sabato 16 dicembre 2006

martinez, i seminole e la direzione della storia

Alcune brevi considerazioni sulla risposta di Martinez alla mia domanda sui seminole, e cercherò di essere sintetica.
La prima è la sua notazione storico geografica riguardo all'autobus di pendolari di Chicago: se il mondo è visto come una lotta senza quartiere tra forze del bene contro le forze del male, il dove diventa una categoria del tutto secondaria. Gli usurpatori sono ontologicamente cattivi, i nativi sono ontologicamente eroi: dubito che gli autori del "settembre nero" dispiacciano a Miguel più di quanto non gli dispiaccia Fatima.
La seconda considerazione riguarda il fatto che io con "seminole" intendessi dire "palestinesi". E' chiaro, il discorso nasceva dalle faccende mediorientali, chiunque lo abbia seguito lo sa. Ma la risposta di Martinez riduce l'intera discussione ad uno scontro tra una sionista e un antisionista.
Ebbene, in verità il mio sionismo è piuttosto blando. Intanto dubito (purtroppo) che le premesse/promesse del sionismo originario fossero esatte, e non mi interessa proiettare Israele in un futuro lontano, ma solo nel presente che ha il dovere di essere il migliore possibile. In un mondo senza nazioni, in un mondo senza odi etnici o razziali, Israele per quello che mi riguarda potrà cessare di esistere. Se fossi viva, quel giorno ne applaudirei la scomparsa.
Questo è il mio sionismo.
(Spiegerò in un prossimo post perchè ritengo ridicolo ricorrere al termine sionismo, ora allungerei la broda e non è nel mio stile :-P)

La verità è l'approccio politico mio e quello di Martinez sono antitetici ben al di là del sionismo, e della questione mediorientale. Io non "voto" per la soluzione dei due stati soltanto perchè penso che gli ebrei abbiano diritto ad uno stato rifugio, e perchè mi fa orrore l'idea di un terzo esodo, ma perchè sono fermamente convinta che la storia non sia reversibile. Ritengo - in generale - che il compito della politica sia - finchè è possibile - quello di mediare, di trovare via via le soluzioni migliori per quel determinato contesto, di sanare le ferite piuttosto che tenerle aperte in attesa che una catastrofe purificatrice azzeri la realtà per farla rinascere all'antica purezza. Non credo che le catastrofi purifichino, non credo che la purezza sia antica, e non credo alla purezza in assoluto.
Martinez - come molti altri - sembra vedere invece la politica in termini di scontro senza quartiere tra forze assolute, pure e dunque di per loro natura non componibili: il capitalismo non è un intreccio di interessi diversi, strutturati a diversi livelli sociali, una forza spuria con un grande potenziale distruttivo e nel contempo una incredibile forza vitale e trasformativa. Il capitalismo nella sua visione è una forza compatta, il vertice estremo di una dinamica a due soli poli, che si muove in modo organico e unidirezionale, è figlio dell'occidente, ed esso è legato per sua natura, e non può trasformarsi o essere superato: deve perire per mano del suo antagonista più immaginario che reale: il "popolo" legato alle sue radici tradizionali. Martinez - come molti altri - nega la realtà caotica - e esteticamente disturbante - e la trasforma in un mondo di simboli, apparentemente incoerenti agli occhi dei più, ma intrinsecamente significativi per chi il significato lo sa vedere. In quest'ottica l'ebreo, la polpetta di carne chiamata hamburger, la dieta vegan, il sangue della capra sgozzata dalla contadina araba, la aerobica, non sono realtà ma simboli. E il simbolo seminole che si mescola con il simbolo di una catena commerciale, è qualcosa di caotico ed esteticamente intollerabile.
E infatti - alla mia domanda - non risponde, perchè non può.

5 commenti:

Miguel Martinez ha detto...

Tracci con eleganza e decisione il ritratto di qualcuno, che tu chiami, Martinez, che sicuramente non sono io.

Né come idee (tu descrivi nel dettaglio il curioso sistema filosofico e ideologico di questo Martinez), né come carattere.

Il mio mio modo di vedere le cose, l'hanno spiegato molto meglio di me, Horkheimer e Adorno, parecchi anni prima che nascessi: http://kelebek.splinder.com/1166334360#10262378


Se per caso ti dovesse capitare di incontrare Martinez, ti prego di farmi un favore.

Spiegagli, da parte mia, quale è l'errore nella sua tesi sui "popoli tradizionali e le loro radici":

primo, non esistono i "popoli", perché alla fine esistono solo
gli individui;

secondo, sotto ogni radice, ce n'è un'altra, perché non si arriva mai
all'"origine".

So che Martinez deve essere una persona piuttosto ottusa, e leggermente delirante, però con pazienza e cetra, sono sicuro che riuscirai almeno a farlo ragionare su questo.

Ti ringrazio

Miguel Martinez ha detto...

"Il mio mio modo"... era ovviamente "Il mio modo"...

rosalux ha detto...

Mi riferivo a quello che tu scrivi sui tuoi post, non alla persona "Martinez" di cui conosco nulla. Casomai sei tu che mi hai etichettato in modo piuttosto sintetico "sionista": non che la cosa mi turbi più di tanto, è un termine che a casa mia vuole dire una serie di cose complicate (ma che a casa tua significa più o meno "sparare a vista"!)

Martinez, ti dirò, la tua ammirazione del sacrificio umano in nome di principi basati su diritti "originari" mi pare non tenga proprio in alcuna considerazione l'individuo. Mi spiace inoltre che tu non abbia risposto sui singoli temi: cmq poi mi leggerò il link che mi hai passato.

Vittima a leggìo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
rosalux ha detto...

x vittima a leggìo:
bizzarro, il mondo contemporaneo: il telefono, l' e-mail, la posta, un'improvvisata, il passaparola... mezzi ormai obsoleti: per importanti comunicazioni di servizio c'è sempre un bel blog, no? Molto utile, direi: soprattutto per togliersi qualche dente e -wow- restando rigorosamente anonimi.
Comunque la mia e-mail è sulla colonna qui a destra, se mai dovessi prendere coraggio (ma chi non ce l'ha, pare non se lo possa dare).