venerdì 31 marzo 2006

si possono addizionare le mele alle pere?

Si sente spesso ultimamente, da parte di cattolici integralisti, evocare le stragi della seconda guerra mondiale come termine di confronto ad una presunta "strage degli innocenti", causata dall'aborto. Se qualcuno avesse qualche dubbio sull'uso strumentale e manipolatorio di queste agghiaccianti pietre di paragone, usate allo scopo di occultare la vera ragione dell'avversione all'interruzione di gravidanza, ovvero il controllo dell'umana sessualità (lecito: ogni religione ha i suoi tabù) e di renderle "universali" anche per chi cattolico non è, basti vedere come sono associati i due unici pilastri irrinunciabili di cui deve tenere conto il cattolico - e l'ateo devoto secondo il Papa: non votare per chi vuole legalizzare:
1) lo sterminio di massa di bambini.
2) la pensione di reversibilità ai froci.

recensioni in cerca di quadri n.2

Ed ecco una nuova recensione in cerca di un quadro. Come sempre, ogni opera compatibile è benvenuta.

Per capire a fondo l'opera completa di ZYX bisogna risalire alla concretezza aspra della sua terra, all'amore della pittrice per le sue radici, all'involuto e sofferto suo rivolgersi al grembo materno, quasi come di chi invochi nel "corpo-altro" una propria immagine troppo a lungo negata e rimossa.
Dalla sua delicata e preziosissima raccolta di miniature un'opera risalta con la forza propulsiva dell'astro che reca la buona novella: "Sacrale Primavera sulle Pendici del Gennargentu". Nell'arida terra, tra le crepe dolenti, la luce - non già luce solare, ma essudato carnale, energetico - prima di essere riflessa viene assorbita, e si restituisce a noi insinuandosi fin nelle più oscure pieghe della nostra anima, illuminando con il suo sordo bagliore i sinistri fantasmi dell'Es.
Non si dovrebbe, guardando il capolavoro di ZYX, pensare ai surrealisti, sebbene ad essi debba la sua forza evocativa. All' "umano, troppo umano" buio dell'inconscio, cui pure rivolge il suo compassionevole sguardo, risponde con una trasfigurata, divina, se non demoniaca luce generatrice.
Non esiterei a definire Estheranne - massima esponente di una "sardità al femminile" - , come l' "evento" da tanto tempo aspettato; la conferma che l'arte ha trovato, dopo tanto cercare, il suo nuovo referente.

giovedì 30 marzo 2006

dedicato a mastroviti

Ho sempre avuto un approccio razionale, con le medicine.
Quando mio figlio era piccolo, ero impressionata dalla quantità di amici con figli coetanei che facevano uso di omeopatia. Avevano la pomatina per le zanzare, che faceva passare i bolli, straordinarie pillolette al nulla che servivono per la febbre, la varicella e il malumore.
E quando i loro figli avevano l'influenza, con quelle magiche palline di zucchero i loro bimbi guarivano in una settimana, laddove mio figlio con amorevoli dosi massicce di sciroppi, paracetamolo, antibiotici, spray nasali, antinfiammatori e vitamina C sintetica in soli sette giorni era perfettamente a posto.

