sabato 27 gennaio 2007

la mia non-posizione sulla poligamia

Dietro sollecitazione di Uriel, provo a chiarire la mia non-posizione sulla poligamia.

L'essere umano, in particolar modo per quel che riguarda la sessualità, ha - diversamente dagli animali - un arco (se pure limitato) di comportamenti che possono venire messi o meno in atto, a seconda del contesto culturale o delle condizioni ambientali in cui ci si trova a vivere. La poligamia è la norma per certi primati, mentre alcuni uccelli sono rigorosamente monogami: per gli uomini il comportamento poligamo non è necessario, ma è una variabile comune e trasversale alle culture, anche se alcune lo accettano e lo istituzionalizzano e altre lo esecrano e lo condannano. E' - per quello che si può osservare - una variabile naturale del comportamento sessuale umano, va detto - soprattutto di quello maschile. Premetto che sarò felicissima di addentrarmi in una discussione con Ipazia sull'inesistenza della natura, se e quando vorrà farlo. Nel frattempo, per convenzione e per poter continuare il discorso qui uso il termine natura come contrapposto a cultura. E' chiaro che - come mi facevano notare Ipazia e Uriel - non tutto ciò che è natura è buono, e che anzi è sovente assai cattivo. Il furto altro non è che un modo per rifornirsi di provviste e il comportamento del ladro è naturale tanto quanto quello del poligamo: non è un buon motivo per legalizzare il furto. Il punto è che se è certo che il furto e l'omicidio si basano sulla sopraffazione e realizzano un danno su un individuo ad opera di un altro, non sono altrettanto sicura che per la poligamia si possa dire lo stesso. La poligamia istituzionale è davvero un sistema che avvantaggia i maschi a discapito delle donne? Nelle società fortemente stratificate e a bassa mobilità sociale, la poligamia consente una maggiore mobilità sociale delle donne, e una distribuzione di risorse più equa. Alcune donne al vertice della piramide sociale sposeranno un uomo in matrimonio poligamo, le altre sposeranno monogamicamente. Le vere vittime della poligamia sono semmai gli uomini poveri, che si trovano ad avere meno donne a disposizione. Aggiungo poi che non c'è personaggio più sfigato e meno protetto dell'occidentalissima figura della amante eterna, personaggio destinato a vivere nell'ombra, senza alcun riconoscimento economico o sociale.
Naturalmente vedere il problema esclusivamente sotto il profilo economico è cinico e riduttivo: ogni promesso sposo dovrebbe - se mai venisse introdotta la possibilità del matrimonio poligamo - all'atto matrimoniale dichiararsi aperto o meno a matrimoni successivi, e dubito che sarebbero in molte, nelle società urbane ed industrializzate, ad accettarlo. In una società che non si fonda sul lavoro agricolo, con una larga fascia di classe media, e sorretta dal lavoro femminile tanto quanto quello maschile, probabilmente resterebbe un fenomeno del tutto marginale, limitatissimo: e dubito che l'istituto della poligamia potrebbe di riflesso rendere meno urbane o più stratificate le nostre società. Non dico che la poligamia sia una buona cosa, ne' che vada concessa: ma la reazione di scandalo istintivamente mi repelle. Se è vero che la poligamia è una variabile naturale del comportamento sessuale umano che , al pari ad esempio dell'omosessualità, non è lesiva di per se' allora con quale giustificazione etica proibirla?

11 commenti:

restodelmondo ha detto...

Mi considero una femminista, e condivido.

(Ovviamente, se si permettesse la poligamia, si dovrebbe permettere la poliandria. E ogni tipo di poli-, come un "quartetto" di due donne e due uomini - penso al ménage dei coniugi Virginia e Leonard Woolf...)

rosalux ha detto...

Claro que sì: certo un qualche problema con le pensioni di reversibilità ci potrebbe essere, di fonte a questa folle di coniugi.

Varg ha detto...

Ma non si farebbe prima a sorvolare sull'arcaica consuetudine del matrimonio e convivere, se si vuole, un uomo e quattro donne, due donne e tre uomini, una donna due trans e otto uomini etc?

Uriel ha detto...

Ci sono diverse cose su cui non concorto: il fatto che la poligamia discrimini i poveri, per esempio. So di almeno un paese ove la poligamia e' diffusa nei quartieri poveri e tra i ceti meno acculturati, mentre e' poco diffusa nei ceti alti, piu' acculturati. Per come la vedo io, se tutti sono consenzienti possono fare gruppo come gli pare, alla Heinlein.

Il problema tuttavia non era di per se' riguardo alla poligamia, ma piu' riguardo all' "islamofemminismo", credo.

Uriel

rosalux ha detto...

varg: in effetti mica sono vietate le convivenze multiple. Si tratta di garantire o meno i diritti /doveri del contratto matrimoniale. (ma non è che io sia particolarmente favorevole alla poligamia, eh? E' solo interessante ragionarci su.)
uriel: riguardo all'islamofemminismo, in quel post che avevi linkato sul tuo blog mi pareva di essermi spiegata. Mi pare che le religioni in genere, e quelle monoteistiche in particolare, vedano con favore le donne solo nel ruolo di "fattrici", attribuiscano alle madri e alle spose un valore ma solo relativo al loro ruolo demografico e riproduttivo. Come persone, le donne non esistono nell'ottica di un religioso. Dunque il corano come fonte di femminismo mi pare una stronzata gigantesca in se'.

