venerdì 3 novembre 2006

noi laici, e la morale altrui

Leggendo il blog Haramlik, riguardo alla vicenda della riforma morale dell'Islam italiano, trovo questo commento del vignettista Mauro Biani.

"Il problema è: quei commentatori o postatori, ci sono o ci fanno? Ci sono. E' il problema è proprio questo. Ora che ci sarebbe un tema molto "vicino" come la tua esperienza, su cui dibattere e portare fuori dalla riserva "barbablù", direi quasi a "costringerlo" al confronto, i più fieri Libertari dei blogoccidentaldemocratic, invece di cogliere al volo la ghiotta occasione per dare aria e luce agli sbandierati valori occidentali, non trovano di meglio che spernacchiarti (ognuno a suo modo, magari anche da vecchi comprensibili antagonismi), ma senza neanche provare ad usare le armi del confronto, appunto, democratico e laico con l'Altro da sè."


Non so a quali sbeffeggiatori si riferisse, ma io - beh - di sicuro ho sbeffeggiato.
E devo dire che sono sinceramente sorpresa dalla confusione in cui si svolge questo strambo dibattito lanciato da Lia: e - se pur a malincuore - interrompo lo sbeffeggiamento e provo a chiedere un po' di cose a Biani, a Lia, alla Valent e a chi per loro.

Non conosco i termini della questione, non so cosa promettano questi matrimoni musulmani che poi in effetti non mantengono, non so cosa abbia chiesto Lia che non le è stato dato (e mi piacerebbe saperlo, anche perchè se no si discute di nulla) quello che so è che da che mondo è mondo, le feste sono una gran bella cosa ma se non c'è un pezzo di carta scritta, verba volant.

Prendiamo - chessò - le cerimonie dei figli dei fiori, paramatrimoniali.

Si faceva una bella festa, giravano i cannoni, e la si chiamava "matrimonio hippy".

Si può ben dire che gli hippy teorizzavano una vita comunitaria, che erano per far l'amore e non la guerra: avevano una loro morale, ma quelle feste avevano valore, ai fini dei diritti della sposa?

Se bastasse fare una festa, allora perchè i gay e le coppie di fatto chiederebbero i pacs? Farebbero la festa, e ciccia al culo.

Non funziona, la festa e basta.

Biani si lamenta del fatto - ma che ridere, signori - che i blog "liberaldemocratici" non si occupino finalmente della moralità dei musulmani.

E' la notazione più ridicola, patetica e paradossale che mi sia capitato in sorte di sentire.

L'unico interesse - da laica - che ho nei confronti delle istituzioni religiose - quali che siano - è che rispettino il codice del mio paese, l'unica richiesta sensata che ho da fare e che mi sembra sensato fare.

E secondo voi dovrei chiedere a chi professa una religione di essere coerente con la propria fede? Da laica?

La follia deve essere di moda, ultimamente.

Trovo immorale che alcuni preti mettano le mani sui bambini, ma mettere le mani sui bambini è un reato, per il nostro codice. Se poi la cosa deve essere affrontata da un punto di vista religioso, allora spetterà alle gerarchie ecclesiastiche occuparsene, mica a me.

Non voglio che i preti mettano la mani sui bambini perchè non voglio che nessuno metta le mani sui bambini. Non perche i preti in quanto preti abbiano diritti o doveri diversi dagli altri, o perchè io senta di potermi fare da tutore della coerenza delle fedi altrui.

Forse sarebbe bene idealmente che qualcuno spiegasse alle ragazze da marito di qualsivoglia fede (Lia compresa) che qualsiasi atto che si compie davanti a Dio resta faccenda di chi lo contrae e di Dio, e in assenza di un pezzo di carta valido presenta grossi rischi.

5 commenti:

ipazia ha detto...

