi lasciò letteralmente di stucco.

Tanto di cappello per Ingmar Bergman, di cui ho amato soprattutto "Sorrisi di una notte d'estate", "Sussurri e grida" e "Fanny e Alexander".

paure da spiaggia

Ora, non è perché penso che gli zingari siano vessati dal pregiudizio e tormentati da leggende superstiziose. Lo penso, in effetti, ma sospendiamo per un attimo il giudizio: qualcuno di quelli che stanno leggendo ha mai avuto a che fare con un bambino di tre o quattro anni?
Ecco, provi a pensare se è plausibile che qualcuno in una spiaggia affollata per rapire un pupo (financo un pupo pacioso, o addirittura tonto) lo adeschi in una spiaggia affollata di fine luglio, lo ficchi sotto una gonna e se la svigni alla chetichella.
Voi se voleste rapire un bambino usereste questo sistema?
A me pare evidente che deve trattarsi della solita cazzata figlia delle paranoie di idioti, ma repubblica invece non sembra avere neanche l'ombra di un dubbio.
La"banda", il "basista", "tentato rapimento".
E domani, quando - prevedibilmente - la zingara sarà giudicata innocente, ci sorbiremo le solite grida indignate dei bempensanti di destra.

mercoledì 25 luglio 2007

back in barcelona - prima parte: la catalanità

"Ai miei tempi era meglio" è una frase che evito di formulare persino nel privato di me medesima, e figuriamoci.
Ho visto attempate signore annaffiarsi i solchi vermigli e fumanti come vulcani appena eruttati sulla loro coccia incandescente e ferita al lamento di "il sole non è più quello di una volta".
Naturalmente lungi da me il minimizzare i pericoli del buco nell'ozono, ma resto dell'idea che un essere umano, e con lui la sua povera pelle, degeneri in tempi più rapidi del sole, financo del povero sole martoriato dalle bombolette deodoranti.

E così, in questi giorni a Barcellona, mi sono sorpresa più volte a dovermi ripetere che la rambla non era stata proditoriamente allungata dalla mia ultima permanenza in città, che le cozze non erano vecchie e che no, quel vinello non era fatto con le cartine.

Attraversare, dopo una visita al barrio gotico, le ramblas in lungo e in largo zavorrati di paella e tempranillo è qualcosa che a diciassette anni si fa con una certa nonchalance. A venti, come nel mio caso, già un po' meno.

Il punto è che una costante vigilanza sulle proprie distorsioni prospettiche e sul proprio considerarsi misura del mondo, non ripara purtroppo dall'inevitabile sorgere di una nuova categoria di errori.

E così ci ho messo un po' a capire che le sinapsi del mio sia pur polveroso spagnolo non erano affatto evaporate negli anni, ma che proprio in Catalogna una qualche genia di leghisti appena un po' più efficienti dei nostri nell'opera di abbarbicamento identitario suicida hanno preso il sopravvento, e lo spagnolo da quelle parti - semplicemente - non si parla più.

Non si tratta di un lieto e vivace omaggio alla tradizione dei padri, praticato nelle cucine delle famiglie e nei mercati, no. I loro cartelli parlano català, la loro radio parla català, la loro televisione parla català, e i bambini a scuola imparano tutte le sacrosante materie in català, e ovviamente studiano il català.
Allo spagnolo son riservate un paio d'ore alla settimana, e che si fotta, quel babbeo di Cervantes, quel che conta è coltivare e conservare la catalanità, fattore che consiste nell'avere più o meno lo stile di vita, di pensiero, di vestiario, di abitudini, rientranti nella gamma più o meno vasta praticata dal materiale umano di qualsiasi capitale europea, ma nel contempo parlare rigorosamente e solo cispadano, snobbando l'idioma che è secondo per diffusione in tutto il globo terracqueo. [continua]

domenica 15 luglio 2007

kabbalah, internet e il potere della parola

Stamattina a "Uomini e Profeti" su radio 3 se ne parlava. Kabbalah significa "trasmissione": la parola si muove, corre, esiste grazie a chi la pronuncia ma lo prescinde.
Per questo è ingenuo immaginare una virtualità di internet, grazie alla sua non carnalità: le parole vivono sempre, lontane da chi le possiede: su internet semplicemente corrono più veloci, e al tempo stesso rimangono: combinano cioè tanto le qualità della parola orale, quanto di quella scritta, e sono potenti.

mercoledì 11 luglio 2007

per precauzione

Mi è giunta voce che vanno di moda le foto di tardone online. Per precauzione, prima che qualcuno vada a ravanare tra vecchie foto malfatte sul web, pubblico anche la mia.

lunedì 9 luglio 2007

io sono, tu sei, egli è

Il caposaldo dell'antisionismo militante è la pretesa di definire che cosa sia un ebreo.
Naturalmente il primo passo dell'antisionismo è negare ogni identità ebraica che non sia strettamente legata all'ortodossia religiosa: negare l'esistenza degli ebrei come popolo significa negare la necessità e il senso stesso dello Stato di Israele.

La prima osservazione che mi viene da fare è che l'identità è un fatto soggettivo, e non solo per gli ebrei ma per tutti, ed è dunque paradossale la posizione di chi sostiene la *non esistenza* degli ebrei, o dei palestinesi, o di chiunque altro.

Qualche tempo fa Uriel, sul suo blog, ha scritto un post dova paragonava l'identità palestinese all'identità padana, negandola agli uni e agli altri, in base a considerazioni di tipo "etnico".

Personalmente trovo il concetto stesso di "etnia" sia fallace e impreciso quasi quanto quello di "razza".

L'etnia "italica" esiste ancora meno di quanto esista l'etnia padana. Nulla in comune tra un sardo, un marchigiano, un lombardo, a parte la lingua italiana nata - come lingua di massa - non con Dante bensì con la televisione, e quindi posteriore all'unità d'Italia.