in diretta da pepperlandia

mercoledì 29 marzo 2006

riflessi pavloviani

I "fattoidi" sembrano essere caratteristici dello spirito dell'epoca.
Basta ripetere una bugia, un fatto irrilevante, una falsa correlazione con sufficiente arroganza perchè questo abbia effetto su una buona porzione di cittadini, in questi giorni provvisoriamente elevati all'appetibile ruolo di "elettori".
Dunque, secondo il centrodestra (e ahimè non solo) i PACS minerebbero l'istituto del matrimonio. Sarebbero il primo passo versi la disgregazione delle fondamenta della nostra società: la famiglia.
Teoricamente, chiunque abbia - o desideri fondare - un nucleo familiare, dovrebbe avere ben chiaro che gli ostacoli alla creazione e al mantenimento del nido sono qualcosa che ha a che vedere con la mancanza di case, di asili, di lavoro, di soldi. La mancanza di una rete di sostegno, la solitudine metropolitana, l'isolamento. Dovrebbe sapere che quand'anche si accordasse ad un uomo la possibilità di ereditare le sostanze del suo compagno, assisterlo in ospedale o ottenere la reversibilità della pensione, i diritti degli altri non verrebbero lesi, non sarebbe annientata la loro cultura, ne' scardinati i loro affetti.
E' vero - casomai - il contrario.
Quale beneficio si pensa che possa ottenere la famiglia, nell'ostracizzare l'omosessualità?
Saranno più contenti, i genitori del figlio costretto a vivere nei ghetti dei bar, dei locali dedicati, Mikonos sì l'Elba no? Quale vantaggio trae la famiglia che affida il proprio pargolo a un uomo che ha scelto di fare il prete per non rischiare di dover ostentare una moglie? E la moglie che scopre nell'indifferenza del marito un segreto nascosto? Ne trarrà per caso giovamento?
Quali vantaggi trae la società, nel costringere 1/25 della popolazione (il dato è identico in tutte le culture) all'infelicità, alla vergogna e all'isolamento? Il film Brokeback Mountain racconta, è vero, una storia d'amore, ma racconta soprattutto la scia di infelicità che provoca l'impossibilità di viverla con pienezza e apertamente.
Non sono solo i due protagonisti, a pagare l'ostracismo, ma le loro mogli, i loro figli e i loro genitori.
Perchè, allora, creare allarme intorno a un pericolo che - con ogni evidenza - non esiste?
Nei dibattiti televisivi viene sbandierata la "crisi dei valori", e la famiglia sarebbe - secondo chi ne annuncia il prossimo decesso - il più periclitante di tutti.
In realtà io ho la sensazione che sia vero il contrario: la famiglia è l'unico valore cui sia devoto il nostro popolo, da nord a sud, condiviso da ogni ceto sociale e livello culturale : da qui l'efficacia pavloviana nell'evocarne la crisi.
Qualcuno può immaginare l'indifferenza con cui verrebbe accolta, una sbandierata "crisi del valore del bene comune"?

martedì 28 marzo 2006

la pera sulle rive del garda

Ricevo e volentieri pubblico la prima opera a commento della recensione in cerca di quadro, frutto delle fatiche del Maestro Palmiro Pangloss.

lunedì 27 marzo 2006

venerdì 24 marzo 2006

recensioni in cerca di quadri n.1

Questa è una recensione in cerca di un quadro. Chi disponga di un opera compatibile, è invitato a segnalarmela.

Perchè una mela è meno comica di una pera? E a cosa è dovuto il primato dei cavoli, cavolini di Bruxelles, nonchè dei cetrioli, nell'Olimpo dei topoi dell'umorismo?
Sembra che gli oggetti, i luoghi, possano avere una loro forza comica misteriosa. E' questo il discreto, quasi sussurrato messaggio meta-linguistico che l'oera di XYZ discretamente comunica. Il gigantesco trittico "La pera sulle rive del Garda", capolavoro di sintesi tragicomica, unisce, come per incanto, la delicata, impalpabile leggerezza del trasognato Mirò con la tragica possanza michelangiolesca. Il frutto ritaglia qui il suo spazio vitale con assertività: sembra quasi tonare: "Non sono morta! No! Esisto!"...E la grazia si compie. Come per incanto, anche il lago silente, raccolto, si anima di una forza serena e accoglie - non più spazio inerte e indifferente - l'oggetto-soggetto pera. Com'è lontano questo positivo e ironico frutto dalle platoniche pere di tante nature morte del passato! L'arte figurativa, referenziale, come per incanto ritrova qui la sua ragione perduta: una linfa vitale che sembrava ormai avere abbandonato per sempre la rappresentazione dell'oggetto, scorre su queste tele.
Possiamo senza tema di smentita affermare che, grazie a XYZ, il faticoso "Corso della Storia" ha ripreso il suo inesorabile, scabroso, affascinante cammino.

giovedì 23 marzo 2006

e la vita l'è bela, l'è bela

un caso maledetto

Da appassionata lettrice di "questioni di cuore" (è la prima cosa che leggo sul Venerdì), qualche anno fa decisi di trollare un po'la Aspesi e scrissi alla sua rubrica chiedendo consiglio su una questione veramente spinosa, firmandomi "Laura". La lettera mi fu pubblicata con il titolo "un caso maledetto", e la Aspesi ne fu assai irritata (ma - mi pare - non sospettò che si trattasse di una caso inventato)

In realtà ero reduce da una lettura di un libro di uno psicologo evoluzionista, che sosteneva che le donne che tradiscono mirano a beccarsi i geni dei maschi fascinosi e farfalloni, facendo crescere la prole a uomini fidati e affettuosi.