Ho sbeffeggiato anche io.
E continuo a farlo: http://ipazia.blogspot.com/2006/11/ostetriche-in-difficolt.html .
Perché? Perché tutta la faccenda mi pare ridicola.
Ed elenco qualche ragione; in primo luogo di chi stiamo parlando? Di una persona che ha contratto un matrimonio religioso, di una religione che non pratica. Stiamo parlando di una donna occidentale, che gode – in teoria - di tutti i meccanismi di protezione legale, protezione alla quale ha rinunciato contraendo un matrimonio non riconosciuto. Se stiamo parlando di questo, allora parliamo di niente. C’è una storia d’amore finita (e siamo tutti molto rammaricate, ben sapendo quanto fa bene all’anima e al corpo una storia d’amore che funziona), ma non per questo andiamo a mettere il becco nelle questioni religiose altrui. Soprattutto con rimproveri moralistici/religiosi. Se quel tipo non rispetta i dettami religiosi sono affari suoi e di chi ci capita – scientemente e consapevolmente – in mezzo.
Tu hai fatto l’esempio dei preti pedofili. Esempio quanto mai azzeccato: i preti pedofili vanno (speriamo) in galera, ma nessuno se non le gerarchie ecclesiastiche decide se possono o continuare a fare i preti. Immagino che la stessa cosa valga per le altre religioni, alcune – fortunatamente – con meccanismi di legittimazione dal basso (anche).
Se invece parliamo di donne immigrate, di religione musulmana, anche clandestine, anche minorenni parliamo d’altro. Ma qui c’è qualche fallacia logica.
E’ stato detto che le donne musulmane sono protette dal Corano e dalle sue interpretazioni e vivono in una situazione di appoggio sociale, se questo è vero, allora a farsi prendere per i fondelli dai falsi matrimoni sono solo occidentali alla ricerca di emozioni (per carità, non siamo tutti alla ricerca di emozioni?), e questo può essere un problema per qualche psicanalista – nei casi più gravi. E quindi lasciamo sempre perdere le religioni altrui.
Se invece le cose non stanno così, se esistono donne musulmane immigrate “truffate” da matrimoni fasulli allora il contesto cambia radicalmente, ma viene a cadere uno dei presupposti del ragionamento che ci viene proposto. E i falsi matrimoni sono solo l’ultimo problema che si aggiunge a tanti altri che purtroppo ben conosciamo: l’infibulazione, la vendita delle donne, lo stato, di fatto, di schiavitù in cui vivono in molti paesi arabi.
Con buona pace delle blogger nostrane, sono problemi troppo seri per farli affrontare da un cuore infranto e da ex questurina trombata alle elezioni.

ipazia ha detto...

ah: liberaldemocratici a chi? :-)

rosalux ha detto...

Mah, le immigrate musulmane truffate con matrimoni "fasulli" sono anche loro un fatto da esplorare. Ovvero, se qualcuno le ha effettivamente "truffate" promettendo qualcosa che poi non ha dato, ci sono gli estremi - appunto - per definire questa cosa una truffa. Se viceversa non c'è stata alcuna promessa (come io penso nel caso di Lia) secondo me sotto il compito non è quello di "moralizzare" l'istituzione religiosa, o il club, o il circolo, ma sia quello di istruire l'individuo riguardo ai suoi diritti, a chi rivolgersi per reclamarli e come ottenerli. Poi è chiaro - se una comunità X, un club Y, un circolo Z, promettono ai loro iscritti qualcosa che non danno, perdono di credibilità, ma questo è un problema loro, eh.

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo, quoto si direbbe su USENET, l'intero post di rosa virgole incluse. E aggiungo: in Italia, e domani in Europa, relativamente al matrimonio ed ai conseguenti diritti e doveri, come cittadino, mi interessa una sola cosa: il codice civile. tutto i lresto sono affari privati di altri cittaidni che - finche' non contrastano con i codici - a me non interessano e non devono interessare, se non da un punto di vista culturale/antropologico. Se in un rapporto una persona vuole delle garanzie legali oltre a quelle stabilite per tutti i cittadini lo stato gli offere il matrimonio, che e' una sorta di contratto standard protetto nei tribunali. Se poi delle persone scelgono di tutelarsi tramite un regolare contratto non standard affari loro, sep ensano di non tutelarsi affatto idem, se ritengono che sia cosa buona e giusta affidarsi a contratti - sempre rispettosi delle norme generali - che hanno la loro forza nell'approvazione della loro religione ciccia, affari loro. E volutamente non ho indicato il sesso dei due. Per quanto riguarda eventuale prole, che valgano norme generali applicabili in ogni caso a prescidnere dal contratto, o non contratto, che lega i genitori. Saro' idealista, ma cosi' dovrebbe essere.

filomeno ha detto...

io ho commentato da Mauro Biani

ciao