Se dovessimo accordare diritti di nazionalità in base a considerazioni di tipo "etnico", allora - a mio parere - i padani sarebbero titolari di questo diritto assai più degli italiani, ma l'etnia, qualunque cosa significhi, e la nazionalità o l'aspirazione alla sovranità non coincidono necessariamente.

A fare un popolo, secondo me, è - invece, o anche - la sua storia.

I palestinesi iniziano ad avere una identità "palestinese" insieme ad Israele, perché pur non avendo alcuna differenza "etnica" con i loro vicini arabi, la storia li inchioda ad una identità specifica, loro malgrado.

Io in realtà credo che il riconoscimento di questa identità storica, e l'aspirazione "nazionale" dei palestinesi possa essere un motore per la pace assai potente, e che l'enfasi sull'identità araba e mussulmana, al contrario, abbiano allontanato e allontani i palestinesi dalla sovranità e quindi dalla pace, che può fondarsi solo sul riconoscimento di una identità propria e non già sulla negazione di quella altrui.

Quanto agli ebrei - e basta conoscerne qualcuno per saperlo - non sono una etnia.

Israele è - forse - l'esperimento di "melting pot" finora più riuscito al mondo. La rinuncia alla lingua madre degli immigrati non è a favore di una lingua "predominante", come sarebbe stato se si fosse scelto l'yiddish come lingua comune, ma a favore di una lingua antica, che appartiene per definizione a tutti pur non appartenendo storicamente a nessuno. Diversamente dall'inglese, l'ebraico non è la lingua franca dei padroni, dei più forti.

La legge del ritorno di Israele non è fondata su una identità religiosa, ma non è fondata neppure su una identità etnica.

Israele è un paese di profughi, più che di immigrati.

Chiunque abbia letto Jean Amery ha perfettamente chiaro cosa significhi l'essere ebreo come condizione, e ha perfettamente chiaro cosa significhi l'essere ebreo senza consapevolezza di se', e della propria storia.

Purtroppo Jean Amery polverizza, con la sua storia, il mito dell'assimilazione come "cura" dall'ebraismo, mito purtroppo tutt'ora in voga.

Il suo caso dimostra come l'essere ebrei senza averne coscienza possa significare la perdita totale del senso di se', e come conseguenza la morte. E' pericolosissimo, essere ebrei facendo finta di non esserlo.

Un ebreo tedesco assimilato, e senza coscienza di se', usciva dall'inferno senza più identità. Senza "heimat". Non esisteva.

Lui ha rinunciato al suo nome tedesco e ne ha assunto uno francese. E poi è morto suicida.

Alla faccia di chi attribuisce alla sola identità religiosa, razziale, o etnica diritto di cittadinanza. Israele non è riuscito a salvare Jean Amery, ma sono certa che esiste anche per lui.

Io chiedo a chi nega agli ebrei altra identità che quella religiosa, e a chi nega conseguentemente agli ebrei il diritto alla sovranità, dopo 2000 anni di pogrom e ghetti, dopo che l'assimilazione ebraica post napoleonica lungi dal mostrarsi risolutiva ha dovuto fare i conti con una ideologia che non lasciava scampo non a chi "si professava" ebreo, ma a chi semplicemente lo era se pure alla lontana, quali garanzie davano - o diano oggi - "le genti" di protezione o di accettazione agli ebrei.

Perché gli ebrei avrebbero dovuto credere che con il nazismo, anche l'odio per gli ebrei fosse finito?
Con quali basi, secondo quale filosofia si poteva credere che l'odio antiebraico fosse finalmente cessato? Una catarsi post olocausto? Una presa di coscienza dopo 2000 anni?

Con quale diritto e soprattutto con quali argomenti, gli "antisionisti" possono affermare che la scelta degli ebrei di avere una sovranità sia nata in base a ubbie nazionalistiche e di volontà di dominio di altri popoli e non - invece - in base a una semplice spinta di necessità, quella che da sempre costringe masse di persone a fuggire, spostarsi, e combattere ?

martedì 3 luglio 2007

corriere della lia

Voci per ora da confermare insinuano che il noto bloggher Miguel Martinez apprezzerebbe l'Islam come tassello della prossima ventura rivolta antimperialista, e non già - come si pensava in un primo momento - per la comoda funzione del velo velo islamico come copertura delle piccole imperfezioni femminili, prime rughe, couperose, occhi struccati, eccetera.
La notizia ci lascia perplessi, come è possibile che l'uomo - pur così impegnato a fianco dei popoli oppressi - abbia abbandonato con tanta crudeltà le povere casalinghe bruttine della mezzaluna?

lunedì 2 luglio 2007

parabole semantiche



(clicca sull'immagine per ingrandirla)

sabato 30 giugno 2007

sacro e profano

Ac., commentando il mio post "si guarda ma non si tocca", dice riguardo all'uccisione/stupro dei tabù:

" [cut] io di solito tabù e predugidizi li preferisco vivi e vegeti, forse perchè penso che senza il mondo sarebbe un poco più noioso."
Anche i pregiudizi, come i tabù, sono - credo - inevitabili, ma mentre i tabù appartengono al sacro, i pregiudizi devono rimanere profani. Impossibile avere una percezione del mondo, senza avere un modello a monte, e un modello è a tutti gli effetti un pregiudizio. Nella salubre e continua opera di revisione del pregiudizio occorre però un costante confronto con la realtà: il tabù è una norma sociale emanata dalla collettività/divinità, che la tiene insieme e le dà identità: il pregiudizio deve restare uno strumento versatile di interpretazione del reale, utile ma flessibile e "sensibile". E' quando viene meno il confronto con la realtà e il pregiudizio diventa sacro, che nascono le più oscene perversioni. Almeno, secondo me.

web shrink

L'avevo fatto un po' di tempo fa, questo test, ma il bello dell'esser rincoglioniti è che sembra sempre tutto una novità. Lo consiglio soprattutto perché è divertente da farsi, ed è innovativa la risposta "sfumata" (è sempre irritante rispondere "si" o "no")

My personalDNA Report

lunedì 25 giugno 2007

si guarda ma non si tocca

Il raccontino, tra la fiction e il ricordo, l'ho scritto su usenet, discutendo con una amica di "correttezza politica" e di tabù.
Era ed è una amica grazie al fatto che - grazie al cielo - non si trattava di un newsgroup politico, altrimenti avrei finito con il sequestrarla nello schedario mentale degli "onorevoli nemici".