La lettera era questa:

Dopo cinque anni di liceo passati ad amare, non riamata, un compagno di classe (amato da tutte), ho scoperto l'amore vero. Tre anni di fidanzamento, uno di matrimonio, anni felici, finalmente. Lui è un coetaneo, posato, intelligente e pieno di fiducia in me. Decidiamo di fare un figlio subito, senza successo. Sei mesi fa, per un caso maledetto, rivedo il fascinoso. Mi chiede il numero di telefono (forse può aiutarmi a trovare lavoro), glielo do. Ci vediamo, mi corteggia riesco a mantenermi fredda. Torno a casa e scatta un'ossessione. Ci penso continuamente, mi fa rabbia ma lo desidero. Mi sembra quasi impossibile che dopo avermi snobbato e fatto soffrire tanto, ora mi voglia. La gratificazione è un afrodisiaco potentissimo e mio malgrado lo rivedo e cedo. Rapporto precipitoso, il desiderio reciproco è forte, lui non sta attento: piena di rabbia e risentimento,senza la benchè minima sofferenza, decido di non rivederlo più. Stamattina, dopo 15 giorni di ritardo, ritiro il test di gravidanza. E' positivo. Ho tre alternative: dire la verità a mio marito (rischiando di perderlo), interrompere la gravidanza (anche se desidero moltissimo un figlio), far crescere il bambino che verrà (con ogni probabilità del fascinoso) al mio fiducioso e tradito marito, vivendo una vita di sensi di colpa. So che non la metto in una situazione facile, ma non posso parlarne con nessuno.

E questa fu la risposta della Aspesi:

Come sono fragili questi amori veri, che al materializzarsi della prima passioncella liceale, si infrangono, non sono uno scudo sufficiente per impedire un assurdo tradimento, un gesto superficiale e dannoso legato a una fantasia più che a un ricordo. Se lei avesse letto Whashington Square di Henry James (ne hanno fatto un film con Olivia De Havilland e Montgomery Clift) saprebbe che la vera vendetta verso l'uomo che non ci ha voluto anni addietro è quella di lusingarlo e poi lasciarlo aspettare all'appuntamento cui non si andrà mai. In questo modo invece si è presa una ben modesta soddisfazione che mette lei, e non me, in una difficile situazione. E' ovvio che io non posso darle dei consigli e non saprei neanche che dirle. Solo lei può decidere per ciò che recherà meno dolore a tutti. Il punto fondamentale mi sembra, è che lei non è affatto sicura che questo bambino sia davvero del fascinoso: se lei lo fosse, potrebbe anche dirlo all'amatissimo e tradito marito, ma siccome i l figlio che aspetta potrebbe anche essere di quest'ultimo, non vedo la ragione di dirgli qualcosa che probabilmente distruggerebbe la sua gioiai di padre, con buona probabilità naturale. Temo che lei abbia voglia di un po' di dramma accanto a un marito da lei definito posato e pieno di fiducia: forse per questo l'ha tradito, per il resto veda lei.

mercoledì 22 marzo 2006

servizio antispamming

Così, tanto per contrastare lo spamming rosista (rosanelpugnista) nei miei commenti.
Secondo me è opportuno votare il partito-colonna della coalizione, se si vuole che la prossima legislatura non si disfi al primo scoglio.
Io veramente avrei anche voglia, di dare un segnale "laico" attraverso il voto, ma non mi fido per nulla della fedeltà dei radicali alla coalizione. Fedeltà che ritengo assolutamente fondamentale.

