giovedì 10 maggio 2007

ma sto amore, esiste o no?

Di tutti i luoghi comuni sull'amore, "in amor vince chi fugge" sembrerebbe quasi innegabile, se non fosse che non è vero, o non del tutto.
I latrati alla luna dello spasimante sono - forse - una amara vittoria dell'ego, sicuramente non sono una vittoria amorosa, che chi fugge è bell' e fuori dalla sfera dell'amore: che vittoria sarebbe mai vincere una bottiglia di pernod o di anisetta, quando invece vorrei crostini toscani, birra e amarene?

L'amore non esiste, dice il cinico, l'amore esiste, risponde l'idealista, e l'uno sconfina prima o poi - fatalmente - nell'altro: alla prima delusione, alla prima noia, si infrange il mito e subentra un sarcastico ghigno di negazione: "l'amore? Beato te che ci credi".

Da accanita antidealista/anticinica, mi permetto con serena ma ferma decisione di dissentire.

L'amore c'è, e per quanto possa sembrare prosaico, altro non è che la cura di mantenimento dell'innamoramento. L'amore è una danza intorno a un centro vuoto, intorno a un centro fusionale dove le individualità scompaiono. Un centro che si può - anzi, si deve - occasionalmente, sfiorare, ma da cui ci si deve subito ritrarre: non c'è fusione eterna, non c'è culla amniotica.

Una danza fatta di fughe e di ritorni, un giocare a mantenere una distanza sempre uguale e simmetrica dal centro, abitare cerchi a volte piccoli, cerchi a volte più grandi, mai inseguire e mai farsi inseguire, avvicinarsi agli avvicinamenti e fuggire alle fughe, abbandonarsi al centro vuoto tanto da assaporare la perdita di se', e non tanto da venirne risucchiati: ne usciremmo comunque, prima o poi, ma triturati dalla noia o dalla dipendenza.

Il più delle volte questo gioco funziona quando una delle due persone è capace di osservare il compagno e modularsi, simmetrizzarsi: l'altra risponde in modo automatico - un po' come un burattino.

Le rare volte in cui entrambi sono - alternativamente - in grado tanto di abbandonarsi passivamente alla corrente dell'altro, quanto, in altri momenti, di osservare l'altro e "fare "corrente, quelle rare volte in cui questo accade, allora l'amore è una complicata e meravigliosa opera d'arte.

6 commenti:

falecius ha detto...

Come stati diventando tutti poetici... è la primavera? (per "tutti" intendo te, Miguel e Dacia, ciè i blog che seguo di più).

gopk ha detto...

posso dire una cosa? Secondo me sei innamorata, e chi ne gode ha molta fortuna (nel senso francese di avoir de la chance).
Queste righe mi piacciono molto, credo che le terrò per scriverci una melodia tra un po'. Mi ricordano un'aria klezmer che amo particolarmente, "Terk in America", la conosci?
L'incipit è lento, delicato e severo, ma accelera via via con un finale che prende vigore e aumenta di cromatismo. Se la si suona più volte di seguito, come si fa sempre, è come una danza che anela verso qualcosa, e che si ritrae per ricominciare da capo.
A differenza di una performance di musica scritta, però, quello che descrivi "fa" una storia. Forse nella tua descrizione manca la storia: una tensione tra passato (riconoscimento grazie a una memoria) e futuro (desiderio), che permette di non ricominciare sempre da capo.

rosalux ha detto...

per gopk: beh, che bello, se mai dovessi scriverle fammi sapere. Ho cercato il pezzo kletzmer su you tube ma non c'è: peccato.

gopk ha detto...

qui ne trovi una versione, http://www.jubileeklezmer.com/pages/ourmusic.html, MOLTO tradizionale (da poco ho scoperto che è una canzone popolare in Turchia)

te ne manderei una suonata da Feidman o da Krakauer, ma non ne ho trovate

rosalux ha detto...

bella! ma sembra molto simile alla Ha Tikvah, come melodia...

gopk ha detto...

è vero, almeno nell'incipit dell'inno. Ho chiesto lumi sulla faccenda, probabilmente ci sono delle connessioni tra i due brani.