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Quando ero piccola mio padre aveva una collezione di pipe. Parliamo della metà degli anni sessanta: non vigeva ancora l'attuale moda - dogmatica - del "tabù dei tabù" nell'educazione dei bambini: di sicuro non vigeva a casa mia.
E così - invece di raccogliere le pipe e metterle a igienica distanza in una igienica scatola, chiusa a doppia mandata, e riposta con igienica cura in un igienico scaffale alto della biblioteca - perchè così il pupo non le vede e non si frustra - a me era - semplicemente - proibito toccarle.
Erano sistemate in bell'ordine in un tavolino a gambe basse, su un fondo di velluto nero, a portata delle mie manine, dovevo - anzi - mettermi sulle ginocchia (le mani raccolte dietro la schiena) per guardarle da vicino.
In realtà le potevo sfiorare, brevemente e dalle mani di mio padre, saggiandone per pochi istanti la consistenza e la temperatura mentre lui mi raccontava che la radica è un'escrescenza tra la radice e il fusto di un arbusto mediterraneo, di come gli artigiani la scolpissero in base alla forma naturale, di come la natura e la volontà dell'uomo non sempre fossero in contrasto, di come potessero - anzi - danzare insieme.
Presto capii che le potevo toccare anche in altre occasioni: quando non ero vista. Ne prendevo delicatamente una - di solito quella che mi piaceva di più, di un rosso violento e con piccole macchie nere e fitte e ne saggiavo - finalmente - il peso, la rotondità. L'avvicinavo furtivamente al naso, assaporavo il profumo - dolce - di cui era ancora impregnata. Poi la rimettevo in bell'ordine, a due dita e mezzo da quella color sabbia, che invece non mi piaceva perchè al posto delle macchioline nere aveva delle striscette oblunghe e grigiastre.

Era, la mia trasgressione, un piacere che lambiva il timore, che consolidava il gigantesco genitore dentro di me nel momento stesso in cui lo uccideva tradendolo, una trasgressione che non concedeva nulla alla violenza, alla rottura, e molto invece alla conoscenza e alla coscienza di se' , del proprio limite e del proprio potere.

Per me questo è il tabù, è qualcosa attorno a cui si danza, finchè non lo si uccide, ma non è qualcosa che si ignora. Il confine tra consentito e non consentito è una zona fertile.

domenica 24 giugno 2007

un matematico un po' ritroso

Non entrerò nell'oscena trappola retorica del decantare le lodi del coraggio di chi sa dire di no al vitello d'oro, alle lusinghe della fama, alla carriera. Affogherei in un barile di melassa ipocrita, perché la mia sincera opinione è invece che Grigori Perelman, detto "orso", matematico un po' ritroso, sia un fottutissimo nerd completamente fuori di testa. Ma siccome non ci ho a che fare personalmente (non so cosa pensino di lui quelli che si sono trovati a doverlo "gestire") posso anche dire che mi fa simpatia. E' bello quando il mondo si manifesta in modo imprevisto.

sabato 23 giugno 2007

stuprare i tabù

L'attore comico Michael Richard si diverte a chiamare un suo spettatore "nigger".




Dalla sala, molti si alzano e se ne vanno.

Non c'è giorno in cui un "presunto" originalone (aahahahhahahahahha, non è curioso che i più ciechi e pedissequi imitatori delle mode si ritengano originali?) non si diverta a scatenare scandalo varcando brutalmente i confini della correttezza politica.

La correctness ha stufato. Si vuole poter dire tutto il male possibile degli ebrei, dei negri, dei froci. Si gioca a stuprare l'unico tabù su cui si reggono le nostre fragili società, formate da tessuti di minoranze: il tabù che ritiene "vergognoso" e maleducato offendere in base a criteri etnici, o sessuali, soprattutto se si tratta di una minoranza e ancor di più se si tratta di una minoranza storicamente emarginata o perseguitata.

Mentre i preti/rabbini/mullah e i loro seguaci sbraitano per ricreare un passato patriarcale inesistente, e tappezzano Roma di cartelli sostenendo che ci sia una "unica" comunità da difendere -la famiglia- (vergogna! e la scuola? E il quartiere? Gli ospedali? Le associazioni?) il concetto stesso di "comunità" viene quotidianamente vilipeso .

Non c'è peccato a lambire un tabù, a metterne i ridicolo gli aspetti più grotteschi, più ipocriti, più sciocchi: è anzi il compito specifico della satira, questo. Non c'è peccato ad abbandonare i tabù obsoleti, perchè le società cambiano e se insultare il re o l'aristocrazia poteva essere peccato oggi è perfino superfluo.

C'è peccato a negare la legittimità, a pisciare sopra, a stuprare l'unico tabù che nasce per tutelare e proteggere la convivenza civile.

E infatti giocare con i limiti, con i confini, stuzzicare la frontiera della buona educazione produce conoscenza, svela meccanismi, e provoca ilarità: stuprarli - come va di moda oggi - non fa ridere, per nulla.