occasionali compagni di strada

Sul newsgroup it.politica.sinistra, qualcuno ha proposto di creare un documento wiki di elaborazione strategica della sinistra "radicale". Come dice Ipazia, che il manifesto di IPS l'ha scritto, il newsgroup si propone - tra le altre cose - come spazio di elaborazione teorica e costruzione di prassi politica, dunque che da qui nascano iniziative come questa è - secondo me - buona e fertile cosa.
Io però - se l'iniziativa va in porto - mi limiterò a leggere il lavoro di questi occasionali compagni di strada: la collaborazione tra sinistra radicale e moderata oggi è indispensabile per sconfiggere pericoli gravi, e sarebbe probabilmente buono poter fare un altro po' di strada insieme, ma è possibile?
Ho chiesto - sul newsgroup - quali fossero gli obiettivi e le strategie a breve, medio e lungo termine di un comunista. La prima osservazione dalle risposte che ho ricevuto è che una domanda volutamente "strettamente" pragmatica ha generato un sacco di teoria. La seconda osservazione è che - per qualche motivo - gli obiettivi di breve periodo sono stati totalmente trascurati, e sono emersi esclusivamente obiettivi di "medio" periodo, in estrema sintesi due: il matriarcato e la lotta alla globalizzazione. Tralascio l'ipotesi "matriarcato", tutto sommato fantasiosa e un po' mitologica, per dire un paio di cose sull'ipotesi no-global, che ha conquistato più di un cuore. Io - da molto tempo scettica, riguardo al marxismo - avevo parzialmente messo in discussione il mio parere proprio discutendo (con alcuni diessini) su quel gruppo: se le premesse strettamente evoluzionistiche di Marx si erano rivelate fallaci (le rivoluzioni infatti ci sono state solo in paesi che non hanno vissuto capitalismo maturo, diversamente da quello che lui pensava) il loro stesso fallimento e lo sviluppo in senso capitalista della Cina, potevano alla fine dar ragione a Marx. Dando il tempo sufficiente ai paesi in via di sviluppo attraversare il sistema capitalista, di avvicinare il costo della loro forza lavoro a quello della nostra, i lavoratori di tutto il mondo - finalmente uniti - avrebbero forse riacquistato la forza sufficiente per diventare una leva potente: mai pensato a un sindacato globale?
Non è affatto una ipotesi in cui io abbia fede: semplicemente - come via al socialismo - mi sembra assai più concepibile e coerente alle premesse di quella no-global, che lavora - in senso nazionalista - per la sconfitta della nazione americana, e sogna un'Europa di buona volontà, che "aiuta" - assistenzialmente e dall'alto - i poveri del mondo.

lunedì 20 marzo 2006

il cupo pomero [ritratti virtuali]



Dare un volto agli interlocutori virtuali, una necessità spirituale improcrastinabile. Da queste parti solo i lavori produttivi, sono procrastinabili.
Pomero: l'uomo che manderà in rovina il manifesto.
Prossimamente, il volto di Stefano De Cesari.

domenica 19 marzo 2006

case che crollano e vaccini scadenti

Quello che sta accadendo nella Casa delle Libertà sembra un fenomeno simile ad una frana, a un terremoto. Un sistema con diversi punti critici si riesce a tenere in piedi puntellandolo alla bell'e meglio qua e là, poi accade qualcosa che determina una reazione a catena irreversibile, non c'è volontà che possa tenerlo insieme. Storace e i Brogli, Calderoli e le magliette, Giovanardi che definisce "nazisti" gli olandesi, il comizio di Berlusconi in confindustria, Calderoli e la legge "porcata", AN è in imbarazzo, Casini distingue, Follini (sento che l'amo) col ghignetto sardonico dichiara di sentire l'ebrezza di "non essere più solo"...se Berlusconi avesse l'esercito, probabilmente farebbe un golpe (mi pare che l'uomo sia disposto a tutto, pur di restare in piedi) ma non ce l'ha. Dunque questo è davvero il "fondo" che bisognava toccare a parere di Montanelli. Resta da chiedersi perchè i "vaccini" a cui deve sottoporsi questo paese abbiano una durata tanto limitata e coprano soltanto gruppi di memi così specifici: non bastava forse il fascismo a vaccinare gli italiani dalle lusinghe del populismo?

giovedì 16 marzo 2006

fermare il tempo

Sei un bambino, stai giocando con un amico: tutta la tua energia, la tua libido è risucchiata e concentrata nelle tue azioni. Hai costruito una capanna di lenzuola, e la stai attrezzando come tenda degli indiani, come cucina, come capanna di fortuna. Sei su un isola deserta, ma tua madre non vuole sentire ragioni, non sa sentire ragioni, ti prende per i capelli, ti trascina via dalla tua isola deserta, perchè è ora di andare a casa, e tu per la prima volta vorresti ucciderla e soprattutto vorresti fermare il tempo. Voglio dire, vorresti eternare la massiccia dose di piacere che provi nel gioco: qua invece ti insegnano a fermare il tempo , ma pare si riesca a fare solo osservando una lancetta dei secondi con la coda dell'occhio. Se qualcuno dovesse trarre godimento da questa attività, ha svoltato.