Miguel Martinez ha detto...

Trovo abbastanza condivisibile in teoria ciò che dice Rosa.

Ma nella nostra società, regolata dall'astrazione del denaro e non dai rapporti umani, la vita privata si separa totalmente da quella giuridica.

E quindi ogni forma di rapporto legale (costituzione di impresa, fondazione di partito, matrimonio, pacs...) serve soprattutto per ottenere dei vantaggi economici.

Il matrimonio (mono o poli che sia) concede ormai pochissimi vantaggi, tranne uno fondamentale: permette il cosiddetto "ricongiungimento familiare", cioè il passaggio di alcuni individui dalla parte magra del mondo alla parte grassa.

Oppure, ancora meglio, il matrimonio tra un Grasso e una Magra, o tra una Grassa e un Magro, che permette di acquistare la cittadinanza Grassa.

Attualmente la legge permette di traghettare un unico individuo a testa con simili motivazioni.

Ma se lo stato italiano legalizzasse la poligamia, o si farebbe una discriminazione tra persone giuridicamente pari, o si dovrebbe permettere a ogni individuo di traghettarne almeno quattro a testa.

Dico "quattro", perché mi viene in mente l'Islam.

Ma uno stato laico non può discriminare tra religioni, e io potrei benissimo fondare la Religione Scafista, che permette venti matrimoni a testa, senza distinzione di genere.

Non ho la soluzione, pongo solo il problema.

rosalux ha detto...

Sì - se si esclude la tua considerazione iniziale, con la quale non concordo - infatti l'amore romantico è specificamente un'invenzione occidentale e moderna e il matrimonio è da sempre un contratto utile a regolare faccende di tipo economico - sul resto ti do ragione: il mio discorso era del tutto astratto. Il matrimonio poligamico diventerebbe un comodo sistema per legalizzare traffico di schiave.

castruccio ha detto...

uriel? l'uriel che adesso è il nuovo mito della valent? quello che addirittura viene applaudito da M.martinez?

Uriel ha detto...

Castruccio: la gente sceglie di fare quel cazzo che vuole, io scrivo quel che mi pare dove mi pare. Il resto e' teoria dei giochi.

Se non ti piace che io scriva da qualche parte, chissenefrega. Se Dacia Valent ha voglia di applaudirmi, sara' comunque una scelta sua. Il mai poco citato principio di razionalita' di Peano dice che tutti i giocatori scelgono la mossa che ritengono dominante e non quella che ritengono dominata.

Questo vale per la Valent, per te e per chiunque altro. Poiche' sul web non accade nulla di reale, non trattandosi di un luogo della realta', direi che il tuo sia un non-problema. Stai criticando una non-mossa , in un non-gioco, che ha una non-paga per un non-vincitore.

In ogni caso, poiche' come anarchico schizoide rifiuto qualsiasi aggregazione abbia me stesso come membro, fa piacere sapere che c'e' un motivo per il quale non tenterai mai di far branco con me: appartenere ad una fazione e' un'idea che mi ripugna, per quanto attraente e socialmente desiderabile possa apparire la bandiera di tale fazione.

Uriel

Uriel ha detto...

Uhm... "qualsiasi aggregazione abbia me stesso come membro e contenga piu' di una persona". Tradotto in italiano: se i complimenti della Valent mi servono per non militare (o per non apparire un militante) della tua fazione (o di qualsiasi altra), ben vengano.

Poi, trovero' il modo di togliermi di dosso anche la bandiera dell'altra fazione.

L'importante e' non portare bandiere in giro per le piazze , come un coglione irreggimentato qualsiasi.

Uriel

Anonimo ha detto...

Se la famiglia concentra le proprie attenzioni in maniera endogena, produce il fenomeno delle grandi famiglie italiane bei cognomi, piene di corna e soldi. Perchè non accettare una sessualità più aperta e otretutto vera e sincera ed parallelamenta una comportamento genitoriale più sociale e più responsabile verso le nuove generazioni in totos. Il matrimonio monogamo o poligamo oggi spesso non rispetta più la dignità delle persone , ma l'esigenza di creare un mini welfare in assenza di un welfare dello stato o della società. In sostanza lo stato si accerta che tu di fronte a tutti ti assuma tutti gli oneri di mettere al mondo le nuove generazioni, così lui riduce le proprie spese, e le dirige maggiormente verso le grandi famiglie a cognome importante. Il vero matrimonio è probabilmente rendersi conto di appartenere tutti alla vita e per questo condividere tutti lo stesso bene o lo stesso male. Quando di sposi in realtà unisci il tuo rapporto d'amore allo stato o alla chiesa e crei un trimonio cioè una relazione ambigua , quacosa che non è più un atto d'amore e di accordo tra te e il tuo compagno/a. Abbiamo sempre bisogno che qualcuno ci controlli o siamo maturi per prenderci le proprie responsabilità e portare avanti le proprie istanze? Io sono personalmente per fare il nido quando e per quanto è opportuno e poi costantemente occuparmi di socialità tra le persone soprattutto per fare in modo che il nido non diventi un nido di vipere pronte a mangiarsi l'una con l'altra come invece spesso ci vogliono concorrenzialmente insegnare.