Fa solo tristezza.

venerdì 22 giugno 2007

frank zappa su censura e stato etico

una futura nonna dei fiori

A dispetto di qualsiasi età mi capiti tra capo e collo, e perdinci da qualche tempo in qua me ne capitano di tutti i colori, resto in buona sostanza per quanto concerne il luc, una dannata fricchettona.
Non importa quali e quante evoluzioni possa avere il mio pensiero filosofico e politico: potrò fra vent'anni diventare neo-stronz, liberal, conserva-chic, e forse - un giorno - iscrivermi all'UDC (mai dire mai quando si tratta di politica) ma sarò immancabilmente, invariabilmente, una nonna dei fiori.
Corredo questo penoso outing, a cui mi ha portato il blog delle malvestite, con una fotografia dei miei due tutoni, comprati a 8000 lire l'uno tipo 12 anni fa, che da sempre - ad ogni estate - fanno piangere di vergogna il mio figliolo. Per compare le calzature invece, un incrocio bizzarro tra sandali tecno e artigianato hopi, tempestati di perline in vetro verdi e megadiamanti in plastica, ho dovuto accendere un mutuo, essendo oltre che inspiegabilmente orrende, inspiegabilmente care.
Il bracciale, una coroncina di finti diamanti in cristallo giallo e arancione, sono una delle mie innumerevoli concessioni alla passione dello sberluccichio.

Da notare l'escamotage atrocemente malevestito del cuore per mascherare il volto. Spero faccia punti, quei sandali in premio sul blog delle malvestite mi hanno dato l'acquolina in bocca.

martedì 19 giugno 2007

a love story in three pictures


(sequenza arrivata in mail al mio amico Tim)

martedì 12 giugno 2007

Pio

Pio bove un corno. Pio per costrizione,
Pio contro voglia, pio contro natura,
Pio per arcadia, pio per eufemismo.
Ci vuole un bel coraggio a dirmi pio
E a dedicarmi perfino un sonetto.
Pio sarà Lei, professore,
Dotto in greco e latino, Premio Nobel, che
Batte alle chiuse imposte coi ramicelli di fiori
In mancanza di meglio
Mentre io m'inchino al giogo, pensi quanto contento.
Fosse stato presente quando m'han reso pio
Le sarebbe passata la voglia di fare versi
E a mezzogiorno di mangiare il lesso.
O pensa che io non veda, qui sul prato,
Il mio fratello intero, erto, collerico,
Che con un solo colpo delle reni
Insemina la mia sorella vacca?
Oy gevalt! Inaudita violenza
La violenza di farmi nonviolento.

Primo Levi - Ad ora incerta

sabato 9 giugno 2007

della maniacalità intorno alle pentole

Ho ereditato una cosa, da mio padre, e cioè le manie.
A un certo punto qualcosa entra nella nostra testa: pipe, cucina cinese, fotografia, architettura razionalista, e il nostro universo diventa quello. Le riviste, i libri, le passeggiate, tutto è orientato a indagare ed esaurire ogni possibile curiosità riguardo a quel mondo, e nient'altro. E così, ora, dopo alcuni anni di dedizione ai funghi, un annetto di infatuazione per la meditazione vipassana, un periodo di ritorno alla antica passione dell'evoluzionismo e un breve periodo di dedizione alla teoria del caos, eccomi in un qualche modo incastrata in un loop ossessivo nel quale al centro della mia mente stazionano, ctonie e inamovibili, le pentole.
Padelle.
Tegami.
Roba per cuocere, insomma.

Da un po' di tempo sono a caccia dell'idea platonica della pentola, la Padella Universale, lo strumento capace di friggere senza aderire, di non rigarsi, di scaldarsi uniformemente, e dopo accurati studi e riflessioni sono giunta alla seguente conclusione: - se mai a qualcuno avanzasse un po' di stipendio da investire, e fosse come me così poco accorto da investirlo invece che in bot o in cct, o magari in un mutuo, in pentole, consiglio la ghisa.

Le pentole di ghisa hanno una qualità che è rara in generale nel mondo delle cose, rara ed immensamente apprezzabile. Migliorano con il tempo. Come il vino e gli strumenti ad arco. Per quanto uno compri una pentola antiaderente sofisticata e costosissima, la sua vita dal momento dell'acquisto in poi sarà sempre - per quante attenzioni si pongono - un avvicinarsi inesorabile alla morte. Un invecchiamento costante e ineluttabile, un allontarsi dal punto x della perfezione, quella dell'acquisto, per avvicinarsi alla morte. Le pentole in ghisa invece vanno stagionate, curate, e ad ogni uso - se accurato, migliorano.

Il punto x di una pentola di ghisa è un futuro in cui sperare, insomma, e non un passato da rimpiangere.

lunedì 4 giugno 2007

etiche a confronto

Ogni religione ha le sue regole, dei sistemi complessi che reggono impalcature immaginarie e strutture politiche solide e reali.
Io voto, tifo, sostengo - sempre - per chi vuole tenere separate quelle strutture fondate su reti inestricabili di etica, superstizione, arroganza e bellezza dallo stato: sono laicista detto senza smorfie. (leggete il De Mauro al termine "laicista": ma perché consentiamo a Ferrara di forgiare la nostra lingua?).

Quando Monsignor Fisichella - uomo colto e raffinato - ci racconta - a dimostrazione di quanto la Chiesa avesse a cuore la faccenda pedofilia, che era stata messa come priorità accanto ad altri due crimini: profanazione dell'ostia e reati del confessionale, stupisco e sorrido di fronte all'abisso che separa l'etica laica da quella religiosa.
Che usare le ostie come carta assorbente o farci le barchette sia manifestamente considerato più grave che commettere una strage è cosa che - almeno a me - desta meraviglia e stupore, e rafforza la mia convinzione che i due mondi debbano evitare il più possibile di venire a contatto.

domenica 3 giugno 2007

kapital

Le tag di questo post sono la sintesi del mio giudizio - contraddittorio - su questo video.

venerdì 1 giugno 2007

dilemmi

Cochin (07:10 PM) :
se io diventassi scema, diciamo come un gatto, e la Maybe intelligente, diciamo come un umano, secondo te baderebbe al mio sostentamento?
Diotima (07:10 PM) :

Non credo, chi vorrebbe percasa un animale domestico che pesa 70 chili e si scofana due litri di vino rosso al giorno?

scartoffiofobia

Le fobie sono cosa strana.

Evidentemente un giorno, da piccola, ho visto una scartoffia mentre un ape mi pungeva il culo, e da quel giorno lì ne ho un irrazionale quanto sacro terrore.