la mia autentica schiera

Ho iniziato a smettere di fumare poco dopo aver iniziato, e non ho mai smesso (di smettere). Ormai smetto ad un ritmo di circa una volta ogni due o tre mesi, sottoponendomi ciclicamente a tutti i sintomi da astinenza nicotinica. I primi tre giorni sono quelli seri. Affronto le ondate di desiderio smanioso (come funziona meglio l'inglese "to crave") da prode, con spirito e intenzione meditativa. Quando arrivano, chiudo gli occhi, respiro e aspetto che passino. La pratica meditativa ha la singolare caratteristica di rendere sopportabile ciò che normalmente è sgradevole. Non inibisce le sensazioni negative, anzi - lasciandole essere come entità autonome e indipendenti - le neutralizza.
Nel caso del fumo, poi, la meditazione è particolarmente indicata essendo probabilmente il fumo una sorta di palliativo della respirazione profonda.
Tre notti di seminsonnia, con degli strani attacchi di panico che prendono nella fase di transizione del dormiveglia (sensazione di morte imminente, ictus, infarto, paralisi, epilessia) e poi il peggio è finito, passa tutto.
Eppure i primi tre giorni - nel loro orrore - sono i giorni della battaglia e sono i più facili: poi inizia la fase seria e pericolosa, che è quella della ristrutturazione identitaria. Di solito gli ex fumatori la vincono diventando degli acidi paladini della lotta alla nicotina: passano - insomma - dall'altra parte.
Io no.
Io osservo, fuori dai negozi, dagli uffici, i fumatori, che si godono la loro sigaretta e a chiacchierano tra di loro e sento una fitta: non di invidia ma di nostalgia. E prima o poi, attratta dalla mia autentica schiera, entro da un tabaccaio e recupero il mio vero "io".
(disegno di Roland Topor - hat tip luispita)

mercoledì 15 marzo 2006

partite a tempo

Ho assistito (non continuativamente, un po' sì e un po' no) al dibattito Prodi Berlusconi. Rispetto a dibattiti meno formali, in cui quindi la casa delle libertà fa un po' come cazzo gli pare (in altre parole domina incontrastata) è risultato noioso, anche se - è innegabile - si entrava di più nel merito delle questioni. Colpiva la puntualità di Prodi, che non rubava un minuto, alla allagante invadenza di Berlusconi. Io è un po' che vorrei proporre dibattiti fatti con un software di riconoscimento vocale. Senza moderatore, i contendenti hanno a disposizione x tempo, quando si accavallano a un altro perdono minuti. Un po' la regola delle partite a scacchi a tempo, ognuno ha un tot di minuti, del cui uso è pienamente libero e responsabile. Secondo me genererebbe dinamiche molto interessanti.

lunedì 13 marzo 2006

internet conserva i ricordi?

Durante una discussione su usenet ho cercato e trovato - non senza stupore - questo poster che avevo a 15 anni in camera mia. Mi piaceva, pur essendo truce, ma ricordo che ero in crisi perchè non sapevo da che cazzo di verso metterlo: era preoccupante comunque, ed era il suo bello. Alla fine decisi che mettere sopra il bianco fosse più politicamente corretto: in fondo era un manifesto di denuncia. A chi mi domandava (e lo facevano tutti) perchè avessi scelto il bianco sopra rispondevo "perchè se avessi messo il nero mi avresti chiesto: "perchè hai messo sopra il nero"? Meno male che me ne sono liberata, però: non tanto per la retorica un po' datata ne' per la truculenza: è che ho maturato il fermo proposito di non tenere in casa oggetti che mi pongano problemi di verso, di correttezza politica e che scatenino domande ripetitive negli ospiti.

sabato 11 marzo 2006

io tifo per un profumatissimo bouquet

E' curioso: diventa impossibile vedere la propria cultura quando ci si vive immersi. Non che non si sia fatta dell'ironia, sui nomi floreali e vezzosi dei partiti della sinistra, o su quelli calcistici e cazzuti della destra, ma poi ci si abitua e non ci si fa più caso. E' che leggerlo in inglese fa tutta un'altra impressione. Sotto la "Olive Tree coalition", "the daisy" e addirittura "the rose in the fist"?
Immagino milioni di persone, dal Canada alla Cina, che si sbudellano leggendo wikipedia.