Non sto scherzando ed è un problema. Nell'ingresso di casa mia le scartoffie di contenuti i più vari - multe, bollette, foglietti con numeri di telefono, pubblicità, si accumulano finché una qualche causa di forza maggiore - e per causa maggiore non intendo punto la scadenza delle bollette, particolare trascurabile, ma - ad esempio - l'arrivo dell'ufficiale giudiziario per il pignoramento - non subentra, costringendomi ad affrontare il mazzo in preda al terror panico.

Un po' come un incendio farebbe uscire di casa un agorafobico.

E così da qualche tempo mi piovevano in casa - come ogni anno - le "ritenute d'acconto" (o certificato dei compensi, non chiedetemi dove sia la differenza) roba che serve a fare un misterioso rito annuale da celebrare sotto la tutela di uno speciale guru chiamato "commercialista".

Credo sia collegato con l'arrivo dell'estate, perché mi risulta che la suggestiva ancorché misteriosa perturbazione cartacea arrivi di solito in maggio.

E così, da qualche tempo, mentre il mazzo ingrandiva si ingigantiva con lui il mio turbamento, diventando zavorra inconscia ogni giorno più gravosa: qualche parte di me temeva che accumulare il cartaceo di pregio in quel mucchio spurio e informe mi esponesse al rischio di arrivare impreparata al rito, di perdere qualcosa di fondamentale: sapevo che protratta oltre un certo limite la rimozione mi avrebbe esposto a interminabili file, a telefonate a numeri verdi e ad ogni sorta di persecuzione da parte di grigie e pericolose Autorità.

Ma ciononostante, e anzi, proprio per quello, accumulavo.

Finché lunedì scorso non mi chiama la segretaria del guru, con voce chissà perché ad un tempo stizzita ed esterrefatta - chiedendomi che fine avessi fatto, e ingiungendomi senza mezzi termini di affrettarmi a prendere un appuntamento.

Ieri - giorno prefissato - ho affrontato il mucchio un'ora prima del rito.


Dirimere un cumulo di scartoffie è un po' come fare un carotaggio nei ghiacci, o studiare i cerchi di un tronco.

Ogni strato corrisponde ad uno specifico periodo: e le promozioni GS fresca primavera, multe riferite al periodo in cui ignoravo la presenza di ausiliari del traffico acquattati all'incrocio sotto casa mia (intorno a febbraio) auguri natalizi, sotto sotto, nel primo strato, una busta chiusa il cui contenuto mi ha chiarito senza ombra di dubbio i misteriosi moti dell'animo della segretaria.

martedì 29 maggio 2007

fondamentalismo e ipocrisia

L'integralismo - se non si fa pubblicità - è difficilmente digeribile, dalle persone abituate a vivere in una società aperta.

E' la negazione della differenza, perché è identità amniotica ed è negazione del tempo come fattore inevitabile di mutamento. Una società aperta è per sua natura permeabile, e non può negare ne' la differenza, ne' il fattore tempo - che le differenze inevitabilmente accelerano. Li deve gestire, deve essere flessibile. Non può essere integralista, ne' fondamentalista.

L'integralismo - dunque - per avere buona stampa nelle società aperte, deve manifestare il meno possibile l'aspirazione alla purezza primigenia in tutte le infinite manifestazioni dell'esistenza umana (perlopiù riferita a modelli buoni qualche migliaia di anni fa) aspirazione che mena solitamente alla presa del potere su un territorio e alla costrizione con le buone o le cattive a chi lo abita ad aderirvi (con particolare cura al controllo della sessualità della gente, e in particolar modo delle donne, vero cavallo di battaglia trasversale alla pretaglia globale, monoteista e non).

Si deve - l'integralista, fondamentalista, insomma: il bigotto politico - travestire, mascherare e nascondersi , per avere buona stampa e qualche amico in questa nostra babilonia occidentale.

E così, per suscitare indignazione e raccapriccio, è costretto ad attribuire al Nemico l'essere d'ufficio al Servizio di Madonna Morte In Persona, ed è costretto ad ostentare di continuo le granguignolesche prove delle sue malefatte: la testa decollata di Jochanaan, su ogni volantino, in ogni blog, ad ogni tg.

Così in molti si convincono della cattiveria dell'aborto, vedendo le prove fotografiche degli aborti terapeutici di feti di cinque mesi. Come non provare raccapriccio? Ma la realtà dei fatti è che l'integralista antiabortista ostenta quelle prove fotografiche a puro scopo di propaganda, perchè per lui non v'è in realtà alcuna differenza tra il feto sviluppato post-amniocentesi della foto, e una morula concepita in vitro. Non sono le fattezze umane, il cuore che batte, le manine abbozzate a sconcertarlo. Quelle sconcertano noi - che infatti vorremmo dare a chi porta malattie genetiche la possibilità di non impiantarli, gli ovuli malati: ma il cattolico integralista, proprio lui, preferisce invece che la donna abortisca quell'abbozzo di esserino, perché così soffrirà e sarà redenta. Saremmo noi, noi puttane, noi abitanti di Babilonia, noi reprobi, a dover portare in giro le foto dell'orrore, e non lui - il quale invece di distribuire preservativi e pillole nelle chiese - li proibisce ad un intero continente senza tanti cinema e devastato dall'AIDS!

Ed uguale e pari considerazione ha il militante dell'islam politico, ovvero l'integralista islamico, per la miseria morale e fisica dei palestinesi, le cui spoglie ostenta con meticolosa documentazione fotografica - ma beninteso, solo lì dove il colpevole è il nemico ebreo. Di più: qualsiasi miseria, povertà e disgrazia di un palestinese, compresa l'uccisione di presunti collaborazionisti, o le risse politiche tra ANP e Hamas, sono ascrivibili a Israele. Ma le ostenta solo per propaganda, per eccitare contro il nemico, e non già perché gli stiano davvero a cuore quei corpi, quegli spiriti e il loro benessere. Perché - così come l'antiabortista vota per l'aborto proibendo il preimpianto e gli anticoncezionali, essendo il suo scopo vero l'inibire la libertà sessuale femminile e non salvare il "cuoricino che batte", l'integralista islamico vota al per il protrarsi ab eternum dello strazio, o almeno finché non sia raggiunto il suo obiettivo - e cioè più o meno, detta rozzamente come si conviene ad un abitante di Babilonia: "fuori le puttane ebree dalla Pura Terra Araba".
Altrimenti perché i profughi palestinesi sarebbero reclusi - ad esempio in Libano - da sessant'anni nei campi profughi, senza che l'islam politico spenda una sola parola in favore del loro benessere? Se fossero loro, la loro carne, l'oggetto vero della preoccupazione, non avrebbero ottenuto da subito la cittadinanza dai fratelli? Ancora oggi invece, un bimbo che nasce in un campo profughi in libano, ha lo status di "profugo" ed è in gabbia, ne' più ne meno che un palestinese dei territori. La sua miseria non è qualcosa da far cessare, perche deve anzi perdurare - come il feto già formato - a testimonianza della crudeltà del nemico, per generare nuove sofferenze anziché farle cessare. Già li sento i cori degli integralisti di risulta, la mandria di imbecilli boccaloni "ma la responsabilità è di israele, mica del libano".
Eh , già, perchè noi i profughi - figli di profughi - nipoti di profughi dall'Argentina o dal Cile li teniamo chiusi in campo di concentramento, con gli applausi di Kloro e Karletto Marx.

lunedì 28 maggio 2007

kilombo e la zona grigia

In kilombo, ai tempi della mia andata via e oggi, va di moda l'accusa di far polemica a causa di una antipatia personale nei confronti di Dacia Valent. La Valent è una persona che ha compiuto delle scelte esistenziali e politiche troppo complesse e contraddittorie perché io possa anche solo azzardarmi a capirle. E' una persona sospesa tra ambiguità e imprudenza, che - anzi - fa dell'ambiguità e dell'imprudenza, proprio di queste due energie combinate, il suo motore esistenziale.

Le sue posizioni sono dunque qualcosa di spettacolare, di peculiare, che si muove in campi a me raramente contigui, più spesso decisamente e apertamente avversi.

Non sono ambigua, in proposito: prima di tutti è a me avverso l'islam politico, e per ben due motivi: come ebrea e come laica.

Insisto, da laica - e mi pare senza alcun successo - col sostenere che l'islam politico così come si manifesta oggi non sia il solo, non sia l'unico. Lo nego, assolutamente: è "mondo islamico" anche quello della piazza di Smirne, è mondo islamico quello delle migliaia di persone che vivono al nostro fianco pacificamente, pregando in moschea e magari - come è successo ad amici miei - si alleano a scuola con gli ebrei, contro la opprimente cappa clericale, oggi come non mai aggressiva.

Non c'è un origine DOC della laicità, non c'è un destino fondamentalista di chi fa riferimento al Corano, questo è un equivoco grave. La laicità è un tool universale, ovunque sia nata si può applicare.
Le piazze di Smirne sono mie personali amiche, e dall'altra parte insieme ci sono - nemici solo per finta, ma promotori dello stesso universo teocratico (e maschilista, e sessuofobo) - Admadinejad e Ratzinger.

Ma questo mondo islamico - di gente comune e pacifica - rischia di essere consegnato - a causa anche di chi vede nel Corano la radice del male, e di chi vede nella laicità non uno strumento universale ma un valore occidentale DOC - all'islam politico.

Islam politico che ha - lui sì - dichiaratamente una vocazione teocratica, e il cui antioccidentalismo nulla ha a che vedere con la lotta di classe e la riscossa dei poveri, se non strumentalmente e occasionalmente, e che fa presa sulle anime candide di quei socialisti, appunto, imbecilli - o semplicemente troppo rozzi e ignoranti da cascare per l'ennesima volta nella etnicizzazione del conflitto di classe e nell'uso strumentale degli ebrei come capri espiatori.

Quello invece che - quando andai via da kilombo e oggi con le polemiche scoppiate per la difesa del negazionismo mi lascia davvero fortemente turbata e perpessa, non sono le varie e innumerevoli manifestazioni di saldatura tra il socialismo degli imbecilli, che identifica nell'ebreo il nemico di classe, e l'idea - speculare, falsa ma efficace - di un Islam capace di riscattare i poveri del mondo.

Non sono gli avversari politici, che mi preoccupano e mi spaventano oggi, quello che invece è nuovo e preoccupante è la percezione netta e inquietante della zona grigia.

Fino a qualche tempo fa, un post antisemita sui savi anziani di sion, un post negazionista, avrebbero quanto meno suscitato discussione aperta.

Questo era quello che mi sarei aspettata, ai tempi della mia andata via da kilombo, questo è quello che mi avrebbe fatto rimanere: una appassionata discussione, una manifestazione di sensibilità, di vivacità, di interesse. Non la cacciata dei reietti, che tutto sommato per come sono fatta io (purchè si cancelli dalla carta di kilombo la pregiudiziale antirazzista) è pure sociologicamente interessante vedere chi si accoccola sotto il cappello "sinistra": se posto insieme a nazisti, leghisti, abitanti di altair su it.politica.internazionale non ho poi tutti questi problemi a farlo altrove.

Oggi, però, i post di solidarietà ai nazisti, rappresentano quasi un problema segreto, una specie di vergognetta da ripulire ma senza far troppo rumore.

A nessuno interessa parlare del fatto - importante - che il negazionismo che non è - come dice il Mastroviti con il quale sono pure quasi del tutto d'accordo - semplicemente e solamente fuffa da ciarlatani, ma che è uno straordinario strumento politico utile a saldare un antico e leggendario odio con modernissimi - e anche potenti - interessi politici.

Dunque - e l'abbiamo visto - in kilombo lo scandalo manifesto per le squallide manifestazioni di disprezzo nei confronti delle donne sono qualcosa di cui si può parlare e si parla, in kilombo le manifestazioni di manifesto amore per la violenza della Valent (fondate su paradosso, ambiguità imprudenza e humor come d'abitudine) vengono esecrate e censurate e fanno discorso.