giovedì 9 marzo 2006

il dos, l'interfaccia, e l'ansia da raptus

Il mio primo vero PC l'ho avuto nel '91. A quei tempi era una spesa, e tormentai un caro amico perchè mi desse buoni consigli. "Non prendere l'ultimo modello, prendi uno schermo in bianco e nero, e soprattutto lascia perdere quell'orrendo "shell dos" che non serve a niente". La microsoft aveva appena messo sul mercato la cugina racchia di windows (gli apple nel frattempo avevano già icone volanti telepatiche) e l'amico - per natura conservatore ed elitario - voleva iniziarmi al culto misterico del DOS. Io ero restia, provavo a spiegargli che mi pareva un posto troppo buio e pericoloso per addentrarmici da sola: la verità è che ero certa che una volta in quel postaccio, in un raptus da panico avrei - senza potermi frenare - scritto "format C:" e dato l'invio, perdendo per sempre quanto di prezioso avevo nell'apparecchio - e in particolar modo il mio ultimo lavoro - appena finito e pronto per la consegna.
Un'ansia simile a quella che può prendere (sia chiaro, a chi è sufficientemente portato) quando si sente il rombo della metropolitana e si pensa "ommiodio, quattro passi e sarei sotto".

Finsi di ascoltare con attenzione le accurate istruzioni dell'amico, e mi precipitai a comprare l'ultimo modello di 286 con shell dos e schermo a colori, senza pentirmene mai. Mi illudevo - una volta triturato il dos dalla faccia della terra - che non avrei più avuto a che fare con istruzioni ostili in lingue a me estranee.

Fino a pochi giorni fa, quando ho aperto questo blog.

In genere non amo i template già pronti, men che meno quando sono elaborati, e così avevo scelto un modello così basic da non disporre neppure delle più elementari funzioni. Redarguita da Ipazia, ho capato nel mazzo un template più completo, con una abbondante grafica stile salotto anni '60 della zia, pensando ingenuamente di poter cambiare almeno il titolo sostituendo la gif preordinata con un'altra delle stesse dimensioni.

Questo è stato il risultato:

template stile salotto anni '60



template modificato:



Come si può vedere, senza alcun motivo ragionevole l'immagine - delle dimensioni uguali e nello stesso identico posto - appare più piccola e fuori quadro.

Darei molto per un'interfaccia che consenta di fare piccole modifiche al blog senza troppa fatica, o per una settimana con zarabeth von sarpeidon che mi insegna i segreti dell'html.

Nel frattempo mi adatto a questo template scarno ma funzionale. Andrebbe anche bene, se non fosse che evoca un po' il cimitero francese, e ogni volta che guardo il titolo, come in una agghiacciante premonizione, vedo scritto "qui giace il rosalucsemblog": senza avere neppure un paio di palle da grattare.

aggiornamento:
grazie a Marco d'Itri ora non è più cimiteriale!

Questo il titolo:

domenica 5 marzo 2006

ornitofobia



e qui un articolo di Michele Serra - La psicosi del brodo di cappone.

sabato 4 marzo 2006

i pochi aspetti positivi della fine della guerra fredda

Quando da piccola tornavo a casa puzzolente di lacrimogeni dalle manifestazioni, mio padre era spesso parecchio incazzato (non c'è nulla di peggio di una incazzatura nutrita da una preoccupazione). Erano - a pensarci - temi sorprendentemente attuali: ricordo la sua furia - di uomo di sinistra - dopo la manifestazione contro lo scià e in favore di Khomeini (io però nego di esserci andata) e lo striscione che sventolava al congresso di DP, "Viva il Libano progressista", me lo rinfaccia ancora, neanche mi chiamassi Lucio Magri.
Andai - quello sì - alla manifestazione/funerale di quel grosso figlio di puttana di Mao.

A quei tempi mio padre era una sorta di "coscienza critica", per me: le obiezioni che mi faceva le riportavo ai miei amici, fingendo che fossero mie, e con lui discutevo dando voce alle idee dei "compagni". Una posizione infelice: subivo il disprezzo degli uni e dell'altro, e il mio ego e (per non parlare del mio id) erano schiacciati da questa folla di supereghi in conflitto tra loro per il monopolio della mia attonita e tutto sommato pacifica e pigra materia grigia.