Sullo stesso Kilombo invece le teorie del complotto - in forma di negazionismo o di verosimiglianza dei protocolli dei savi anziani di sion, non fanno discorso, sono - anzi - tabù. Qualcosa da gestire - e qui paradossalmente potrebbe avere ragione addirittura quel pirla di karletto marx - in via burocratica e silenziosa, senza fare rumore, giusto per mantenere la decenza.

E' come se la rete della sinistra, anche quella moderata, fosse ancora disposta a mantenere con se' le donne, gli omosessuali, i neri, gli immigrati, ma se lasciasse sfuggire - magari con indifferenza, facendo finta di niente - noi ebrei dalle sue maglie.

sabato 26 maggio 2007

haiku

mercoledì 23 maggio 2007

compagni, una bussola, presto

Venghino, signori, venghino, ultime notizie dei protocolli dei savi anziani di sion: la questione si impone alla sinistra tutta: i protocolli sono o non sono una sintesi della lotta di classe, veri o falsi che siano?

Il 21 novembre 1999, il The Washington Times[27] riferì:

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«Le ricerche di un importante storico russo, Mikhail Lepekhine, negli archivi da poco aperti al pubblico, hanno portato alla scoperta che il falso è stato opera di Mathieu Golovinski, rampollo di una famiglia aristocratica ma ribelle, che si dedicò ad una vita di spionaggio e propaganda. Dopo aver lavorato per il servizio segreto zarista, cambiò sponda e si unì ai Bolscevichi. La scoperta di Lepekhine, pubblicata nella rivista francese L'Express sembrerebbe chiarire l'ultimo mistero che ancora circondava i Protocolli


Beh, ecco, compagni, ora anche qualcuno che vende accessori concentrazionari bussa alla porta di kilombo.
Gli date asilo?
Dopotutto, perchè no? Qual è il discrimine? - in fondo, come alcuni aggregati di kilombo ci fanno notare - antisemitismo e lotta di classe sono concetti dolcemente contigui...

Per inciso, che i Protocolli siano un "falso verosimile" è uno dei memi che vanno per la maggiore, un luogo comune che ho sentito elaborare e ripetere di continuo, praticato letteramente a destra e a manca, quindi - perchè no - su kilombo?

A partire da un tal A. Hitler, che percarità, ne ha combinate tante, eh, birichino, ma che diceva:

"Fino a che punto l'intera esistenza di questo popolo sia fondata sulla menzogna continua è incomparabilmente mostrato dai Protocolli dei Savi di Sion, così infinitamente odiati dagli ebrei. Sono basati su un falso, come grida e lamenta il Frankfurter Zeitung ogni settimana: la miglior prova che essi siano autentici. [...] la cosa importante è che con terrificante certezza essi rivelano la natura e l'attività del popolo ebraico ed espone i loro contesti interni come anche i loro scopi finali.»

tridimensionalità

Tra le tecniche inventate per creare l'illusione ottica della tridimensionalità, l'anamorfosi - nata nel rinascimento - è una delle più antiche.
Kurt Wenner è un incredibile artista, che usa questa tecnica per disegnare opere tridimensionali sui marciapiedi. Vale la pena di vederle tutte, nella pagina del suo sito che ho linkato cliccare "portfolio".

lunedì 21 maggio 2007

due mondi paralleli

Quello che mi ha sempre affascinato degli stereogrammi è che nella stessa immagine sono contenuti due mondi - tutti e due visibili ma mai contemporaneamente - e che il modo di vedere "normale" ti impedisce la chiara visione secondo mondo, quello che contiene la vera immagine. Se volete provarci ovviamente cliccate sulla figura per ingrandirla. La tecnica (che - chissà perchè - non riesce affatto a tutti) consiste nell'abbandonare lo sguardo, nel non puntarlo, nel lasciare che gli occhi si inebetiscano e smettano di cercare, e rimanere così a lungo. A quel punto, quando l'immagine inizia a farsi confusa e si ha la sgradevole sensazione di stare "perdendo la vista", inizia ad emergere l'immagine in tre dimensioni. La fase intermedia è altrettanto curiosa, perché è di confine, e di grande confusione.
Si sta perdendo il vecchio e si intravede il nuovo, si sa che c'è ma non si sa se si riuscirà a possederlo del tutto.
Poi, improvvisamente, tutto intorno - la vecchia visione - si fa confusa, ed emerge la nuova immagine tridimensionale. Nitida, inequivocabile, profonda e quasi tangibile.


Allora, con questo stereogramma succede una cosa incredibile. In certi casi si vede uno squalo, in certi casi se ne vedono due. Non mi chiedete come mai, non lo capirò mai, ma giuro che non sono sotto effetto lisergico. Secondo me è proprio concepito così.

un outing razzista

Griso (01:39 PM) :

non è possibile cazzo

Griso (01:44 PM) :

poi dice che uno diventa razzista

Cochin (01:44 PM) :

che?

Griso (01:44 PM) :

ma al solito

Griso (01:44 PM) :

vengono qua, magnano, bevono, scagazzano in giro come je pare

Cochin (01:45 PM) :

macchi?

Cochin (01:45 PM) :

i negri, gli ebrei, i froci?

Cochin (01:45 PM) :

chi?

Griso (01:45 PM) :

e quando sono ubriachi litigano - in quella specie di linguaggio: parlassero da cristiani, almeno!

Griso (01:45 PM) :

come chi?

Cochin (01:45 PM) :

chi?

Cochin (01:45 PM) :

gli arabbi?

Griso (01:45 PM) :

ormai sono padroni loro

Cochin (01:45 PM) :

chi?

Griso (01:46 PM) :

ma i passeri, ovvio

Cochin (01:46 PM) :

ahahhahahahahhahhahah

domenica 20 maggio 2007

quanto vale un bambino

Diffondo, e conto di partecipare, alla colletta proposta da Griso.

vulcani travestiti

Numero 9 (grazie!) mi segnala questo sito, bellissimo! una combinazione tra google maps e webcam nel mondo, con le web-cam (quasi tutte attive) suddivise per categorie.
Una meraviglia per una aspirante ubiquitaria come me, che finalmente può sbirciare nei supermercati come una vera vigilante, a caccia di quei furbini con le mani lunghe.

Ah, tra le web più belle, l'onomatopeico e scoppiettante vulcano Popocatepetl, qui in uno dei suoi più riusciti travestimenti.

sabato 19 maggio 2007

dal ghetto di roma con amore

Aggiornamento: Mmax lo dice meglio di me.

Voglio esprimere con parole misurate la più vivida solidarietà ai metodi correzionali non violenti del macellaio del ghetto Di Porto, che è riuscito eroicamente a raggiungere con un ceffone - pur mancando il porco fascista Faurisson - per lo meno quel lurido bastardo di Moffa.

PS.
Non essendo una storica, lascio discutere gli accademici su quanti siano stati i milioni di morti. Mi limito a costatare che gli ebrei, neonati moribondi o novantenni che fossero, venivano stanati CON OGNI MEZZO, in tutta Europa, dai loro nascondigli e deportati nei campi, e che dunque chiunque neghi l'intenzionalità dello sterminio è un bugiardo fascista, che merita i metodi non-violenti del ghetto di Roma tanto quanto un esponente del KKK merita i metodi non violenti del ghetto di Harlem, altro che entrare nelle università.

mercoledì 16 maggio 2007

destre a confronto

Da noi quando viene il 25 aprile il padrone della coalizione di destra ostenta in ogni modo la sua assenza, in Francia invece funziona così. [Hat tip: ipazia]

la gioconda su you tube

Da appassionata di manie youtubiane, ho scoperto che disegnare con ms paint va per la maggiore. Uno dei greatest hits è How To Drow Monna Lisa With MS Paint.
Il maestro, l'allievo, il ripetente, l'allievo ribelle, il furbetto, e molte altre spettacolari prove d'autore.

la proprietà intellettuale del brasato

Il punto è che sono abbastanza stufa di questo costante rivendicare e isolare la proprietà intellettuale "etnica" di questa o quest'altra cosa: inventi la carta, la volta a crociera, la matematica, la democrazia, la laicità dello stato, il brasato, le nanostrutture?
Bene, non ne sei proprietario, men che meno per via di sangue o di bandiera: la proprietaria intellettuale di ogni invenzione, esclusi brevetti il cui sistema sarebbe comunque da discutere, è l'umanità intera.
Pangloss, nei commenti qua sotto, dice che l'illuminismo è europeo e non francese: ma le armate di Napoleone erano francesi e che quei valori sono passati - anche in Europa - attraverso le armi, e di certo non bene accolti da tutti: in Italia sono ancora oggi avversati con violenza. Per assurdo, a chiudere il cerchio "etnico", lo stesso Napoleone diceva "L'Europa è una tana di talpe. Tutte le grandi cose vengono dall'Oriente".
E ricordo - a tutti quegli integralisti che attribuiscono al Corano il pericolo islamico (non nego ovviamente che esista oggi una spaventosa deriva politica fondamentalista nell'islam) che ovunque i bigotti vogliono imporre i loro libri - antichi e spesso enigmatici - alle costituzioni e ai codici, e ovunque essi sono un pericolo: viviamo in un paese dove è normale che la televisione pubblica commenti il libro infame di Toaff riferendosi agli "omicidi rituali degli ebrei" , dove è normale che la televisione pubblica attribuisca all'islam la violenza sulle donne, ma dove non si vedrà mai nelle TV pubbliche ne' in quelle private, dove vige l'autocensura, il documentario della BBC sull'insabbiamento ad opera delle gerarchie ecclesiastiche [hat tip: Ipazia], Ratzinger in primis, dello scandalo dei preti pedofili, che invece di essere denunciati alla polizia venivano spostati di parrocchia in parrocchia.

Ecco quanto è "occidentale" la fottuta laicità dello stato di cui alcuni - improvvidamente - vantano la proprietà intellettuale etnica.

lunedì 14 maggio 2007

mamma li turchi

Ah, più di un milione di manifestanti a Smirne per la laicità dello stato, contro i 5000 di Roma, una bella lezione per i vari teorici dello "scontro di civiltà" secondo i quale il Corano dovrebbe emettere ein sich integralismo come fosse radioattività, mentre il Vangelo e la Bibbia solo bontà e tolleranza.
Sono sempre più convinta che esista, sì, lo scontro di civiltà. E che sia tra bigotti trasversali e laici trasversali.
Ah, mi spiace, ma da ora in poi tolgo il saluto a chiunque usi con me il termine "laicista".

it.discussioni.potere

Prima o poi proporrò questo manifesto per aprire un gruppo moderato su usenet:

Il gruppo si propone di discutere qualsiasi tema ruoti intorno al potere. Sono considerati IT i seguenti argomenti: il potere politico, il potere sessuale, il potere degli uomini sulle donne, il potere delle donne sugli uomini, il potere dei figli sui genitori e dei genitori sui figli, degli anziani sui giovani e dei giovani sugli anziani, il potere nella natura, nella cultura e nella letteratura. Sono benvenuti racconti e componimenti poetici. Ovviamente la moderazione è argomento IT.

La moderazione sarà totalmente arbitraria - non avrà in pratica alcuna regola se non le ubbie del moderatore - ma avrà strettamente la durata di sei mesi, ai termini dei quali si svolgerà una votazione così concepita: ogni candidato dovrà aprire un thread di candidatura con un un breve spottino, e
ogni partecipante al thread potrà depositare 1 voto : potrà candidarsi solo chi ha inviato un minimo di 10 post al mese nei mesi precedenti: chi avrà il numero maggiore di risposte al thread di candidatura nei tempi previsti sarà eletto e regnerà per sei mesi incontrastato.