Si diceva, mio padre, avverso alle ideologie tutte, e in particolar modo a quelle che l'avevano personalmente turlupinato, e - approdato fresco fresco al liberismo - mi spiegava - con dovizia di esempi - che "il libero mercato si autoregola".

Ovviamente il crollo del muro fece guadagnare diversi punti al superego paterno, mettendo un po' da parte quello dei compagni, salvo poi dover riconoscere che quello dell' "autoregolazione" del libero mercato era - ne' più ne' meno - un "modello" interpretativo, con relative luci ed ombre. Una "ideologia".

Vedere l'America che mette i dazi alla Cina comunista è spettacolare: è un mondo grottesco, infame e pericolosissimo, il nostro: ma se fosse continuata la guerra fredda sarebbe stato straordinariamente noioso.

venerdì 3 marzo 2006

subway life

Subway life: uno dei mei siti preferiti.
Schizzi di persone su autobus di varie città del mondo.

sindrome da consegna stressogena compulsiva

Molti comportamenti nevrotici hanno - probabilmente - dei punti in comune con le tossicomanie. Sono - secondo alcuni - un tentativo dell'organismo di ristabilire uno squilibrio chimico: è ben noto il caso dei giocatori patologici, che - come i tossicomani - hanno bisogno di dosi sempre più alte di paura, per poter marciare. Persino l'anoressia potrebbe avere caratteristiche analoghe: il digiuno - purchè prolungato - crea una sorta di euforia e di benessere (probabilmente compensatorio): il problema è che per mantenere uno stesso effetto benefico bisogna costantemente varcare il limite, spingersi un po' più in là.
Lungi da me il sostenere una eziologia chimica *invece* che psicologica. E' un po' come come chiedersi se sia nato prima l'uovo o la gallina, mi pare probabile che siano entrambe vere, e che interagiscano.

Io sono affetta da una addiction - finora non classificata ma sicuramente comune - che chiamerò provvisoriamente "sindrome da consegna stressogena compulsiva".
Lavoro a casa mia, e ho scadenze più o meno settimanali. Da pigra, ho sempre avuto la tendenza a far le cose all'ultimo momento, ma più passa il tempo e più questa tendenza assume i contorni di una addiction. Se ho appena preso un lavoro e la scadenza è lontana, posso stare davanti al monitor anche tutto il giorno: non sono in grado fisicamente di scrivere due righe "utili". In questi primi vacanzieri giorni le attività che prediligo debbono essere totalmente gratuite ed inutili:

1) Fare previsioni sul numero di occorrenze su google di una determinata parola, o frase, e congratularmi con me quando ci azzecco.
2) Cercare su google immagini una stessa parola in varie lingue, e osservare le differenze, senza trarne alcuna conseguenza.

donna
woman
femme
mujer

Quest'ultima attività può - ma solo nei giorni successivi, diventare appena un po' più intellettuale. Si possono fare confronti e forse, persino, trarne delle conseguenze.

american woman
italian woman
arab woman
french woman

Più o meno a metà settimana, quando si avvicina la consegna, posso arrivare a scrivere qualche riga, e a dedicarmi ad attività un po' più impegnative, come scrivere post su usenet.

Quando finalmente la consegna diventa sufficientemente vicina da scatenare un rash adrenalinico dovuto ad un'ansia mostruosa, inizio a lavorare, con concentrazione impressionante e rapidità diabolica.

Ci si potrebbe anche convivere, se non fosse che - come in tutte le tossicodipendenze - per ottenere un rash da paura sufficiente alla bisogna occorre costantemente spostare il limite, arrivare sempre più a ridosso della consegna, camminando su un filo sul baratro della disoccupazione.

Ci saranno dei muccioli per chi soffre di "sindrome da consegna stressogena compulsiva"?

giovedì 2 marzo 2006

due paroline di presentazione


Ho scritto sui NG con vari nick: mezzemmezza, la pretina, rosalucsemburg, hot chicken soup. Rosalucsemburg non era il mio nick, originariamente, su usenet: ho perso in mio in una scommessa e questo l'ho subìto e mai più abbandonato. Chi legge potrà pensare che ad usare il nome di tanta rivoluzionaria io sia molto presuntuosa e molto comunista.
E' vera la prima, la seconda no.